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Metti una sera a cena (con tua nonna)

Mi sono invaghito di mia nonna. Questa affermazione sconcerterà la maggior parte di voi, ne sono sicuro. Ma vi prego di sentire tutta la storia prima di giudicare. E, soprattutto, datemi prima il tempo di descrivere la protagonista.
Mia nonna si chiama Elena. Ha 56 anni ma è ancora molto attraente e ne dimostra almeno 10 di meno. E questo benché lei la sua età non la nasconda affatto, anzi, ci giochi, come tutte le donne consapevoli della propria bellezza e del proprio fascino.
Le rughe che le si vedono ai bordi degli occhi danno solo più risalto ai suoi occhi verdi e luminosi. Conserva civettuolamente qualche ciocca argentata in mezzo alla chioma di capelli corvini che tiene di solito lunghi all’altezza delle spalle. L’età ha donato morbidezza al suo corpo ma non ha appesantito la sua linea: ha una vita ancora abbastanza piatta e sottile, tanto da sottolineare un seno abbondante e un paio di fianchi grandi e rotondi, nei quali qualunque uomo – sì, anche voi che avete fatto una smorfia all’inizio – vorrebbe affondare il viso. E poi ci sono le sue gambe. Le gambe di nonna! Mi chiedo come faccia alla sua età ad avere ancora un paio di gambe così, lunghe e ben formate, la caviglia affusolata, la curva regolare del polpaccio, le ginocchia dall’ovale pieno.
Sono loro le responsabili di alcuni dei miei primi turbamenti adolescenziali. Un giorno, ad esempio, ricordo, nel salotto di casa mia, stavo accovacciato a terra a guardare la tv, mentre lei leggeva il giornale seduta sul sofà. A un certo punto, distrattamente, lei accavalla le gambe. La gonna le scivola un po’ indietro e io, per alcuni minuti, ebbi la possibilità di bearmi della vista delle sue cosce su, su fino al bordo delle calze.
Perché oltre che una gran figa mia nonna è una donna affascinante e di classe e il suo look è un elemento essenziale del suo fascino. Dopo dieci minuti che si è in sua compagnia, vi assicuro, ci si dimentica della sua età e si resta stregati dalla sua simpatia e dalla sua intelligenza. è una donna colta e informata e dotata di senso dell’umorismo, capace di far battute di spirito e sempre pronta a ridere di tutto, con una risata allegra, che resta impressa, sonora e contagiosa com’è: la nonna la si sente ridere da lontano, con la testa rovesciata all’indietro e il seno che le si gonfia in questo gesto sotto la camicetta.
Nonna è rimasta vedova circa tre anni fa, ma la cosa l’ha tutt’altro che depressa. è rimasta una persona allegra e aperta di mente, una donna cui piace tenersi informata su tutto e curare il suo aspetto. Veste in modo sempre classico, gonne dritte al ginocchio o appena sopra, tacchi alti – sempre – e calze scure velate che sottolineano la linea delle gambe. Il trucco, i gioielli, il profumo, tutti i dettagli, sempre appropriati anche quando esce per la spesa, contribuiscono al suo charme.
A questo punto devo dirvi di me. Non pensiate che sono un adolescente foruncoloso, in esubero di ormoni, che si masturba furiosamente mentre cerca di occheggiare le gambe delle donne di casa. Sono figlio unico di una famiglia altoborghese. ben piantato, palestrato, non più vergine da parecchio. Ho un discreto successo con le ragazze e non ho mai disdegnato le mie coetanee.
Voglio dire che a parte l’episodio che vi ho descritto e qualche altra sbirciatina galeotta ogni tanto, a cui probabilmente devo l’aver sviluppato un certo feticismo per le gambe femminili inguainate dal nylon, non è che vedessi mia nonna come un oggetto sessuale. è vero però che della famiglia, e rispetto agli altri cugini, di cui sono il maggiore, con lei ho sempre avuto un rapporto speciale.
Sarà che abbiamo in comune un certo atteggiamento positivo per la vita e i suoi piaceri (che magari ho ereditato proprio da lei), la disponibilità a vedere le cose con le lenti dell’ironia (mentre il resto della famiglia è per lo più fatto di lavoratori sobri e un po’ noiosi), fatto sta che fra noi c’è sempre stata una buona confidenza. Molte volte, durante qualche pranzo di famiglia lungo e insopportabile mia nonna, vicino alla quale devo dire cerco sempre di capitare seduto, mi ha sussurrato all’orecchio frecciate ironiche nei confronti di questo o quel parente. Spesso si è informata discretamente sulla mia vita sentimentale, mettendomi in guardia da quelle che lei chiama “cacciatrici di matrimonio”. E non manca mai di apostrofarmi come il suo “bel nipote” quando mi presenta a qualche sua amica, facendomi poi arrossire quando mi dice che ho fatto colpo, che deve tener nascosto il mio numero di cellulare, e così via scherzando.
Io del resto non mi faccio mancare la possibilità di farle un complimento, notando una nuova acconciatura o un nuovo profumo. E lei mi dice “grazie” sgranando e accendendo i suoi begli occhi, come se avesse scelto quel taglio o indossato quel capo proprio per farmelo notare e avere il mio apprezzamento. Nonna è il tipo di donna che sa come far sentire un uomo il signore dell’universo!
