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Dottor Roberto

Mi chiamo Roberto e quello che vi sto per raccontare è una delle tante stranezze che possono capitare a chi come me è ginecologo.
Il lunedì, come per tanti è sicuramente la giornata più intensa e più difficile di tutta la settimana, visite su visite, come se le persone si sentissero male soprattutto nei giorni di festa; bè questo forse non vi importerà ma tutto iniziò da un lunedì di giugno quando verso l’ora di chiusura mi arrivò una telefonata in studio, a quell’ora la mia segretaria era già uscita e quindi risposi, una signora mi chiedeva un appuntamento per la figlia, trovandomi in difficoltà visto che gli appuntamenti non erano compito mio le chiesi di richiamare l’indomani ma la donna insistendo mi chiese di fissarglielo io, cosa che feci un po’ per l’insistenza ed un po’ per la stanchezza che mi sentivo addosso; non conoscendo le visite per il giorno seguente le chiesi se poteva andare bene l’orario delle 19 e 30 orario generalmente di chiusura, lei accettò.
Il giorno dopo fatto presente alla mia segretaria che è anche la mia assistente che si sarebbe fatto tardi iniziammo con le visite, fatta sera verso le 19 nella sala d’aspetto attendevano il loro turno una signora sui quarant’anni ed una ragazza poco più che diciottenne.
Le due si somigliavano molto entrambe alte con un fisico asciutto, capelli mori e lisci, ed entrambe impazienti di eseguire questa visita.
Arrivato il loro turno, Arianna (è il nome della mia assistente) le fece accomodare all’interno del mio studio, io come solito iniziai con le domande e cioè con la raccolta dei dati anamnestici.
Della propria vita privata è sempre difficile parlare apertamente ma lo scopo del ginecologo è quello di arrivare a capire la situazione attuale attraverso i disturbi, le malattie, le operazioni e i problemi sessuali.
Con una ragazza giovane questo è ancora più difficile soprattutto in presenza di un familiare, chiesi allora alla madre di lasciarci, lei accettò ma mi chiese di poter poi assistere alla visita, io accettai sapendo che è difficile lasciare una figlia soprattutto la prima volta, sola con un uomo anche se un dottore.
Libera dalla paura della madre la ragazza rispose a tutte le mie domande, anche se molto inibita (cosa normalissima), non avendo mai avuto rapporti capii che la madre l’aveva accompagnata per precauzione, mi disse infatti che sarebbe dovuta andare in vacanza sola, e per la prima volta!!!!!!
Finita la raccolta dei dati Arianna accompagnò la ragazza nello spogliatoio della sala visite per farla spogliare e nello stesso momento io chiamai la madre per parlare soli, le chiesi cosa intendesse fare e lei mi rispose che avrebbe preferito che la figlia prendesse la pillola contro ogni evenienza, quindi ci spostammo entrambi nell’altro studio, la feci accomodare in un angolo dove si trovava una sedia appositamente collocata per questi casi (frequenti).
La ragazza accompagnata da Arianna si presenta davanti a me vestita solo di mutandine e reggiseno, è molto spaventata e questo lo si vede come guarda la madre che le rivolge uno sguardo severo ma nello stesso momento fiero del portamento e del fisico asciutto della figlia.
L’assistente la tranquillizza e le chiede di togliersi il reggiseno per il controllo delle mammelle, ne escono due tette molto belle tonde e sode, come se ne vedono poche, con due capezzoli grossi e sporgenti, la palpitazione è compito di Arianna, alzandogli un braccio alla volta e stringendo i seni e il capezzolo con entrambe le mani, stringe leggermente l’aureola che si irrigidisce subito, io capisco che è molto sensibile e che dovrò essere molto delicato, mentre la palpitazione continua Monica (è il nome della ragazza) tiene lo sguardo sempre basso, si vergogna e cerca di non guardare il viso della madre che invece scruta molto interessata cosa sta succedendo alla figlia.
Finito il controllo Arianna spiega alla ragazza come dovrà fare da sola l’autopalpitazione del seno.
