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Angela aveva una gonna lunga

Lavorare in una piccola azienda di servizi web è particolare, si aggirano tipi tendenzialmente simpatici, genialoidi e molto, molto strani. Da un mese nella scrivania accanto la mia lavora Angela, piccolina, simpatica e sbarazzina, carina ma non bellissima e con un carattere di ferro. Lei, come me, si occupa di una molteplicità di cose e siamo sempre molto indaffarati. Lavorare, da quando lei è lì di fronte a me, è diventato piuttosto difficile: è sessualmente irraggiungibile… si è posta con una specie di muro di gomma che respinge in maniera naturale qualsiasi avance; questo ha fatto sì che divenisse una specie di chiodo fisso, dapprima superficiale, e poi, piano piano, sempre più profondo. Talvolta guardarla, nei momenti di rilassamento fisiologico delle meningi, mi provoca un vero e proprio dolore psicologico; ieri, ad esempio, indossava un semplice pullover e un paio di jeans, ad un certo punto, alzandosi dalla sedia, i pantaloni hanno disegnato il suo pube in evidenza e quando si è voltata il solco delle natiche era lì, invitante e irraggiungibile.

L’altro giorno invece aveva una gonna lunga e ho passato lunghissimi minuti a osservarle la curvatura dei piedi e della caviglia. La scorsa settimana, caricando la carta nella stampante, le ho visto un capezzolo dalla manica della maglietta… contestualmente mi sono quasi ammazzato con il caffè che stavo bevendo! Se si è accorta di queste occhiate furtive, sicuramente non lo ha dato a vedere; sempre distantissima! E che sofferenza la mia! Mi sento una specie di Tantalo, assetato e incatenato, con il ruscello che si ritira quando cerco di avvicinarmici. Ora sono qua, con `sto benedetto server che fa le bizze e tutti se ne sono già andati. Nel palazzetto siamo rimasti io e la guardia… una specie di neandertaliano sopravvissuto al tempo! Dopo essermi scorticato le mani finalmente trovo il guasto, una benedetta scheda fuoriuscita dalla sua sede! Bene, è ora di tornare a casa; l’open space è una specie di deserto tecnologico e questa zona industriale buia e desolata mi inquieta non poco. Sto per entrare nei servizi a sciacquarmi le mani quando sento l’acqua che scorre; subito mi blocco e cerco di capire chi possa essere, la luce è accesa e mi sposto da un’angolazione che mi permette di guardare lo specchio, nel riflesso vedo Angela che si aggiusta i capelli. Una morsa mi prende lo stomaco per qualche secondo e rimango inebetito a fissarla. Poi, finalmente, mi decido ad entrare, e che diavolo! Entrato me la trovo di fronte con la gonna in mano e in reggicalze nero con mutandine in pizzo beige.

“Ma… tu non sei uscito mezz’ora fa? ” mi chiede con voce un po’ stridula

“Evidentemente no! , e tu? Neppure, mi pare di capire! “,

“sono rimasta per aspettare Carlo, mi porta a cena e ne ho approfittato per aggiustarmi un po’”. Senza aggiungere altro, imbarazzatissimo, mi sono messo al lavabo e ho iniziato ad insaponarmi.

“Scusa”, le dissi “ora me ne vado! ” i nostri sguardi riflessi si incatenano per tre lunghissimi secondi, noto con la coda dell’occhio che comunque non si è riparata con la gonna e posso intravedere la peluria del pube dalla trasparenza dell’intimo, il mio pene subito si inturgidisce ma cerco comunque di controllarmi. Con voce un po’ tremante, per tentare di stemperare la situazione, le dico

“Carlo comunque ha un ottimo gusto, beato lui! ” Lei mi sorride e… io crollo come un sacco di patate ai suoi piedi, non riesco a controllarmi e le abbraccio i polpacci attendendo una sua reazione. Dopo un po’ sento una mano sulla nuca che mi accarezza e pian piano mi accompagna verso l’alto. Arrivo al pube e mi sembra di avere raggiunto la vetta del Bianco: sono letteralmente inebriato; inizio a strusciare la guancia su quel pube, epicentro di tutti i miei desideri, e pian piano ci appoggio le labbra. Il suo odore mi riempie le narici. Inizio a leccare timidamente il pube attraverso le mutandine e raggiungo le labbra, sento il tessuto umido e mi rendo conto di essere eccitatissimo. Non ce la faccio più, con due dita le scosto le mutandine e mi tuffo finalmente nei suoi umori. Lei inizia ad ansimare forte e io mi concentro sul clitoride. Diventa sempre più difficile seguire con la testa i suoi movimenti ma sono deciso a non mollare: deve venirmi in bocca! A quel punto con il medio la penetro, vado fino in fondo e inizio un su e giù che, lo sento, le piace moltissimo.

La guardo in viso e la vedo rossa, con gli occhi chiusi che si morde un dito. Al medio aggiungo pian piano l’indice e la allargo poco a poco. Mi prende la testa e la schiaccia a sé. Sta per venire, lo sento. Ora la dilato anche con l’anulare e con il mignolo tasto il suo buchino posteriore. La sento finalmente gemere forte e finalmente viene! Lecco tutto e la asciugo con la lingua. Rimane per diversi istanti appoggiata con la schiena alle piastrelle del bagno. Poi, tutto a un tratto, si toglie le mutandine, la camicetta, il reggiseno, si appoggia mollemente al lavandino e mi offre il suo sesso da tergo. La vista mi eccita ulteriormente e finalmente la prendo! Dopo neanche un minuto le inondo le natiche con il mio sperma. Prima di uscire si accosta al mio orecchio, mi prende il lobo, lo succhia un po’ , poi sussurra “hai una lingua da sogno, dobbiamo rifarlo! ” FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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