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Mio Zio

Mi piaceva la cascina dove viveva mio zio Alessandro. Era una vecchia e massiccia casa di pietra costruita su due piani situata sulla sommità di una collinetta nella periferia di un paesello della campagna Toscana Adoravo quel posto. Quando il motore si spense scesi dalla macchina in compagnia di mia madre e ci dirigemmo verso il grande cancello in ferro battuto. L’odore dell’erba mi metteva allegria ed era una bellissima giornata di sole. Lo starnazzare delle oche e l’abbaiare di Gorky, accompagnarono la nostra entrata nel cortile.
“Ciao bello” dissi accarezzando la testa del cane di mio zio. Gorky mi mise le zampe sul petto ed il suo peso mi fece sbilanciare. Caddi seduto sull’erba tentando di difendermi dalle leccate del cane. In quel momento la porta della casa si aprì e zio Alex, richiamato dal trambusto, ne usci.
“Ciao Teresa” disse sorridendo e abbracciando mia madre. Scambiarono qualche parola poi lo zio si guardò intorno. Io ero ancora per terra a giocare con Gorky.
“E la ragazzina chi è? ” chiese a mia madre
“Ragazzina? ” domando lei
“ma che dici” rispose lei ridendo
“è Andrea, te lo avevo detto che lo avrei portato a stare qui con te per rimetterlo in riga, a scuola è un mezzo disastro” Zio Alex mi fissava con sguardo stupito e io cercai di rialzarmi per andarlo a salutare.
“Sai come succede alla loro età” disse mia madre come per scusarsi
“passano sempre quel periodo dove appaiono un po’ ambigui, ha appena compiuto 18 anni” La reazione dello zio non mi stupiva, negli ultimi tempi mi era capitato spesso di essere scambiato per una ragazzina. Il mio corpo efebico e delicato dal culetto prominente e dalle gambe affusolate poteva essere facilmente scambiato per quello di una ragazzina alla quale non era ancora cresciuto il seno. Gli andai incontro e lui in un impeto di allegria mi abbracciò alzandomi di peso come era solito fare quando ero piccolo. Mi misi a ridere e cercai di liberarmi ma era troppo forte per me. Alex era alto 1 metro e 85 e aveva un corpo massiccio e muscoloso, io avevo invece una struttura piccola e femminile ed ero altro solo 1: 63.
“E cosi, vai male a scuola? ” mi chiese retoricamente una volta che mi rimise a terra. Io abbassai lo sguardo e mia madre ribadì che ero svogliato e che solo lui poteva riuscire a rimettermi in pista. Mi diede un buffetto sulla testa e ci invitò ad entrare in casa. Da quanto avevo capito i miei genitori mi avrebbero lasciato da lui per tutta l’estate. Lo zio, essendo stato un docente di lettere ed essendo esperto anche in matematica e fisica era dal loro punto di vista la persona più adatta a darmi ripetizioni, io in cambio lo avrei aiutato nella sua attività di piccolo agricoltore. Entrammo in casa e notai all’istante la bellezza di quella dimora calda ed accogliente, a cui mi abituai piacevolmente da subito. Per terra, nel salone centrale, era steso un bel tappeto di soffice pelo d’orso. Lì vicino un comodo divano in pelle nera e di fronte una TV 20″ a colori. Una parete era completamente ricoperta da una semplice e massiccia libreria in noce, piena di libri e volumi d’ogni genere. Alla base della parete di fronte alla libreria, c’era un bellissimo camino bianco, sulla cui sommità erano poggiati trofei e belle foto di mio zio impegnato in svariati sport. Il pavimento era in cotto fiorentino e le pareti erano di un morbido color crema, con quadri raffiguranti suggestivi paesaggi campestri. Tra le due pareti c’era un arco che portava nell’area cucina, in cui si trovavano un tavolo rettangolare e quattro sedie: il tutto in legno semplice lavorato a mano. Sul tavolo c’era un bel cesto intrecciato con un’invitante forma di pane toscano. La finestra dava sull’orto ed aveva delle splendide tendine country a quadrettoni bianchi e rossi. Alla sinistra dell’arcata, c’era una scala in ardesia nero con passamano in noce che portava di sopra, alle camere da letto ed al bagno, che non vedevo l’ora di vedere. Mi accoccolai sul divano e mi tolsi i sandali, scoprendo completamente i miei piedini delicati e devo