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Racconto erotico

Stefano e sua madre

Mi chiamo Stefano e ho 26 anni.
Studio biologia all’università di Milano.
Ho avuto diverse storie ma mi considero così maiale da ritenerle insoddisfacenti.
Eppure le ragazze con cui sono stato non erano mica santarelline… Sono così porco da oltrepassare senza problemi qualsiasi etica.
A volte sono stato con delle puttane ma non ne vale affatto la pena.
Ho avuto un rapporto con un ragazzo ma, sebbene mi sia piaciuto, non era quello che cercavo.
Volevo osare di più ma neanche io sapevo ben cosa finchè un giorno non ho cominciato ad osservare mia madre.
Mia madre si chiama Paola e ha 48 anni.
Ha un corpo discreto per la sua età, abbondante ma non cadente.
Ha anche un bel viso ma questi sono dettagli che descriverò in seguito.
Debbo premettere che per motivi di lavoro mio padre manca spessissimo da casa, a volte anche per tre o quattro settimane di fila.
Il mio salto di qualità o se volete il mio sblocco mentale nei riguardi di mia madre è stato del tutto casuale.
Ho sempre considerato mia madre asessuata.
Non era una donna, era mia madre.
Un giorno tornai a casa qualche ora prima del solito.
Mia madre non mi aspettava.
D’altronde neanche io mi aspettavo che fosse a casa.
Entrai a casa peraltro soprappensiero al punto di non accorgermi che la porta di casa non era chiusa a chiave.
In effetti non feci molto rumore, d’altronde non sono mai stato rumoroso.
Posai la giacca sull’appendiabiti e mi diressi verso il bagno che si trovava oltre la camera da letto dei miei.
Passando gettai involontariamente uno sguardo nella camera e vidi mia madre che aveva solo le mutande.
Si stava cambiando.
“O mio Dio, Stefano, mi hai fatto paura” disse la mamma coprendosi repentinamente il seno.
“O…. mi dispiace…. non credevo fossi in casa” risposi io distogliendo rapidamente lo sguardo.
“Cammini come un gatto, dovresti fare il ladro” disse lei scherzando e indossando al volo una vestaglia.
“Beh, se non trovo lavoro ci penserò” risposi io un po’ frastornato.
Mia madre mi diete un bacio come al solito e andò in bagno.
Io feci dietro front e andai nell’altro.
La mamma non aveva dato importanza all’evento ma io sì.
Avevo notate che razza di seni avesse.
Tondi, abbondanti, grandi.
Quello che mi aveva più colpito era in effetti la rotondità.
Nessuna delle ragazze con cui ero stato li aveva cosi tondi e così pieni.
Accidenti, non erano male.
Erano proprio belli.
Mi venne la perversa idea di metterci il pisello tra quelle tette ma subito mi sentii a disagio.
Ma no, mi vergogno –pensai.
Ma a pensare non succede mica nulla.
Posso pensare quello che voglio.
Posso pensare di toccare la fica della portiera.
Posso pensare di infilare un dito nel culo del mio professore di biologia.
Posso pensare di infilare un dito in bocca a mia madre… in bocca a mamma… in bocca a Paola.
Il disagio si affievoliva.
Il pensiero deve essere libero.
Penso di dare uno schiaffo a mia madre.
Penso di toccarle i seni.
No i seni, le tette.
No! le zinne, le zinnone.
Si ci metto il pisello tra le zinne di Paola.
E la mamma me lo lascia fare, anzi ride e partecipa.
Il pisello mi era diventato durissimo.
Dovevo masturbarmi.
Ero rosso… Iniziai a toccarmi e in breve venni.
Avevo goduto fin troppo per essermi fatto una pippa.
Ma l’argomento della pippa era nuovo e infuocato.
Libertà di pensiero.
Mai imporsi limiti.
Tutte le porcate che avevo pensato le avevo sempre messe in pratica.
Avevo perfino subito le attenzioni di un mio coetaneo.
Gli avevo succhiato il cazzo e lui mi aveva sodomizzato.
Ma ora quello che mi si prospettava non era realizzabile.