A questo punto incomincia il mio lavoro, chiedo alla ragazza di stendersi sul lettino per visitarla, Arianna si posiziona al fianco della ragazza pronta a passarmi gli strumenti che le vengono richiesti, la madre è rossa in viso non di vergogna ma direi di eccitazione, forse lei non si aspettava di assistere ad uno spettacolo così eccitante della figlia.
Incomincio con la visita dell’addome, la ragazza è sempre più tesa e questo non mi facilita il lavoro per cui mi mostro un po’ severo con lei non guardandola neppure, le scosto le mutandine arrivandole all’inguine, le ausculto i polmoni con lo stetoscopio, e infine la faccio girare di pancia per auscultarle i polmoni da dietro, ha un sedere veramente sodo senza un filo di cellulite anche se ancora velato dalle mutandine bianche che le coprono interamente le natiche, appena abbasso le mutandine lei mi dice no!! ed io non aspettandomi la reazione mi distacco ma la madre pronta le disse di non fare resistenza e che sarebbe stato molto più facile e veloce se lei non avesse interferito con il lavoro del dottore.
Alle parole della madre la ragazza si calmò e mi fece proseguire, la madre si scusò per la figlia, mentre io le dissi di togliersi le mutandine e di rigirarsi, la feci sdraiare e divaricare le gambe sugli appositi gambali, così oscenamente aperta la ragazza aveva le lacrime agli occhi ma io a questo punto dovevo proseguire, ora era completamente nuda davanti a me con il pube ricoperto di peli castano chiari, mi segue con gli occhi mentre io chiedo all’assistente di passarmi i guanti, li infilo e poggio una mano sull’addome ed una sul monte di venere, so che è vergine e che dovrò solo infilare un dito in quella vulva giovane ma la cosa incomincia ad eccitarmi come alla madre per la rigidezza che offre Monica nel farsi toccare.
La ragazza è tesa ed eccitata nello stesso momento per cui decido di lubrificare il guanto, una volta fatto questo il mio dito scorre facilmente fra le grandi labbra di Monica e stuzzicando il clitoride la ragazza si lascia andare a gemiti leggeri ma sicuramente uditi anche dalla mia assistente e dalla donna sulla sedia.
Devo essere delicato nella penetrazione, prima devo capire se l’imene è intatta, spingo il dito verso il basso e l’imene non c’è, cosa abbastanza normale nulla di strano, guardandola vedo che è sudata e Arianna le asciuga la fronte, la madre assiste anch’essa sudata in viso è a lei che ci vorrebbe proprio un’asciugata, vedo anche che ha gli occhi proprio puntati sulle mie dita io continuo a muoverle entro la figlia, le si vedono pure a lei i capezzoli turgidi che spuntano dal vestito, io penso che uno spettacolo così non l’abbia proprio mai visto (e lo si vede!!! )
A questo punto penetro fino in fondo con l’indice fino ad arrivarle al collo dell’utero, la ragazza urla un misto di dolore e di piacere, è venuta me ne accorgo e se ne accorge pure Arianna che gli sussurra che è normale e che non si deve vergognare.
La visita continua normalmente, prelievo di liquido vaginale per le analisi, palpitazione bimanuale, ecc.
Ad esame è finito la ragazza si riveste mentre la madre mi segue nello studio le prescrivo esami e pillole dicendole che non c’è nulla di anormale nella figlia ma lei cambiando discorso mi chiede sottovoce se potessi farle un’esame visto che erano anni che non si faceva visitare da un dottore.
Le risposi: non c’è problema si presenti domani alla stessa ora.
Capisco però che la donna è eccitata da morire e cambiando idea le dico che potremmo farlo proprio adesso se lei fosse disponibile e per evitarle un nuovo viaggio.
Accetta immediatamente ma si riserva di portare la figlia a casa, io le dico che potrebbe accompagnarla Arianna la mia assistente se non le dispiaceva, lei accettò nuovamente.
Partite, la donna si sedette di fronte a me e mi raccontò che lei era così premurosa perchè vedova da tre anni e che la responsabilità della ragazza gravava totalmente su di lei, io capita la situazione chiesi alla donna se aveva ancora rapporti sessuali, lei rispose di no, ma io insistetti con il domandare come riusciva a attenuare le sue voglie e lei sempre più imbarazzata mi rispose che lo faceva usando le mani ed inoltre aveva comprato via posta degli oggetti visti su di un giornale.