ammettere, molto femminili. Cercando la posizione giusta, misi in bella vista le mie lisce e sode cosce, grazie agli shorts in jeans che indossavo e feci salire la mia t-shirt scoprendo il pancino. Mia madre si sedette al mio fianco e mio zio di fronte su una sedia. Notai che, mentre mia madre gli parlava, il suo sguardo cadeva spesso su di me, e non solo sui miei occhi. La cosa mi turbò non poco, anche perché io, falsamente concentrato sul discorso intavolato da mia madre, spesso ricambiavo i suoi sguardi severi e profondi e, soprattutto, osservavo i suoi bicipiti ed i suoi pettorali possenti che trasparivano dalla t-shirt bianca ed attillata. Dai suoi jeans, non potevo fare a meno di notare la sua patta ragguardevole. Non so perché, ma ero felice e timoroso allo stesso tempo e non vedevo l’ora che mia madre mi lasciasse solo con il mio tutore preferito. Ero vergine, al contrario dei miei compagni di classe non avevo ancora avuto alcun rapporto sessuale. Diverse ragazzine mi dimostravano il loro interesse ma io non mi sentivo attratto da loro, La mia mente era colma da sempre di fantasie popolate di uomini muscolosi e di indumenti femminili che mi sarebbe tanto piaciuto indossare. Nelle mie frequenti sedute di masturbazione a volte prendevo in prestito le mutandine o le calze di mia madre e mi accarezzavo il piccolo uccellino pensando di palpare ed essere baciato da mio zio Alex. Quando mia madre, dopo circa un ora, si congedò lasciandomi solo, lo zio mi invitò a seguirlo in cortile. Lui si mise a fare ginnastica e mi invitò a parlare di me stesso e di come andavo a scuola. Nonostante fossero ormai le 17: 00 faceva caldo. Mi tolsi la maglietta e rispondendo alle domande di mio zio rimasi imbambolato ad osservare il suo splendido corpo lucido di sudore che andava su e giù sdraiato su una panca per gli addominali. La mia espressione doveva tradire la mia eccitazione perché mi chiese
“Ti piacciono i muscoli Andrea? ”
“Si.. no.. ” balbettai arrossendo Lui mi guardò in modo strano ma non disse altro Improvvisamente dopo circa mezzora di esercizi lo zio si alzò dalla panca.
“ok femminuccia ora ti faccio vedere quale sarà la tua stanza” disse in tono allegro. Mi isso sulla sua spalla e dandomi una sculacciata sul sedere si diresse verso la casa
“mettimi giù” implorai ridendo. Mi portò al primo piano e mi scaricò su un letto ad una piazza situato in una stanzetta dall’aria curata.
“Io vado a farmi la doccia, puoi sistemare le tue cose in quell’armadio” disse indicandomi quello all’angolo della stanza.
“Ok zio” Tolsi i miei abiti dalla valigia e li posizionai nell’armadio ma quando sentii la porta del bagno che si chiudeva e l’acqua della doccia che iniziava a scorrere non potei trattenermi dalla tentazione di andare a spiare mio zio. Mi tolsi i sandali, mi avvicinai cautamente alla porta e mi inginocchiai per guardare dal buco della serratura. Con mia somma sorpresa mi accorsi che il piatto doccia non aveva niente intorno. Con il cuore in gola per l’eccitazione mi ritrovai davanti agli occhi il corpo nudo di mio zio che si insaponava. Sentii il mio uccellino indurirsi quando notai le grandi dimensioni del suo pene moscio.
“Mio dio che bello che è mio zio” pensai voglioso “quanto mi piacerebbe baciarlo in mezzo alle gambe e sentire quel grosso coso contro le mie labbra e le sue mani che mi accarezzano il sedere” Come avevo già fatto altre volte mi umettai il dito medio ciucciandolo e me lo infilai nel culetto mentre con l’altra mano mi accarezzavo il pene. Mi piaceva sentire il dito andare avanti e indietro la trovavo una cosa estremamente eccitante che mi faceva sentire femmina. Nonostante non lo avessi mai ammesso a nessuno mi piaceva essere scambiata per una ragazzina e godevo ogni volta che zio Alex mi dava della femminuccia. Purtroppo non feci in tempo a venire spiando quel bellissimo uomo, perché mio zio finì in fretta la doccia. Quando chiuse l’acqua e si mise un telo attorno alla vita, corsi in camera a finire di svuotare la valigia. Qualche giorno prima avevo acquistato dei tanga sgambati da donna giusto per l’occasione.
