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Delia

“La prima impressione è quella che conta” si dice, e deve essere vero, almeno riguardo a quello che mi è successo un po’ di tempo fa.
Mi stavo recando in un ufficio quando, entrando, mi sono trovato davanti una ragazza, che poi ho scoperto essere la segretaria del capo, con un culo stupendo, perfettamente rotondo, con due chiappe sode e sostenute che si dividevano perfettamente in due mezze mele, fasciato da un paio di fuseaux rossi che ne esaltavano ancor più le forme.
Quando si è girata per vedere chi era entrato mi accorsi che di faccia non era niente di che, e che le tette erano rimaste nell’immaginazione, tanto non si vedevano.
Per lavoro ho cominciato a frequentare quell’ufficio con regolarità e di conseguenza sono entrato un po’ in confidenza con Delia, la segretaria, appunto.
Tornando nel suo ufficio tempo dopo, scoprii che il capo non sarebbe venuto in quanto trattenuto da un altro impegno.
La mia mattinata era ormai persa e ricordando il magnifico culo, decisi di restare a fare due chiacchiere con Delia.
Stava riordinando l’archivio anche se il vestito che indossava non era esattamente “da lavoro”: infatti indossava una maglietta che le lasciava scoperta mezza pancia e che in una con un seno normale a stento lo avrebbe coperto e una minigonna che a ben vedere lasciava scoperto qualche pelo di figa.
Non sarebbe stato niente se uno l’avesse vista solo di fronte, il fatto è che poi si gira di schiena, e allora il culo la fa da padrone e calamita gli occhi anche se uno si gira dall’altra parte.
Detto fatto Delia si gira per prendere dei fascicoli posati in terra e chinandosi la mini scopre il culo stupendo, abbronzato e solcato dal filo bianco degli slip a tanga che si immerge tra le chiappe.
Il cazzo si è immediatamente rizzato senza nemmeno darmi il tempo di pensare.
Non so cosa mi è successo, ma mi sono avvicinato da dietro e le ho detto: “Spero che anche tu ne abbia voglia, altrimenti rischi di essere violentata”.
Lei si rialza e si gira sorridendo:
“Era ora che ci provassi, era un po’ che ti puntavo” e così dicendo si appiccica contro di me e mi bacia con foga.
Non è che mi faccio pregare, e così, mentre slinguiamo, le infilo le mani sotto la mini e comincio a palpare l’oggetto del mio desiderio: le chiappe sono calde e sode, lisce come la seta e invitanti.
Le impasto fino a riempirmene le mani, poi comincio a scendere con un dito sul solco che le separa, sotto il filo del tanga, sempre più giù fino a trovare le increspature del suo forellino, che comincio a solleticare.
Lei emette un gemito di approvazione e poi scivola in ginocchio davanti la mia patta.
Apre la lampo, sbottona i pantaloni e comincia a baciare l’uccello da sopra le mutande.
Poi con due dita abbassa gli slip e si trova con il cazzo ormai durissimo ad un centimetro dalla bocca.
Senza scomporsi tira fuori la lingua e comincia a leccare lentamente la cappella mentre una scossa lungo la spina dorsale mi fa rabbrividire.
Sempre leccando, lentamente apre la bocca e comincia ad ingoiarlo sempre più giù fino a toccare con le labbra i peli dell’inguine.
Comincia a pompare con metodo, sempre a fondo, insalivando il cazzo fino a farlo colare.
Ad ogni su e giù sento la lingua che sfrega sapientemente contro il frenulo della cappella e mi manda un brivido.
Decido di fermarla perché ho altre mire.
La faccio alzare e la stendo sulla scrivania, con il culo sul bordo, e le alzo e le allargo le gambe fino a fargliele appoggiare al petto e mi trovo davanti uno spettacolo da libidine violenta: la sua figa è completamente glabra e la perfetta rasatura si estende fino al forellino anale, rosa e palpitante.
Mi abbasso e con la lingua comincio a leccare lentamente le grandi labbra, ormai gonfie per l’eccitazione, prima dall’esterno, poi sempre più giù fino ad entrare con la lingua nella vagina.
A quel punto, come se avessi tolto il tappo ad una bottiglia, un fiotto di sbroda è cominciato ad uscire e a colare fino al buco del culo lucidandolo tutto.
La mia lingua è scesa a leccare dolcemente e insistentemente le crespe rosa del buchino cercando di insinuarsi anche dentro.
Delia ormai rantola chiedendo di essere scopata.
Le infilo due dita in figa e continuo a leccare il culo con insistenza.
Lei capisce l’antifona e con le mani si allarga sempre di più le chiappe.
Allora mi alzo e appoggio la punta del cazzo sulle labbra ormai fradice iniziando a spingere.
Entro dentro di lei facilmente, agevolato sia dalla sua sborra che dal passaggio ormai abbondantemente utilizzato, pompandola profondamente e con decisione.
Ma il pensiero torna al culo e approfittando della lubrificazione provo a infilarle un dito nel forellino: è stretto, vuoi vedere che non l’ha mai preso in culo? mi dico.
Contemporaneamente Delia dice:
“Fai piano, non l’ho mai fatto dietro”.
Allora, senza sfilare il cazzo dalla figa la faccio girare a pancia sotto cosi da avere sotto gli occhi quelle due stupende chiappe e comincio a lavorare di dita nel buchino.
Prima uno, poi due ruotandole lentamente.
Delia prima stringe i denti, poi geme di piacere.
Ormai vedo solo il suo culo. arresto la scopata e le dico:
“Adesso voglio il tuo stupendo culo”.
La prima reazione di Delia è un no, ma poco convinto.
Ormai il lavoro di dita ha dato i suoi frutti.
Il buco è più morbido e dilatato.
Sfilo il cazzo dalla figa grondante di umori, e per maggior sicurezza le lubrifico ulteriormente il buco del culo con un bel po’ di saliva.
Appunto la cappella e in quel momento il passaggio mi sembra strettissimo.
Comincio a forzare, lentamente ma con decisione.
Agevolato dalla lubrificazione lentamente l’uccello si fa strada fino a che, con un gemito di dolore da parte di Delia, la cappella si assesta dentro lo sfintere. Ormai il più è fatto e lentamente comincio a pompare.
Delia mi supplica di fare piano, ma possedere finalmente quel culo mi rende sordo ad ogni supplica e comincio a pompare sempre più forte e profondamente, mentre lei per alleviare il bruciore si smanetta il clitoride con una mano.
La inculo per un tempo che non riesco a quantificare tanto è il godimento, e ad un tratto, a forza di smanettarsi, Delia gode, e nello spasmo dell’orgasmo serra il buco del culo.
L’effetto è quasi immediato e sento la mia sborra montare.
Le chiedo allora di allargarsi le chiappe dopo di che comincio a sfilare il cazzo ormai al limite e mentre la cappella passa lo sfintere, la sborra arriva bollente e prepotente.
Comincio a schizzare sul suo buco spalancato due, tre, quattro schizzi di sperma, quindi rimetto dentro il cazzo per completare la sborrata.
Esausto mi sfilo da quel culo da favola e lo vedo colare sborra dalle crespe arrossate e dilatate.
Delia si alza e si gira:
“La prossima volta che manca il capo ti avverto prima”.
Sarà, ma non mi ha mai telefonato. FINE

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