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Lezioni di nuoto

Chiudendo gli occhi nel caldo appiccicoso della mia stanzetta o nel bagnetto degli ospiti, rivedevo come in sogno mia zia Grazia chiavata a spiedino dai nostri due muscolosi bagnini, l’anziano Tommaso e il diciottenne Nicola.
Non avevo l’età per vedere un film porno, ma ero certo che non poteva essere altrettanto eccitante delle immagini vissute che rievocavo alla mente mentre mi sparavo le seghe più goduriose che un adolescente pipparolo e brufoloso come me potesse desiderare: la zietta nuda a pecoroni sulle lenzuola sporche di un vecchio materasso gettato in terra, il suo arrapante corpo abbronzato lucido di sudore, le sue guance deformate dal pompare forsennato del cazzone nerboruto di Tommaso, il bel culo sodo scosso dai gran colpi di cazzo di Nicola aggrappato alle sue chiappe frementi, gli insulti e gli incitamenti osceni dei due gaudenti alla troia in mezzo a loro, gli schizzi di sborra che le scorrono a fiotti sulla schiena e sul bel viso stravolto, tra i grugniti e i gemiti di piacere dei suoi stalloni sconvolti dall’orgasmo…
Queste immagini si accavallavano e si confondevano con quelle delle precedenti avventure erotiche della zia che avevo avuto la fortuna e l’abilità di godermi non visto: grazie a lei, certamente inconsapevole di ciò, ero ormai un “guardone in erba”!
D’altronde, zia Grazia aveva tutto il necessario per essere la “star” delle fantasie erotiche di un ragazzino: folti capelli mesciati (quell’estate tagliati corti e con un vezzoso codino), non molto alta ma snella e asciutta malgrado due gravidanze, pelle liscia e curata senza smagliature e cellulite, colpiva per il suo sguardo torbido da gran puttana che contrastava col viso dolce, dal naso un po’ aquilino, cosparso da graziose piccole lentiggini che punteggiavano anche il petto e il fantastico seno, un po’ pesante ma bello pieno, che risaltava sul corpo magro così come lo splendido culo sodo e polposo.
In spiaggia era uno sballo: indossava (si fa per dire) minuscoli tanga mozzafiato, che soprattutto quando usciva dall’acqua lasciavano ben poco spazio all’immaginazione, mostrando ben modellati gli strepitosi capezzoloni scuri a ciuccio e il folto pube villoso volutamente non depilato, i cui peli scuri e riccioluti spuntavano qua e là dal sottile triangolo del perizoma.
Aggiungete il vezzo di portare sul tanga una cavigliera argentata e una catenina d’oro intorno al ventre, ambedue arrapantissime, e capirete perché la zietta faceva sbavare, oltre al sottoscritto, buona parte dei maschi presenti sulla spiaggia!
Purtroppo nel frattempo era tornato lo zio Aldo con mio cugino Simone, la famiglia era di nuovo al completo fino a ferragosto e la zia, da troia esperta e consumata qual’era, aveva saggiamente messo da parte i panni (pochi! ) della ninfomane e assunto nuovamente il ruolo di moglie fedele e mamma affettuosa. In spiaggia ignorava le occhiate libidinose del vecchio Tommaso, peraltro sempre falsamente ossequioso nei confronti di quel povero cornuto dello zio Aldo, e si rivolgeva solo al giovane Nicola, peraltro senza mai chiamarlo “Nicky” (come faceva in assenza del marito) e trattandolo con una certa freddezza.
I giorni passavano oziosi, tra escursioni in pattino e bagni di sole: malgrado fosse un omone gioviale e sempliciotto, amante del vino e della buona tavola come si vedeva dal grosso pancione traballante che esibiva in spiaggia, lo zio marcava stretto la moglie senza mai perderla d’occhio, evidentemente messo sul chi vive dalle voci “maligne” del parentame essendo zia Grazia assai chiacchierata in famiglia per il suo comportamento disinibito.
Conoscevo però ormai troppo bene la zietta per pensare che se ne stesse buona buona fino a settembre, quando – avevo sentito – sarebbe rientrato dal campeggio Carlo, il giovane figlio dei vicini di casa, talmente insospettabile agli occhi ingenui dello zione da fottergli la moglie nel giardinetto sul retro di casa sua mentre il cornuto ronfava pacioso nella pennichella pomeridiana…
Vogliosa com’era, zia Grazia non poteva certo accontentarsi dell’uccello moscio e sommerso dal grasso dello sfatto marito, difatti notai che aveva ripreso a “puntare” il bagnino Nicola che, da quel giorno fatidico della scopata a tre con Tommaso, aveva di molto ridotto la sua confidenza con mia zia, timoroso sia del vecchio Tommaso che del ritorno di mio zio.