Volendo andare più a fondo e per metterla alla prova, sapendo che ad un ginecologo è difficile mentire continuavo con domande sempre più spinte come: come faceva, dove lo faceva, in quali situazioni ecc. , le risposte erano sempre più vaghe come se la donna si stesse sempre più vergognando del suo comportamento.
Io la rassicuravo e la incitavo a parlarne dicendole che ero un dottore e che a me doveva dire la verità per poter diagnosticare i problemi veri o presunti che ella aveva, finchè decisi di passare all’azione, questa donna mi intrigava sempre più e soprattutto nel sapere che non avendo avuti rapporti negli ultimi anni sarebbe stata una paziente perfetta per i miei esami.
La feci spogliare nello spogliatoio dove poco prima si era spogliata la figlia e questo mi eccitava notevolmente.
Daria era veramente una donna stupenda anche se di quarant’anni, mi si presentò in calze autoreggenti nere su due tacchi a spillo, perizoma rosso come il reggiseno a balconcino che reggeva due seni veramente grossi e sodi, pensai in un attimo: tale figlia e tale madre!!
Anch’ella si vedeva che si vergognava, forse perchè ad inizio serata non pensava di volersi far visitare pure lei e quindi quei vestiti non erano proprio adatti ad una visita ginecologica o forse perchè era troppo tempo che non si mostrava nelle sue nudità ad un uomo, comunque questo a me non dispiaceva, anzi mi eccitava tremendamente.
La feci avvicinare e le dissi che era veramente una donna molto bella questo la fece arrossire ancora di più e mentre non se lo aspettava le slacciai il reggiseno palpandola, lei non si ritrasse anzi si avvicinò, le dissi che dopo la palpitazione le avrei fatto una visita speciale e questo le fece indurire i capezzoli ancor di più di quello che lo erano di già.
Mi chiese solo allora che voleva una visita molto a “fondo”, una visita che la facesse star bene, su questo la rassicurai dicendole che non l’avrebbe sicuramente dimenticata.
Una volta finito di palparle il seno, cosa riuscitami veramente difficile per le sue rotondità le dissi di sedersi sul lettino che le avrei auscultato i polmoni e così fece.
Daria teneva le mani fra le gambe lunghe e affusolate come se si vergognasse di quello che stava per fare, io le dissi di distendersi, di togliersi il perizoma e di appoggiare le gambe sugli appositi gambali che la visita stava per incominciare, lei lo tolse appoggiò le gambe ed attese le mie mosse, cosa che accadde immediatamente, infatti io presi una bottiglietta e mi accinsi a lavarle la vagina con dell’acqua calda cosa che la irrigidì subito, dicendole che era una procedura normalissima si calmò e rilassò inoltre le dissi che sarebbe stato meglio se l’avessi rasa perchè i peli anche se graziosi e ben curati non andavano d’accordo con il tipo di visita che l’aspettava, questo forse proprio non se lo aspettava e rossa di vergogna mi disse che forse era meglio se non lo avessi fatto ma io insistetti dicendole che era veramente necessario, incominciai senza il suo assenso.
Una volta averla depilata del tutto si scorgeva una figa veramente eccezionale due labbra enormi svettavano dal monte di venere, una vagina da leccare d’un fiato, naturalmente non lo feci la professionalità ancora regnava sul mio viso.
A questo punto infilai i guanti sotto gli sguardi della donna che nello stesso momento era eccitata ed impaurita non sapendo cosa stava per accaderle, lubrificai la vagina anche se non ne aveva bisogno viste le sue secrezioni ed infilai un dito all’interno della sua caverna, Daria fece un salto e si ritirò dicendomi che non voleva e che era troppo tempo che nessun uomo la toccava, a questo punto decisi di legarle gambe e braccia al lettino per la buona riuscita della visita, e ripresi a masturbarla strisciando le mie dita sulla vagina fino ad arrivare al clitoride.
