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Il messaggio di Marisa

Il messaggio di Marisa arriva inaspettato ad una settimana di distanza dal nostro ultimo incontro. È semplice e diretto come al solito: “Ciao cosa fai questa sera? Hai voglia di cenare con me? ”
Non capisco perché si ostini ad utilizzare sempre e solo i messaggi, non fa mai una telefonata e i suoi periodici bombardamenti, in certe giornate è arrivata a mandarmi venti SMS, mi irritano. Dopo venerdì scorso mi ero ripromesso che non l’avrei rivista, eppure la curiosità e il ricordo della sua carica sensuale fanno partire una risposta che è praticamente una dichiarazione di intenti: “Non ho nessun programma allettante, per ora! Tu cosa proponi? ”
La sua risposta arriva in pochi secondi: “Ho voglia di esibirmi per te. Potremmo cenare insieme a casa tua così ti posso mostrare i miei nuovi stivali e poi magari usciamo. Passami a prendere alle 19: 30. ”
Lascio vagare i miei pensieri, immagino quanto sarà provocante Marisa e sento un’erezione che si fa largo tra i boxer e sparisce solo dopo due telefonate di lavoro. Alle diciannove esco dall’ufficio, devo sopportare un po’ di traffico, ma riesco a raggiungere il supermercato e faccio un po’ di spesa per la cena. Alle 19: 30 sono sotto casa di Marisa, scendo suono il campanello e attendo sulla soglia.
Marisa esce dalla porta e si fa abbracciare appoggiandosi con le mani ai miei pettorali. Le apro la portiera della macchina e la osservo salire, è coperta da un soprabito lungo, nero e stretto che, quando si siede in macchina, si apre mostrando un paio di stivali neri di pelle.
“Sei molto attraente quando metti il vestito per andare in ufficio. Sembri così serio ed autoritario. ”
“Grazie. Come stai? ”
“Bene, tu come mi trovi? Ti piace il mio look? ”
Così dicendo apre il soprabito e mi fa vedere come è vestita. Gli stivali sono alti fin sopra al ginocchio, di pelle morbida che aderisce perfettamente alla gamba, il tacco è a stiletto molto alto, la punta è lunga e affusolata. La fascia più scura che con la quale terminano le calze è completamente visibile e si vedono anche i ganci del reggicalze, la minigonna di pelle è microscopica e copre a malapena l’inguine, non c’è nessuna possibilità che riesca a coprire il bordo delle calze anche quando Marisa non sarà seduta. La maglietta è praticamente trasparente e lascia vedere una guepiere in pizzo nero, con le coppe a balconcino che mettono in evidenza i seni rotondi di Marisa. Il trucco completa il look un po’ volgare e sicuramente provocante di Marisa.
“Stai mettendo a rischio la tua incolumità, sei fin troppo provocante. ”
“Avevo voglia di sentirmi sensuale e volevo rivedere quello sguardo nei tuoi occhi. E poi quel racconto che ho letto l’ultima volta continua a ritornarmi in mente. ”
“Non me lo ricordo…”
“Parlava di un uomo che mostrava la sua ragazza praticamente nuda in una discoteca. ”
“Ti piacerebbe essere esposta agli occhi di tutti? Vorresti che ti succedesse qualcosa di simile a quello che succedeva alla ragazza nel racconto? ”
“Si, anche perché mi ricordo quanto ti eri eccitato mentre lo leggevamo insieme. ”
Il suo sguardo mi sfida e io riprendo a viaggiare verso casa. Dopo alcuni minuti siamo sulla via nella quale abito, fermo la macchina e faccio scendere Marisa:
“Slacciati il soprabito e fai in modo che gli automobilisti in colonna possano vedere tutto. ”
Nella direzione opposta a quella nella quale ci stiamo muovendo, infatti, c’è una lunga colonna di macchine causata dal traffico del rientro a casa.
Marisa attraversa la strada e cammina verso casa mia passeggiando davanti agli automobilisti fermi nell’ingorgo. Io cammina sul marciapiede dall’altro lato della strada, la osservo, mi eccita pensare che si stia esibendo per me e ogni volta che sento un complimento anche pesante indirizzato a lei sento dei brividi correre lungo le gambe. Del resto abbiamo messo subito le carte in tavola dal nostro primo incontro; lei mi ha fatto capire quanto le piace sentirsi seducente e spesso ha voluto che le dessi della “troia” durante gli amplessi, da parte mia sono stato diretto e le ho fatto capire quanto sia mi piacciano gli abiti femminili e le calzature coi tacchi alti.