Io passo a trovarla a casa sua abbastanza spesso, perché mi piace chiacchierare con lei, anche confidarmi, sebbene non mi sia mai spinto a rivelarle aspetti intimi delle mie storie con l’altro sesso. Nonna mi accoglie sempre con calore, mi abbraccia, fa quasi sempre qualche apprezzamento al mio aspetto fisico che riesce ancora a farmi arrossire.
Penso sia stato per questo che, sebbene non sia proprio naturale che un nipote chieda un appuntamento alla propria nonna, nessuno ha fatto particolarmente caso il giorno che l’ho invitata a uscire con me.
Nonna è venuta a trovarci e chiacchiera con mamma. Io entro in salone e dopo averla salutata con un casto bacio sulle guance mi fermo con loro.
Maggiorenne da qualche mese, ho appena superato gli esami per la patente e fra pochi giorni mi verrà consegnata una BMW, regalo dei miei. Quando lo viene a sapere, nonna manifesta apprezzamento per la scelta della macchina pronosticando che mi aiuterà a far colpo.
Ridiamo tutti e io, senza pensare, dico: “Allora, quando vuoi ti ci faccio fare un giro”.
“Con me sarebbe sprecata” ride nonna di rimando. Ride anche mia mamma che però, distratta dalla voce della cameriera, si alza e ci lascia soli per un momento.
Non so cosa mi prende, il discorso è bell’e morto lì, il solito scambio di innocue moine che si fanno in questi casi. “Sul serio, nonna – invece insisto – posso portarti fuori a cena, così la festeggiamo? ” Agisco d’istinto, non sto a pensare a quel che dico. Forse conta il fatto che quel giorno nonna sembra particolarmente sbarazzina. Ha un look molto sportivo: i capelli sono raccolti in una coda di cavallo, indossa una camicetta abbastanza attillata che porta fuori dalla gonna scura e quest’ultima ha uno spacco anteriore, non alto, ma sufficiente a darmi una buona visuale delle sue ginocchia velate da fini calze nere. Il profumo intenso che mi ha invaso le narici quando mi sono chinato su di lei completa il quadro.
“Forse dovresti inaugurarla con una tua coetanea, la macchina nuova” mi dice nonna sorridendo e guardandomi.
“Le mie amiche le vedo sempre, a te non ti ho mai portato fuori una sera, mi piacerebbe, perché no? “. Poi aggiungo “a meno che non mi ritieni un ragazzino che non è capace di accompagnare a cena una signora… o non ti fidi di me come autista?
“No, no, no – ride – d’accordo, accetto l’invito. ”
“Allora, l’hai convinta? ” chiede mia madre che rientra e ha sentito la risposta di nonna. “A quanto pare, avrò questo onore” dice lei e rivolta a me mi sorride ancora. Quando, poi, dopo sta per andar via, nel salutarmi mi dice “Allora, telefonami quando vuoi, mi terrò libera” e, sporgendosi a salutarmi con il solito bacio sulla guancia “ci conto” aggiunge.
Nei giorni successivi l’attesa per la consegna della BMW si fonde con una certa emozione per l’appuntamento preso. Io stesso non riesco a spiegarmi la
mia inquietudine. Si aspetta davvero che la chiami? Bè, certo perché non dovrei? Mi sento imbarazzato a portare fuori mia nonna. Perché, che c’è di strano nel portare al ristorante la propria madre o una zia o una nonna e passare una serata insieme? Tanto più che nonna non è certo una tardona che mi farebbe sfigurare. Come devo comportarmi? Ma come vuoi comportarti, come al solito, non è mica un appuntamento galante.
Ecco, la verità che non confesso nemmeno a me stesso è che la situazione m’intriga. Mi stuzzica l’idea di passare una serata con mia nonna, quando in altre circostanze il mio obiettivo sarebbe quello di finire a letto con la ragazza che porto fuori.
Rimuovo questi pensieri e lo stesso giorno che il concessionario mi avverte che l’auto è pronta da ritirare mi precipito a scegliere il ristorante. Poi telefono a mia nonna.
“Mantenuta la promessa, l’auto è arrivata e io sono qui. Allora, sei libera domani sera? ”
Sento il solito risolino dall’altra parte del filo. “Libera per cosa? ”
Nonna gioca con me, vuole che faccia le cose formali: “Posso invitarti a cena domani sera? semprechè tu non abbia impegni e gradisca la mia compagnia” faccio io.
“Mah, non so …” è la risposta.
Dal mio silenzio improvviso deve essersi capita la delusione, così lei si mette a ridere e prosegue precipitosamente: “Ma sì, ma sì, scherzavo. Anzi aspettavo la tua telefonata. A che ora vieni a prendermi? ”
“Direi alle otto e mezza, ho prenotato da **** per le nove”
“Ahh, un posto trés chic. Dovrò farmi elegante” sono le sue ultime parole.