La signora Daria incominciò a dimenarsi come una forsennata ma legata al letto non aveva possibilità di movimento, capii che erano spasmi di piacere quando infilai il secondo dito nella vagina e con l’altra mano premevo sul ventre per sentire le contrazioni vaginali, allora decisi di continuare nel movimento e mentre facevo questo le chiedevo quanto grandi fossero gli oggetti che usava per il proprio piacere, lei mi rispose fra un gemito e l’altro che erano più grandi di due dita per cui decisi di infilare un terzo dito, urlando mi disse: così.
Qualche sussulto di Daria mi fece capire che l’eccitazione si faceva sempre più intensa.
Ma visto come si muoveva la donna e l’elasticità della sua vagina decisi nuovamente di aumentare il numero delle dita arrivai a quattro, spingendole avanti e indietro le domandavo se andava bene così e lei rispondeva che erano più che sufficienti ma non accontentandomi provai ad inserire il quinto che dopo innumerevoli tentativi non entrò ma che la fece venire più volte.
Adesso la donna era proprio lubrificata gli umori le escono dai genitali e le sue enormi tette sono gonfie fino all’inverosimile per non parlare poi dei capezzoli che svettano grandi e appuntiti.
Deciso allora di andare avanti nella visita presi uno speculum di dimensioni notevoli inclino il lettino in modo che la schiena si abbassi rispetto al corpo e divarico ulteriormente i sostegni delle gambe e lo inserisco all’interno della donna che oramai spossata dal piacere non parla più ma si lasciava fare qualsiasi cosa, la sua eccitazione però risale quando apro lo speculum, questo si dilata piano piano ma in maniera inesorabile, la donna cerca di muovere il bacino e mi dice che è troppo largo ma io non l’ascolto e proseguo ad aprirlo, urla di dolore ma in me non vede compassione le dico che da lei non me lo aspettavo che non sarebbero entrate cinque dita per cui la aiutavo a dilatare quella figa che era stata troppo tempo chiusa senza ricevere del pene, lei urla ed urla sapendo però che nessuno può sentirla, finito l’ultimo giro di vite mi abbasso per guardare meglio all’interno della mia paziente e vedo una figa arrossata ma ben tenuta per cui chiudo l’attrezzo e lo estraggo.
Daria non urla più, la lascio riposare e rilassarsi in quella posizione sapendo che l’esame ancora non è finito, prendo un tubetto di vasellina e mi avvicino, la donna ha gli occhi chiusi ma li riapre velocemente quando sente che gli spalmo il liquido vicino la vulva ma più in basso, ho deciso di controllare l’ano e glielo faccio presente, lei risponde che li è vergine di non volerlo fare ma io insisto dicendo che molte malattie derivano proprio da li e proseguo con il polpastrello dell’indice, massaggio tutto intorno allo sfintere; si irrigidisce tutti i muscoli sono tesi non parlo ma spingo il dito all’interno del buchetto, i muscoli sono serrati e li sento stringere attorno al mio dito, le ripeto di rilassarsi le farà meno male, sta ansimando forte per cui capisco che non le fa male più come prima e allora spingo più a fondo fino a che il dito è tutto all’interno dell’ano, lo muovo avanti ed indietro le piace lo sento ed allora infilo un secondo dito, continua a dimenarsi ma non chiede di smettere.
La osservo il suo respiro si fa sempre più affannoso, la maialina non disdegna il sesso anale, mentre la pistono infilo direttamente tre dita nella figa questo la fa scatenare, ora il suo affanno si è tramutato in mugolii molto accentuati fino all’orgasmo che non si fa attendere molto.
Mi sono spinto troppo oltre? forse ma Daria ansima ancora dopo il trattamento che le ho riservato, forse non essere stata toccata da un uomo per così tanto tempo la ha rafforzata, è stanca ma cerca di non farlo vedere infatti mi chiede: dottore la visita è conclusa? Io vista la sua sfacciataggine dopo un trattamento così le dico: manca ancora una cosa da controllare poi potrà tornarsene a casa tranquilla.
La slaccio dalle fibie che l’hanno legata fino ad ora e la faccio accomodare sull’altro lettino, le dico di girarsi a carponi e di appoggiare le mani sullo schienale reclinato orizzontalmente, da questa posizione ho una vista della sua figa depilata e del suo ano arrossato ed ancora largo; vista stupenda.
