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Dalle parole ai fatti

Il momento non era certo dei migliori.
Due giorni prima ero andato a sbattere con la macchina della ditta e al lavoro ne avevo sentite di tutti i colori. L’idea che mi toccava andare alla stazione per prendere la figlia di una carissima amica di mia madre mi dava solo fastidio: altro tempo perso, in un periodo in cui avevo mille cose da fare. Veniva in città per delle questioni legate all’eredità del padre. Guidavo nel traffico delle nove, era una fredda mattina di Gennaio, soleggiata e spazzata da un vento gelido. Almeno il treno arrivò puntuale. Salutai Silvia e la trovai bene. Lunghi capelli biondi, carnagione molto chiara, tette piccole ma un corpo ben proporzionato.
< è un peccato vedersi solo quando si ha più da fare… >, disse lei mentre si toglieva il giaccone, scoprendo un completino di velluto, con una gonna corta e due stivali neri.
< è vero, ma non conta la quantità, conta la qualità… >
< Come a letto> interruppe lei, ridendo.
Era sempre andata cose, fin da quando eravamo più piccoli. Oggi lei aveva venticinque anni e io ventidue. Ci era sempre piaciuto parlare di sesso, scambiarci le reciproche esperienze e, in fondo, imparare qualcosa. Quando ci ribeccavamo, per un po’ riuscivamo a contenerci, ma poi finivamo sempre a parlare di scopate, fellatio, di come far venire una donna, di che gusto ha lo sperma. Ma non avevamo mai fatto niente, forse non ce n’era mai stata l’occasione o forse chissà. Questa volta il discorso era subito caduto le, senza preliminari.

< Come va con lui? >
< Bene. Ormai abitiamo insieme da un anno, ci siamo stabilizzati. Per il momento niente progetti a lungo termine, aspettiamo di mettere da parte un po’ di soldi. Lui soffre per non avere un lavoro stabile, ma io lo aiuto a farsi coraggio. C’è sempre il sesso che dr una mano… >
< Ma col tempo bisogna farsi venire sempre nuove idee… >
< Ultimamente mi piace dire un sacco di porcate mentre scopo, non so perché >
< Non sei l’unica – risposi io, mentre avevo un’erezione – l’importante c sapere che all’altra persona non dr fastidio >
< è vero, ma al mio ragazzo so che piace >
< Ma se hai la bocca occupata, come fai a parlare? >
Sorrise.
< E comincio a diventare anche esibizionista. Quest’estate mentre eravamo sul pedalò mi sono scostata le mutandine del costume e ho cominciato a infilarmi un dito nella figa e poi a mettermelo in bocca, e ti assicuro che non eravamo molto lontani dalla riva. Qui lui ha apprezzato meno, ma io godevo come una pazza, ti assicuro >
Il mio cazzo era diventato durissimo, facevo fatica a guidare in quelle condizioni.
Ormai eravamo fuori dalla città, ma i discorsi non cambiavano e cose la mia erezione non accennava a placarsi.

