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Il gatto

Avevo cambiato sede di lavoro da poco e gli uffici erano dislocati in un cosiddetto “centro direzionale”, pieno di prati curati e di laghetti artificiali, brulicante di vita durante la giornata e terribilmente silenzioso quando le prime ombre della sera si allungavano sui giardini all’inglese.
Essendo una dormigliona, arrivavo sempre tardi al mattino, di conseguenza ero costretta ad uscire tardi la sera.
Era autunno, e le giornate rapidamente si stavano accorciando , per cui quando uscivo, era sempre buio.
Con una certa inquietudine attraversavo una prima area parcheggio, ormai deserta perchè in genere lì parcheggiavano coloro che avevano il coraggio di alzarsi presto il mattino e poi mi dirigevo verso un’area più distante ed appartata, dove invece anche i più pigri trovavano posto.
Questa area era sovrastata da alberi alti, che ormai avevano assunto un colore giallo-ocra e per terra c’era un tappeto di foglie, che attutiva ulteriormente i rumori, peraltro estremamente scarsi.
Una sera un particolare insolito aveva attirato la mia attenzione.
Sopra al cofano di una Mondeo station-wagon, che in genere era sempre parcheggiata nell’area dei “tira tardi”, c’era un gigantesco gattone.
Aveva il pelo nero, folto, un incrocio sicuramente, e due occhi verdissimi che sembravano brillare nella oscurità.
I gatti mi piacciono molto, ma questo in particolare, visto la sua imponenza, aveva subito catturato la mia attenzione.
Sembrava , però, che anche lui condividesse una certa curiosità, perchè invece di osservarmi pigramente accoccolato sul cofano, si era drizzato sulle zampe e mi osservava, come se si aspettasse un certo grado di attenzione.
In genere entravo subito in macchina e filavo via velocemente, ma quella sera ero come ipnotizzata e tutta la fretta che avevo prima di arrivare al parcheggio era scomparsa.
Così ho affondato le entrambe le mani nel pelo morbido del micione, e passavo le dita sulla testa , sul collo e dietro le orecchie, ricompensata da fu!
sa estremamente sonore e da mordicchiatine delicate.
Non so quanto tempo ho trascorso così, questo incantesimo si è rotto quando il gatto, come ubbidiente ad un richiamo silenzioso è fuggito via, sparendo nell’oscurità.
Questa situazione si è ripetuta tutte le sere successive, sembrava quasi che mi aspettasse impaziente, miagolando imbronciato quando tardavo di più. Le mie carezze diventavano sempre meno timorose e tutto il corpo del gatto era come animato da sussulti di piacere.
Tutto secondo un copione, fino ad una sera appartenente ad un giorno piovoso e triste, tipico dell’autunno.
Arrivata al parcheggio, sopra al cofano della solita Mondeo non c’era il mio solitario amico, ma un uomo di colore, vestito di nero.
I suoi occhi sembrava scintillassero nella notte piovosa come quelli di un gatto. Era lì e mi aspettava senza ombrello, grondante di pioggia,
i suoi occhi mi osservavano insistentemente ed io ho provato una irresistibile attrazione, come se un impalpabile campo magnetico mi attirasse su quel cofano.
L’ombrello e quello che avevo in mano era un di più, li ho gettati via, la pioggia ha iniziato a colpirmi insistentemente, ma era come fossi impermeabile a tutto.
Lo sconosciuto, sempre senza staccare lo sguardo, ha iniziato ad accarezzarmi, prima il viso, poi il collo, poi i capelli, come quando, le sere precedenti, accarezzavo io il micio nero, lentamente, non c’era fretta, e con la stessa calma ha iniziato a spogliarmi, ogni pezzo che toglieva lasciava scoperta una parte del mio corpo, che l’uomo subito accarezzava, poi assaggiava con la sua lingua.
Quando anche l’ultimo baluardo era scomparso e mi trovavo completamente nuda ed in piedi di fronte a lui, ha iniziato a darmi delle mordicchiatine sui capezzoli, poi li leccava e succhiava avidamente, strappandomi dei mugolii di piacere.
Sempre senza una parola, mi ha voltata, facendomi piegare sul cofano della macchina, ed ha iniziato a leccarmi le natiche e tutt’intorno.
Era una sensazione strana, il freddo e l’umido del cofano sulla mia pancia e sul mio seno non erano piacevoli, ma la sensazione che proveniva da dietro era eccezzionale e sarei rimasta delle ore così, ormai in balia dello sconosciuto.
Poi all’improvviso ho sentito penetrarmi , contemporaneamente i due buchi, l’uno con le dita e l’altro con un gigantesco tronco di carne, che mi ha fatto sussultare prima di sorpresa, poi di piacere, anche perchè il mio improvvisato compagno aveva una grandissima forza e mi penetrava con una veemenza inaudita, mai sperimentata prima.
Quanto è durato non lo so, ma la sensazione che provavo era di un montante ed intenso piacere, e più lo sperimentavo, più l’uomo affondava i suoi colpi con un poderoso impeto, fino a quando non sono venuta, urlando, assieme al mio instancabile compagno , che mi ha riempita di un fiotto caldo.
Sono rimasta ansimante per pochi secondi sulla macchina, il tempo di girarmi, bagnata ormai come un pulcino e con lo sperma che mi colava lungo le gambe, e il mio improvvisato amico era scomparso.
Ma dove era?
Gli occhi ormai erano abituati all’oscurità , ma di lui neppure una traccia.
Qualcosa si stava muovendo tra i cespugli poco distante e due occhi mi stavano fissando, brillanti nell’oscurità… gli occhi di un gatto. FINE

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