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Ad un convegno

Questa è un’ altra storia vera. Si tratta di una vicenda che a ripensarci mi diventa ancora duro.
Qualche anno fa eravamo ad un convegno a Trento, dedicato alla terapia comportamentista applicata a soggetti handicappati presso un centro specializzato.
Tre giorni di chiacchiere e qualche… svago.
Da subito ho cominciato a legare con due ragazze, Maria, 22 anni, e Ilaria, 23 anni, di Treviso.
Due amiche accomunate dal lavoro e da una serie di interessi.
Maria era fidanzata, Ilaria sola.
Si lasciavano comunque andare alla malizia delle parole tra una cena e l’altra.
Soprattutto Maria, pareva la più spigliata, ma erano entrambe ragazze “casa e chiesa”.
Frequentavano l’oratorio e Ilaria era pure catechista!
Alloggiavamo, casualmente, nel medesimo albergo, situato in pieno centro.
L’ultima sera, dopo una cena in un ristorante poco fuori città e dopo avere bevuto tanto quanto serve per liberarci dalle consuete remore, siamo tornati all’hotel; era da poco passata la mezzanotte.
Fino ad allora la nostra conoscenza non aveva oltrepassato lo scherzo “civile” e il buongusto borghese.
Con una scusa, evidente a tutti e tre, mi sono fermato nella loro camera. Discutendo del più e del meno, le signorine si sono prima toelettate e poi si sono messe in pigiama.
Come due brave bambine.
A un certo punto abbiamo fatto finta tutti e tre di guardare la tv sdraiati sul letto, io sulla sinistra, vicino a Maria.
Dopo una mezz’ora, Ilaria cominciò a lamentarsi, a dire di avere sonno tanto che poco dopo si mise sotto le coperte.
Maria la segui a ruota.
Ad un certo punto mi invitarono con un sorriso ad andarmene, ma io prendo coraggio e chiedo di essere ospitato.
Non vogliono, ma ridono, scherzano..
Mi tolgo il maglione, e i pantaloni.
Non si va sotto le coperte con i pantaloni!
E zac, mi infilo abusivamente.
Ilaria abbassa le luci, mentre la tv quasi muta continua ad andare.
Maria si mette su un fianco ogni tanto mi sfiora una coscia.
Lo farà apposta?
Mi avvicino lentamente, lentamente.
E continuo a parlare su niente e nulla.
Le sono contro il pigiama.
Il cazzo mi scoppia, è duro come il marmo e esce dalle mutande.
Maria si scosta, boffocchia qualcosa:
“stai più in la”.
Ma finge, finge spudoratamente.
Le prendo una coscia e le tengo premuto il membro tra il culo e il taglio.
Mi muovo lentamente.
Potrei godere anche così.
Mentre le premo il cazzo continuo a parlare, del più e del meno.
L’ipocrisia occorre assecondarla…..
Nonostante lo sforzo, la puttanella non ce la fa a parlare, le escono dalla bocca parole mozze.
Ogni tanto fa un sospiro.
La pucchiacca le pulsa in mezzo alle gambe…. lo so.
Allungo una mano: con decisione e garbo le abbasso pigiama e mutandine, come se niente fosse.
Le avvicino il prepuzio sulle labbra della fica…. lentamente, lentamente premo.
Un gemito, gode. Un colpo di reni e sono dentro di lei.
Non si trattiene, si muove.
Chiude gli occhi, apre la bocca.
Sente il cazzo che va su e giù, che la stantuffa, aderendo perfettamente alle labbra della fica che sono imburrate di umore.
Con lentezza esasperante la sto chiavando.
Guardo Ilaria con la coda dell’occhio.
è voltata dall’altra parte, su un fianco, fa finta di dormire.
Occhi chiusi, ma sul suo viso compaiono delle smorfie come di dolore.
La coperta si muove, si sta masturbando.
Maria non ce la fa più: mi invita, con una mano, a chiavarla con forza.
Aumento il ritmo gli assesto dei colpi profondi.
Rantola.
Gli sussurro all’orecchio delle porcherie:
“Godi, godi troia”.
“Ti piace il cazzo ehhh”.
Non commenta.
Un suono gutturale: sta godendo, anche io non mi trattengo più: sborro con violenza.
Le riempio la fica.
Ilaria si volta con uno scatto verso di me:
“ahhh”; anche il suo ditalino si conclude.
Rimaniamo inebetiti, facciamo finta di dormire.
Il letto ha una grossa macchia di sperma.
Parliamo un po’ e poi me ne vado, auguro la buona notte a entrambe.
Nessuno parla di quello che è successo.
Io ho goduto come non succede spesso, anche loro credo.
Il giorno dopo ci salutiamo come se non fosse capitato nulla.
Non ci siamo mai più rivisti. FINE

About Erzulia

Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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