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Il ciclista e… gli altri

La situazione era strana, un paio d’ore prima, mentre tornavo a casa dal lavoro, ero stata testimone di un incidente stradale avvenuto a poche decine di metri dal portone di casa mia su una strada di campagna, un camion aveva fatto ruzzolare un ciclista nella scarpata, mi ero precipitata a soccorrere il malcapitato e l’avevo trovato svenuto nell’oscurità, alla luce della torcia avevo scoperto un giovane di circa venticinque anni svenuto, mi avevano colpito le dimensioni anormali del suo pene sotto i pantaloni e, in quel momento, qualcosa era scattato nella mia mente trasformandomi e ora, erano le dieci, avevo appena fatto godere il superdotato sconosciuto con un pompino che mi aveva riempito la bocca, non solo in senso metaforico.
– Da quanto tempo sei sveglio? – domandai, imbarazzata, notando che mi guardava.
– Fin dall’inizio… sei stata brava. – ammise lui, semplicemente.
– Potevi farmi capire che eri cosciente. – protestai, blandamente.
– Perché? Te la cavavi bene da sola, che bocca eccezionale… non ho mai goduto così con un pompino. –
– Me ne sono accorta ma… non so cosa m’abbia preso, so solo che… –
– Non m’importa, spero solo che… ti riprenda ancora.
– Ma che dici, sono sposata e mi vergogno, mi sono comportata come una… –
– … una femmina, ed è quella che ti sei dimostrata, una gran femmina. –
– Come ti senti? Dopo l’incidente, voglio dire. – domandai per cambiare discorso.
– E chi lo ricorda più l’incidente, hai usato un’ottima terapia, a ripensarci sento che si inturgidisce. – disse con voce accorata e, nell’oscurità complice, sbirciai il membro che, effettivamente, stava tornando alle dimensioni che mi avevano attratta… l’uomo aspettava quella distrazione, subito le sue braccia forti mi avvinghiavano attirandomi su di se e, prima che riuscissi ad abbozzare una difesa la sua lingua fiorettava con la mia e le mani mi stringevano le natiche spingendomi a sentire il turgore della virilità contro il ventre dove, poco prima, ero stata sul punto di accoglierlo.
– Ti prego… ti prego… – mi lamentai senza capire per cosa lo pregassi… non certo di smettere, dato che mi stringevo a lui ricambiando i baci con ardore.
– Mi hai fatto godere come un pazzo, il minimo che posso fare è ricambiare… senti come ti desidero. – spinse quel mostro di carne costringendomi ad aprire le gambe e facendomi sentire tutta la sua potenza, automaticamente i miei fianchi cominciarono a muoversi assecondarlo e facendogli capire quanto lo volevo, mi sedetti sull’enorme protuberanza pulsante e le sue mani saggiarono la consistenza del mio seno.
– Accidenti che tette, proprio come piacciono a me… – lo sentii ansimare, sfilandomi la camicetta e facendo sgusciare i globi dal reggiseno che, in pochi istanti, sganciai e gettai via, poi gli sollevai la maglietta mi chinandomi a strusciare i capezzoli inturgiditi su quel petto largo e villoso… anche se mio marito è glabro, non ho pregiudizi verso gli uomini pelosi.
Intanto l’uomo aveva infilato le mani sotto la gonna saggiando la solidità delle natiche ed esplorando con le dita il solco, s’attardava sullo sfintere e sulle labbra bagnate dove inumidiva i polpastrelli che spingeva nell’ano raggrinzito fino a penetrarmi con tutta la falange facendomi urlare, sorpresa… i miei passati amanti si erano interessati al culo solo dopo avermi esplorata in lungo e in largo la figa, anche quelli che impazzivano per la sodomia prima di farmi avance in quel senso m’avevano accuratamente preparata e lubrificata, mai assalita in modo così diretto ed esclusivo… però mi piaceva, oh se mi piaceva, quel tipo stava tirando fuori quanto avevo di più intimo e nascosto, scoprendo con irrisoria facilità, i miei pensieri più inconfessati e lussuriosi senza porsi il problema del mio assenso e questo mi faceva sentire succube, un oggetto nelle sue mani proprio come prima era stato il suo membro oggetto delle mie attenzioni anche se, in definitiva, era stato proprio quell’uomo a trarne il massimo godimento.
