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Firenze, che città

Era il nostro primo incontro. Ci eravamo dati appuntamento al casello autostradale vicino al suo quartiere. Avevo guidato in una mattina piovosa e verso Firenze avevo trovato un poco di nebbia.
Ci eravamo riconosciuti dalle foto che ci eravamo scambiati. Era bellissima, i capelli neri lunghi e due occhi scurissimi, come solo le meravigliose donne latine hanno. Lei mi aveva portato a casa sua direttamente e mi aveva voluto cucinare il pranzo, era una scusa per poter restare soli e assieme il più possibile. Nel tardo pomeriggio sarei dovuto ripartire per tornare a casa. Mentre aspettavamo venisse pronto il pranzo avevamo parlato un po’ di tutto, ma non avevamo parlato del desiderio che entrambi ci spingeva l’uno verso l’altra.   Mangiammo e finito il pasto mi invitò verso il soggiorno e ci sedemmo vicini sul divano. Lei si avvicinò. io mi voltai verso di lei, la guardai negli occhi scurissimi e le sfiorai i capelli. Lei socchiuse gli occhi, io capii che lei desiderava quell’incontro quanto me. la strinsi a me e le nostre bocche si incontrarono. Le nostre lingue dolcemente si accarezzavano e con le mani andai sotto la gonna che portava. Lei portava un perizoma di pizzo che le sfilai, sfilai anche le calze e andai a baciarle i piedi e i polpacci, poi feci scivolare dolcemente la mia lingua lungo tutta la gamba lungo la coscia e con le mani le accarezzai il suo piccolo frutto. Sentivo i suoi peli pubici e con le dita presi ad accarezzarla. Le mie dita erano umide sei suoi umori e quindi la feci coricare sul divano e scesi per continuare con la lingua, desideroso di sentire il sapore dei suoi succhi. Il profumo della sua vagina mi catturava e le sue labbra erano dilatate sotto le carezze della mia lingua. Lei si era spogliata della camicetta e si era tolta il reggiseno. Mi spogliai anch’io e quando feci per ritornare in quel delicato posto lei mi fermò. Rimasi in attesa di capire cosa lei desiderasse. Ero in ginocchio davanti al divano e lei si mise davanti a me e si accuccio per sentire anche lei il sapore del mio pene eretto. Dolcemente prese a succhiarmelo, io sentivo il calore della sua bocca che mi avvolgeva e appoggiai le mani sulla sua calda schiena. Sentivo il pene eretto al massimo ed accarezzandole la schiena scesi fino all’ano. Le infilai il pollice e con le altre dita cercai la vagina. Sentivo il rumore della sua saliva e la sentivo ansimare di piacere sotto i movimenti della mia mano. Ormai desideravo venire e glielo dissi. Lei si fermò e mi disse che desiderava sentire in bocca il sapore del mio succo e così si riprese in bocca il mio pene. Con una mano la penetravo analmente e con l’altra le accarezzavo i seni. Le venni in bocca, lei raccolse in se tutto il mio seme. La bacia, lei sentì il sapore della sua vagina sulle mie labbra e io sentii il sapore del mio sperma sulle sue.
Andammo avanti così fino a sera, quando dovetti ripartire. Il cielo si era rasserenato e uno splendido tramonto copriva il cielo.

FINE

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