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Una mattina che non sono andato a scuola

All’età di 18 anni fui ospitato da mia *zia*, Giuliana, per circa un mesetto, da febbraio a marzo, perché i miei genitori erano impegnati in America in un corso di specializzazione; la prima settimana passò tranquilla: sveglia, scuola al mattino, pranzo, studio al pomeriggio, cena, fuori un paio d’ore con mio cugino 19enne. I miei genitori erano stati molto gentili a lasciare la loro macchina a mio cugino, neopatentato, che così avrebbe potuto fare un po’ di pratica e avrebbe potuto raggiungere la sua scuola, che era anche la mia, in meno tempo. Una mattina però, essendo a scuola assenti i professori delle prime due ore, il mio orario scolastico era ridotto a solo 2ore, dalle 10 alle 12, mentre mio cugino aveva il solito orario: 8-13. Io allora dissi a casa che la mattina dopo avrei preso il pulmann e avrei raggiunto la scuola per i fatti miei. Al mattino mia *zia* mi svegliò solo un’ora dopo il solito, io mi aspettavo almeno un ora e 1/2, dicendomi di sbrigarmi perché ero già in ritardo e che lei, nel frattempo sarebbe uscita per la spesa; evidentemente aveva capito che io sarei entrato a scuola alle 9 e non alle 10. Io con comodo mi infilai sotto la doccia dopo essermi accertato di essere solo in casa.

Dopo un quarto d’ora sentii la porta di casa aprirsi e capii che era rincasata Giuliana; dopo un paio di minuti, sentii la maniglia della porta del bagno abbassarsi: pensai subito che il bagno fosse stranamente insonorizzato e che quindi mia *zia* non si fosse accorta che io ero sotto la doccia. Evidentemente mi sbagliavo perchè scostando un po’ la tenda scura che racchiudeva l’angolo doccia, notai che, dopo aver chiuso la porta alle proprie spalle, si stava spogliando come se volesse infilarsi sotto la doccia con me. Ad un certo punto disse:

“Sandro, finalmente soli a casa, senza i giovani tra i piedi! Adesso ci passiamo una mattinata divertente, ok? “; ora era tutto chiaro: credeva che fossi suo marito, ovvero mio zio. In me ci fu come una divisione: una parte che diceva

“no, dai! Come puoi scoparti tua *zia*! ” e l’altra che replicava

“un’incesto di prima mattina: cosa chiedi di più? “; il pensiero di scoparmi Giuliana, su cui avevo fatto tanti sogni, stava prendendo il sopravvento. Ad aumentare la mia tentazione di sbattermela, c’era la visione di lei che adesso col rasoio si stava dando una ritoccatina al pube, leggermente coperto di peli; la vedevo perfettamente come in un sogno: lì con il rasoio in mano, le gambe aperte mentre controllava di aver rimosso ogni pelo superfluo; però io non stavo sognando, sentivo l’acqua tiepida che batteva sulla mia testa, sulle mie spalle, sulla mia schiena, sul mio pene ormai teso in avanti di quasi 18 cm.

E proprio la sensazione dell’acqua sul mio membro, che meccanicamente avevo preso a massaggiare, mi fece prendere la decisione di andare fino in fondo.

Giuliana mi riportò alla realtà con una frase tipo:

“quanto tempo che non lo facevamo sotto la doccia… no? ” io fui costretto a rispondere con un semplice “ehhhh”, perché la mia voce era totalmente diversa da quella di mio zio e non volevo assolutamente che si accorgesse che dietro la tenda c’ero io e non mio zio, almeno non per ora. Adesso aveva finito col rasoio, lo aveva posato sulla mensola sopra al lavandino, e stava prendendo il suo accappatoio dal mobiletto sotto il lavandino; per vedere meglio, si piega in avanti, dandomi lo spettacolo della sua fica completamente depilata e leggermente dischiusa. Eccolo, l’ha trovato; lo appende all’appendino che c’è affianco alla doccia e poi si gira verso la doccia. Sono attimi interminabili, io non so cosa fare: aspettare che prima entri e chiudere nell’angolo per non rischiare che “mi scappi la preda” oppure allungare le mani sul suo corpo appena scosta leggermente la tenda. Non ho ancora deciso che vedo la tenda spostarsi un pochino; compare il suo sedere, alto, sodo, davvero splendido; poi la sua schiena e i suoi fianchi, magrissima, altro che maniglie dell’amore; e poi tutto il resto del corpo. Per fortuna, volendo lasciare le ciabatte pronte per quando uscirà è entrata sotto la doccia di schiena, sennò non avrei saputo proprio cosa fare.

