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copertina racconto erotico

L’inganno

“L’erotismo è uno dei piccoli inganni consapevoli inventati dagli uomini, che si sovrappone al grande e inconsapevole inganno della vita per renderla più sopportabile”

Anche se questa citazione è mia, vi posso assicurare che dell’inganno da me ordito nell’estate del 1981, mia zia fu del tutto inconsapevole. Nel mio racconto eviterò di inserire riferimenti precisi che consentano di individuare i protagonisti della vicenda.

All’epoca ero un ragazzo di 18 anni che dopo aver conseguito il diploma triennale di scuola professionale mi ero iscritto alla scuola per infermieri professionali e avevo terminato il primo anno di studi presso il convitto di un famoso policlinico Lombardo.

Dalla mia nascita ogni estate trascorrevo un periodo di ferie con i miei genitori presso l’abitazione dei nonni materni, una grande casa con cortile e terreno coltivato annesso alla periferia di una città del nord est, assieme ai nonni, vivevano lo zio, la zia e, quando nacquero, i miei cugini. Nell’estate cui faccio riferimento, i nonni erano ormai entrambi defunti da qualche anno a distanza di pochi mesi l’uno dall’altra, e i miei cugini, avevano dieci e otto anni. Quando preannunciai a mia zia Anna l’intenzione di andare a trovarli per la prima volta da solo, lei evitò di dirmi che per buona parte del periodo in cui io intendevo fermarmi, lo zio con i due cugini non ci sarebbero stati siccome avevano già prenotato la pensione per trascorrere un periodo sulla riviera adriatica, probabilmente perché temeva che questo avrebbe potuto apparire come un rifiuto ad ospitarmi.

La Zia Anna, oltre ad amare poco il mare essendo di origine pedemontana, non andò in vacanza con il marito ed i figli, anche per accudire il cane, le galline e curare le colture dell’orto. Così fu, che quando mi presentai verso la metà di giugno, la zia mi disse che lo zio ed i cugini non sarebbero tornati a casa prima di una settimana, ma che non mi aveva avvisato, immaginando che comunque mi sarei fermato più a lungo. La zia era una donna di 41 anni di origini contadine con un fisico asciutto, tette prosperose, un bel culo, fianchi leggermente abbondanti e alti, le gambe toniche e tornite, le mani un po’ rovinate dal lavoro, gli occhi azzurri e i capelli biondi eternamente pettinati in stile anni ’70. Non era certo una donna di cultura, aveva conseguito solamente la licenza elementare e prima di sposarsi aveva sempre lavorato, prima nei campi dei genitori e poi come aiuto cuoca. Da che mi ricordi, era una grande lavoratrice ma non le era mai mancato lo spirito giovanile e giocoso, quando ero piccolo si burlava spesso di me, cercando di spaventarmi raccontandomi e mimando storie di streghe, mostri con tanto urlo improvviso, poi quando ero più grandino, si burlava di me in mille altri modi e devo dire, che spesso riusciva a farmi fare le figura del fesso, verso i 14-15 anni mi metteva spesso in imbarazzo entrando in bagno per prendere qualche cosa, mentre ero nudo e mi stavo lavando e ricordo che questo la divertiva veramente molto. Anche ora nonostante la mia presenza, era continuamente affaccendata. Solo durante il pranzo e la cena si concedeva una sosta più lunga, in quei momenti avevamo occasione di discorrere degli argomenti più disparati, per la prima volta da adulti alla pari. Una sera a cena, mentre stavo per versarle del vino, disse che preferiva non bere più siccome il vino poteva metterle ulteriore infiammazione, e che già da qualche giorno, secondo lei a causa dell’ondata improvvisa di caldo, aveva problemi intestinali. Vantando una ormai consolidata conoscenza in campo medico (con la sua cultura non avevo difficoltà in tal senso) finsi di interessarmi al suo problema, portandole esempi e situazioni poco augurali che le sarebbero potute accadere se avesse trascurato il problema. Lei sembro preoccuparsi veramente e prendere sul serio le mie parole. Era il momento di rifarmi delle burle subite negli anni ! Riuscii a farmi dire, vedendola arrossire almeno un paio di volte, che il problema era dovuto a una stipsi che durava da tre giorni e che le provocava dolorini e leggero bruciore in tutta la parte bassa dell’intestino. Per questo ultimamente stava mangiando prugne, verdura lessa e Yogurt, ma d’altro canto questo fatto non l’aveva allarmata sperava che il problema si sarebbe risolto entro domani. Più la zia cercava di cambiare discorso, più io tornavo sull’argomento, insistendo sulla pericolosità di trascurare certe situazioni di per se non pericolose ma che potrebbero portare a gravi patologie prospettandole la necessità di un intervento drastico e risolutivo. La Zia Anna, anche se visibilmente preoccupata da parole delle quali capiva solo in parte il significato, con una battuta innocente tagliò il discorso e si diresse in cucina per preparare il caffè. Con la scusa di andare in camera a prendere delle fotografie che avevo portato per mostrarle prelevai dalla borsetta dei medicinali da viaggio che mamma mi ha imposto di portare, un flaconcino con erogatore a gocce di astringente. Dovevo solo trovare l’occasione di somministrarne alcune gocce alla zia per agevolare lo scherzo chele stavo preparando. L’occasione mi capitò subito allorché la zia dopo avere posato sul tavolo la caffettiera fumante si allontanò di nuovo per andare a prendere l’immancabile grappa per correggere il caffè. Dopo aver stillato alcune gocce di astringente pressoché insapore nella tazzina, le versai il caffè e attesi il suo ritorno.