A un certo punto vedo Silvia che si alza la gonna. Alzandosi sul sedile si abbassa i collant, scosta le mutandine rigate e si infila un dito nella figa, a piu riprese, e poi se lo porta alla bocca.
Io rimango esterrefatto e le chiedo cosa stia facendo.
< Mi sono eccitata da matti mentre parlavamo… >
< Se, ho capito, anch’io mi sono eccitato però… >
Lei allora mi mette la mano sul cazzo, che ormai mi faceva male nei pantaloni.
< Eh, se, c proprio bello duro, chissà che voglia avrai di venire >
< Cosa vorresti fare, siamo per strada, io sto guidando, e poi noi non abbiamo mai fatto niente, tu sei impegnata, sei un’amica, ti fermi da noi… , insomma , è un casino. >
< Se, hai ragione > e intanto continua a palparmi l’uccello e si passa anche un dito sul capezzolo, che si indurisce all’istante.
Io allora metto la freccia e esco dalla strada principale. Ormai ho la pressione a mille e comincio a usare anch’io le mani. Continuando a guidare, le infilo prima uno, poi due dita nella sua passerina che si bagna tantissimo. Lei sospira, e continuando a toccarsi le tette comincia a dire :
< Se, ho voglia, ho voglia di scopare, di prendertelo in bocca… >
A uno stop incrociamo un gruppo di tre ragazzi in macchina che ci vede benissimo. Lei ha gli occhi mezzi chiusi e non se ne accorge.
Io cerco un posto un po’ fuori dai piedi ma quando ne cerchi uno anche il paese più sperduto ti sembra una metropoli e la gente in giro c sempre troppa. Mi infilo in una via a fondo cieco, ai lati ci sono delle siepi abbastanza alte e dietro delle case.
Speriamo che siano tutti al lavoro.

Fermo il motore.
Lei comincia a slacciarmi i pantaloni, e non smette di trastullarsi la fichetta.
< Sicura che non stiamo facendo una cazzata? >
< E lasciati andare ogni tanto… >
< Hai ragione. è che fino ad oggi abbiamo sempre parlato. Anche di come ti piace spalmarti la sborra sul corpo sul corpo dopo aver fatto venire il maschio… >
< Vedo che ti ricordi tutto >
A questo punto tira fuori il mio cazzo, eretto , e io abbasso il sedile.
Lei si ferma i capelli con il cerchietto e lo prende in bocca.
Comincia a pompare e intanto con le mani mi stringe le palle. Passa poi la lingua sulla cappella, e intanto mi guarda. Io sto per esplodere.
Abbasso un po’ anche il suo sedile e, da dietro, le infilo un dito nella figa, veramente fradicia. Umidifico anche l’altro buchetto e le infilo anche un dito nel culo, cominciando ad andare su e giu.
Lo sguardo si fissa sulla casa di fronte. C’è una soffitta e una finestra senza tende. Mi viene in mente quella vacanza in Inghilterra di molti anni prima, la mia stanzetta, la strada di fronte. Chissà se qualcuno si era mai appartato come sto facendo io..

Lei c veramente una maestra nei pompini. Sa aumentare e diminuire la pressione e non si ferma mai. Sono fradicio anch’io. Quando stacca la bocca, usa le mani e ti guarda sorridendo.
< Sto per venire > le dico.
La testa comincia a girarmi vorticosamente, devo smettere di chiudere i suoi buchi e metto le braccia dietro alla testa.
Lei con la bocca aumenta la velocità, a me manca il respiro, e finalmente scarico i miei getti di sborra dentro la sua bocca. La sento uscire e vedo lei che ingoia, ingoia tutto.
Non era la prima volta, ma un orgasmo cose non lo avevo mai provato.
< Ha un buon sapore il tuo sperma, veramente>.

I giorni successivi andarono come andarono. Passammo insieme parecchio tempo, ma raramente da soli. Silvia ne aveva passate tante, e solo ora trovava un po’ di stabilità nella sua vita. Ormai aveva un carattere abbastanza forte, sapeva prendersi quello che voleva e con gli uomini le piaceva comandare il gioco. Questo lo sapevo.
Dormiva in casa nostra, nelle stanza dove stavo io prima che mia sorella si sposasse.
Dopo quello che era successo volevo scoparla, ma dovevo aspettare le sue mosse. Non si sarebbe fermata più di dieci giorni e quindi dovevo sfruttare l’occasione, appena si fosse presentata.

