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La Zia sarta

Sin da quando ero bambino avevo frequentato la casa di zia Fuffi, e non era veramente mia zia ma la figlia del fratello di mia nonna, suo padre zio Lino passava volentieri il tempo con me parlandomi della I guerra mondiale e delle ferite da lui riportate sul Carso ed insegnandomi negli anni tutte le canzoni di trincea anche quelle un po’ volgari.
Ogni volta che ripetevo bene una canzone mi dava un ditino di grappa di nascosto da tutti.
Un giorno mentre ricevevo il giusto premio da zio Lino entrò zia Fuffi ché rimproverò il padre molto aspramente, la situazione era molto comica anche perché la zia era abituata a girare per casa in mutandine e reggiseno e possedeva una bella terza abbondante, nell’agitazione non si accorse che il capezzolo sinistro faceva capolino dal reggipetto nero il padre aveva gli occhi bassi e non poteva vedere solo io mi beai ed eccitai di quella vista, da allora incominciai a vedere zia Fuffi in un’altra maniera, ero solo un ragazzino e anche molto timido, ma una parte delle mie masturbazioni da allora in poi le dedicai a lei, e cercai di spiarla per cogliere altri particolari del suo corpo.
Nel maggio di alcuni anni dopo per il mio compleanno mia nonna mi regalò alcuni paia di pantaloni ma la sua vista stava calando e non ce la faceva ad aggiustarmeli, chiese così a zia Fuffi di farlo, un pomeriggio che ero stranamente solo in casa perché mia nonna, mia madre e mia sorella erano andati da una vecchia signora amica di mia nonna, sentii suonare, ero molto scocciato perché mi stavo tirando una sega pensando a zia Fuffi, andai comunque ad aprire con il pene ancora duro e misi presentò davanti zia Fuffi, era venuta a provarmi i pantaloni. L’avvertii che ero solo e le altre sarebbe rientrate dopo almeno un’ora ma lei rispose che le avrebbe aspettate se le preparavo un caffè.
La zia Fuffi era caratteristica anche per una sua abitudine ogni volta che veniva a casa nostra come in quella di altri parenti, si toglieva la gonna perché sosteneva che sennò si stropicciava, anche quel giorno porsi alla zia un attaccapanni per gonna e lei si sfilò la gonna grigia a tubo e rimase in sottoveste nera, ora capirete che oltre al mio stato di erezione che non era calato ma anzi teneva saldamente il trovarmi davanti la donna con cui avevo sognato solo pochi istanti prima di compiere le più intriganti porcate mi mandò completamente nel pallone, mi ridestai perché la zia reclamava il caffè.
La situazione peggiorò perché mentre preparavo il caffè mi accorsi che alla zia sedendosi si era alzata la sottana e si intravedevano ampiamente la cosce inguainate da un paio di calze nere velate sorrette da un reggicalze dello stesso colore. Dopo il caffé la zia mi disse che voleva che provassi i pantaloni. Feci per andare in camera mia per sfilarmi quelli che avevo e indossare i nuovi, ma lei mi trattenne sostenendo che mi aveva visto nascere perciò non c’era problema. A quel punto dovetti sfilarmi i pantaloni e non potevo più mascherare l’erezione, lei non sembrò accorgersene e mi chiese di salire su una seggiola in modo da farle prendere le misure senza chinarsi.
A quel punto mi trovavo con il pube all’altezza del viso di lei che si chinò e tracciò gli orli. Nel rialzarsi volle provare come mi stavano di cavallo e sentii il palmo della sua mano premere sul mio scroto, la pressione però era dolce e il movimento circolare. Io chiusi gli occhi e lei allora mi disse: “che c’è Mimi? Stai male? “. Non riuscivo a risponderle anche perché la sua mano ora era sulla mia patta. Lei aggiunse: “Forse sono un po’ stretti nel cavallo? Sbottonati che ne proviamo un altro paio, ma non scendere così facciamo prima”. Mi sbottonai i pantaloni e mi accorsi con terrore che il glande era uscito di lato dalle mutande e faceva capolino congestionato. Chiusi gli occhi imbarazzatissimo e mi aspettai un urlo o comunque un rimbrotto invece sentii il palmo della sua mano che roteava lentamente sul glande, ma subito dopo lo scostò, io ancora con gli occhi chiusi e confuso da quel movimento sentii la sua lingua sul prepuzio e poi le sue labbra intorno al mio glande, ingoiò il mio pene scostando le mutande e iniziò a pompare, non riuscivo a crederci avevo una bella 45enne che mi stava facendo il mio primo pompino e per giunta era una delle donne dei miei sogni erotici. Iniziai ad accarezzarle i capelli biondi e a premerle la testa contro di me, lei pompava e roteava la lingua sul mio cazzo e vidi che aveva una mano in mezzo alle gambe, a quel punto venni mormorando il suo nome e le inondai la bocca.
Dopo aver ingoiato tutto la zia alzò il viso e mi disse: “Ma cosa hai fatto? Potevi sporcare i pantaloni! “. Scesi dalla seggiola e risposi: “Grazie a te non è successo e l’abbracciai, il mio pene strofinava sulla sottoveste e le mi gridò: “Così mi sporchi la sottana”. Le risposi: “Hai ragione, levatela”. Lei ci pensò un attimo, guardò il mio cazzo e poi si sbottonò la camicetta beige. Se la tolse e si fece passare la sottana dalla testa e guadandomi fisso mi disse: “E ora? “. Io fissandole i seni attraverso il reggiseno: “Siediti e allarga le gambe”. Si sedette e io mi inginocchiai di fronte a lei.
“Zia voglio vederti il seno e leccartelo” e lei: “Ma cosa dici, cosa saranno mai le mie tette” e si sganciò il reggipetto mettendo in mostra un seno ancora sodo con due aureole molto larghe e i capezzoli semi turgidi, che presi subito in bocca e iniziai a succhiare, dopo un quarto d’ora che leccavo la zia mi prese la testa e guardandomi: “Mimi leccami la patatina” e inarcandosi si sfilò le mutandine.
Era la prima volta che vedevo il sesso femminile ed iniziai a leccare disordinatamente, lei allora mi guidò e mi insegnò a separare le grandi labbra e dov’era il clitoride, aveva un ottimo sapore e io continuavo a leccarle la fica e le cosce e a suggere il clitoride dopo un po’ sentii la zia fremere e dire: “Le dita” non sapendo bene cosa fare, non mi aveva spiegato dove voleva le dita, gliene infilai prima uno e poi due nella vagina e le passai il mignolino sulla rosetta del culo, a quel punto mi riempì la bocca di liquidi che gustai avidamente.
Dopo qualche minuto, mentre iniziava a respirare regolarmente ed io la guardavo affascinato disse: “Mimi bacia la zia” avevo le labbra ancora impiastricciate dei suo umori, ma la baciai e sentii la sua lingua contro la mia che frullava e la sua mano che mi afferrava il cazzo, nel mentre sentimmo suonare, erano i miei che si erano provvidenzialmente scordate le chiavi, la zia corse in bagno con la sua roba e io cercai di aggiustarmi i pantaloni, quando tornai in cucina con mia nonna e mia madre la zia era normalmente seduta solo un po’ rossa in viso, si salutarono e lei disse che era arrivata da poco e aveva iniziato a provarmi le braghe, poi guardando l’ora aggiunse che doveva scappare e rivolta a me: “Grazie del caffè Mimi, hai fatto gli onori di casa da bravo ometto, ti aspetto dopodomani a casa mia per provarti il primo paio di pantaloni cuciti”. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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