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Racconto erotico

Giorgia o Sharon

Fermandomi al semaforo, fui distratta dai miei soliti eropensieri a causa di un vocio che, guardando con la coda dell’occhio nello specchietto retrovisore, risultò provenire da due macchine che stavano fermandosi dietro la mia, affiancate: in una c’erano due giovanotti sguaiati che indirizzavano complimenti irriferibili, sghizzando per darsi coraggio, ad una ragazza che occupava l’altra vettura insieme a due compagni di sesso maschile.

Appena si spense nella mia testa una pornofantasia su Sharon, non tardai a rendermi conto che la ragazza non solo rideva, ma provocava quei complimenti scoprendosi e ricoprendosi il seno piccolo ma tosto e ben attrezzato di capezzoli puntuti, manovra consentita da un top elasticizzato che indossava e che lasciava nude le spalle, ricoprendoli a malapena.

Quando le macchine, tutte, ripartirono fu chiaro dai gesti e dal sorriso pieno di promesse che la ragazza invitava gli occupanti dell’altra macchina a seguirla: così fu.

Ero più che eccitata, ancora incuriosita: mi dissi che era solo l’inizio di un motivo ma presto le note avrebbero preso un’altra strada, però, per non sbagliare, seguii anch’io la vettura tenendomi ad una giusta distanza dopo essere stata superata.

La pantomima si ripetè ad ogni semaforo con nuove varianti: all’ultimo, prima di imboccare la circonvallazione, la ragazza si mise in piedi sulla sedia, le spalle addossate al finestrino e, rapidamente, scoprì le natiche mostrando il culo magro ai due vicini dell’altra macchina.

Erano eccitati, rossi come peperoni e anch’io non scherzavo.

Eravamo arrivati alla quinta nota e ancora nessuna delusione: chi era quella ragazza?

Presa la direzione della Nuova Zona Industriale, le macchine rallentarono come se la prima stesse cercando dove infrattarsi: Dio mio, ero bagnata anche tra le gambe, avrei macchiato la gonna! Sharon mi aveva prescritto l’uso degli ovuli vibranti fronte retro da non rimuovere prima del nostro incontro: ci avrebbe pensato lei a rimuoverli, ardisco pensare con la bocca.

Nella zona c’era un ampio territorio, un elettrodotto per l’alta tensione, dove non si poteva costruire e, perciò prosperava, in quella calda stagione, una ricca vegetazione trascurata da qualche anno: un intrico di cespugli, arbusti ed erbacce.

Non potevo certo farmi scoprire, così nervosamente rallentai aspettando che trovassero un accesso, cosa di cui sembravano certi: e così fu, le due macchine, girando a destra, forzarono un punto evidentemente noto, dove sterpi ed erbacce, dopo il loro passaggio, si rinchiusero alle loro spalle.

Erano in camporella quasi in città: l’idea che lì si fossero già incontrate carni eccitate, trasmise al mio fronte retro un tumidore da risolvere con energiche ditate. La cosa, per ora, era impossibile dovendo trovare anch’io un altro accesso della stessa specie non lontano dal loro!

Da guardona abituata a filmetti porno e incontri costruiti in modo improbabile ero così’ eccitata per questo reality inaspettato da non curarmi punto della macchina: così dopo una cinquantina di metri dalla loro scomparsa cominciai a tentare, voltando a destra, l’ingresso nella foresta e, al terzo tentativo, riuscii a superare un muro di selci rigogliose che si rinchiusero dietro di me: e adesso?

Evitando di pensare come sarei uscita da quella situazione, scesi spingendo la portiera con forza per piegare la prigione che mi circondava e mi orientai sicura verso di loro come un’esploratrice intrepida graffiandomi in vari punti, trattenendo gli ovuli per la mia Sharon.

Dopo un po’ sentii le loro voci e mi lasciai guidare da esse per avvicinarmi in silenzio: parlavano proprio un linguaggio spavaldo che mi piaceva e lei in questo, sboccata, primeggiava.

Infine li vidi tra un groviglio di arbusti in grado di proteggermi alla loro vista: mi avvicinai quanto potei cercando di non provocare rumori.

Capii subito che due di loro tra i maschi erano in un certo senso la guardia del corpo della ragazza per proteggerla da malintenzionati, tuttavia anch’essi sfoderavano gli attributi in resta come gli altri due cui era capitata questa sfortuna sfacciata: avrebbero dovuto pagare alla fine?