L’indomani lo passo con un certo batticuore. Mi accorgo che il piacere di sapere di avere una BMW nuova fiammante nel mio garage è passato in assoluto secondo piano di fronte alla prospettiva della serata con Elena. Ma cosa mi aspetto da questo appuntamento? mi chiedo. Niente, mi rispondo, solo una serata piacevole in compagnia di una donna affascinante che è la madre di mia madre. Nonna non è una sfitinzia e non è nemmeno la madre del mio amico Paolo, una quarantenne sexy che pare non disdegni inviti galanti da parte degli amici di suo figlio. Devo solo pensare a far bella figura perché nonna è una donna di classe e la sto portando in un ristorante da duecento carte a cranio, non in pizzeria. Occhio alle gaffe.
Quando si fa l’ora mi preparo con sorprendente cura. Abbandono gli abiti sportivi e scelgo un paio di pantaloni con un blazer blu. Metto anche la cravatta.
Mentre guido verso casa sua un nuovo pensiero mi balena in mente. Come sarà vestita? Speriamo che non metta i pantaloni. Ma sei scemo? prontamente mi dico, e se anche mettesse i pantaloni a te che te ne importa? niente, ma sarebbe un peccato, con quelle belle gambe che ancora sfoggia …
Ormai sono arrivato sotto casa sua. Cosa ha scelto di indossare fra poco lo scoprirò direttamente. Ma l’ultimo pensiero prima di citofonare è: chissà se mette qualcosa di speciale per me?
“Matteo, amore, vieni su che non sono ancora pronta. ”
La porta del suo appartamento è appena accostata. Nonna mi chiama dal bagno: “Devo mettere solo il rossetto. Appena un minuto. ”
Mi avvio verso la sua voce e, arrivato sulla soglia del bagno, la vedo protesa verso lo specchio mentre si passa il rossetto sulle labbra, così posso osservarla con calma.
Nonna ha un vestito nero che la fascia molto, tenuto su da due sottili spalline. Un velo di chiffon trasparente le copre le braccia e le spalle che altrimenti sarebbero nude. L’orlo del vestito cade asimmetrico un po’ sotto il ginocchio, il lato più corto animato da uno spacco che, mentre lei è ferma e in piedi, lascia intravedere la sua coscia. Ai piedi nonna porta un paio di eleganti scarpe di vernice nera con i tacchi a spillo più alti chele abbia mai visto – saranno almeno dieci centimetri – che slanciano le sue gambe inguainate in seriche calze nere con la riga dietro (addirittura! ).
Resto qualche secondo rapito a fissarla passarsi il rossetto sulle labbra, finché lei mi guarda con la coda dell’occhio e le parole mi sgorgano da sole fuori dalla bocca. “Accidenti, nonna, sei splendida”
“Grazie. Non volevo farti sfigurare. Anche tu sei carino. ”
Chiude lo stick del rossetto, lo mette in borsa e passandomi accanto mi precede verso la porta. “Hai perfino le calze con la riga”, non riesco a trattenermi dal dire. Non è una cosa che si dica a una signora di una certa età, specie se si tratta di vostra nonna. E poi si fa la figura del ragazzetto che non ha mai visto che collant da supermercato. Ma ormai l’ho detto e vengo infatti rimproverato mentre lei mi porge la pelliccia per farsi aiutare a indossarla. “Ma che nipote insolente. Cosa fai? guardi le gambe di tua nonna? ”
La pelliccia mi esenta dal dover rispondere ma mi permette di osservarle il décolleté, che le coppe abbastanza succinte del vestito lasciano aperto e difeso solo dalla trasparenza dello chiffon.
Quando siamo finalmente per strada nonna commenta con un “uau” di ammirazione la linea filante della BMW. Io apro lo sportello dal suo lato e glielo tengo aperto mentre lei scivola dentro. “Come sei galante” dice mentre prende posto. Se sapesse invece che io sono ipnotizzato dal fatto che, complice la pelliccia sbottonata e l’assetto sportivo dei sedili, nel sedersi il vestito le è scivolato sulle gambe e dalla parte in cui si apre lo spacco ha rivelato il bordo più scuro delle calze: a questo punto non possono esserci più dubbi, nonna ha messo anche il reggicalze!
In macchina, nonna si mette comoda. Durante il tragitto si interessa alle caratteristiche della macchina, mentre io appena posso mi giro a guardarla e,
con la coda dell’occhio, le sbircio ora le ginocchia ora le caviglie. Una parte di me vorrebbe che gli amici mi vedessero in compagnia di una così bella donna, l’altra parte di me vuole invece godersela in piena e beata solitudine.
Al ristorante, seduti a un tavolo appartato, posso finalmente osservarla con comodo. Sono lusingato nel constatare che si è curata particolarmente per l’appuntamento. è stata dal parrucchiere, si vede, i capelli sono raccolti dietro la nuca in un complicato chignon che le mette in risalto la nuca.
Sotto il mento la pelle le trema un poco, alla base del collo la pelle non è più fresca e mostra le rughe, ma chissenefrega. Un rossetto carminio le rende le labbra più piene del solito. Un ombretto blu e il mascara le evidenziano gli occhi verdi.
