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Il floppy disk

… ahhhh, noooooo, via! via razza di troia arrugginita, via da me!

Sei mio! Non mi scappi, lasciati fare, sei mioooo!!!!!!

Le protesi di metallo le bucano la pelle dei gomiti e schizzano fuori cosa c’è mon amour? non ti piaccio più?

sei mio, sei sempre stato miooooooo!!!!!!!!!!

Noooooooooooooooooo

oooooooooo

ooooo

oooo

o

o

o

o

Balzo su come una molla e mi ritrovo in mezzo ad un bagno di sudore

Il telefono

Ma chi cazzo è che rompe a quest’ora?

“pronto? ”

“ciao, sono io, stavi dormendo? ”

una manciata di microsecondi per fare mente locale, capire dove sono etc etc

ma che diavolo vuole la mia socia nel cuore della notte?

“si dormivo. Per fortuna è finita”

“beh, scusa, so che hai degli orari strani tu… ”

“dimmi tutto, c’è qualche disastro in vista? qualche cazzata che abbiamo combinato? se c’è qualche disastro aspetta un secondo, c’ho ancora la tachicardia”

“no no, nessun disastro, è per la sedia”

“… la … sedia … ? ? ? ”

“si, la stavo disegnando, cioè, ci stavo mettendo tutte le luci e i riflessi, ad un certo punto mi si è bloccato tutto”

“eh? ” (non sono mica ancora sveglio)

“si, mi dice errore fatale o qualcosa del genere”

“ha ha ha, sono cazzi amari! Io le mani sul tuo cazzo di mac non ce le metto, ho paura di quelle bestie lì”

“ecco infatti, però prima di cominciare, avevo il tutto su floppino. Quindi mi stavo chiedendo… ”

“ok ok, già capito, se pensi che può funzionare… però, non so se ti ricordi l’ultima volta, il tuo mac e il mio piccì non si parlano”

“no no no, niente paura”

“ah beh, se lo dici tu … già che ci sei porta un paio di cornetti caldi ” (ma che ore sono? )

Ci metterà meno di dieci minuti, guida come una pazza, io in macchina con lei non ci salgo più. Giuro. Mai più

Allora; pisciata liberatoria, sciacquata generale, poi tutto il casino che c’è qua intorno lo spingo dentro la mia stanza (ci vorrebbe una ruspa, altro che storie! )

La cucina è impraticabile, quindi prendo la mia favolosa pavoni, la porto sotto una presa lontana da questo schifo e mi do da fare con la mia miscela preferita. Niente male, ho i riflessi di un bradipo. Bisogna anche che mi vesta; almeno un pochino. Non si ricevono i colleghi col pistolino di fuori.

Via anche i vuoti, fa poco professional.

Ma eccola già qui sotto che suona (spiritosa: alfabeto morse “s. o. s. “) Dio santo, ma quanto ci ha messo? La pavoni comincia a ringhiare. Ringhia, ringhia pure, carina; tanto ormai mi sa che abbiamo svegliato tutti.

“permessoooo? ? ? Et voilà, ecco i viveri, razza di caccabuco”

Mi lancia questo sacchetto. Preso.

“attenta! ”

“e questa che roba è? Una centrale nucleare? ”

Ce l’ha col plastico vicino all’ingresso. Si accuccia e scruta; mi sembra un film di godzilla. Effettivamente la mia socia è una persona imponente.

“… ahhhh, ma sono villette! Scusa, ma che cosa sono queste cose giganti tipo maxischermi? No, non dirmelo, sei ancora flippato con le case bioclimatiche o come diavolo si chiamano! ”

Sospiro.

“senti, lo vuoi un caffè? ”

“il caffè è una roba che fai bene, anche se il merito andrebbe a quel catafalco lì (indica col dito la mia creatura prediletta). Com’è andata giù in Sicilia? ”

“bene, il caffè era pure più buono che qua. Però, per favore, siediti un attimo”

“e la tua donna? Sempre via? Ma si fida a lasciarti qua tutto solo? ”

“l’ho sentita ieri, se la passa bene, sembra. Vuoi sederti si o no? maledizione! ”

Mi guarda sempre con una smorfia di disgusto quando tracanno il caffè amaro bollente. Si è portata lo zucchero stavolta, che tenerona previdente!

Dopo il caffè ci accendiamo un paio di cicche regolamentari. è quasi immediato, dentro di me sento qualcosa muoversi.