Una mattina, mentre eravamo tutti sotto l’ombrellone, la zia annunciò di avere iscritto me e mio cugino minore, Francesco, a un corso di nuoto che Nicola avrebbe tenuto apposta per noi nella piscina dello stabilimento, durante l’ora di riposo dalla sorveglianza in spiaggia, tra le 2 e le 3 del pomeriggio.
Alle nostre proteste per quella iscrizione forzata, zia Grazia rispose con la sbrigativa praticità che la contraddistigueva:
“Su, imbranati, che all’età vostra riuscite sì e no a stare a galla e a fare “cic-ciac” sull’acqua come i bambini piccoli. Tu, poi” aggiunse con un sorriso tra il malizioso e il dispregiativo che purtroppo ben conoscevo, rivolgendosi a me, “magari è la volta che butti giù un po’ di ciccia, vedrai che nuotare fa bene! “.
Mio zio borbottò divertito da dietro il giornale, forse timoroso che la moglie lo iscrivesse a nuoto per lo stesso motivo, e questo mise fine alle discussioni. Il pomeriggio stesso io e il mio cuginetto ci trovammo alla piscina all’aperto dello stabilimento, a quell’ora completamente deserta: faceva un caldo afoso e fummo ben felici di tuffarci nell’acqua deliziosamente fresca, sotto lo sguardo un po’ annoiato della zia che ci aveva accompagnati e ora attendeva seduta sotto un ombrellone fumando una sigaretta, avvolta in un leggerissimo pareo semitrasparente.
Arrivò anche Nicola che, dopo una decina di minuti di spiegazioni su come muovere le braccia e le gambe nello stile libero, ci diede da fare un buon numero di vasche, durante le quali ci avrebbe osservato annotando i nostri errori.
Non avevo ancora attaccato la seconda, sbuffando e annaspando da principiante qual’ero, che mi accorsi che sia Nicola sia zia Grazia erano spariti!
Dissi al mio cuginetto, al solito disciplinatissimo e intenzionato a farsi tutte le vasche comandate, che uscivo per un bisognino urgente e sarei tornato subito: in effetti entrai nel casotto di cemento in cui erano alloggiati i bagni e le docce, senza però trovarvi nessuno.
Esitai, perplesso, quando udii dei rumori provenire dalla mia sinistra: si trattava degli spogliatoi, usati assai poco dai bagnanti in quanto chi frequentava la piscina veniva di solito direttamente dalla spiaggia.
Erano una decina di cabine allineate in fila, ciascuna provvista di una panca, uno specchio e un appendiabiti, separate tra loro da un divisorio in legno alto un paio di metri.
I rumori venivano dall’ultima cabina, la più lontana.
Col cuore che batteva forte, la gola secca e un’eccitazione crescente, mi avvicinai silenziosamente, entrando nella cabina adiacente, la penultima.
Con la cautela degna di un artificiere che disinnesca un ordigno, spostai la panca da una parete all’altra, mettendola sotto lo specchio e salendovi in punta di piedi: la mia altezza non mi consentiva di vedere quello che succedeva proprio sotto di me, ma la fortuna qualche volta aiuta noi guardoni e, con mia grande gioia, scoprii che lo specchio antistante rifletteva interamente la scena senza costringermi a pericolose contorsioni.
Zia Grazia era in piedi a gambe larghe, china in avanti aggrappata con le braccia tese alla sbarra appendiabiti, completamente nuda.
Nicola stava dietro di lei, in mezzo alle sue cosce, la canotta rossa da bagnino zuppa di sudore ne modellava i robusti pettorali e il costume era arrotolato sulle ginocchia: inculava mia zia con possenti colpi di cazzo che strappavano gemiti di goduria alla troia e facevano vibrare le sottili pareti di legno.
“Sììììì… così, dài, sfondami!! Ooohh…che gusto…mmhh… che bello, Nicky, che super cazzo che c’hai, amore sei super!!! Tutto… lo voglio tuttoooo!!! “.
Imperlata di sudore, la zietta si leccava le labbra con gli occhi socchiusi, inarcando la schiena e spingendo indietro il culo per farsi penetrare meglio dal suo giovane e arrapato stallone.