Penso ancora che abbia capito tutto il piacere che ha provato infatti mi fa un sorriso si rigira e si colloca come le ho chiesto solo le gambe non sono divaricate come intendo, le sposto io e lei è lì che non si muove, attende paziente quello che ho in mente di fargli, non ho fretta, voglio farle assaporare il gusto dell’attesa, non si lamenta anzi non mi guarda neppure sa che qualsiasi cosa gli faccia le farà avere sensazioni che non ricorda da tempo o addirittura che non ha mai provato.
Fingo di scrivere seduto alla mia scrivania poi mi alzo e mi metto all’opera prendo l’endoscopio lo accendo e mi avvicino, le spiego cosa devo fare e cioè inserirlo all’interno della vagina e dell’ano per visionarle gli organi interni attraverso il monitor in cui è collegato, annuisce e si abbassa ancor di più, ora è nella classica posizione alla pecorina, chissà da quanto tempo non si mette così; perchè non domandarglielo? dissi: allora Daria in questa posizione da quanto tempo è che non stai? lei rispose che erano anni e che questa era la posizione preferita sua e del suo povero marito allora continuai nel chiederle il perchè e lei rispose che da parte sua era per il motivo che riusciva maggiormente a far entrare in sè il pene, mi scattò una scintilla a quelle parole ma questo a dopo… infilai l’endoscopio prima nella vulva, la sua temperatura fece si che Daria si spostò in avanti ma io la presi per i glutei e la tenni ferma, dopo un attimo era proprio lei a spingersi verso lo strumento come se fosse un fallo, pompava come una forsennata ma a questo punto le dissi di rimanere ferma perchè se no il cilindro metallico non riusciva a riprendere nulla; era una bugia ma a questo punto il mio scopo era di non farla venire subito con il rischio di stancarla troppo; dopo aver visionato le parti intime lo estrassi e le chiesi di appoggiarsi ancor di più sui gomiti e di abbassare la testa perchè l’avrei dovuto inserire nell’ano.
Le divaricai le chiappe e con un colpo deciso lo infilai, emise un sol gemito di dolore, in fin dei conti era solo la seconda volta che sentiva violato il suo retro; pompai anche qui e poi smisi proprio sul culmine del suo orgasmo.
Deposto l’oggetto dissi alla mia paziente che essendo rimasto scontento del suo primo approccio alla visita e che quella era la posizione in cui preferiva prendere degli oggetti le avrei fatto lo stesso servizio ma con le mani!!!
La risposta che mi diede fu fallo con qualsiasi cosa ma fallo e subito, la signora Daria si era proprio disinibita anche se non mi guardava in viso sapevo che aveva un desiderio talmente represso che lo avrebbe pure fatto da sola se glielo avessi chiesto, ma questo era il mio compito.
Infilai un dito poi due e poi tre senza questa volta vasellina, la sua figa depilata colava copiosamente di umori, stantuffavo e lei mi veniva incontro dicendomi ancora e ancora, allora infilai come avevo fatto prima il quarto dito, la posizione era sicuramente la sua preferita perchè le pareti erano più dilatate e mi invitavano ad infilarci la mano interamente.
Lo feci ma in quel momento emise un urlo di dolore che però non mi fece desistere e continuai a spingere finchè tutta la mano fu dentro, si dimenava, urlava, ma godeva allora decisi con l’altra di inserire un dito nella rosa che aveva al centro del sedere, a quel punto venne urlando, sentivo la mia mano immersa nel suo liquido e continuai a stantuffare, nel sedere inserii il secondo dito e poi il terzo, non la sentivo più era spossata dai ripetuti orgasmi, estrassi le mani e l’aiutai a distendersi supina, la lasciai riprendersi mentre io l’attendevo seduto alla scrivania, quando mi si presentò dinanzi le dissi che lei non aveva nessuna malattia particolare ma dei gran arretrati di sesso.
Lasciandomi mi chiese un appuntamento per la settimana successiva che io accettai immediatamente dicendole che la prossima volta l’avrebbe assistita anche la mia infermiera Arianna, mi sorrise e mi disse che non aspettava altro.
Che gran troia. FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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