Nonna è proprio al top del suo charme, stasera. Io ordino il vino dandomi arie da intenditore. Lei lo nota e mi stuzzica prendendomi in giro. Non mi tratta come il nipotino ma proprio come se fossi il suo cavaliere. La conversazione si fa intima, sensuale. Mentre aspettiamo le portate, le ammiro sfacciatamente la scollatura intrigante tra le trasparenze dello chiffon. Mi racconta le sue giornate, piene di occasioni mondane, vernissage di mostre, beneficenza e altre cose del genere cui si dedicano le signore benestanti e sole. Azzardo qualche lieve complimento ipotizzando che ha modo di conoscere molti corteggiatori. Lei si schernisce, chiedendomi di rimando chi, secondo me, dovrebbe corteggiarla. La risposta mi muore in gola, per improvvisa timidezza (vorrei rispondere: io, io ti corteggerei se non fossi tuo nipote! ).
In quel momento – complice il silenzio caduto improvvisamente – colgo il fruscio del nylon, provocato dalle gambe che lei evidentemente ha accavallato sotto il tavolo. Questo dolce soffio si ripete più volte, nonna accavalla e scavalla le gambe e ogni volta lo strofinio delle sue calze colpisce i miei sensi all’erta. Il pensiero che lei ha indossato, stasera, per uscire con me, un reggicalze mi si pianta nel cervello e mi fa osare. A un certo punto, all’ennesimo movimento di gambe, provo il trucco più vecchio. Lascio cadere il tovagliolo sotto il tavolo e mi chino a raccoglierlo. La mia audacia è ricompensata: in quel momento nonna tiene le gambe accavallate con classe, il mio sguardo sale dal tacco lungo la caviglia al ginocchio e, poi, su per la coscia che lo spacco del vestito lascia scoperta, fino alla larga fascia scura che borda la calza e, oltre, fino alla porzione di coscia nuda su cui spicca il reggicalze.
Quando riemergo la tensione che per tutta la sera ho avvertito dietro la patta dei pantaloni si è trasformata in una esplicita e poderosa erezione e io prego di non dovermi alzare in quel momento per non sputtanarmi davanti a tutti. è Elena che invece mi chiede: “Scusa, ti lascio un attimo per andare alla toilette a rinfrescarmi il rossetto. ” Io deglutisco senza rispondere e mi affretto a bere un sorso di vino per nascondere l’emozione. Lei si alza sinuosa dal tavolo e mentre si allontana posso osservarle il magnifico culo che il vestito le disegna.
Quando torna mi racconta ridendo che un’altra donna, nella toilette, le ha sorriso maliziosamente. “Secondo me ci ha notato – è l’interpretazione di mia nonna – e pensa che tu sia un gigolo o qualcosa del genere. ”
“Allora, ti fa un torto. Una donna piacente come te non avrebbe certo bisogno di pagare, ” replico, sollevando il bicchiere verso di lei.
“Touchè” risponde portando a sua volta il bicchiere alle labbra e mentre si rilassa sullo schienale della sedia sento, ancora, una volta il suono delle gambe che si strofinano fra di loro, solo che questa volta il suo ginocchio sfiora il mio trasmettendomi un’autentica scarica elettrica.
Quando usciamo dal locale la dirigo verso la macchina poggiandole una mano intorno alla vita. Sento quasi dei brividi. L’aria fresca della sera mi snebbia un po’ la mente ma il rientro mi riserva nuove emozioni. Una volta in macchina, infatti, nonna si allunga languidamente sui sedili. Le sue ginocchia finiscono a pochi centimetri dalla leva del cambio e quindi della mia mano. Non contenta, accavalla nuovamente le gambe. Adesso ogni volta che cambio marcia, non è difficile che il dorso della mano sfiori la superficie serica del ginocchio. Lei non fa nulla per scostarsi. Non ho mai usato tanto la quinta guidando in città.
Quando arriviamo sotto casa, parcheggio, ed è l’ora dei saluti. è lei a rompere il silenzio: “è stata proprio una splendida serata, grazie caro” mi dice raddrizzandosi sul sedile.
“Sono felice di sentirtelo dire. Anch’io sono stato molto bene con te”. E poi aggiungo con aria spiritosa: “Se non fossi mia nonna, ti chiederei di farmi salire a bere ancora qualcosa…” Questa frase me la sono preparata durante il percorso di ritorno. Voglio fare il disinvolto a ogni costo. Non so cosa mi attendo in risposta, ma naturalmente, ho sottovalutato nonna: “Davvero, allora, visto che sono tua nonna non ti invito a salire come stavo per fare …”
Eccomi qui rimesso al mio posto. Ho perso un’occasione per tacere. Nonna comprende la mia umiliazione, mi sorride con il sorriso forse più caldo della serata, poi si piega verso di me e dopo aver sfiorato senza toccare le mie labbra con le sue depone un bacio quasi all’angolo della mia bocca. Poi dice ancora qualcosa a proposito della bella serata e mi lascia lì, intontito dalla miscela tra eccitazione e dabbenaggine che ho esibito.
Tornato a casa non mi vergogno a confessare che – per allentare la tensione – mi sparo una bella sega, pensando a Elena, al suo corpo maturo, alle sue gambe mozzafiato. Poi sono assalito dai sensi di colpa.