Era strano, sapendo della mia vocazione femminista e del carattere indipendente che ho, come questa situazione mi facesse impazzire d’eccitazione e d’attesa mentre il suo dito mi rovistava tra le natiche… forse ero tranquilla dato che, viste le misure del suo membro, non sarebbe riuscito a sodomizzarmi.
Mi fece sollevare per abbassarsi i pantaloni e dopo qualche attimo le labbra protese della vagina baciarono l’asta rovente strusciandovi sopra boccheggiando fameliche, faticai a sottrarmi al massaggio ma riuscii ad alzarmi e, in un baleno sfilai mutandine e gonna, ero completamente nuda tra le braccia dello sconosciuto ma, mentre c’ero, gli sfilai i calzoni e ne approfittai per prendere il cazzo fra le tette, era intriso dei miei umori e scivolava fra i globi sodi come avesse vita propria, lo gratificai con una lenta leccata del glande e lo ripresi in bocca succhiandolo con vigore mentre lui con forza sorprendente mi sollevò sgusciandomi sotto e mettendomi a cavalcioni del suo viso, annusò il mio profumo di femmina e l’effetto sulla sua erezione fu sconvolgente, per la seconda volta nel giro di poco tempo il suo glande mi sbarrò la bocca in modo così piacevolmente deciso che, malgrado il timore che mi sborrasse di nuovo in bocca mentre ormai anelavo per averlo nella figa , non appena la lingua mi lambì fui scossa da un orgasmo incontrollato e incontrollabile che mi portò a strusciare con forza la vulva sulla faccia sculettando come un’indemoniata.
– Accidenti come sei calda… voglio scoparti. – mormorò lui.
– Si, ti voglio dentro tutto! – replicai con entusiasmo.
– Sei sicura di potermi accogliere tutto? –
– A costo di farmi squartare. – dissi decisa accosciandomi su di lui che teneva ritto il membro e, prima di impalarmi, lo strusciò più volte sulle labbra fradice indugiando sul clitoride turgido e scappucciato… tremavo tutta nell’attesa trepidante d’accogliere finalmente quel serpente pulsante; lo sconosciuto, soddisfatto della preparazione, appoggiò il glande sulla vulva e, con un colpetto, penetrò in me facendomi mancare il respiro dalla sorpresa e dal piacere… mi sentivo completamente slabbrata anche se m’aveva infilato solo la punta, non potevo aspettare oltre e mi lasciai cadere sull’asta pulsante impalandomi del tutto; non m’aspettavo una sensazione così intensa e sconvolgente, fui presa dalla vertigine e vacillai ma lui m’afferrò per i fianchi spingendosi ancora più in fondo… non ero mai stata così colma, sia per volume che per profondità, mi sentivo allargata e riempita come avevo sognato non appena avevo visto quel membro mostruoso…
– Attenta a non farti male. – ammonì lui, fraintendendo l’urlo che mi uscì dalla gola.
– Godo… godo… dammelo ancora. – scatenata, dimenavo i fianchi, mentre il glande mi premeva la cervice con un lieve dolore, ampiamente compensato dal piacere che s’irradiava da ogni fibra della vulva, allargata a dismisura, che continuava a secernere umori per lubrificare l’enorme stantuffo che mi chiavava a un ritmo indiavolato… intanto l’uomo mi palpava tutta, mi teneva i fianchi per darmi un affondo più forte, poi mi strizzava le tette e i capezzoli o, colto dal piacere più intenso s’inarcava afferrandomi le natiche e cercando l’ano, allora mi chinavo per favorire la penetrazione arrivando sulla soglia di un altro prorompente orgasmo, io godevo come una pazza quando, improvvisamente, avvertii un movimento vicino a noi e mi resi conto che c’era qualcun altro a toccarmi, mani che strizzavano e palpavano, partecipando al nostro amplesso.
– Chi c’è, chi sei? – l’urlo di paura che emisi era rotto dal godimento che continuavo a provare.