Passò qualche mese e io avevo iniziato a guardare con altri occhi la mammina.
Aveva anche un discreto culo.
Rotondo, un po’ grassottello ma in buona forma.
Col tempo mi feci coraggio e iniziai a spiare mamma dal buco della serratura.
Purtroppo davanti alla porta del bagno c’è un armadietto e non la doccia.
Una volta finalmente la vidi avvicinarsi all’ armadietto.
Era nuda sebbene potessi vederla solo di profilo.
Accidenti, la mamma nuda.
Paola sei bellissima.
Vorrei toccarti il culo.
Che pelle morbida hai… Non riuscii a vedere oltre il profilo.
Accidenti, non mi basta.
Mi masturbai….
Pochi giorni dopo mi alzai casualmente di notte per bere.
Vidi la luce accesa provenire dalla camera di Paola.
Mi avvicinai furtivo come un gatto per vedere cosa succedeva.
Sorpresa.
Cuore che batte all’impazzata.
La mamma stava leggendo a letto fuori dalle coperte, ma aveva la camicia da notte tirata su fino all’ombelico.
La fica era fuori.
I riccioli neri erano bellissimi, la sua pancia leggermente tonda.
Si toccava la fica, il monte di Venere, come se si grattasse delicatamente.
In realta si toccava il clitoride.
Posò il libro.
Chiuse gli occhi, iniziò a toccarsi con maggiore impegno.
Stavo tremando.
Se mi avesse scoperto cosa avrei detto, e cosa avrebbe detto lei.
Si stava masturbando.
Io sudavo.
Non ero eccitato, ero nervoso ma non potevo perdere neanche un fotogramma di quanto accadeva.
Sapevo che poi ripensandoci mi sarei eccitato.
La vidi infilarsi un tubicino di crema per le mani nella vagina.
Le entrò tutto e riprese a masturbarsi.
Domani –pensai- lo devo prendere e me lo devo leccare.
Finalmente godette.
Le contrazioni erano eleganti a vedersi.
La mamma godeva proprio bene.
Me ne andai di corsa in camera mia.
Mi infilai a letto sudato e finsi di dormire.
Avevo paura che la mamma mi avesse sentito e venisse in camera per controllare.
Ma ovviamente non si era accorta di nulla.
Le mie paure avevano distorto un po’ la realtà.
Aveva goduto, che bella che era! La cosa non mi sconvolse affatto anzi… Cercai di spiarla di più, di entrare di più nella sua intimità.
Una sera la vidi addormentata a letto con la luce accesa.
Si era addormentata leggendo (La mamma legge molto).
Era estate oramai e in casa da noi era abbastanza caldo da fare a meno anche del lenzuolo.
La camicia da notte era stata sostituita con una più pratica maglietta lunga di quelle che arrivano a metà coscia.
Era distesa supina e le gambe erano solo leggermente divaricate.
Mi portai da piedi al letto.
Mi inchinai e vidi il nero.
Forme indistinte e peluria.
Mi avvicinai.
Tremavo.
Avevo una paura tremenda che si svegliasse.
Avventatamente e audacemente le baciai l’alluce.
Prima solo sfiorandolo poi succhiandolo appena. Sudavo freddo nonostante il caldo.
Allungai la mano tra le gambe.
Volevo toccarle la fregna.
La fregna di mamma.
Stavo sfiorando l’interno coscie, mi avvicinavo.
Sentivo il calore.
Strusciavo tra le coscie.
Volevo toccargliela.
Iniziai a sentirle i peli.
Ci siamo.
Ti infilo un dito nella fica, ti pizzico il clitoride… Ero vicinissimo.
La mano tremava.
Il cuore batteva.
E lì.
Sto per toccarla.
Un respiro più profondo della mamma mi spaventò.
Ritirai repentino la mano.
Mi allontanai di un paio di passi e mi diressi verso la porta.
Il mio cervello era diventato un vulcano di pensieri.
In mezzo secondo avevo elaborato un paio di scuse nel caso si fosse svegliata, ma non accadde.
Tornai a letto maledicendomi per non aver toccato la fica.