“non è meglio che cominci ad accendere il computer? mi ricordo che il tuo ci mette un po’ a partire… ”

“senti – le faccio – i miei elettrodomestici vanno benissimo, sono i tuoi che c’hanno qualche problemino, mi pare. Comunque arrangiati, sei tu il genio dell’informatica. Io ho un impegno urgente”.

“per carità – per carità, non vorrei mai interferire coi tuoi impegni! ”

Ecco, adesso che la tempesta si è un attimo calmata, ho un minuto per pensare qua nel pensatoio. Ma è presto! sono neanche le due. Lo dicevo io che mi fa male dormire troppo.

Altra sciacquata generale, torno di là più di buon umore.

Tutto ok, è alle prese con la sua sedia. Ne raccatto una di quelle vere, appoggio le chiappe e do una sbirciata a quella virtuale.

“hey socio, guarda che il tuo antivirus è scaduto da un pezzo”

“brrrrrr … che paura – le faccio io – ‘scolta un po’, ma quella specie di gigantesco marshmellow di cosa è fatto? ”

“plastica riciclata”

“ah, e quant’acqua minerale bisogna bere per farne uno? Ma poi – scusa – quell’affare non si ribalta solo a guardarlo? ”

“è qui che ti sbagli, dondola ma non si ribalta!

Comunque volevo provare a costruirne uno a grandezza naturale; solo che al momento non ho un posto adatto per combinare un troiaio tale”

Molla il topo, rimane un attimo a meditare, fa un mezzo giro sulla mia poltroncina, scruta l’ambiente qua intorno. Altro mezzo giro, scruta ME!

O cristo santo! Ci mancava solo più questa! Un’officina nel mio soggiorno!

“senti, e com’è che hai tutta questa urgenza di mettere riflessi e riflessini entro domani? ”

“questa cosa mi prende bene, un attimo ancora e ho finito, porta in qua i cornetti, hai voglia? ”

Calo di zuccheri; di sicuro la mia socia ne manda molti al cervello. Anche in tutti gli altri posti, penso un po’ maligno.

“cos’è mal di testa. doc ? ”

“eeeh? ”

ritorno con i cornetti appena sbucati dal tostapane. Oh, già finito? tutto questo casino per un quarto d’ora di lavoro, nemmeno.

“si, questa roba che hai sul desktop”

non ho mica il tempo per inventarmi una balla: “un racconto”

“come, adesso ti dai anche alla letteratura?

‘mal di testà… Scommetto che è una roba autobiografica, razza di caccabuco;

ha ha, guarda che quando arriva la tua donna glielo dico che, senza di lei, bevevi come una spugna. Alla faccia dei maschietti che reggono la lontananza! Io ero convinta che in questi mesi ti buttavi sul lavoro, sulla musica, chessoio… qualcosa di costruttivo”

“molto lavoro – poca musica” le faccio io di rimando, con l’accento da toro seduto

altro mezzo giro sulla poltroncina: “anche molti vuoti, mi sembra”

“dai Antonella, non farmi girare i coglioni pure tu, eh? ”

“lo sai; con quel faccino lì mi viene voglia di farti da mamma, poi ti vedo sempre così sbattuto … come diceva il mio nonno, i casi sono due: o scopi come un matto o mangi poco! ”

Si ride tutti e due

“secondo te? ? ? ”

“può anche darsi che ti ammazzi di seghe, non mi sembri un fedifrago”

Si ride di nuovo.

“beh … posso leggere? ”

Per la miseria come sono insistenti le donne quando ci si mettono!

“A tuo rischio, è roba pornografica”

(e mentre dico pornografica alzo un sopracciglio con la faccia più equivoca che mi viene)

“tu che scrivi roba pornografica! Non ci credo”

Infatti comincia a leggere.

Io mi sposto e intanto raccatto un po’ di spazzatura qua in giro.

è un po’ un mezzo sputtanamento adesso che ci penso, però insomma, la mia socia è una persona intelligente. Poi, per quel che la conosco, non è nemmeno una bigotta sfigata. Vediamo cosa succede. Sghignazza. Tace. Sghignazza.

