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Zia Giovanna

Io l’ho sempre chiamata zia, ma in realtà, zia Giovanna era la sorella più giovane di mia nonna, la madre di mia madre.
Possedeva una bella casa in campagna dove nel mese di giugno, alla fine delle scuole, venivo spesso ospitato per una quindicina di giorni.
Fu lei che, a causa di una serie di circostanze fortuite, mi iniziò ai piaceri del sesso.
Sono passati ormai molti anni, ma ricordo ancora quei momenti in modo così intenso da farmi percorrere la schiena da un brivido tutte le volte che ci ripenso.
In più, da allora, sono sempre rimasto affascinato dalle donne mature, anche se, spesso, sono state per me irraggiungibili.
Zia Giovanna, vedova da qualche anno, aveva allora poco più di sessant’anni e viveva sola in una grande casa in collina ad una trentina di chilometri dalla città.
Erano al suo servizio un fattore che curava l’orto ed il giardino ed una signora che puliva la casa e cucinava.
Entrambi abitavano poco lontano ed alla sera la zia rimaneva sola, per cui, finiti i miei impegni scolastici, mi ospitava volentieri, per avere qualcuno in casa che le tenesse compagnia.
Mi faceva molto piacere andare da lei, perché ero libero di scorrazzare in bicicletta per la campagna tutto il giorno, dovevo praticamente tornare solo per i pasti e per dormire, in più spesso la zia mi infilava qualche soldo di mancia in tasca senza che me ne avvedessi.
Fisicamente era ancora piacente, magra, minuta, occhi castani e capelli biondi, con ancora un bel seno.
Curava molto il suo abbigliamento e qualche volta la trovavo veramente eccitante, tanto da masturbarmi pensando a lei, come fanno sovente gli adolescenti.
Quella sera, tornato a casa dal mio solito girovagare mi stupii di non vedere la zia in salotto, dove di solito mi aspettava per cena.
Fatti pochi passi sentii chiamare:

– Sei tu Paolo? Per favore, vieni ad aiutarmi, sono scivolata e non riesco a rialzarmi.
– Dove sei, zia?
– In bagno, ma prima passa in camera mia, prendi l’accappatoio sul letto e portamelo.

Corsi in camera da letto, presi l’accappatoio ed entrai in bagno. Mi fermai quando vidi mia zia nuda nella vasca, ormai senz’acqua

– Per favore, Paolo passami l’accappatoio
– Stai bene zia?
– Si, non sto molto male, solo sembra che le mie ossa non abbiano più voglia di sostenermi, per favore ora voltati

Mi voltai ma negli occhi avevo ancora il corpo nudo di mia zia, la sua pelle chiara un po’ raggrinzita, le gambe pallide ed i seni ancora sodi con i capezzoli turgidi per il freddo.

– Adesso puoi girarti, aiutami per favore

La sollevai fuori dalla vasca prendendola tra le braccia, era leggera, non mi pesava , e sollevandola le si aprì l’accappatoio e ammirai ancora una volta il suo seno.
La portai sul letto e la distesi.
L’accappatoio scivolò ai lati facendomi vedere le gambe sino all’inguine, solcate da sottili vene blu.
Ebbi di colpo una imbarazzatissima erezione.

– Ti ringrazio Paolo, non so come avrei fatto senza di te.
– Di niente zia

A quel punto i suoi occhi si posarono sulla mia erezione, sorrise stupita
– Caspita, la tua vecchia zia ti fa questo effetto?
– Scusami zia, sono imbarazzato
– Figurati, non ti devi vergognare, è naturale, mi stupisce che il mio vecchio corpo ti ecciti così tanto
– Hai ancora un corpo bellissimo, zia
– Non è vero, mi stai solo adulando, per fortuna adesso sto un po’ meglio. Vuoi vedermi nuda?
– Sarebbe fantastico zia!

Si sfilò l’accappatoio e rimase distesa sul letto, allargando le gambe.
Vidi le sue cosce, il monte di venere coperto da una peluria fine grigio-bionda, le labbra rosee e carnose e salendo il ventre ancora piatto e due seni fantastici, pallidi e coperti da venuzze azzurre, ancora molto sodi.

– Puoi toccarmi, se ti fa piacere

L’erezione era talmente forte che cominciava ad essere dolorosa, facendomi coraggio iniziai a sfiorarle il seno, il ventre, l’inguine, la pelle era molto morbida, era piacevole accarezzarla.

– Sarà il caso di fare qualcosa per te, altrimenti quei calzoni scoppiano, lo hai mai fatto con una ragazza?
– No zia, mai
– Spogliati e sdraiati accanto a me

Piuttosto imbarazzato mi spogliai e mi sdraiai accanto a lei.
Dapprima mi accarezzò con le mani poi sentii la sua bocca umida sfiorarmi la punta dell’uccello, per poi ingoiarlo rapidamente.
Ero talmente eccitato e compresso che venni quasi subito nella sua bocca.
La zia ingoiò tutto poi mi disse:

– Erano un po’ di anni che non lo facevo, ma mi piace ancora. Adesso ti insegno come devi fare per darmi piacere, mettimi la testa tra le gambe e baciami

Allargò le gambe e divaricò con le dita le labbra della vagina, io la baciai delicatamente..

– Usa la lingua, leccami, leccami caro..

Cominciò a tremare tutta, scuoteva vigorosamente i fianchi e con le mani mi tirava la testa contro di lei, mi sembrava quasi di soffocare ma continuai a leccarla.
Era bagnatissima, gli umori suoi e la mia saliva colavano sulle gambe e sulle lenzuola.
Improvvisamente, dopo qualche scossone più violento degli altri, si calmò, mi lasciò la testa e sul suo viso apparve un sorriso beato.

– Non mi bagno così da anni! Vienimi sopra adesso, scopami!

Il mio uccello era nuovamente eretto e non me lo feci dire due volte, le salii sopra goffamente, un po’ imbarazzato perché non l’avevo mai fatto ed avevo paura.
Lei lo prese in mano e se lo infilò.
Era talmente bagnata che me praticamente lo risucchiò dentro di lei.
Fu un’esperienza fantastica.

– Spingi avanti e indietro! – mi disse

Non ne avevo bisogno, cominciai a scopare mia zia, prima lentamente, poi sempre più veloce, con tutta la forza possibile.
Furono alcuni interminabili minuti, mi sentii esplodere.
Mi tirò contro di lei e mi strinse forte.
Rimasi al suo interno per parecchio tempo, esausto, finché non mi ammosciai completamente.
Lei mi bisbigliò solo:

– Non dobbiamo dire a nessuno quello che abbiamo fatto, finché nessuno lo sa possiamo continuare a farlo senza problemi, sei d’accordo?
– Certo zia!

Quella fu proprio un’estate fantastica! FINE

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Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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