Nicky non si faceva certo pregare: assai diverso dal ragazzino timido e ossequioso che accorreva ai comandi degli zii per aprire una sdraio o spingere in acqua un pattino, fotteva la zia con arroganza e cattiveria, tirandola per il codino come una cavalla per la briglia e schiaffeggiandole sonoramente le belle chiappe sode per incitarla a muovere il culo mentre la ingroppava.
Ogni tanto si chinava in avanti, accostandosi alla schiena imperlata di sudore della zia, per godersi le grosse tette ballonzolanti avanti e indietro al ritmo frenetico della pompata: le palpava e le strizzava golosamente, torcendole e titillandole i lunghi capezzoloni erti e turgidi:
“Sei proprio bona, Grazia! Senti che tette… che culo… ti piace che te lo sfondo, eh, ficona? Goditi ‘sto cazzo troia, alla faccia di quel cornutone di tuo marito!!! “.
Malgrado la posizione tutt’altro che comoda, ero riuscito a sfilare il cazzo diventato durissimo dal costume e mi stavo sparando una delle più belle seghe della mia vita: ogni tanto ero costretto a interrompere la visione per dare un po’ di riposo alle dita dei piedi indolenzite, ma la “colonna sonora” costituita dalle oscenità snocciolate dai due sporcaccioni, dai loro gemiti di goduria e dal ritmico schiocco del bacino di Nicola che sbatteva sul culo sudato e fremente della zia, mantenevano alta la mia eccitazione, tanto che ero già venuto una volta senza che il mio acerbo cazzetto avesse accennato a smosciarsi.
“Sto venendo, Grazia, ti sborro in culo, sììììì!!! ” sentii dire all’arrapato Nicky ormai arrivato al capolinea del godimento, ma proprio in quel momento risuonò nel corridoio un
“Mamma! Nicola! Siete qui? Io ho finito…”
Ci eravamo tutti scordati del mio diligente cuginetto che, finite le vasche, si era accorto di essere rimasto solo!
“Oddio, mio figlio! ” Presa dal panico, zia Grazia – passando in pochi istanti da troia consumata a mammina ansiosa – si staccò precipitosamente dal suo ganzo, proprio mentre questi sborrava a fiotti, inondandole così di schizzi il culo e la schiena!
“Porco! Maiale!! Guarda cos’hai fatto! Sbrigati, puliscimi! ” Inviperita, mia zia apostrofava a voce bassa il povero Nicola che sembrava aver perso tutta la sua autorità e arroganza: farfugliando parole di scusa, il giovane bagnino cercava comicamente di pulirle la schiena e le chiappe con un fazzolettino di carta, in equilibrio precario con gli slip arrotolati sulle ginocchia e il cazzo ancora duro e gocciolante. Intanto la zia raccoglieva in tutta fretta da terra il bikini e il pareo, infilandoseli alla bell’e meglio:
“Sìì, caro, la mamma arriva subito, aspettami fuori!! “, mentre la zietta tranquillizzava il pargolo e il suo giovane stallone tentava di tirarsi su il costume, ne approfittai per sgattaiolare fuori dopo aver goduto frettolosamente una seconda volta, andando quasi a sbattere contro mio cugino.
“E tu dov’eri andato? ” mi chiese subito, sospettoso:
“Ti sei imboscato, eh? ” aggiunse con un sorrisetto ironico, senza fortunatamente neppure immaginare come avevo passato quei momenti indimenticabili. In quel momento uscì Nicola, tentando disinvoltamente di coprire con una mano il voluminoso rigonfiamento del costume, mentre zia Grazia compariva alle sue spalle, complimentandosi con il figlio che le annunciava di aver fatto perfino due vasche in più di quelle assegnate.
“Bravo, Francesco, diventerai un campioncino! ” gli disse Nicola scompigliandogli affettuosamente i capelli,
“Ti ho seguito di nascosto proprio per vedere se ce la mettevi tutta! ” (dovetti fare uno sforzo sovrumano per non scoppiare a ridere),
“Però devi allenarti, tutti i giorni, vero signora Grazia? ”
Non mi sfuggì certo lo sguardo d’intesa tra i due porcelloni, l’avevano studiata proprio bene per fare cornuto il povero zio Aldo che, in quel momento, ronfava soddisfatto sotto l’ombrellone dopo un lauto pranzetto.
Quanto a me, grazie a zia Grazia, avrei passato un’altra estate fantastica fatta di seghe memorabili! FINE

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I racconti erotici sono la mia passione. A volte, di sera, quando fuoi non sento rumori provenire dalla strada, guardo qualche persona passare e immagino la loro storia. La possibile situazione erotica che potranno vivere...

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