Subito respinsi questa idea: preferivo pensare che fosse una viziosetta affamata di una fila di uccelli. Che fosse viziosetta lo tradivano uno sguardo da lupa e la magrezza di chi consuma energie nel sesso, dogma questo confezionato da chi, come me, per quanto sudi tra le lenzuola, tende ad tondeggiare.

Era questa materia di discussione tra me e Sharon quando, sfinite dagli orgasmi, ronfavamo come gatte una, io, maneggiando i miei vasti opulenti seni, lei ammirandosi le sue lunghe gambe affusolate.

Che fosse un’ingorda seriale era chiaro: inginocchiata, maneggiava gli uccelli dei ragazzi appoggiati in piedi al cofano di una delle macchine più come una che ha una gran voglia che come una consumata del mestiere e per ottenerne una più completa erezione si era riabbassato il top così quel seno piccolo e sodo molleggiava ad ogni pompata delle mani che lavoravano in coppia ora su un cazzo ora su due.

Poi per non deludere nessuno, un terzo lo prese in bocca; e qui si aprì un’altra storia: se finora tutto era stato nella norma, il pompino no, era extra. Per farla breve, la ragazza smascellandosi ospitò il cazzo nella sua gola quanto era lungo e non poco. Ne stantuffava due e ne ingurgitava un terzo: non solo questa performance le riusciva a ripetizione, ma mentre ingollava quei venti centimetri giurai che avesse nello sguardo persino un bel po’ di sorriso come se volesse dire: visto? posso anche rifarlo se mi fai quell’aria da infoiato.

Avrà avuto venti anni quel bocconcino, non di più; e si comportava in modo diretto, senza mezzi termini e arie da educanda: in una parola una sfacciata.

Piccolina e diresti magrolina ma ancora fornita di rotondità, con una gran carica di energia e un fascio di nervi al servizio: ciucciava e leccava, ingoiava e stantuffava. Una morettina con una zazzeretta morbida e ondulata, ancora un po’ “nature” forse, ma educandola avrebbe potuto diventare una libertina, raffinata e viziosa: scoprii che i due body guard la chiamavano Giorgia

Tra una pompata e l’altra, eccitava la truppa con parole pronunciate a spruzzo, in modo istintivamente sensuale:

“Che …caz…zo …. ecco, ora ti mor…. do… le pa…. lle …. così…ti pia…ce? ”

Rispondevano, ormai ridotti ad uno straccio:

“Dai .. mignotta… come prima … ingoialo”

E Giorgia di rimando, in un sussurro:

“Ora te lo me…no su.. e giù… così dai te lo strin…go.. la ca…ppella come si sta ingro.. ssando … com’è rossa!! ”

“…Ingoialo ancora… così.. dai.. mignotta … mi fai morire”

“Dimmi…ancora le parolacce… mi piace…che me le dici! ”

“Porca … sei porca…”

“Si, mi ecciti così…. ancora … dai.. parolacce” risalendo momentaneamente con una mano sotto la mini Giorgia si sgrillettò.

“Ingoialo, dai.. in fondo dai.. in gola.. fino alle palle, dai! ”

” Ora arriva, dai… che vuoi ancora? Ecco, te lo meno.. anche .. in bocca e a due mani.. adesso lo bacio.. in bocca, ti faccio… un servizio da zoccola”

Era forse che sentirsi un oggetto al pieno servizio delle fantasie dei maschi, anziché farla sentire degradata, ne aumentasse il piacere? Così sembrava, ma avrei dato una fortuna per sincerarmene: nel dubbio preferivo credere di si così il formicolio tra le mie cosce aumentava.

Gli altri tre stavano continuando da soli a smanettarsi davanti a lei che sorrideva e, appena si liberava una mano, tornava a brancicarne uno, a smenazzarlo o a sgrillettarsi la fica sopra le mutandine.

Mi sarei permessa di aggiungere ad alta voce le parolacce che sembravano eccitarla oltre modo, che era una vera zoccola; intanto, senza toccarmi solo strofinando le gambe nude tra loro, gli ovuli erano bastati per farmi arrivare ad un orgasmo molto sontuoso. Stetti zitta, invece, per non guastare il surplus di eccitazione masochistico-voyeristica.

Uno di loro, quello privilegiato dalle sue attenzioni oro-manuali, stava intanto rantolando:

“Sto arrivando.. ecco.. ancora.. dai…. ancora, vacca.. siii… ecco, ecco!! ”

” Sborra in bocca, eh … no, non in faccia… la voglio in bocca… tutta! ”

E così fu: masturbandosi la cappella per innescare la furia dell’orgasmo, il fortunato cominciò a far piovere fiotti di sperma colpendo la sua bocca aperta come un fiore, ad imbuto.