Sensi di colpa che durano ancora i giorni seguenti, durante i quali per quanto mi sforzi di non pensarci la testa torna agli episodi di quella sera.
D’accordo è ancora una bella donna ma questo lo sapevi già, no? Sì, il reggicalze, i tacchi alti, lo spacco, ma nonna veste sempre con gusto e ricercatezza: sapeva di andare in un posto elegante e si è messa in tiro, il reggicalze per una signora della sua età è normale, non significa nulla. Ma cosa vuoi che significhi? Stai pensando a tua nonna, guarda che avete lo stesso sangue, che ti metti in testa… E il bacio sulla bocca? Guarda che non è stato un bacio “sulla” bocca, ma vicino la bocca: era un normalissimo bacetto di buonanotte sulla guancia, tutto qui, tu eri fermo come un salame e lei ha sbagliato mira ….
Fatto sta che a questo punto sono infoiato da urlo e non dormo la notte. Per sfogarmi, visto che in questo periodo non ho legami fissi, mi metto alla ricerca di qualche tipa della comitiva che ci stia. Dopo qualche telefonata combino per il venerdi sera: dovrò portare anche lei al ristorante e sarà una grossa caduta di tono, ma i suoi sono fuori per il weekend e la casa è libera. Così mi toglierò nonna dalla testa.
E invece è lei, che dopo una settimana di silenzio, si fa viva al telefono. “Non ti sei fatto più sentire – esordisce, costringendomi subito sulla difensiva: io? ma se non ho fatto che pensare a te …. – Volevo ringraziarti per la bella serata ricambiando. Hai impegni per domani sera? ” “N-no” rispondo già pensando alla scusa con cui scaricherò la tipa, quando ancora non so cosa voglia propormi mia nonna. “Allora, ti invito a cena, ti va? ”
“Sì, certo, volentieri. ” “Però non al ristorante, troppa folla, troppo complicato. Vieni da me, d’accordo? Guarda che sono una buona cuoca, non te ne pentirai. ” “Va bene. ” “Perfetto. Domani sera alle nove. Da me. ”
Quando l’indomani sera mi presento sotto casa sua, il cuore per quanti sforzi faccia non la vuole smettere di pompare più forte. è ridicolo che sia emozionato all’idea di andare a casa di nonna dove sono stato centinaia di volte. Ma per quanto me lo ripeta da tutto il pomeriggio, non c’è verso di placare una certa ansiosa inquietudine che mi ha invaso. Non mi aiutano alcuni gesti incomprensibili che compio. Come presentarmi con un mazzo di rose.
I fiori ci stavano bene. Ma rose, e rosse. Faccio la figura del deficiente, ma cosa mi ha preso?
E infatti appena offro le rose a mia nonna il suo commento, dopo avermi ringraziato, è: “Rose rosse! ma se porti rose rosse a tua nonna alla tua ragazza che porti? ” Però le annusa con piacere e corre a metterle in vaso. Mentre armeggia con il mazzo la guardo. Per mio sollievo niente trasparenze e spacchi da urlo: un vestito lungo, di un tessuto un po’ elasticizzato che lo rende aderente nei punti giusti, con una fila di bottoni davanti e uno scollo a V profondo ma non troppo largo. Ma quando lo sguardo si abbassa non posso fare a meno di notare che indossa calze nere quasi lucide e un paio di scarpe décolleté dai tacchi ancora più alti di quelli dell’altra sera. Saranno almeno 15 centimetri e la rendono addirittura più alta di me. Il trucco è curato come sempre, i capelli, una novità, tirati con il gel dietro la nuca, in un’acconciatura che la ingiovanilisce. Glielo dico e lei mi ringrazia: “Grazie, sei sempre un tesoro. Meno male che tu non sei un tipo avaro di complimenti. I complimenti alle donne fanno sempre piacere. ”
Ha apparecchiato nella sua ampia cucina-tinello. Sul ripiano di cristallo vedo tovagliette di fiandra e candele accese.
L’atmosfera è subito intima e rilassante. Con nonna scherziamo e chiaccheriamo di tutto liberamente. Come la sera precedente la sua compagnia è meravigliosa e il tempo vola. I miei sensi si stanno acquietando: è una normale cena tra nonna e nipote, resa appena diversa dal solito dal fatto che la nonna in questione è proprio una bella figa. Ooops, non dovevo pensarlo questo.
“Che hai? Qualcosa non va? Ti sei perso improvvisamente. ” Figuriamoci se non se ne accorgeva. “Niente, pensavo. ” “A cosa, ti annoio? ” “Ma cosa dici! chissà quanti uomini vorrebbero essere al mio posto…” La mia vocazione a mettermi nei guai…. “Bisogna vedere se sono io a volere altri al posto tuo…Tu sei il mio nipote preferito, ma anche se non lo fossi, ti assicuro che fa molto bene al cuore di una vecchia signora come me essere guardata come mi guardavi tu l’altra sera. O, per meglio dire, essere spogliata con lo sguardo…”
Lascia la frase in sospeso e mi lancia un’occhiata maliziosa. Sento il rossore imporporarmi le guance. Maledizione, odio arrossire. D’altra parte nonna si è messa a ridere. Sto allo scherzo: “La colpa è anche tua sei così … (sto per dire seducente, poi ripiego su un più generico) affascinante che è impossibile non ammirarti. ” “Ah! è per ammirazione che sei stato tutta la sera a buttar l’occhio dentro la mia scollatura o sotto il vestito? ” Adesso la mia disinvoltura è definitivamente andata a farsi benedire. Mi sento un idiota perché non so cosa rispondere, perché mia nonna dice queste cose sempre con un mezzo sorrisetto che non si capisce se è incazzata o scherza, perché, infine, il cuore ha ripreso a bussare con forza e, anche in mezzo alle gambe, qualcosa si è svegliato.