“divertente – fa alla fine – non molto pornografico, ma divertente”

“vabbè, dicevo pornografico così per dire, in realtà l’ho mandato ad un sito dove c’è di tutto tranne che roba pornografica, sembra”

“come? l’hai mandato a qualcuno? ”

“e certo, razza di zuccona, se vuoi ti do l’indirizzo, così ti leggi pure tutti gli altri”

“perché? Ne hai scritti altri? ”

“si capisce” (adesso sono io che me la sto ghignando)

“oddio, ci mancava solo questa, con tutti i vizi che c’hai già, adesso ti metti pure a fare il porco su internet”

“uuuuuhhhh – faccio io, agitando le mani intorno alla testa – se lo scopre qualcuno mi radiano dall’ordine, sta a vedere. Guarda che ci sono pure casalinghe che scrivono”

“saranno casalinghe frustrate. Ma dimmi una cosa: la tua donna lo sa di questa storia? ”

(che carognetta! )

“no, per ora”

“vabbè vabbè. Ma quel che mi chiedo è: com’è che certa gente decide di spiattellare in pubblico roba così personale? ”

“forse siamo tutti un branco di esibizionisti”

azzardo io

“… uhmm, forse…

dai, fammi leggere qualcos’altro di tuo”

“adesso? ? ? naaaaaaa”

“cazzo, le fai leggere a degli sconosciuti e non le fai leggere alla tua socia?

dai, razza di esibizionista-supertimido, lo sai no che sono capace di mantenere un segreto; prendi qualcosa da bere”

Rapido calcolo: Antonella regge piuttosto bene anche lei, di roba personale s’è parlato poche volte, di roba imbarazzante quasi mai; mal che vada, anche ammesso che si tiene abbottonata e non mi spiffera nulla di burfaldo, è un’occasione per conoscerla un po’ meglio. In fondo di lei mi fido.

“toh! (apro la cartella riservata alle mie vaccate) questa è la roba maliziosa, questa no”

“andiamo subito a quella maliziosa allora! ”

Certe volte mi fa pisciare dal ridere, veramente uno spasso. Non proprio una bellezza, però intelligente e spiritosa.

Vado in ghiacciaia a recuperare un paio di vodke lisce (poi non dite che non sono un gentiluomo) una la deposito davanti allo schermo, l’altra nel mio stesso esofago. Alla russa. Adesso mi toccherà rifare il percorso. La mia socia legge silenziosa.

Dopo un po’ esordisce

“dimmi una cosa: questa è roba vera o è tutta fiction”

“tutte e due, solo una o solo l’altra per me non avrebbe senso. Per gli altri non so come funziona”

“comunque, io che ti conosco un po’ ti avrei sgamato – beve metà della sua vodka, si gira di qua – me lo immaginavo che eri un tipo così”

la guardo perplesso

“così come? ”

“così … efebo … ha ha ha ha … non so come dire … ha ha ha …

che cazzo di nome ti sei scelto però … ha ha ha … ”

trangugia l’altra mezza vodka

“calma – le faccio – mica l’ho inventato io. Nella prima band sgangherata dove suonavo, c’era questo bassista un casino villoso, è lui che mi chiamava così”

“ha ha ha, certo che da allora la situazione non è mica migliorata! ”

“sarebbe a dire che ti piacciono gli uomini scimmieschi? ”

– nessuna risposta –

riempio di nuovo i bicchieri

“certo che a volte tu sei una ragazza un po’, come dire, reticente”

“beh, non te la prendere, però, ecco, non sei il mio tipo”

“aaaaaaahhhhhhh cristo santo, ma che problema c’è, mica ero convinto di essere marlon brando, no? Poi, scusa, tu non ce l’hai già il ragazzo? Dai brindiamo”

Ho un po’ paura perché l’ultima volta che ci hanno pagati ha davvero sfasciato i bicchieri alla russa.

“il mio ragazzo è un tipo strano, però”

” ? ? ? ”

“tu che scrivi queste oscenità non immagini neanche. A volte la realtà supera di gran lunga l’immaginazione”

(mi guardo bene dall’aprir bocca, anche se su questo concordo appieno)

“dammene un’altra e ascolta qua.