“Hai finito, femminuccia, con la valigia o vuoi una mano? ” mi chiese.
“Sì ho finito. Saresti così gentile, visto che sei così alto e forte, a mettere la valigia sopra l’armadio? ” gli chiesi. Ero con la valigia in alto sulla testa e, nonostante fossi in punta di piedi, non arrivavo a posarla.
“Lascia fare a me” disse e si posizionò proprio dietro di me. Nel gesto di prendere la valigia, si appoggiò con il suo corpo dietro di me e, proprio tra le mie belle chiappe, strofinò la sua mascolinità possente anche se a riposo.
“Scusa, ti sto bagnando tutto” mi disse. Mi voltai tra il sognante ed il sorridente e gli dissi:
“Figurati! E poi mi rinfresca”. L’operazione durò qualche secondo in più rispetto a quanto mi aspettassi, perché mio zio, con me tra lui e l’armadio, fece uno sforzo superiore. Quella breve strusciata tra le mie chiappe, fù sufficiente a farglielo venire duro e io avevo contribuito perché, in maniera del tutto indifferente, avevo spinto in fuori il culetto. Una volta appoggiata la valigia, mi fece un po’ di solletico e mi strinse tra le sue braccia, schiacciandomi ancor più sulla sua erezione.
“Vai a farti una doccia, sei tutto accaldato, Ti aspetto di sotto” mi disse.
“Ne ho proprio voglia, grazie! A dopo” risposi arrossendo e gli diedi un bacio sulla guancia destra. Presi l’accappatoio e il tanga nero e mi diressi verso il bagno. Lui attese che fossi entrato nel bagno guardando me ed il tanga con aria incuriosita e probabilmente con il cazzo ancora a mezz’asta sotto il telo… Una volta sotto la doccia non potei fare a meno di riprendere a masturbarmi. Avevo sentito il suo pene indurirsi a contatto con le mie morbide natiche e la mia voglia era salita alle stelle. Mi infilai un ditino nel sedere e immaginando di essere la sua donna mossi la mia manina sul piccolo membro eccitato. Mi inginocchiai e con l’aiuto del sapone inserii nel mio ano un altro dito. Quella sensazione di pienezza mi portò subito all’orgasmo. Finita la doccia mi asciugai, infilai il tanga nero e al posto dei pantaloncini mi limitai ad indossare una lunga canottiera verde acqua che mi faceva da gonnellina coprendomi appena le natiche. Infilai i sandali e scesi in cucina dove zio Alex era indaffarato a preparare la cena.
“Vieni a darmi una mano femminuccia. Se ti chiedo di tagliare le zucchine ce la fai? ”
“Non l’ho mai fatto ma se mi insegni … ”
“Ok vieni qui” Mi disse di prendere le zucchine dal frigorifero. Ne afferrai tre e le portai sul tagliere. Erano grosse e lunghe, mi ricordavano tanto il pene eretto di mio zio. Mi chiesi che sensazione avrei provato se avessi infilato nel sedere una di quelle zucchine al posto delle mie piccole dita e a quel pensiero sentii il mio uccellino fremere. Cominciai a tagliarne una con fare impacciato.
“Stai bene attento che ti spiego come devi fare” disse mettendosi dietro di me. Tenendomi fra lui e il tagliere mi mostrò il movimento corretto e io approfittai di quella eccitante posizione per appoggiare con finta casualità il mio sederino sul suo pube. Presi in mano il coltello e provai io
“Và bene così zio? ”
“Si, continua, io ti tengo d’occhio” disse spostandosi ai fornelli Nel mio tagliuzzare ogni tanto facevo cadere un pezzetto di zucchina. Quando mi abbassavo per raccoglierlo e buttarlo nel sacchetto dell’immondizia il mio culetto tangato si scopriva e risultava visibile in tutta la sua rotondità. In quelle occasioni scorsi più volte mio zio che mi guardava. Ci godemmo un ottima cena. Una volta conclusa mi offrii di lavare i piatti. Atteggiandomi da perfetta casalinga invitai Alex a sedersi comodo e lasciare che mi occupassi io di tutto. Quando finii ci sedemmo sul divano a chiacchierare. Mio zio, forse aiutato dall’ottimo vino rosso che avevamo sulla tavola, mi parlò della relazione con mia zia dalla quale si era separato da circa un anno. Mi spiegò la situazione e alla fine mi confessò che si sentiva solo e che gli mancava una presenza femminile in casa anche se era felice di non vivere più con mia zia.