Ma lei continua, implacabile: “Guarda che non sono una ragazzina inesperta come quelle che frequenti tu. Alla mia età un trucco come quello del tovagliolo non sfugge mica, sai? Mi sono accorta quando l’hai lasciato cadere per guardarmi le gambe sotto il tavolo. ”
Sono imbarazzato come un bambino. Non riesco a far altro che ad abbassare gli occhi e farfugliare qualche parola di scusa.
“Ma non ho detto che mi ha dato fastidio” aggiunge lei e mi guarda, fisso negli occhi. Per un istante il silenzio tra noi si può tagliare con il coltello. Poi, con gesto volutamente plateale, prende un tovagliolo e lo lascia cadere. “Guarda, mi è caduto il tovagliolo. Me lo raccoglieresti per favore, Matteo? ”
In queste circostanze non pensi, non puoi pensare. Mi chino e vedo il tovagliolo, più o meno a metà strada fra me ed Elena. Ma vedo anche qualcos’altro: il vestito di nonna è adesso un po’ sbottonato e lascia scoperte le gambe fino alle ginocchia. Allungo la mano per prendere il tovagliolo ma nonna allunga improvvisamente una gamba, arpiona il tovagliolo con il tacco chilometrico e con un colpo nervoso della caviglia lo fa scivolare sotto la sua sedia. Adesso per prenderlo devo mettermi proprio in ginocchio sotto il tavolo e far passare la mano fra le sue gambe che adesso si sono schiuse e hanno fatto risalire così i lembi del vestito sulle cosce. Ci sono quasi. Allungo la mano, il mio viso è a così pochi centimetri dalle gambe velate di nero di nonna che di certo sente sulla pelle, attraverso le calze, il mio respiro affannoso, quando lei accavalla di scatto una coscia sull’altra.
Adesso davanti me vedo in tutta la sua lunghezza la gamba di nonna ingainata nella calza, ne posso osservare la trama sottile, il bordo più scuro ricamato, il bottoncino del reggicalze che la sostiene, la pelle nuda della coscia scoperta. La mia mano è a pochi millimetri da tutto questo. Mi basterebbe sollevarla appena per accarezzare la gambe di nonna attraverso la seta che le avvolge. Invece l’abbasso, afferro il tovagliolo e rimergo, letteralmente in apnea.
Nonna mi ringrazia e mi dice di accomodarmi sul divano del salone mentre lei prepara il caffè. Eseguo quasi come un automa, ma lieto di poter restare un attimo da solo a pensare a quel che è successo. Il gioco di gambe messo in scena a mio uso e consumo è stato intenzionale. Perché? Vuole torturarmi per prendermi in giro? è offesa dai miei maneggi e mi ripaga della stessa moneta? Vuole punirmi ridicolizzandomi? Intanto il cuore nel mio petto e la punta del mio uccello rigido come un palo pulsano violentemente.
Nonna entra con il vassoio del caffè in mano. Lo depone e si china a versarlo nelle tazzine. Non mi guarda nemmeno. Poi prende la sua e si siede sulla poltrona davanti a me. E ora posso vedere che ha slacciato la fila dei bottoni sul vestito fino alla vita. E la mia vista è totalmente libera sulle sue cosce profilate dal reggicalze. Non solo: le accavalla, facendo frusciare le calze, ben in alto, che posso perfino intravedere mutandine di pizzo, e poi non contenta strofina ancora le gambe e l’elettricità che produce si trasmette all’aria della stanza e da lì ai miei nervi e poi al mio cazzo che freme in risposta.
Nonna mi sta provocando sfacciatamente e io non sono più in grado di reagire.
“Sai l’unica cosa che è mancata l’altra sera? ” domanda quando ha finito di sorseggiare il caffè. “Non mi hai portato a ballare. Mi sarebbe piaciuto. ”
Non aspetta nemmeno una risposta che non può venire. Si alza e va a mettere un cd sullo stereo. è un lento. Mi si avvicina e mi prende le mani: “Devo invitarti io a ballare? “.
Mi alzo e le metto le mani intorno la vita mentre lei le allaccia dietro le mie spalle. “Cos’è sta roba? tu un lento lo balli a un metro di distanza? ”
“No, è che …” balbetto. ” …. è che ti vergogni di fare capire a tua nonna che la desideri? ” Mi attira a se con decisione facendomi aderire al suo corpo.