– Lasciaci in pace, vai via… – rincarò il ciclista, senza smettere di pistonarmi la figa.
– Lascia divertire anche noi con questa porca. – disse una voce giovane, vicino a me, mi palpava le tette insieme al mio amante ma attorno a noi sentivo che c’era altra gente ma nell’oscurità non riuscivo a vedere.
– Chi siete? – urlai, ma le parole mi morirono in gola, colta da un nuovo orgasmo con due dita nel culo che, a questo punto, non sapevo più a chi appartenevano.
– Sono l’autista del camion che ha urtato il ciclista, l’ho visto cadere dal retrovisore ma la strada è così stretta che ho potuto parcheggiare lontano da qui, ho fermato un’auto e siamo tornati a soccorrerlo. – disse un’altra voce davanti, matura e con l’accento emiliano, m’accarezzava i capelli facendomi alzare la testa.
– Da quanto tempo siete qui? – chiesi, prima di ricevere in bocca un cazzo di buone proporzioni, anche se neppure paragonabile a quello che mi riempiva la figa… ero sorpresa dalla facilità con cui accettavo anche questa penetrazione e dalla docile semplicità con cui m’impegnavo nel pompino, ci mancava solo che…
– Tienila giù. – disse il giovane che ora era dietro a me e, mentre l’uomo che pompavo mi spingeva in basso, l’altro m’allargò le chiappe spingendo col glande per farmi il culo… non era facile, il ciclista mi dilatava tutta e non c’era spazio lui che, tuttavia, non rinunciava e spinse con foga fino a sfondarmi il culo con una gran spinta che mi spedì ad ingoiare fino alle palle il cazzo che avevo in bocca e m’impedì di urlare per il dolore.
Intanto qualcuno mi leccava i fianchi, le tette ed i capezzoli con delicatezza, proprio in quell’attimo la mente realizzò ciò che stava capitando, impalata sul cazzo enorme, un altro mi riempiva il culo mentre un terzo mi sbarrava la bocca… malgrado il forte dolore fra i glutei, l’immagine mi sconvolse la mente tanto che ripresi a sculettare per agevolare ed eccitare gli uomini che mi possedevano, però pompavo golosamente la verga e con la mano cercai il membro di quello che mi leccava le tette… rimasi sbigottita quando con le dita sfiorai un paio di cosce inguainate in calze di nylon, quella lingua che mi lappava così delicatamente apparteneva a una donna, rimasi sconvolta più da quella rivelazione che dal cazzo che mi aveva fatto il culo o da quello che mi spalancava la bocca… non avevo mai avuto esperienze saffiche, neppure nei primi anni di maturazione fisica quando questi contati sono più facili ed abbordabili di quelli eterosessuali, avevo sempre sostenuto che farmi toccare da una donna m’avrebbe fatto schifo ma, provandolo, non era affatto vero… mi piaceva, e anche tanto, cercai l’origine di quelle cosce trovando le mutandine di pizzo bagnate e, spostatele le infilai due dita nella figa fradicia andando a premere col pollice sul clitoride turgido, facendo guizzare e, con lui, anche la donna che mi venne in mano con la stessa reazione che solitamente avevo anch’io.