I ragazzi non ressero: al proprio turno di attenzioni preferirono sopperire con una vera sega irrefrenabile, schizzando infine quando già, ingoiata la dose precedente, Giorgia si era girata per dedicarsi ad un altro cazzo.

Investita da un secondo getto aprì le labbra per rimediare una nuova annaffiata e perdere il meno possibile di quel liquido che doveva piacerle molto visto come lo gustava e inghiottiva malvolentieri:

La nuova raffica, però, provendo dalla parte opposta la investì in piena faccia: allora sollevò il busto in modo che il liquido cremoso si adagiasse sul suo petto, tra le mammelle.

Ingoiava ormai in fretta il primo per svuotare la bocca piena ed essere pronta a riempirla di nuovi getti degli altri: mirava la traiettoria per essere pronta a ricevere il terzo, mentre del secondo spalmava le gocce dense sul petto con l’asta appena eplosa.

Infine, con un gemito, come colpito da un’arma invisibile, anche il terzo la investì di schizzi, un getto continuo, dentro in bocca e fuori.

“Tu, no, apetta.. ” lanciò uno sguardo amorevole all’ultimo perché si fermasse, le labbra e la faccia bagnate di crema ma, quando si stava ripulendo la bocca ingoiando tutto fino all’ultima goccia, il disobbediente la mitragliò in faccia e sul petto, dispettoso.

Faccia e petto di Giorgia erano lordi di sperma a grumi, quà e là: allora cercò di ripulirsi con la mano leccandola poi a lingua aperta. Infine rinunciò al lavoro di precisione, risollevandosi il top sul seno con un gesto come se volesse asciugare i residui cremosi impregnando la stoffa dell’abito.

Giorgia era eccitata, ansante, con uno sguardo socchiuso sensualmente, perso di libidine; strinse le gambe tra loro, imprigionando la mano che titillava la fica: stava arrivando anche lei, insomma!

“Non avremo mica finito? ” disse uno dei due fortunati, vedendo che si ricopriva il petto, ” adesso comincia il bello”, aggiunse limandosi il cannone di nuovo in tiro. La costrinse a mettersi in piedi, volando leggera come una piuma, e fece per strapparle le gonne ma subito uno degli accompagnatori arpionò con una mano l’avambraccio che ardiva, riducendo il barzotto a più miti consigli.

“Ho le mestruazioni.. oggi no, non posso” disse Giorgia” se volete facciamo un altro giro di pompini, ma la fica no, non oggi” disse con un sorriso smorfioso carico di promesse.

L’idea di un nuovo orgasmo fece sorridere i fortunati; e così ricominciò un nuovo giro di masturbazioni e pompini, di leccate e bevute, di schizzi e sospiri; e dopo appena un po’ di riposo la danza riprese, sempre lei a stimolarli, a riprenderseli in bocca, a bersi e a lordarsi il top: instancabile proseguì per un buone due ore.

Mi chiedevo, provando io stessa a tener aperta la bocca, come dovesse dolerle l’apparato dopo un tempo così lungo di smascellamenti. Era ridotta al lordume tra sperma fresca e già seccatasi, ma sembrava non curarsene punto.

Devo aggiungere che speravo esaltasse il suo piacere sentirsi trattata come un tombino, meno di uno straccio, per il senso di potere su quelle teste insulse pronte a svuotarsi di liquidi ad ogni non dico curva ma anche ad un ammiccamento di ciglia di femmina? Alla fine della giostra, ripulitasi la faccia alla meglio, ricoprì il lordume sulle tette tirando semplicemente su il top che si bagnò per asciugarla alla belle meglio.

Prima di ripartirsene da quel luogo, riuscii a sentire che si scambiavano i numeri telefonici: ebbi tempo di registrare nella rubrica del mio cellulare quello di Giorgia che era stato ripetuto più volte.

Per strada, dopo essermi disincastrata da quell’anfratto quando già le due macchine erano ripartite, pensai con brivido che avevo tenuto acceso il cellulare per tutto il tempo passato a spiare il gruppetto.

Appena realizzato il pericolo corso, quando stavo rientrando in circonvallazione, squillò: era Sharon preoccupata per il mio ritardo.

Prima di risponderle mi chiese se le avrei raccontato quanto mi era capitato: scelsi per il momento il silenzio. FINE

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Ciao, grazie per essere sulla mia pagina dedicata ai miei racconti erotici. Ho scelto questi racconti perché mi piacciono, perché i miei racconti ti spingeranno attraverso gli scenari che la tua mente saprà creare.

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