“Guarda che di cazzi duri ne ho già sentiti parecchi. E il tuo non mi disturba. Anzi sono lusingata di riuscire ancora a farlo venire duro a un bel giovane come te. ”
Ormai perdo ogni ritegno. Le schiaccio il pacco sempre più grosso che ho dentro i pantaloni contro la coscia. Poggio le labbra sul suo collo che comincio a baciare avidamente. “Nonna, sei così sexy” riesco a dire. Lei, per risposta, mi prende una mano e la fa scivolare sul suo culo. Sotto le dita adesso sento, attraverso il vestito, il reggicalze.
Il lento è finito. Lei si scosta da me e, senza parlare, ma guardandomi dritto negli occhi si va a sedere nuovamente sul divano. Il vestito si apre di nuovo e lei strofina le cosce l’una contro l’altra sollevandole leggermente. L’invito è chiaro. Praticamente in trance vado verso di lei e cado in ginocchio. Le prendo il piede e con delicatezza lo sollevo cominciando a baciarle la caviglia. Baciandole e leccandole le calze risalgo al ginocchio e poi alla coscia. Lei mi passa le dita fra i capelli e mi schiaccia il viso contro la sua gamba. La sento insinuare l’altro piede in mezzo al cavallo dei miei pantaloni e poi strofinarmi la caviglia contro la patta gonfia al punto di scoppiare. Poi mi prende il viso fra le mani, lo solleva verso di sé piegandosi e mi bacia sulla bocca. Sento la sua lingua che si fa forza tra i miei denti, che afferra e gioca con la mia e poi mi solletica il palato e l’interno delle guance.
“Vieni – mi fa a questo punto – vieni in camera da letto che staremo più comodi. ”
Mi prende per mano e io la seguo obbediente, con la patta deformata da un cazzo diventato enorme che ancora non è stato liberato. Nella sua camera mi
fa sedere sul letto e, poi, in due mosse si libera del vestito. Resta con un corsetto che le strizza le tette e gliele scopre a metà, mutandine nere di pizzo, reggicalze nero e le calze, luccicanti nei punti ancora sporchi della mia saliva. Nonna mi viene vicino, poggia il piede sulla sponda del letto e presami la testa fra le mani me la torce un poco così da potermi baciare di nuovo. E mentre la sua lingua rotea dentro la mia bocca, per non cadere all’indietro le mia mani abbrancano le sue cosce accarezzandogliele.
A questo punto nonna mi lascia all’improvviso e si va a sedere comodamente su una poltrona che sta in un angolo: “Vuoi restare vestito tutta la sera? – mi chiede maliziosamente.
Io a questo punto forse dovrei chiedermi come una dolce nonnetta, attraente sì ma che non avrei mai sospettato essere così porca, si sia trasformata in una femmina assatanata dopo aver tirato scemo il nipote. Ma io, semplicemente, non sono in grado di formulare un solo pensiero razionale. Mi spoglio e resto nudo davanti a lei, il cazzo oscenamente orizzontale. Lei sorride, sembra gradire. Con l’indice mi fa segno di avvicinarmi e quando sono a tiro solleva il piede calzato di seta e comincia un lento massaggio prima dello scroto e poi del pene. Io sento brividi di piacere che si irradiano per tutto il corpo. Ho come una nebbia davanti agli occhi. Attraverso di essa vedo davanti a me, mia nonna che mi sta oscenamente manipolando, con gli occhi lucidi da quanto è eccitata.
“Ti piaccio? ” Non riesco nemmeno a rispondere se non con un gemito sordo che sta per sì. “L’ho capito da un po’ che ti facevi delle idee sconce su tua nonna …. ” Il piede adesso mi accarezza la coscia. “… ma anche io mi sono fatta delle idee su questo bel nipote, cosa credi…”.
Il suo piede è risalito lungo il mio fianco, disegna circoli sul mio petto, le dita mi stuzzicano perfino i capezzoli. A questo punto lei può fare di me quello che vuole. E infatti con voce roca sento che mi dice: “Vieni qui, Matteo, amore mio, qui fra le mie cosce. ” Non me lo faccio ripetere. Quando sono in ginocchio con il viso fra le sue cosce, lei mi dà un’altra istruzione: “Toglimi le mutandine”. Faccio per allungare le mani ma lei mi ferma:
“No, fallo con la bocca. ” M’ingegno a tirarle giù le mutandine afferrandone la stoffa con i denti. Nel farlo le mordicchio la figa e questo le strappa mugolii di piacere. Quando finalmente le mutandine scivolano lungo le sue gambe lei mi afferra la nuca e ordina: “Ora lecca la tua nonna. ” La sua figa ha i peli rasati, appena più folti sul monte di venere poi diradano. Con le dita si spalanca le labbra, mostrando una figa rossa e umida. Un odore forte mi afferra le narici. Affondo la bocca e le ficco dentro la lingua cominciando a leccarla e a succhiare la sua grossa clitoride. “Sì, sì, sei bravo, amore mio” lei mi dice come incoraggiamento, mentre la sento contorcersi sotto le mie carezze e mi spinge il pube contro il viso per farmi aderire sempre più. A un certo punto getta un grido di piacere più forte degli altri e puntando i piedi contro le mie spalle mi respinge. Io vado lungo disteso mentre lei geme con le cosce aperte e le labbra della figa oscenamente spalancate. Dopo pochi secondi apre gli occhi e vedendomi disteso per terra, nudo, il cazzo ancora formidabilmente eretto e duro e il viso impiastricciato dei suoi umori, mi sorride: “Povero, forse è il caso di occuparmi di te.