“Non ti preoccupare zio” gli dissi
“ora ci sono io a farti compagnia, a me non dispiace se mi chiami femminuccia, tanto lo so che scherzi” dissi ridendo maliziosamente. Lui si mise a ridere e mi abbracciò. Ci mettemmo a vedere un film e verso le 11: 30 con la scusa che mi era venuto sonno, appoggiai la testa sulle sue gambe. Sentivo il suo membro che da sotto la leggera stoffa dei pantaloncini mi premeva sulla guancia. Eccitato da quel contatto mi sdraiai in modo che il mio culetto fosse in bella mostra e mio zio iniziò ad accarezzarmi come se fossi un gattino accucciato fra le sue gambe, Dopo alcuni minuti feci finta di addormentarmi. Adoravo sentire le sue mani che scorrevano su di me, erano grandi e calde, percorrevano il mio corpo dalla testa alla schiena e quando mi credette addormentato raggiunsero gradualmente anche i miei glutei. Dopo un po’ di palpeggiamento, si accorse che la sua erezione non poteva non essere notata da me. Allora, per evitare che me ne accorgessi mi prese in braccio e disse:
“Dai, tesoruccio, è tardi. Ti porto nel tuo letto. Domattina dobbiamo studiare, ricordi? Prima il dovere e poi il piacere”. Finsi di essere in dormiveglia, annuii e mi strinsi con il viso al suo collo possente. Mentre saliva le scale, gli davo dei bacini sul collo, che lui non disdegnava. Entrati nella mia camera, mi posò delicatamente sul letto, mi accarezzò il volto ed i lunghi capelli e mi sussurrò:
“Hai proprio un bel viso, sai? Buonanotte…”. Dopodiché, si avvicino per darmi il bacio della buonanotte. Complice la penombra, mi voltai di scatto e gli diedi un bacio in bocca a labbra aperte senza lingua e lui, non si spostò, piacevolmente sorpreso dell’affetto dimostratogli. Rimanemmo 10 secondi attaccati, poi mi tolse le mani dal suo collo e mi disse:
“Buonanotte, bella! “. Socchiuse la porta ed io, felice della situazione che si stava creando, mi masturbai e mi leccai bene le dita prima di infilarmele nel culetto pensando all’amplesso che, prima o poi, avrei avuto con il mio uomo. Sognai tutta la notte di far sesso con lui in svariati modi e luoghi… Le fantasie e i sogni erotici mi accompagnarono per tutta la notte e al mattino avevano fatto crescere le mie voglie oltre ogni limite. Nonostante la masturbazione notturna mi sveglia eccitatissimo. Volevo essere la sua donna, volevo che mi vedesse come tale, che mi desiderasse e che mi trattasse da femmina. Aprii l’armadio. Cercavo qualcosa da mettermi e la mia attenzione fu attratta da un indumento nero che usciva dall’ultimo cassetto in basso della vecchia cassettiera. Lo aprii e vidi con eccitazione che era pieno di indumenti intimi femminili, probabilmente appartenuti a mia zia. Con il cuore che batteva all’impazzata trovai un tanga di pizzo bianco molto sgambato e decisi di indossarlo. Infilai una canottiera corta di quelle che lasciano la pancia scoperta e quindi i sandali. Scesi in cucina. Mio zio non c’era ma il tavolo era apparecchiato per la colazione; caffè, biscotti, pane burro e marmellata. Mi servii del caffè e mi sedetti a mangiare.
“Ciao piccolo” disse mio zio entrando in cucina
“dormito bene? ”
“Non molto” risposi
“Come mai? ”
“Ho fatto sogni strani” dissi arrossendo
“racconta… ”
“No.. non posso… magari dopo.. ”
“Ok, finisci di mangiare che ci mettiamo subito a studiare” Quando mi alzai lo zio si accorse del tanga che indossavo.
“E quello da dove l’hai preso, non mi dire che è tuo? ”
“L’ho trovato in un cassetto nella mia stanza, spero che non ti dispiaccia se lo sto usando, ti piace? ” chiesi lascivamente piegandomi un po in avanti per mostrare le mie belle chiappette circondate dall’indumento.