Non me la sentivo ‘ più di tornare per provare a toccargliela ma tornai in camera sua per spegnere la luce.
Li al buio, in piedi vicino a lei mi spogliai nudo e mi masturbai.
Credo di averle schizzato addosso, ma non ebbi il coraggio di controllare.
Ormai ero ossessionato.
Mi masturbavo almeno due volte al giorno pensando alla mamma.
Che cazzo, non posso accontentarmi di fare meno ormai.
Le ho quasi toccato la fica… Ma che potevo fare.
Ebbi un idea.
Non ero in grado di attuarla da solo per cui dovetti confidarmi, ovviamente ritoccando il contesto della situazione, con un mio amico, un chimico.
“Vedi Giacomo –dissi sorseggiando una cocacola al tavolino di un bar- questa ragazza è un bocconcino, ma non credo di avere possibilità con lei” “Beh il mondo è pieno di bocconcini” rispose lui dando però l’impressione di aver ben capito dove volessi arrivare.
“Sì, ma questa figliuola mi da i brividi” “Vuoi rapirla? Ti do una mano se ti va…” rispose lui beffardo.
“No, il rapimento è da stronzi, anche la violenza… bada bene io di ragazze ne ho violentate, ma per gioco.
La cosa era consensuale.
La violenza vera lascia traumi che vanno oltre il dolore fisico.
Eppoi il dolore fisico se lo procurano da sole.
Vedi, se non facessero troppa resistenza, e magari si facesse uso di un po’ di vasellina, il dolore sarebbe pochissimo.
è il cervello che ne rimarrebbe traumatizzato…” “Non sapevo che eri psicologo” “Insomma io sto facendo tutto un giro di parole per chiederti se hai qualche cacchio di sonnifero bomba.
Insomma, prendimi per stronzo, ma che cazzo di male faccio.
Le dorme, io me la scopo, lei si sveglia e non si accorge di nulla, magari le brucia un po’ la fica..
” “Ok ho capito.
Sei capitato tra le mani di un maialone senza scrupoli come te.
Andiamo nel mio studio, ti faccio vedere il mio set di attrezzi” I due si recarono nello studio.
Giacomo aprì un armadio ed estrasse alcune fiale e alcune bustine.
“Questo è quello che ti occorre, il set completo, tre cose: numero 1, bustina con normalissimo sonnifero, mezz’ora e la fanciulla si addormenta.
Non basta però.
Se te la scopi adesso la bimba si può sevgliare, anzi quasi sicuramente si sveglia.
Numero 2, fialetta con liquido anestetico, mentre dorme gliela versi sul petto in modo da farla assorbire dalla maglietta e fili subito via dalla stanza.
Il liquido evapora in una mezzoretta e la bimba ne respira abbastanza per essere fuori combattimento per almeno tre ore.
Non si sveglia nemmeno se le pisci in faccia o la butti dalla finestra con l’elastico.
Numero 3, fialetta con liquido steroideo.
Glielo fai bere mentre dorme, magari prima della fialetta 2 e meglio ancora prima ancora che si addormenti e la bimba non rimane incinta.
Risultato dei tre composti: la bimba sta di merda per due giorni, ha un po’ di febbre ma poi torna come nuova.
” Non credevo alle mie orecchie “Ma sei proprio sicuro che funziona? ” “Assolutamente.
Me ne scopo così tante in questo modo che non sò più a cosa serva fare la corte” “Ok, dammi tutto” Presi l’occorrente e filai a casa.
Passai dall’alimentari e comprai del succo di ananas che sapevo avrebbe gradito.
Eravamo a cena, solo io e lei.
La vedevo riempirsi il bicchiere di succo d’ananas.
Non appena si alzò fulmineamente versai la polvere e la fialetta steroidea.
Non so se la mamma potesse ancora rimanere incinta, forse era in menopausa, ma era meglio non correre rischi.
Come previsto la mamma fu colta da inaspettata stanchezza.
Andò a letto.
Non appena fui sicuro che dormisse versai la fialetta anestetizzante sul suo seno, anzi sulle sue zinne.
La maglietta si impregnò .
Dopo una mezz’oretta tornai in camera.