Sali sul letto che nonna ti raggiunge subito. ”
Mi sdraio sul letto e lei viene vicino a me, mi passa le braccia intorno al collo e dice: “Non le tolgo le calze, al mio nipotino piace nonna con le calze, vero? ” Ci baciamo e con la mano mi afferra il cazzo e lo dirige lei stessa dentro la sua figa. Finalmente. Comincio a pistonare come un ossesso.
La sua vulva è un lago come non ne ho mai sentito prima d’ora. Lei scivola sotto il mio corpo e con una mano mi abbranca una natica. Poi mi stuzzica l’ano con le dita. Io le esplodo dentro la più grande quantità di sperma che credo di aver mai prodotto. Poi crollo su di lei.
Non so quanti minuti ci vogliano prima di riprendermi. Mi rotolo sul letto a pancia su. “Nonna, è stata la più bella …. ” “Spero che non sia vero, a giudicare da quanto sei durato”.
L’imbarazzo mi sommerge. Mi giro sul fianco verso di lei e farfuglio: “M-mi dispiace…” “No, amore, non preoccuparti, ” Mi accarezza i capelli e mi bacia l’orecchio. ” Lo dicevo per te, non per me. Ti ho provocato così tanto che era il minimo che potesse accadere. Lo immaginavo che saresti venuto subito, per questo ti ho fatto lavorare fra le mie cosce. ” Sorride. “Del resto il vantaggio di farsi un maschio giovane è che magari viene presto ma dopo un po’ è di nuvo pronto, no? ” E nel dire questo comincia stuzzicarmi con il piede il cazzo che effettivamente torna subito in tiro. Allora nonna mi fa mettere a pancia in su e dicendomi “Dai molte soddisfazioni, caro Matteo” mi viene sopra. Si impala sul mio cazzo. Anche la sua figa è ancora bagnata e lei comincia a muoversi su e giù, poi rotea il bacino, facendosi accarezzare dalla punta del mio pene tutti gli angoli della sua vulva. Il corpetto le è scivolato scoprendole i seni. Lei mi afferra le mani e me le porta sulle tette, invitandomi a schiacciarle i capezzoli. Poi me ne offre addirittura uno da succhiare, piegandosi su si me, mentre continua a far fare al mio cazzo su e giù. Stavolta ci metto di più ma alla fine vengo di nuovo, riempiendola abbondantemente. Da come geme credo che anche lei sia venuta insieme a me.
Resta ancora qualche istante su di me, il mio cazzo prigioniero dentro di lei. Lei mi sovrasta e ci guardiamo. Adesso che è seminuda perché il corsetto le si è sganciato e arrotolato sulla pancia, si vedono le pieghe della carne e le tette che da sole su non ci stanno più. Ma io sento il mio cazzo massaggiato dalle pareti della sua vulva che ancora pulsano e le sue belle cosce che mi stringono i fianchi. E le dico: “Ti amo, nonna”. Lei si china e mi bacia con passione, ficcandomi la lingua. Il suo bacio e la sensazione della sua figa che stringe ancora il mio pene mi producono un principio di nuova erezione. Lei se ne accorge, sorride e mi sussurra all’orecchio: “Ancora? ma sei tu che sei arrapato o io ti faccio così tanto effetto? ”
Anche il fatto di sentirla parlare in questo modo mi fa venire i brividi. “Sei tu – faccio, cercando di risponderle a tono – non pensavo di avere una nonna così … porca. ” “Non ti dispiace che io sia tua nonna e sia così vecchia? ” “Anzi, l’idea di essere venuto a letto con te mi eccita ancora di più”.
Nonna sorride, adesso è scivolata accanto a me, sdraiata su un fianco, con la mano mi accarezza il viso e i capelli. “Confessione per confessione, anche io era da un po’ che avevo voglia di portarti a letto. ” Cosa? penso fra me e me, cioè era tutto preparato? Nonna continua ” Aspettavo solo l’occasione.
L’altra sera stavo per metterti le mani addosso in macchina. ” “Così stasera mi hai invitato per sedurmi…” Nonna sorride: “Bè, non potevo certo fare il gioco del tovagliolo sotto il tavolo a un pranzo di famiglia. ”
La mano di Elena scivola lungo il mio corpo, accarezzando il torace, pizzicandomi i capezzoli. Poi va giù fino al basso ventre e comincia ad accarezzarmi di nuovo il pene. Io la guardo accanto a me, con addosso solo le calze tenute su dal reggicalze, i grossi seni dai capezzoli grossi e duri, e il sorriso di chi ha voglia ancora di sesso.
“Nonna, non so se…” comincio debolmente. Ma lei si china su di me, mi lecca le labbra e mi dice: “Non preoccuparti, dolcezza, di lingua o di cazzo ti farò trovare il modo di far contenta tua nonna…”
Sento che le mie visite a casa di nonna saranno sempre più frequenti, dopo questa notte. FINE

About Esperienze erotiche

Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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