Mentre sorseggiavamo, tornai fuggevolmente sull’argomento di prima e, fingendomi seriamente preoccupato le dissi: ” Promettimi che se domani non ti sblocchi me lo dici così posso andare in centro a prendere dei farmaci da somministrarti che ti metteranno a posto immediatamente. ” La Zia leggermente imbarazzata ma fiduciosa che questo avrebbe chiuso l’argomento mi rispose: “e va ben te lo digo, non sta a pensarci doman vedemo” Anche se l’astringente era una dose minima, fece il suo effetto e la zia nonostante i tentativi non riuscì a liberarsi. Sono certo che avrebbe preferito non dirmi nulla ma, visto l’aggravarsi della situazione e la comodità di una persona a disposizione a cui aveva armai attribuito esperienza in campo medico, alla mia richiesta non mentì, arrossendo leggermente sulle gote mi disse che non era riuscita. Usci dicendo che sarei tornato presto, il tempo di trovare una farmacia aperta e prendere “ciò che mi serviva” lei non fece caso alle mie parole e mi disse di prendere i soldi che mi stava porgendo ma io dissi che ne avevo e che ci saremmo arrangiati dopo. La trappola stava scattando, ormai stava mettendosi nelle mie mani, il che, da un punto di vista psicologico, è un grande vantaggio. Tornai verso le 16, oo dopo essermi procurato presso un negozio di sanitari una grossa pera di gomma da 1 litro, in un supermarket una tisana di camomilla e malva e delle supposte di glicerina in farmacia. Zia Anna non si accorse del mio arrivo siccome io entrai dalla porta principale, mentre lei, si trovava sul retro della casa a togliere le erbacce da una fila di piante di pomodori. Così, prima di avvisarla decisi di preparare il tutto per metterla di fronte al fatto compiuto. Preparai l’infuso di camomilla e malva facendovi sciogliere due supposte di glicerina e quindi aspirai il contenuto nella grossa pera riempiendola completamente e lubrificando la cannula con una crema idratante, quindi, mi recai nel bagno e poggiai la pera sopra il mobiletto dietro ad un pacco di carta igienica. Dalla finestra chiamai la Zia dicendole che ero arrivato, “Vegno” mi rispose, raccogliendo l’erba estirpata e gettandola su un mucchio di erba secca si diresse verso casa. Nell’ingresso, il sole che si trovava alto alle sue spalle, mi portava il negativo del suo fisico atletico attraversando il vestito chiaro di cotone leggero lungo fino alle ginocchia e segnato dalle mutande all’altezza dei fianchi. Era visibilmente accaldata, il sudore le stillava dalla fronte incollando una ciocca di capelli e, vicino alle ascelle, marcava il vestito con un piccolo alone scuro dando a tutta la sua figura una carica erotica potente e archetipica. Le dissi che avevo provveduto ad acquistare il necessario e che in breve l’avrei rimessa in forma. Dopo una breve digressione su quanto avevo speso mi chiese se doveva prenderla prima o dopo cena essendosi convinta (anche per la mia ambiguità nel prospettarle la cosa) di dover assumere un medicinale per via orale. “Zia nella tua situazione è meglio un intervento rapido e sicuramente efficace poi potrai seguire eventualmente una terapia, ma ora bisogna intervenire subito. ” “Siccome sono più giorni che non vai di corpo dobbiamo effettuare un’irrigazione profonda e attendere alcuni minuti che il liquido introdotto interessi anche la parte un po’ più interna e non solo il tratto terminale agevolando magari con un leggero massaggio circolare alla parte bassa della pancia”. E mentre parlavo la sospingevo verso il bagno “Vieni Zia ti faccio vedere…”Ormai aveva intuito quale era il rimedio che intendevo somministrarle, e mentre si dirigeva verso il bagno inconsapevole che era già tutto pronto disse: “Ma …cossa devo veder? Io non so… megio aspettare fino a doman, poi magari vado dal dotor. “Non devi preoccuparti è una pratica semplicissima e poi ti sentirai subito meglio, non avrai paura adesso…? (dando per scontato un precedente accordo in questo senso) “No no… no go pagura ma.. se che ora sono un poco…. “Capii che era visibilmente imbarazzata, sia per il fatto esporre certe parti intime a me che, anche se ero (secondo lei) un “infermiere”, ero pur sempre il suo nipotino, sia perché era sudata e pertanto cercava di prendere tempo quantomeno per darsi una rinfrescata nella malaugurata ipotesi in cui proprio non sarebbe riuscita ad evitare la situazione in cui si era suo malgrado venuta a trovare. Intuendo perfettamente i suoi pensieri, dissi:

“Guarda, ti faccio vedere come devi fare è semplicissimo…” Alle mie parole, che lasciavano intendere che le avrei dato solo dei consigli e poi caso mai al resto avrebbe provveduto da sola, si rasserenò e si mostrò collaborante. A terra, parallelo alla vasca, vi era un tappeto colorato stretto e lungo circa 2 metri, presi un asciugamano lo ripiegai e lo riposi trasversalmente al tappeto dicendo “Devi inginocchiarti qui”. Credendo ad una dimostrazione obbedì, pensando probabilmente che prima terminavo le istruzioni e prima si sarebbe tolta d’impaccio (in questi tranelli ci si entra per gradi). “Ecco adesso poggia gomiti e avambracci a terra più avanti che puoi ……ancora un po’ avanti…così”. Era talmente avanti che la schiena rimaneva leggermente flessa verso il basso ed il vestito, benché ampio come sono quelli estivi, le disegnava le forme del culo.

“Ora appoggia la testa sul dorso delle mani, ” “Si ma go capio go capio….. ” disse poggiando la fronte sul dorso delle mani e venendosi così a trovare totalmente sbilanciata il che non le avrebbe permesso di rialzarsi repentinamente ne di vedermi. ” Ecco ferma un attimo” Presi la pera ancora molto calda e la appoggiai sul bordo della vasca, quindi con mossa fulminea, afferrai con due mani i lembi del vestito e lo alzai rivoltandolo sulla schiena della zia mettendo così in mostra il suo splendido culo tondo e bianchissimo, coperto da un paio di slip neri piuttosto grossi, orlati da un lato nel solco basso tra le cosce da una corona di peli biondi. Anche gli slip nella parte alta in prossimità del coccige e nei lati interni delle gambe erano segnati da un bordo più scuro a causa del sudore. Dovevo approfittare del momento di sorpresa e non dargli il tempo di parlare, quindi, dando sempre per scontato che avessimo già concordato il tutto dissi, con il tono scherzoso del personale ospedaliero che vuole sdrammatizzare una situazione imbarazzante “O vedi che sei proprio una brava paziente tra poco ti sentirai molto meglio, non preoccuparti per la parcella sono convenzionato con la mutua”. Detto ciò afferrai il bordo alto delle sue mutandine in prossimità dei fianchi e le sfilai lasciando che cadessero arrotolate dietro le ginocchia. Penso che fosse talmente imbarazzata in quel momento da non trovare le parole per impedire quello che le stava accadendo, poggiai la punta della pera contro il suo ano e lei serrò le natiche quasi istintivamente. Non potevo vederla bene in volto perché era poggiato sulle mani e rivolto a terra, ma potevo vedere il lato del collo e parte della guancia avvampare di rossore. “Non irrigidirti non fa mica male …. è un clistere, non ti sto facendo un’iniezione con un ago” con la bocca semicoperta dalle mani bofonchiò qualche cosa come “No no se el mal el se che mi …no gavevo… no pensavo che…. insoma” e nel contempo tentava di sbirciare dietro di lei per vedere cosa avevo in mano ma stando attenta a non scoprirsi troppo il volto forse per la vergogna “Dai! ” Proseguii con il tono di prima, ” Non sei mica una bambina non avere paura, rilassati” come sentii i muscoli delle natiche allentare la tensione, reggendo la pera con la mano destra, con l’indice e il pollice della sinistra le tenni divaricate le chiappe in prossimità dell’ano, poggiai la pera al centro della rosetta con la punta rivolta verso l’alto per non versare il contenuto e, portandola in posizione orizzontale, la introdussi nello sfintere della zia rilasciando nel contempo le natiche che tenevo aperte con le dita. Immediatamente la Zia serrò di nuovo istintivamente il culo ma ormai il becco della pera, lubrificato in precedenza, si faceva largo dentro di lei fino alla svasatura. Ormai era fatta, era in mio potere iniziai piano a premere la pera con i pollici versando il composto caldo dentro di lei che reagì emettendo un