Quella scoperta mi portò sulla soglia dell’orgasmo dove la potente eiaculazione del cazzo che mi slabbrava la figa mi fece precipitare, mi abbandonai esausta sul petto del ciclista mentre l’altro uomo continuava a stantuffarmi il culo con ritmo sostenuto ma costante mantenendomi sotto pressione, nell’estasi del momento urlai tutto il mio godimento e il terzo membro mi scivolò dalle labbra, proprio nel momento in cui veniva spruzzandomi il seme sul volto e sulle tette, la sconosciuta fu lesta a sostituirmi accogliendo gli ultimi fiotti in bocca poi, per ringraziamento, mi baciò appassionatamente rendendomi partecipe di quanto aveva raccolto dopo di che si prodigò per ripulirmi il corpo con meticolosa sapienza… l’uomo dal cazzo enorme si sfilò da me lasciando quello che mi riempiva l’ano libero di scatenarsi, questi mi voltò di fianco e dando sfogo alla propria fantasia, iniziò a riempirmi alternatamente culo e figa in una danza goduriosa che non avevo mai provato, seppure allargata a dismisura dalla penetrazione precedente traevo il massimo piacere dalla nuova situazione e la rosetta dell’ano ad ogni penetrazione mi faceva sobbalzare come se fosse la prima volta, cercai a tentoni il corpo del ciclista per dare una nuova lappata al membro enorme ma scoprii, gelosa, che anche l’altra donna aveva scoperto quel ghiotto boccone e lo stava lavorando con impegno, tuttavia non disdegnò di porgermi il culo, sedendosi quasi sul mio viso, per farsela leccare; non l’avevo mai fatto ma applicai su di lei tutte le tecniche che di solito mandavano in orbita me, fu un’esperienza molto piacevole che mi coinvolse pienamente e permise alla donna d’avere almeno due o tre orgasmi mentre io, che continuavo ed essere riempita alternatamente davanti e dietro, ormai ne avevo perso il conto.
– Sto per goderti dentro, dove vuoi che ti sborri? – domandò l’uomo rallentando il ritmo per controllarsi.
– Vieni, spruzzamelo tutto in bocca. – ansimai mentre lui, voltandomi sulla schiena, mi piegò le gambe per penetrarmi a fondo, due o tre rapide volte, quindi avvertii il membro viscido e bollente scivolarmi sul pube, sulla pancia, fra le tette e ballonzolarmi sotto il naso, non appena l’uomo riuscì ad infilarmelo in bocca lo affondò fino alle palle e, pur non essendo paragonabile al grosso arnese del ciclista, la violenza dell’assalto alla mia gola mi fece quasi vomitare, riuscii a resistere mentre lui, con un ruggito disumano mi scaricava tutta la sua sborra nella bocca, i fiotti continuarono a fuoriuscire densi e copiosi per un tempo che parve interminabile, sentivo la crema rovente riempirmi la gola e scendere nella pancia.
Adesso che mi ero abituata all’oscurità distinguevo la scena che si svolgeva vicino a me continuando ad eccitarmi, il grosso membro del ciclista era tornato in tiro e stava scopando alla pecorina l’altra donna che dimostrava di gradire molto il trattamento e s’impegnava in un elaborato pompino sul cazzo di cui, poco prima, ci eravamo divise il seme, doveva essere brava di bocca, aveva riportato in erezione i due cazzi senza fatica e se li stava godendo con piacere come dimostravano i mugolii che emetteva, mi portai al suo fianco e, generosamente, divise con me il cazzo che aveva in bocca ma questi aveva già adocchiato il lento ancheggiare dei miei fianchi, ci lasciò al nostro dolce bacio saffico e, portatosi alle mie spalle, mi penetrò scopandomi con foga… non era molto esperto e rischiava di venire prima del previsto, lo incitai a prendermi il culo esaltando il suo ego e, difatti, scatenò la sua furia fra le mie natiche facendomi impazzire di piacere.
– Come m’inculi bene, spingimelo fino in fondo… dai, passami la mano sulla pancia, toccami i peli… ecco, infila le dita nella figa… cosìììì! Dai, continua che mi fai godere che maschio sei… fottimi il culo… – era infoiato come un maiale e lo sentivo grugnire ed ansimare sulla mia schiena, adesso tenendosi alle mie mammelle stantuffava a un ritmo incredibile, il terzo uomo, quello che aveva concluso l’inculata sborrandomi in bocca, si era intrufolato fra le nostre bocche e si lasciava leccare e pompare con voluttuosa lascivia… questa volta durammo tutti molto più a lungo e continuammo in quel gioco erotico per molto tempo prima di raggiungere ancora l’orgasmo per poi abbandonarci in un groviglio di corpi spossati sull’erba fresca. FINE

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I racconti erotici sono la mia passione. A volte, di sera, quando fuoi non sento rumori provenire dalla strada, guardo qualche persona passare e immagino la loro storia. La possibile situazione erotica che potranno vivere...

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