“Mio dio, ma sei davvero una femminuccia” disse ridendo mentre mi assestava una sculacciata sul sedere.
“Sono sicuro che le ragazzine della tua classe te lo inviano un culetto così bello” disse mentre me lo palpeggiava. Il complimento e il contatto della sua mano calda mi fece avvampare per l’eccitazione. Finita la colazione sparecchiai e misi in ordine, poi, seguendo le indicazioni dello zio mi sedetti accanto a lui davanti al tavolo, con il libro di algebra aperto davanti a noi. Era a petto nudo. Vedevo il suo corpo muscoloso a pochi millimetri da me. Volevo toccarlo, volevo baciarlo, volevo sentire le sue mani su di me, non ce la facevo più. Lui iniziò a parlare ma io non sentivo quello che diceva perchè ero tutto concentrato a pensare a cosa potessi fare per conquistarlo.
“Mi stai ascoltando? ” chiese appoggiandomi una mano sulla coscia
“Si, si zio” risposi Cercai di riportare la mente sullo studio e per circa un ora ascoltai pazientemente la lezione cercando nel frattempo di stargli il più vicino possibile.
“Ti vedo un po’ distratto” disse
“qualcosa non và? … stai ancora pensando ai sogni? ”
“be…. si zio”
“Coraggio racconta” disse invitandomi a sedere sulle sue ginocchia Mi accomodai e nel farlo appoggiai distrattamente una mano vicino ai suoi genitali e sentii che il suo membro era mezzo in tiro. Spostai subito la mano arrossendo, lo guardai negli occhi sognante ed appoggiai il mio sodo e liscio sederino sul suo pisellone quasi duro. Lui mi sorrise sornione e mi sollevò per poi farmi scendere, in modo che il suo cazzo in tiro si piazzasse esattamente a metà delle mie chiappette.. Mi cinse la vita con le mani e cominciò a giochicchiare con il mio ombelico scoperto dalla corta canotta.
“Allora, cosa hai sognato? “. chiese: Decidi di andare subito al sodo:
“Ho fatto un bellissimo sogno erotico”. risposi E lui:
“Davvero? E cosa facevi e, soprattutto, con chi? ! ? “.
“è qui il problema, zio, mi vergogno un po’ a confessartelo…”.
“Non preoccuparti, a me puoi dire tutto, rimarrà un nostro segreto”
“E va bene, zio! Facevo l’amore con te” sussurrai Ero la tua donna e tu mi riempivi e mi dominavi…
“. Intanto avevo appoggiato la testa sul lato destro del suo possente collo, lui mi massaggiava il pancino sempre di più ed entrambi ci muovevamo all’unisono in maniera quasi impercettibile, che ci faceva strofinare sempre di più le nostre parti intime. E lui:
“E ti sei masturbato? Ti piaccio così tanto? “.
“Ok mio dio Sì!!! Mi fai impazzire zio, sogno da sempre di essere la tua donna. ” Mio zio si bloccò, Io ero ormai eccitatissimo.
“Non possiamo…”. disse come se parlasse a se stesso più che a me. Drrriinn…. Drrriinn!!! Era il telefono. Mio zio mi spostò e mi disse:
“Ora devo rispondere al telefono, ne parliamo dopo…” Gli feci un cenno con la testa indicandogli che andavo su in camera.. Nel frattempo il tanga era diventato un perizoma e lui mi osservò con attenzione, mentre tirava su la cornetta, e non mi staccò gli occhi di dosso finché non finii di salire lentamente le scale. Si sistemò il grosso pacco e rispose al telefono: era mia madre. Mio zio le disse che mi stavo comportando molto bene e che, al momento, ero in bagno e che l’avrei chiamata allìora di cena. Poi cominciarono a chiacchierare… Una volta di sopra, decisi di giocarmi il tutto per tutto. Mi misi il profumo della zia, mi denudai completamente e mi infilai sotto il lenzuolo, lasciando scoperti un piede, e la parte sinistra del mio corpo. I capelli lunghi un po’ mi coprivano il volto ed un po’ erano adagiati sul cuscino. La telefonata durò 10 minuti. Feci finta di essermi assopito e di non sentire mio zio che, mentre saliva le scale, mi chiamava… Tenni gli occhi chiusi. Lo sentii avvicinarsi e poi sedersi sul letto. Mi accarezzò una gamba e a quel contatto aprii gli occhi e lo guardai dolcemente assaporando il tocco delle sue dita.