Il suo bagno aveva una doccia migliore della mia, e quando non c’erano ospiti (cioè quasi sempre) la usavo perché mi era più comodo.
Una sera mi inventai che la mia doccia si era rotta e lei, prontamente, mi disse che potevo usare la sua, perché in fin dei conti si trovava a casa nostra. Io finsi di non volerlo, perché usandola alla mattina presto l’avrei sicuramente svegliata. Ma lei insistette. Era il segnale che aspettavo.
L’indomani, per non farmi beccare dai miei mi svegliai a un’ora assurda, tipo le 5. 30, e cercando di non fare il minimo rumore uscii dalla mia camera. Avevo già il cazzo in tiro e potete immaginarvi da quante ore era cose. La sua stanza era buia. Io non la svegliai e andai subito in bagno. Doccia, denti. Ancora bagnato, mi misi l’accappatoio e uscii dal bagno. Era ancora terribilmente buio. Lei continuava a dormire. Io mi avvicinai al letto e lei si svegliò.

< Ma che ora c? >
< Le sei meno un quarto>
< Cosa fai cose presto? >
Io intanto mi sdraio e mi infilo sotto le coperte. Le faccio sentire da dietro il mio cazzo e le infilo le mani sotto il pigiama. Le stringo le tette e comincio a
stimolarle i capezzoli.
< Aspetta >
Lei va in bagno. Io comincio ad avere strani pensieri. Dopo due minuti torna, con l’odore del mattino addosso.
Io sono sul letto e ho l’accappatoio ancora sopra. Lei si siede su di me, a gambe larghe, e comincia a spogliarmi. Mi lecca il petto e si toglie la maglia, mostrandomi le sue tettine. Rimaniamo nudi e siamo già bagnatissimi. Comincio a leccarle le tette.
< Mordimi il capezzolo >
Lo faccio, e lei ansima sempre più profondamente. Vado avanti con la lingua e le infilo un dito nella figa e subito anche nel culo, visto che le c gir tutto un lago.
< Scopami, voglio essere chiavata >
Ora c lei a sdraiarsi. Io lentamente infilo il mio cazzo dentro di lei, e comincio a spingere.
< Ah, bravo, cose, sbattimi, mi piace essere sbattuta >
Io però sono al settimo stadio del godimento e devo fermarmi per non sborrare subito.
Lei non apprezza naturalmente.
< Facciamo un bel 69 >, dico io, memore delle sue magnifiche capacitr orali e ansioso di rimediare.
Mi sbatte in faccia la sua passera. Io comincio a leccarla in profonditr, e usando le dita le scopro completamente il clitoride. Lei gode e mi succhia l’uccello, fino in fondo, e vedo la sua lingua che me lo ricopre di saliva. Si gira verso di me e vedo un filamento del mio liquido che si allunga dalla cappella fino alla sua bocca.
< Hai le palle ancora piene di sborra, lo sai? Ne ho mandata giù parecchia l’altro giorno ma si vede che non c bastato… >
<Girati, voglio prenderti da dietro >
Si mette a quattro zampe e allarga oscenamente il buco. Io la infilo e le metto
contemporaneamente prima un dito, poi due dita nel culo, ormai dilatato. Questa volta resisto di più . A un tratto mi accorgo che con la mano destra si sta stimolando il clitoride.
< Ti manca solo un bel pisellone in bocca, eh? > la apostrofo io, sempre più volgare.
< Voglio il tuo, solo il tuo adesso… >
Io continuo a chiavarla, e lei a masturbarsi sempre più vigorosamente. Inizia a tremare, il respiro si contrae. Finalmente, con due lunghi gemiti, viene.

< Adesso tocca a me > le dico.
< Ma non siamo 1-1? >
< Non vorrai mica lasciarmi cose, vero? >
Lei sorride e si rimette a succhiarmelo, sempre benissimo. Io le chiedo di masturbarsi, e lei lo fa subito.
< Allora, quanto ci metti a sborrare? >
< Non mettermi fretta… >
Alterna sempre le pompate con una sega, e io sento di stare per venire. Le erutto in bocca un altro fiume di sborra, e questa volta fa fatica a ingoiarla tutta.
Guardo la sveglia. Sono le sette.

