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Zia Adele

*Zia* Adele è una bella donna di una sessantina d’anni. Ai suoi tempi, a giudicare dalle foto, doveva essere un gran pezzo di fica: gambe dritte e solide, capelli neri mossi, un seno almeno della quarta misura, ma soprattutto un bellissimo viso, con due grandi, penetranti occhi neri e delle labbra rosse e carnose che sembrava volessero mangiarti.

E adesso, che giovane più non è, della gioventù conserva ancora la bellezza del viso, che poco sembra aver ceduto all’avanzare del tempo e delle rughe. Mi trovavo ospite da lei in vacanza, e la sua cucina superba contribuiva giorno dopo giorno a mettere in serio pericolo la mia linea…ma di questo non mi preoccupavo, al mio ritorno avrei pian piano ripreso il mio peso normale. Una mattina, mentre mi stavo facendo la doccia, notai per l’appunto che sulla pancia e sui fianchi si stava depositando del pericoloso materiale adiposo: e cominciai a guardarmi nello specchio cercando di trattenere il respiro per nascondere a me stesso la triste verità. In quel momento *zia* Adele bussò alla porta chiedendo se poteva entrare. Io le risposi di aspettare un momento, ma siccome lei è un po’ dura d’orecchie, scambiò le mie parole per un invito ad entrare, e così mi trovò tutto nudo davanti allo specchio, dato che non avevo fatto in tempo a coprirmi almeno con un asciugamano. Mi coprii con le mani le parti intime, e lei scoppiò a ridere del mio imbarazzo, della sua risata fragorosa che le faceva sussultare il petto matronale e brillare gli occhi. Finito che ebbe di ridere, notai che si fece più seria, e restò per un momento a guardarmi in silenzio, finchè mi disse apertamente:

“Sai quanto tempo è che non vedo un uccello degno di questo nome? ”

Cercai meschinamente di fare dei calcoli, e, visto che mio zio è più vecchio di lei di oltre dieci anni, considerai che la povera *zia* Adele doveva avere almeno almeno un quattro-cinque anni di fame arretrata di cazzo. Così scostai piano le mani dal mio pube, e lasciai che *zia* si gustasse lo spettacolo della mia erezione in diretta; in fondo, dopo tutte quelle lasagne e quei tortellini, sentivo di doverglielo. Ma *zia* non era evidentemente intenzionata a guardare soltanto: e così, senza parlare, si avvicinò e cominciò ad accarezzarmi il cazzo, poi si chinò e se lo avvicinò al viso, strofinandoselo sulla faccia come se fosse una saponetta profumata. Quindi ruppe ogni indugio, aprì la bocca e lo accolse fra quelle sue splendide labbra carnose, ingoiandolo fino ai coglioni e facendolo riuscire piano piano, quasi fosse un gelato che non voleva consumare subito. Questo suo andirivieni durò qualche minuto, ed io le tenevo la testa tra le mani accarezzandola delicatamente, accompagnandola nel suo movimento. Poi la aiutai a rialzarsi, e, siccome avevo una gran curiosità di vedere quelle sue grandi tette, le sfilai il pullover, sotto il quale portava solo il reggiseno. Già lo spettacolo delle sue poppe mi si presentava davanti nella sua maestosità, ma quando gli slacciai il reggiseno i due seni si proiettarono in avanti, e lasciai che si schiacciassero contro il mio petto. Le succhiai i grandi capezzoli dello spessore di un dito, e affondai il viso tra quelle due montagne di carne che dovevano aver raggiunto la sesta misura.

Ci spostammo nella sua camera da letto, e quando le montai sopra mi sembrò di stare sopra un grosso budino caldo, con quei seni che le scendevano uno per parte, ma la mia erezione era ormai inarrestabile, perciò le sfilai le mutande e cominciai a strofinare il mio cazzo sulla sua enorme fica pelosa. Lei mi disse che non poteva bagnarsi, e che doveva usare una crema. Me la spalmò sul cazzo, e dovetti trattenermi, perché la sua mano che me lo massaggiava con quella crema untuosa mi stava facendo sborrare. Glielo infilai dentro con un solo colpo, e, nonostante l’età, devo dire che quella fica era stretta quasi quanto quella di una vergine; dal che convenni che i miei calcoli sulla sua fame arretrata di cazzo dovevano essere più che esatti.

Lei sembrò godere, più che di vero e proprio piacere sessuale, della situazione di sentirsi montata da un giovane con un cazzo tosto come forse non se lo ricordava neanche. Mi disse di venire senza preoccuparmi, e, dopo averla baciata sul viso e sulla bocca, quella bocca che sembra fatta apposta per baciare, fui scosso dai tremiti dell’orgasmo, e lasciai che il mio sperma le inondasse la fica, come non avevo mai fatto prima con nessuna donna. Poi mi sdraiai accanto a lei, continuando a baciarla, e le chiesi se voleva che la facessi venire con le mani o con la lingua. Ma lei mi rispose che per oggi bastava così, le bastava la sensazione della fica piena di sperma a farla sentire, dopo tanti anni, ancora una donna. FINE

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