“Era tua mamma” disse balbettando. Non risposi ma lo tirai verso di me con l’intenzione di baciarlo ma quando le nostre labbra stavano per toccarsi sui si ritrasse di scatto.
“Non posso farti questo, rivestiti ! ” sbottò in tono angosciato Il viso leggermente arrossato e l’espressione tesa mostravano tutta la sua eccitazione e la preoccupazione per come si stava sviluppando la nostra relazione. Non ebbi il tempo di dire nulla. Lo zio usci dalla camera e discese velocemente le scale. Avevo visto il desiderio nei suoi occhi, ormai era mio. Aprii l’armadio che conteneva gli abiti di mia zia. Indossai un tanga, una camicia da notte bianca e dei sandali con il tacco molto alto. Discesi le scale sculettando. Lo zio era seduto sul divano con la testa fra le mani. Andai alla cucina.
“Vuoi una tazza di caffè zio? ” chiesi con una intonazione molto femminile. Lui non mi rispose ma io ne versai comunque una tazza e mi portai di fronte a lui. Gli porsi la tazza. Lui la prese e io mi inginocchiai fra le sue gambe.
“Zio tu non mi stai facendo niente, non ti devi sentire in colpa. Stando qui con te ho capito che la mia vera indole è femminile e che la cosa che desidero più di ogni altra è essere femmina, essere la tua femmina” Lui mi guardava con espressione esterrefatta.
“Ti prego zio, sarà il nostro segreto, permettimi di essere la tua donna, ubbidirò ad ogni tuo ordine ma ti prego lasciati amare … io non desidero altro” Lo baciai e questa volta lui non si ritrasse. Le nostre lingue si unirono in un voluttuoso bacio appassionato. Eccitatissimo aprii la zip dei suoi Jeans e un attimo dopo il suo durissimo ed eccitato uccellone ne saltò fuori. Era enorme, bellissimo. Quante volte mi ero immaginato di poterlo avere di fronte a me. Guardando lo zio negli occhi iniziai a maneggiarlo. Abbassai la testa, leccai le sue grosse palle pelose le succhiai piano e poi risalii lungo l’asta. Che buon sapore. Leccai e bacia con passione ascoltando i suoi lievi gemiti ed infine lo infilai in bocca. La mia piccola bocca non riusciva a tenerne dentro neanche la metà. Le sue mani mi accarezzavano la testa. Succhiavo e muovevo la mia manina lungo l’asta e sui testicoli.
“Dimmi che sono la tua donna zio.. dimmelo ti prego” dissi tenendomi il suo membro davanti alla bocca.
“OOHH sii piccola” gemette
“sei la mia femmina, d’ora in poi ti tratterò come una donna”
“Sii zio sono la tua puttanellla….. dimmelo”
“.. Si piccola sei la mia puttanella” Che bello sentirsi la bocca piena del suo cazzo. Mentre glielo succhiavo avidamente, si chinò e mi tolse la camicia da notte. I miei capezzoli morbidi e rosa si erano gonfiati per l’eccitazione. La cosa fece impazzire mio zio, che mi sollevò su di lui e cominciò a succhiarmi le tettine, infilandomi le mani dentro il tanga. Raggiunse il mio buchino liscio e morbido e, dopo essersi ben bene leccato le dita, infilò prima il medio e, dopo poco, aggiunse l’indice, facendomi gridare di piacere. D’improvviso mi gettai al suo fianco lungo il divano, lo guardai con sguardo provocatorio e, sfilatomi i sandali, gli presi il cazzo con i miei piedini e cominciai a masturbarlo con grande suo piacere.
“Che puttanella che sei, peggio di tua zia. Quanti ne hai masturbati in questo modo? quanti ne hai succhiato troietta? Adesso ti porto di sopra e ti faccio diventare donna, la mia donna!!! “.