< è tardi cazzo, c tardi > dico io che sono sempre un po’ apprensivo. Ho paura di essere beccato dai miei.
Ci guardiamo.
< è bello con te perché c solo sesso > mi dice lei mentre va in bagno.
In fondo, penso io, c vero. Sai che stai solo facendo sesso, senza nessuna controindicazione perché il rapporto si deve fermare le.

Mancava solo un giorno alla partenza di Silvia. Ero eccitato ma pensavo che non si sarebbe presentata più occasione per “divertirsi” .
< Vorrei farmi un bel bagno stasera, per rilassarmi un po’… >
Nel suo bagno la vasca non c’era, ma nel mio se.
<Puoi venire da me, tanto io vado a letto presto stasera… >
Era un po’ rischioso, ma ne valeva la pena.
Alle 11 sento bussare. Abbasso lo stereo e apro la porta. Era gir in accappatoio, con i capelli raccolti.
< Allora posso? >
< Certo, vieni dentro… >
Lei andò in bagno e io tornai sul letto. Non si era chiusa dentro.
Sapevo che aveva più esperienza di me. E soprattutto che era impegnata con una persona. Negli ultimi giorni le erano venuti un po’ di sensi di colpa. Ma se era le un motivo c’era.
Sentivo l’acqua scendere. Mi alzai dal letto, mi diressi verso il gabinetto ed entrai con decisione.

< Posso usare il tuo bagnoschiuma? >
< Basta chiedermi se puoi. Sono cose rompiscatole? >
< No, sei l’amico che tutte vorrebbero… > e nel frattempo si toglie l’accappatoio e rimane nuda.
La osservo da qualche metro. Ha veramente un bel sederino, tondo e sodo.
< Sei ancora vergine nell’altro buco? >
< Se, anche perché ce l’ho molto stretto e mi sa che mi farebbe molto male la prima volta, anche se deve essere un bel godimento… >
< A saperlo prendevo un po’ di lubrificante, sono andato ieri a fare la spesa… >
< Non so se lo trovi al supermarket quel tipo di prodotto… >
Mi avvicino. Comincio a baciarla e a sfiorarla. So come eccitarla, ormai. Mi abbasso e comincio a leccarle la figa. Si bagna subito.
Improvvisamente un rumore. Mi spavento, esco dal bagno ma era solo una pila di CD che era caduta.
Rientro e lei c in piedi nella vasca. Mi slaccio i pantaloni e li lascio cadere.
< Succhiamelo, avanti >
< Ehi, niente ordini… >
< Hai ragione, ma sei cose brava a farlo… >
Lei, rimanendo nella vasca, si china e lo prende in bocca. Mi piace guardarla
dall’alto. La aiuto a tenere i capelli dietro la testa.
< Perché non ti masturbi mentre mi fai il pompino? >
Lei non se lo fa ripetere. Si infila un dito nella figa e va dentro e fuori, sempre
più furiosamente.
< Mi piace vedere che ti lasci andare, che fai la vacca, perché vuole dire che ti fidi di me> le sussurro, mentre lei geme sempre più forte.
Si infila un dito anche nel culo e comincia a spingere.
< Immagina che sia un bel cazzone a entrarti nel culo, a sfondarti a poco a poco. Ti piacerebbe eh? >
< Siiiii, mi fa impazzire… >
<Un cazzo da succhiare e uno che ti incula. Un sogno>
Pompa in maniera furiosa. Passa la lingua dalla base fino alla cappella e lecca anche le palle. Continua a masturbarsi, a un ritmo impressionante. Le vedo le mani infilarsi nei due buchi.
La sua bocca è un vortice. Veniamo quasi contemporaneamente. Un rigolo di sborra le esce dalla bocca e cola nella vasca. Mi pulisce il cazzo mentre si passa sul corpo le mani fradice dei suoi umori. FINE

About A luci rosse

Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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