“Mi sono rasata completamente la topina, proprio come piace a te, porcone! ” c’è un tocco di ilarità nelle sue parole, soprattutto sulla parola “porcone”. Ora è qui a nemmeno 1/2 metro da me, “che fare? “, mi dico io; per fortuna è lei a cominciare, infatti restando girata allunga una mano cercando il mio membro indurito, lo trova e comincia a massaggiarlo; io allungo una mano e dalla schiena le giro intorno, seguendo tutto il seno, fino ad arrivare al capezzolo. è in questo momento che si gira e si accorge che il membro che ha in mano non è quello del maritino caro, ma è quello del suo unico nipote.

Vedo lo stupore dipingersi sul suo volto, io temo che voglia scappare, le giro in torno e la “chiudo” nell’angolo, proprio come avevo pensato. Lei non sa che fare, glielo leggo negli occhi, vorrebbe scappare, ma allo stesso tempo vorrebbe scopare; adesso sono io a precederla: lei ha ancora la mano intorno al mio cazzo, ma non la muove più, io mi sporgo verso di lei facendole sentire sulla fica la mia cappella grossa ed eccitata. L’esitazione in lei crolla, divarica le gambe e mi dice:

“sono tua, mio malgrado! “; in effetti capisco che questa scopata me la concede perché ora, sia io, sia lei abbiamo bisogno di sfogare le nostre eccitazioni, e non ci va di “fare da soli”; d’altra parte si vede anche che se potesse eviterebbe di farlo con me. Sento la cappella che si fa strada tra le grandi e le piccole labbra, completamente bagnate, e non di acqua; poi sale ancora, mi pianto dentro di lei per la prima volta; è fantastico, è la prima volta ma sembra tutto così normale: il mio cazzo scorre perfettamente dentro la sua vulva. Poi comincio a fare avanti e indietro, avanti e indietro, dapprima lentamente, poi sempre più veloce; sento i muscoli vaginali massaggiare il mio membro dentro di lei ad ogni passata e vedo dall’espressione del suo volto che sta godendo, ma vuole di più. Allora esco da lei, la faccio girare e la prendo da dietro, nella fica, la sento tutta intorno al mio cazzo che mi sembra grande come non mai, intanto le tocco i capezzoli. Ora capisco che sta godendo di più. Avvicino la bocca al suo orecchio e le dico

“in culo? “, lei mi risponde

“si….. ma….. fai…… piano…….. lì sono vergine”; io, mentre la rassicuro sul fatto che non le farò male, o almeno non troppo, esco dalla sua fica e mi chino col culo all’altezza del suo culo. Da lì vedo tutto: la fica rasata e il culo che, a quanto dice lei, è ancora vergine; inizio a leccare il buco del culo, come di “rito” per tutte le inculate di cui avevo letto su internet; mentre la mia lingua si spinge più in là possibile nel suo buco, non resisto alla tentazione di “assaggiare” anche la sua passera. Adesso le sto leccando la fica, mentre con due dita le apro lo sfintere. Ora torno in piedi, la bacio sulle labbra e le dico:

“non ti preoccupare”; appoggio la cappella al suo ano e inizio a farmi strada; il suo ano delicatamente si apre, sto facendo con molta calma, non la sto assolutamente facendo soffrire. Appena arrivo a piantarmi fino alle palle in lei, incomincio la via del ritorno, e poi, giunto quasi ad uscire, torno su, sempre molto lentamente; adesso posso aumentare il ritmo ed allora comincio sù-giù-sù-giù. Intanto con due dita le sto massaggiando la fica, gioco con il clitoride, poi le infilo le due dita nello spacco e le faccio salire finche riesco, poi torno giù al clitoride, e di nuovo sù. Ogni tanto cambio mano, facendole leccare le dita che escono dalla sua fica. Dopo un po’ che siamo in quella posizione, all’ennesima pausa per non venirle subito dentro la pancia mi dice

“ora ti prego esci o vieni, mi stai facendo male! “. Io allora esco dal suo culo, la faccio piegare davanti a me in ginocchio e le faccio accogliere il mio membro in bocca.

“Con la bocca è davvero brava, peccato che non lavori perché farebbe carriera in fretta” penso tra me e me, mentre le vengo in bocca. FINE

About Esperienze erotiche

Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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