“Sono tua…” gli dissi maliziosamente continuando il lento e piacevole lavoro di piedi. Non se lo fece ripetere 2 volte: mi sollevò e mi porto di corsa sulle scale baciandomi avidamente. Arrivati in camera sua mi gettò sul letto, si denudò completamente e mi fu sopra come una furia. Mi posizionò sopra di lui a 69 e mentre gli succhiavo il delizioso membro lui si dedico al mio buchino leccandolo, allargandolo gradualmente nfilandoci dentro le dita. Mi stava aprendo e mi faceva impazzire. Mi sollevò per i fianchi, appoggiò il cazzo durissimo sul mio buchino e si fermò guardandomi indeciso ma eccitato. Gli tolsi ogni dubbio incrociandogli le gambe attorno alla schiena. Il suo sguardo s’infuocò, mentre già godevo come una porca, e mi infilò di netto tutto il cazzo nel culo fino ai coglioni, lasciandomi a bocca aperta e senza respiro. Me la chiuse con le sue labbra carnose e le nostre lingue iniziarono un intreccio, che pareva non volersi più sciogliere. Mi stantuffò baciandomi dappertutto per 15 minuti… Se il mio culetto non fosse stato allenato dalle frequenti penetrazioni del mio fallo di plastica probabilmente mi avrebbe squarciato. Mi aveva fatto male e se non mi avesse chiuso la bocca baciandomi avrei urlato come una pazza. Guardandomi si accorse del dolore che provavo, lo tirò fuori , mi fece girare e si mise a leccare di nuovo il mio dolce buchino, lo insalivò lungamente facendomi gemere come una cagnetta in calore. Preparò la nuova penetrazione con le dita dilatandomi dolcemente l’ano, prima con uno poi due e infine tre delle sue grosse dita. Quando decise che ero pronta mi fece girare di nuovo si mise le mie gambe sulle spalle e mi penetrò, infilandomi nel culo tutto il suo uccellone. Spalancai occhi e bocca, un gemito di incontenibile lussuria riempì l’aria e un rivolo di saliva colò da un angolo della mia bocca. Mi inculava con metodo, una mano sul mio fianco sinistro a far leva mentre con l’altra accarezzava. leccava e baciava le mie gambe e i piedini. Ogni tanto mi aiutava a mastrurbarmi. Mi sentivo piena del suo cazzo, e mi sentivo finalmente femmina .
“OOOHH SIII …. Ti amo zio! … , sono la tua puttanella… riempimi tuttaaaa.. ” Le mie parole lo eccitarono ancora di più. Estrasse l’uccello.
“Dimmi che vuoi il mio cazzo puttanella, dimmelo ! ”
“Siiii, lo voglio…. lo voglioooo…. dammelo zio .. dammi il tuo uccellone ti prego” Mi fece mettere a pecorina e senza preamboli mi montò infilandomelo di nuovo tutto dentro. Mi tirò la testa indietro per i capelli facendomi inarcare la schiena e prese a stantuffarmi con furia .. Dilatatissima sentivo l’orgasmo incombere ..
“OHH mio dio.. sto per venire zioooo”
“anche io tesorooo” Il suo uccello fremette dentro di me e accompagnato dalle sue urla estatica sentii il mio culetto riempirsi di sperma bollente, esplosi nell’orgasmo più intenso che avessi mai provato e mi sentii quasi svenire. Caddi sdraiata sul letto sotto l’impeto dei suoi affondi con lui sopra e il suo cazzo ancora infilato dentro. Potevo sentire il suo sperma dentro di me e mi piaceva moltissimo come una donna che agognasse di essere ingravidata. Per alcuni minuti rimase sopra di me, mi abbracciandomi da dietro .. baciandomi il viso, le spalle e il collo mi sussurrava parole tenere e dolci e io mi sentivo in paradiso. Quando estrasse il pene potei sentire lo sperma scorrere fuori .. portai le dita al mio ano violato, raccolsi un po’ di seme e me le infilai in bocca assaporandone il sapido gusto afrodisiaco… Mi svegliai nuda, con una gamba sopra di lui, che riposava ancora dopo le piacevoli fatiche. Lo lasciai dormire e mi alzai dopo avergli sfiorato con le labbra il suo bel cazzo a riposo. Avevo il culo dilatato e ne ero più che felice: ero sua e lui era mio. Mi aveva sverginato proprio l’uomo che desideravo di più. Andai a farmi una doccia, mi misi una crema per il corpo alle mandorle e mi infilai un vestito leggero della zia a fiori, con solo un tanga bianco sgambato sotto. Mi feci la coda di cavallo ed infilai un paio di zoccoletti aperti col tacco della zia: incredibile quanto fossimo simili fisicamente. Scesi in cucina e, visto che mi aveva finalmente fatto donna, decisi di dimostrarglielo, preparandogli una ricca colazione. Apparecchiai per bene la tavola e mandai su in camera il cane a svegliarlo. Lo sentii ridere e giocare con il cane, poi mi disse:
“Tesoro, mi faccio una doccia veloce, poi vengo giù a prepararti la colazione…”.