Tu pensi che sono una sprovveduta, che io non mi faccio le mie storie come tutte… ”

Qui mi tocca interromperla a tutti i costi:

“io ti regalo anche tutto il mio frigo, però mi scazza un po’ che la mia socia mi prende per un microcefalo insensibile e miope”

“ok ok, razza di caccabuco (carezza sul mio cranio rasato di fresco) adesso ascolta:

Eravamo a casa sua. Stavamo chiaccherando belli svaccati sul divano, a me piace chiaccherare, però intanto me lo mangiavo con gli occhi, anche se tu non ci … ”

Mi prendo la testa fra le mani. Non saprò mai com’è andata questa storia. Mi accendo una cicca, quasi quasi mi sono distratto

“Vieni a sederti e ascolta (mi trascina verso il mio stesso divano, fa piazza pulita delle riviste quassopra) Tu sei un appassionato di fotografia, giusto? ”

“si” (vediamo di non perdere il filo)

“Anche Mauro. E così stavamo chiaccherando, lui me la mena un po’ con i suoi preferiti. Mi fa vedere tutti questi libri con i palazzi di periferia, discariche, cessi rotti etc etc. perdippiù in bianco e nero! Mi sei venuto in mente. Insomma, ad un certo punto gli ho chiesto: ma, scusa, non hai qualcosa di meno tragico? Certo – mi fa lui – e inizia a mostrarmi questi nudi artistici del secolo scorso un po’ sfocati.

Presente il genere? Insomma, tutto questo, io immagino, per farmi capire che i cosiddetti canoni della bellezza femminile sono cambiati di parecchio nel giro di un secolo.

(se per questo ogni sei mesi – penso io – così quei furboni riescono a rifilarvi nasi e tette finte, oltre che farvi diventare anoressiche e farvi venire complessi insensati)

Poi Mauro mi mostra la sua macchina fotografica, una di quelle antiche, con soffietto, treppiede e tutto quanto, un vero catafalco. Un po’ come la tua macchina per fare il caffè.

Non è che anche la tua è così? Picchiato come sei… ”

“No – la tranquillizzo – ho una reflex come tutti i turisti giapponesi”

“Sino a quella sera ci eravamo solo baciati, non avevamo mai fatto sesso noi due, anche se tu pensi…

(mi prendo di nuovo la testa fra le mani)

no no, ascolta ascolta – mi prende il polso. Fa una pausa, solleva le sue tettone ciclopiche, espira – mi ha chiesto di posare per lui. Io sono completamente partita per Mauro, l’avrei fatto anche solo per questo. Ma la cosa inspiegabile è che la faccenda mi intrigava comunque. Adesso lo so che ti sembrerà strano, però non mi ha chiesto di spogliarmi lì di fronte. Ha acceso una luce potente che sparava su questo separè di stoffa e mi ha detto di andare lì dietro”

Occristo! va bene stranezze e perversioni assortite e gli snuff e tutto il resto, ma qui siamo davvero a livelli psicopatologici. Comunque ormai ho la curiosità a mille

“E poi? ”

“adesso viene la cosa più strana, completamente nuda, sono uscita dal separè e sono andata verso il divano, proprio lì puntava la macchina. Tu saprai bene che fotografare è un atto predatorio; invece io non mi sentivo una preda per nulla. Mauro faceva le sue foto con tanto di flash, ma l’impressione era che LUI fosse la preda. A parte questo mi ha fatto piacere posare per il mio uomo; non solo, mi piaceva anche stare davanti alla macchina. Un attrezzo inanimato, capito? ”

riempio di nuovo i bicchieri

“beh, attrezzi a parte, essere un po’ narcisisti non è un delitto”

“adesso viene una cosa meno strana: io lo volevo, capito? Dopo questo lungo preludio – che però, ammetto, mi è piaciuto molto – volevo farmelo, volevo scopare, come dite voi uomini. E quindi gli ho detto di avvicinarsi. Lui per qualche motivo mi sembrava timoroso, adesso tu non lo sai (anzi si che lo sai, sei un vero porco, no? ) ma anche noi donne, certe volte siamo sconvolte dagli ormoni, chiamali come cazzo vuoi, com’è che non mi interrompi più? Dammene un altro.

Ok, c’era una coperta, me la sono tirata addosso, ma non perché mi vergognavo, mi sembrava una buona mossa, visto che lui era così timoroso. Appena mi è arrivato vicino, intuendo che tipo era, invece di saltargli addosso gli ho preso una mano fra le mie e l’ho tirato giù, dolcemente, sul divano.

Sai quanti anni ho? ”

“so pure il tuo codice fiscale zuccona”

“e lo sai quanti ne ha lui? ”

“questo proprio no”

ne verso un altro

“Quattro in meno. E la sai una cosa? Non ero l’unica che aveva fotografato, mi ha confidato poi. Prende fiato. C’è un’altra cosa che mi ha confidato: era vergine. Pure tu che sei un gran porco ammetterai che questa è una complicazione.