Non potevo agire subito.
Dovevo stare tranquillo.
Provai a chiamarla.
Naturalmente avevo già una scusa pronta.
La scossi, le schizzai dell’acqua.
La schiaffeggiai un poco.
Nulla.
Dorme come un sasso.
Ora è mia.
Le tolsi la lunga t-shirt che fungeva da camicia da notte.
Ora era nuda.
L’ammirai un attimo.
Il suo viso ovale era ancora attraente.
Le lievi rughette sensuali.
Le sue guance erano carnose come le sue labbra.
Anche il suo collo era carnoso.
I capelli castani e ricci erano bellissimi.
Il suo seno tondo e pieno, i suoi capezzoli rosa la sua pancia tonda i suoi fianchi abbondanti, tutto mi faceva impazzire.
La sua bellissima fica colma di riccioli sembrava chiamarmi.
Le sue cosce generosamente tondeggianti e le sue caviglie fine erano spettacolari.
è mia.
Mamma mi ti scopo.
Paola ti voglio.
Ti faccio quello che voglio.
Le accarezzai il viso.
Le labbra.
Per la prima volta la baciai in bocca.
Mi fermai.
Dovevo spogliarmi.
Mi spogliai.

Ero nudo.
Il cazzo durissimo.
Ripresi stendendomi sul suo corpo nudo.
Le aprii la bocca e la baciai con la lingua.
Era mia.
Mia madre mi apparteneva.
Le diedi uno schiaffo.
Dormi Stronza.
Puttana.
Ti adoro Paola –le sussurravo.
Paola amore mio fatti scopare.
Fatti amare.
Amore mio, mamma ti bacio tutta.
Ogni centimetro della tua pelle.
Ti picchierò, ti faro male mamma.
Ti amo mamma.
Le presi le zinne.
Le strinsi.
Fantastiche, uniche.
Sono mie.
Mi misi su di lei in modo da appoggiare il cazzo tra le zinne.
Lo strinsi tra le zinne e venni subito.
Le sborrai in faccia.
Siiiiiiiiiii.
Che belloooooooo.
Accidenti devo controllarmi.
Devo controllarmi.
Praticamente non persi l’erezione tanta era l’eccitazione.
Continuai a tastarle le zinne, la pancia.
Finalmente giunsi alla fica.
Ancora non avevo toccato la fica della mia Paola.
Paola amore mio.
Da quanti anni non tocco la tua fica.
La toccai, la aprii, misi la lingua dentro.
Dovetti fermarmi.
Stavo per sborrare di nuovo senza neanche toccarmi.
Ripresi a leccarla.
Passai circa mezz’ora.
Il cazzo mi esplodeva.
La morsi.
Le morsi le cosce.
La fica di mamma grondava della mia saliva.
Me la potevo scopare.
Le aprii di più le gambe, mi misi nel mezzo e infilai la nerchia nella fica.
Calore sul cazzo.
Bellissimo.
Le sussurrai nell’ orecchio frasi da far accapponar la pelle a tanta gente.
Mamma ti sto scopando, ti amo.
La tua fica è la più bella.
I tuoi seni non hanno paragoni.
Mamma fatti scopare.
Papà è uno stupido a lavorare lontano.
Papa ‘ ti lascia senza scoparti ma per fortuna ti scopo io.
Ti faccio godere io Paola.
Paola ti amo, vorrei essere il tuo schiavo.
Pisciami addosso Paola.
Piscia addosso a tuo figlio.
E io piscerò addosso a te.
E tu Paola sarai la mia schiava, la mia puttana.
Sarai una bocca in cui sborrare.
Sarai il mio cesso.
Venni e godetti come uno stallone indemoniato.
Vuotai i testicoli nella fica di mamma.
Le strinsi forte le zinne mentre godevo.
L’erezione tuttavia continuava a tenere.
Incredibile.
Potevo tranquillamente continuare.
Ora ti scoperò il culo troia.
Però prima devo pisciare.
La presi in braccio e la portai in bagno.
L’appoggiai per terra e preparai alcuni asciugamani da stendere per terra e l’adagiai sopra supina.