leggero sospiro. ” Poi riprendendo un tono professionale per attenuarle l’imbarazzo “Adesso devi respirare profondamente e rilassarti dobbiamo fare un’irrorazione profonda e non si può fare di corsa sono cose che vanno fatte lentamente” Non le rimaneva altro che assumere l’atteggiamento del paziente che si affida totalmente alle cure e così fece. Lentamente, facendo dei profondi respiri, ricevette tutto il litro del composto che cominciava a fare i l suo effetto dandole i primi piccoli crampi con stimolo a liberarsi che lei manifestava ogni volta emettendo suoni in sordina “Ohiiiiii, Uuuh” Maliziosamente finsi che il liquido non era ancora finito e mantenendo la pera infilata fino alla svasatura nel culo della zia (questo la rendeva estremamente docile probabilmente perché si sentiva vulnerabile) mi inginocchiai a mia volta dietro di lei leggermente spostato sul lato destro e mi chinai un poco verso il suo splendido fondoschiena. Il mio volto era a 25-30 centimetri dalla sua figa. Incorniciati ai lati, da un pelo biondo-castano si protendevano verso l’esterno i bordi carnosi e leggermente irregolari delle labbra di un colore decisamente più scuro della carnagione delle sue cosce, era ancora molto accaldata per il lavoro di prima sotto il sole e, forse per questo, potevo distinguere chiaramente il deciso odore del suo sesso, le molecole odorose che emanava mi penetravano nel cervello attraverso le narici stimolando al massimo le connessioni neuronali a pensare a come fare per poterla toccare senza suscitare la sua indignazione. Ormai la zia era disposta a tutto pur di fare in fretta e potersi sedere sopra il Water. “Devi resistere ancora qualche istante, devo farti un massaggio circolare in senso orario” le dissi, pregandola di scostare un poco le ginocchia, le passai da dietro con il braccio tra le gambe e iniziai a praticarle il massaggio in senso circolare sulla pancia, alzandomi lentamente dalla posizione genuflessa accanto a lei, l’avambraccio che stava tra le lue cosce sfiorò il pelo della Zia che non reagì pensando ad un contatto casuale, poi premendo sempre di più e accompagnando come la biella di un motore i movimenti circolari della mano, la parte interna del mio avambraccio andò a strofinare con più decisione le grandi labbra che, al contatto, erano calde, umide e leggermente vischiose. Mentre portavo a termine il massaggio, il mio avambraccio si cospargeva degli umori della zia, che era rimasta senza parole e con le guance avvampate sia per l’effetto del clistere sia per la situazione, ed attendeva solo di potersi alzare da quella scomoda posizione per potersi liberare.

Piano piano sfilai la pera dal culo della zia che contrasse immediatamente lo sfintere, la aiutai ad alzarsi e il vestito, che stava poggiato sulla schiena, ricadde giù nascondendomi le sue grazie mentre, le mutande nere che si erano fermate dietro le ginocchia, finivano sulle caviglie. La zia afferrò i lembi del vestito ai lati della gambe pronta per alzarlo all’atto di sedersi e a piccoli passetti per via delle mutande si avvicinò e poi si sedette sul Water ricoprendosi sul davanti con il vestito ed attendendo me che indugiavo nell’uscire. “Come ti senti” le dissi con la solita aria professionale fingendo di riaccomodare e pulire la pera. “Ben Ben sto ben ma spetame fori per piaser” La sua voce era morbida e quasi implorante ed io non indugiai più, appena accostata la porta sentii che si liberava rumorosamente. Socchiudendo gli occhi annusai, il profumo di donna che la zia aveva lasciato sul mio braccio e mi diressi in cucina. All’uscita dal bagno e nei gironi seguenti la zia evitò di parlare di questo, quasi non fosse mai accaduto e non credo che negli anni a seguire ne abbia mai fatto parola ad alcuno. FINE

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