La verità è che lo volevo. Capisci? Quella sera volevo un bel cazzo tutto per me. Così ho cominciato a spogliarlo, Mauro è alto e atletico, un gran bel ragazzo; poi, accidenti, ha un culo così ben fatto … per me in un uomo è una dote indispensabile.

Io ho l’occhio clinico, non sbaglio mai, ero sicura che portava gli slip, non i boxer. Infatti non mi sbagliavo, però una cosa del genere non me la sarei mai aspettata, sotto gli slip si intuiva qualcosa di veramente grosso!

A quel punto ero già completamente fradicia, però volevo aspettare ancora un po’ prima di prendermi quell’affare, capisci? Gli ho detto di togliersi tutto, ero in ginocchio davanti a lui, dio che spettacolo, ho cominciato a strofinarmi quel cazzo gigantesco sulle tettone, poi sul collo, sul viso, sulle guance, sulle tempie, dappertutto. Era bellissimo.

Poi, arrivato il momento giusto, l’ho preso in bocca finalmente. Basta una mossa sbagliata per sgonfiarvi, voi maschietti, siete così vulnerabili. Vulnerabili e imprevedibili, certe volte. Devo confidarti che quel pistolone così grosso mi faceva un po’ paura, ma lui è stato veramente premuroso, continuava a chiedermi se mi faceva male. Anche troppo premuroso; ad un certo punto gli sono montata sopra perché volevo prenderlo sino in fondo, a mio piacimento. Ecco, mi vergogno un po’ a dirlo, però guaivo come una troia da quattro soldi.

Però – e quì mi pento ancora adesso – ho fatto una cosa. Mi sono girata, lentamente, sempre col suo affare piantato dentro, sino a dargli le spalle e ho cominciato a muovermi più in fretta, come una pazza, sempre più veloce. Non ci ho messo molto a venire. Lui nemmeno.

Siamo rimasti sdraiati ad ansimare, uno vicino all’altro, quando mi sono alzata a sedere e l’ho guardato mi è preso un colpo: sangue dappertutto. Era suo, capisci?

A parte il fatto che ero spaventata, mi sono sentita mortalmente in colpa. è stato pazzesco, non mi sono mai sentita così in colpa. Allora lui mi ha detto una cosa bellissima: ‘sono contento che sia successo con tè

Ma … forse sono un po’ sadica a raccontarti tutti questi dettagli … adesso che sei – come dire – single … ”

“Nooooo, perché? ”

Ha intuito la nota di sarcasmo nella mia risposta

“scusami”

Le do una pacca sulla spalla

“tutto ok”

“Comunque al mio uomo avrò tempo di insegnargli un bel po’ di cose.

Ho un miliardo di modi per tenermelo. Lo voglio.

è mio. è sempre stato mio”

Un brivido mi percorre la schiena. Paura. Guardo la bottiglia: vuota.

“Senti socia, la puma è molto bella come oggetto di design, però nutro dei dubbi sulla tenuta di strada, vuoi che ti accompagno? ”

“Ma quanto siete presuntuosi voi uomini. L’ultima volta ti cagavi, invece ti ho portato a casa sano e salvo e ti ho risparmiato pure una figuraccia”

“ok, però voi donne avete la linguaccia troppo lunga”

“eh si, socio, ti tengo per le palle, vedi di rigare dritto che sennò alla tua donna dovrò raccontarle due o tre cose che non sa di te”

“già, però adesso due o tre cose le so anch’io”

“ha ha ha … va bene, razza di caccabuco, scrivi scrivi; scrivi pure questa cosa romantica se ti va; però metti Antonella invece del mio nome”

“e perché proprio Antonella? ”

Guarda l’ora

“beh … questo te lo racconto un’altra volta. Adesso devo andare, ho un’impegno”

Non ho tempo di aprire bocca: raccatta borsetta, cappotto e schizza via come un lampo. (attenta al plastico zuccona! )

Una donna veramente efficiente la mia socia, però – mi chiedo – che razza di impegno avrà a quest’ora? Si, forse ci sono.

“il floppinooooooo”

le urlo giù dalla finestra. Troppo tardi FINE

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Storie sexy raccontate da persone vere, esperienze vere con personaggi veri, solo con il nome cambiato per motivi di privacy. Ma le storie che mi hanno raccontato sono queste. Ce ne sono altre, e le pubblicherò qui, nella mia sezione deicata ai miei racconti erotici.

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