Le aprii la bocca.
Mi misi in piedi sul suo bacino e pisciai centrando la bocca di Paola.
Le entrò parte nei polmoni e la espettorò con involontari e inconsci colpi di tosse.
Le pestai la fica.
Stavo impazzendo dall’ eccitazione.
Sembravo inappagabile.
Decisi di osare in qualcosa di veramente temerario.
Decisi di raderle la fica.
Quando si sarebbe svegliata sarebbe stata piuttosto confusa ma non poteva certo parlarne con me.
Avrebbe dovuto concludere di essere sonnambula.
Presi la lametta.
E le iniziai a radere il monte di venere.
Era bella la fica di mamma così.
Sembrava iniziare più in basso.
Poi la rasai completamente.
Le leccai nuovamente la fica.
Bella, liscia, depilata, fantastica.
Mio Dio, è unica.
Avrei voluto farla godere ma era impossibile.
Il clitoride di mamma era ben evidente ora.
La presi di peso e la voltai.
Faticai un po’ ma alla fine riuscii a metterla a pecora.
Le feci appoggiare quasi tutto il peso sulla tazza. Ora il bel culone era pronto.
Si intravedeva appena qualche leggero segno di cellulite ma d’ altronde molte delle ragazze con cui ero stato avevano la cellulite.
Che culo.
Mamma hai un bel culo! Chissa se papà te l’ha mai fatto.
Mi sa di no! Che peccato! Ora ti punisco papà.
Anzi siccome non ci sei punisco la mamma.
Andai a prendere un frustino da cavallo.
Qualche anno prima andavo a cavallo e ancora conservavo l’attrezzatura.
Tornai e mi misi in posizione.
Paola scusami se ti frusto.
Perdonami piccola mia ma un bel culetto come il tuo deve essere picchiato.
Mamma ti faro male, ma poi allargherai meglio l’ano.
Mi raccomando.
Dovrai allargare il buco quando ti entro e dovrai stringerlo mentre te lo fotto, ok mamma? Ora mamma ti frusto il culone.
Iniziai a frustare.
Colpii sempre più forte.
Cinicamente.
Che culo!! Dopo un bel po’ di frustate decisi che potevo fotterlo.
Le aprii le chiappe.
Leccai per bene il buco.
Misi la punta del cazzo in corrispondenza del buco e spinsi.
Credo che le avrei fatto molto male se fosse stata sveglia.
Il cazzo si fece strada nelle calde pareti del retto.
La fottevo.
Le sollevai il busto afferrandola per le zinne.
Stritolandogli le zinne e i capezzoli.
Poi la lasciai cadere e l’afferrai per i fianchi.
Infilai le dita tra le pieghe della sua carne.
Le tastai la fica liscia e depilata.
La fottei con violenza.
Lo stavo mettendo in culo a mamma.
Alla mia Paola, la donna e la madre dei miei sogni.
Le sborrai in culo.
Pochi istanti dopo le pisciai in culo.
L’avevo assaporata per bene.
Ora era tempo di rimettere tutto in ordine.
La rimisi a letto.
Pulì il bagno.
Degli asciugamani bagnati di piscio me ne occupai il giorno dopo.
Le infilai la maglietta.
Le aprii la bocca e le feci ingoiare la fialetta di steroidi.
Mi adagiai su di lei e iniziai una lunga e piacevole pomiciata.
Un’ora più tardi accennò qualche movimento.
Mi alzai e furtivo andai in camera mia.
Il giorno dopo stette piuttosto male.
Era sconvolta, sebbene cercasse di non darlo a vedere, per il fatto della fica rasata ma alla fine accettò con tutta probabilita l’ ipotesi di essere sonnambula.
L’ho scopata molte altre volte e la scopo ancora.
La mia Paola e una donna sensuale e piena di carica erotica.
Vorrei farla scopare da un mio amico. FINE

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I racconti erotici sono spunti per far viaggare le persone in un'altra dimensione. Quando leggi un racconto la tua mente crea gli ambienti, crea le sfumature e gioca con i pensieri degli attori. Almeno nei miei racconti.

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