“Fai con comodo”, gli dissi
“Sono qui che ti aspetto, amore”. Quando scese, rimase piacevolmente stupito della bella e ricca tavola imbandita. Io ero in piedi, appoggiata alla credenza, con la gamba destra leggermente in avanti, scoperta dallo spacco del vestitino leggero. Mi venne incontro, avvolto dal suo bianco accappatoio, mi cinse la vita e mi bacio caldamente in bocca, facendomi sentire la sua virilità..
“Mangia, amore, che si fredda, dopo avrai più energie…”.
“Sei tu la mia energia” mi disse
“Da quando sei entrata in questa casa, hai risvegliato tutti i miei sensi”. Si accomodò e si gustò tutto il preparato. Intanto io mi sedetti sopra il ripiano della credenza ed accavallai maliziosamente le gambe, fissandolo negli occhi. Finito il caffè, si avvicinò, si tolse l’accappatoio e mi mostrò il suo cazzone tiratissimo. Mi scavalcò le gambe e si appoggiò con il corpo contro di me. Iniziammo a strofinarci ed a limonare come due affamati d’amore… Suonò il telefono e con riluttanza si allontanò da me per rispondere. Mi alzai raccolsi i piatti, sparecchiai la tavola e mi misi a lavare i piatti. Finita la telefonata lo zio si mise dietro di me e mi abbracciò. Le sue labbra mi baciavano il collo, le mani mi accarezzavano il corpo e sentivo il suo grosso membro strusciarsi contro le mie natiche attraverso il leggero tessuto del vestitino che indossavo.
“Ma zio sto facendo i piatti.. ” civettai maliziosamente
“La mia donna deve essere sempre pronta” rispose continuando a baciarmi il collo,
“deve essere ai miei ordini”
“… e io lo sono zio” dissi gemendo di voglia
“dimmi che sono la tua femmina”
“Si bella, sei la mia femmina, la mia piccola puttanella”
“OH Sii zio .. sono tuaaa” gemetti in preda ad una incredibile voglia di maschio. Mi fece piegare sul lavello, mi alzò la gonna, strappò il tanga e puntò la grossa cappella della sua poderosa virilità sul mio buchino voglioso. Il contatto con il suo membro bollente mi diede una scossa. Mi afferrò per i fianchi e spinse. Sentii quel palo di carne calda infilarsi lentamente ma inesorabilmente su per il mio tenero culetto. Mi sembrava che non finisse mai, mi sentivo piena, .. piena del suo bellissimo uccello, lo sentivo dentro la pancia e mi piaceva da impazzire. Il mio uccellino era in tiro e iniziai a masturbarmi. Mi inculava dolcemente stando attento a non farmi male e mentre lo faceva mi baciava e mi sussurrava parole d’amore nelle orecchie. Ero innamorata di mio zio e non desideravo altro che essere sua, poteva disporre di me come voleva l’importante era che mi facesse sentire amata, desiderata e specialmente femmina. Lo sentivo andare avanti e indietro a ritmo crescente e gemevo, urlavo e mostravo al mio uomo tutto il mio godimento. Dopo 15 minuti la penetrazione si fece veloce e potente e io mi sentii in paradiso avrei voluto che continuasse per ore ma avevo anche una gran voglia di succhiarlo e sentire in bocca il sapore del suo delizioso seme….
“Ti prego zio lo voglio succhiare” Appena lo tirò fuori mi girai e mi misi in ginocchio di fronte a lui.
“Succhialo piccola è tutto tuo” mi disse appoggiandomi una grossa mano sulla nuca. Guardandolo fisso negli occhi lo presi in bocca e inizia a ciucciarlo. I suoi gemiti in risposta ai colpi della mia lingua erano doni d’amore per me. Pompai e massaggiai il suo scroto godendo della sensazione di pienezza e femminilità che quell’atto mi regalava finche non sentii la mia bocca riempirsi del suo seme bollente e colare dalle mie labbra.
“Che buono zio, adoro il tuo sapore …. posso averne ancora? ” gli chiesi guardandolo lussuriosamente negli occhi. Ne ebbi moltissima. Per tutta quella splendida estate fui in paradiso. FINE

About Erzulia

Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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