Marisa continua a camminare, mi immagino che qualche automobilista si stia chiedendo se è una prostituta o semplicemente una donna vestita in modo molto appariscente. Il mio membro si è fatto duro e preme lungo la gamba sinistra dei pantaloni. Finalmente arriviamo a casa, faccio salire Marisa davanti a me e, lungo le scale, mi godo lo spettacolo del suo sedere semicoperto dalla minigonna. Mentre apro la porta lei appoggia la mano sul rigonfiamento dei pantaloni e stringe fino a farmi sussultare. Appoggiando una mano sul sedere la spingo all’interno dell’appartamento e appena ho posato la borsa della spesa in cucina mi dirigo verso Marisa che nel frattempo si è sfilata il soprabito e o sta appendendo nel disbrigo. La spingo contro il muro, lei divarica le gambe e il la sollevo da terra prendendola in braccio in modo da spingere con il mio pube contro il suo. Ci baciamo con foga, come presi da un raptus, come bestie. L’istinto ci guida, Marisa passa le mani nei miei capelli e li tira…
Ci fermiamo, stiamo correndo troppo, torno in cucina e comincio a preparare la cena. Mentre cucino Marisa prepara la tavola e curiosa in giro per casa, fa il possibile per mostrarsi nelle posizioni più sensuali e provocanti. Quando alla radio passano un brano di musica dance commerciale inizia a ballare, muovendosi come al solito in modo provocante, mima anche una lap dance e poi prende una sedia e la posiziona al mio fianco sedendovici sopra. Tiene le gambe larghe, in modo che la gonna non possa coprire il pube, si sfiora e si avvicina con la bocca alla cerniera dei miei pantaloni, li morde e poi appoggia entrambe le mani sul mio inguine. Mi massaggia, mi palpa fino a quando il mio sesso, che era già abbastanza gonfio, raggiunge un’erezione tale da provocarmi del dolore.
Marisa se ne accorge dalla mia espressione, apre la cerniera e mi libera facendo uscire dai pantaloni anche i testicoli. Mi fissa negli occhi e li prende in bocca, uno alla volta, li succhia e li lecca premendoli contro le guance, il pene nel frattempo sbatte su tutta la sua faccia.
Avvicino la mia mano per masturbarmi, ma lei me lo impedisce facendo scivolare il membro nella sua bocca. La sua lingua si muove veloce attorno al glande e la sua testa che si muove avanti e indietro rende ancora più piacevole la prestazione orale. Marisa mugola e si dimena, riesce a masturbarsi sfregando il clitoride contro la sedia, io non posso fare altro che toccarle i seni e stuzzicare i capezzoli stringendoli tra le dita. Marisa lascia scivolare il pene fuori dalla bocca e con una voce roca mi dice: “Voglio bere l’aperitivo Giacomo! ”
“Vuoi che te lo serva io? ”
“Si, non vorrei stancarmi, la serata è ancora lunga. ”
Mentre Marisa si masturba infilandosi tre dita nella vagina e muovendo la mano velocemente sul clitoride, tiene la bocca aperta, pronta per ricevere il mio seme. Mi masturbo anche io freneticamente, ogni tanto penetro la sua bocca per farle leccare il glande. Quando porta alla mia bocca due dita bagnate dai suoi umori l’eccitazione arriva al massimo, mi avvicino a pochi centimetri dalle sua labbra e osservo il mio sperma entrare nella sua bocca. Continuando a masturbarsi mi mostra la lingua ricoperta dal seme e ne lascia scivolare un po’ lungo le guance che lecco. I suoi occhi si socchiudono e la faccia assume un’espressione beata che diventa tesa appena l’orgasmo si sprigiona.
Marisa durante la cena mi racconta della sua giornata di lavoro e di come le sia venuta improvvisamente voglia di mostrasi, quando ha ricevuto una mail nella quale un amico comune le ha inviato delle fotografie scattate ad una cena di lavoro. Mi ha infatti pregato di non cambiarmi e anche lei si è ricomposta, lasciando che siano ben evidenti sia le calze che la guepiere.
Il piano della tavola da pranzo è di vetro trasparente e l’assenza della tovaglia mi permette di osservare i movimenti di Marisa che passa le mani sulle cosce, allargandole e risale fino a toccarsi il pube. Mi avvicino per servirle il dessert e mentre le porgo il piatto le sue mani mi stringono il collo facendomi abbassare, le nostre lingue si incontrano in un bacio che sa di voglie nascoste, represse.
Lo squillo del telefono di Marisa ci interrompe, lo prendo dalla sua borsetta e glielo porgo, lei risponde e mentre parla comincio a passare le mani sui seni, poi scendo lungo la pancia e arrivo al suo sesso, la guardo negli occhi, sembra che voglia chiedermi di smetterla, capisco che la telefonata sarà lunga e formale, è evidente che però desidera godere. Punta il dito contro di me e sembra indicarmi di sedermi, come si farebbe con un cane, mi posiziono sotto il tavolo davanti a lei, la obbligo ad allargare le gambe e quando lei capisce le mie intenzioni con una mano sulla nuca, mi impone di leccarle il clitoride. La lingua lo solletica, e poi scende fino ad introdursi nel suo sesso che è già notevolmente bagnato. Succhio i suoi umori, bacio le sue labbra come fossero quelle della bocca, la lingua si muove dentro di lei e poi riprendo a succhiare le labbra; il tono della sua voce è notevolmente cambiato e la sento dire frasi come “no, non mi disturba affatto, mi dica pure”. Marisa scivola in avanti sulla sedia, raccolgo la provocazione e con la lingua percorro la distanza tra la vagina e l’ano, sotto le mie leggere spinte lo sfintere si rilassa. Con la lingua riprendo a stimolare i clitoride e con una mano massaggio dolcemente le labbra della vagina fino a quando gli umori di Marisa colando arrivano a bagnare il buco posteriore. Introduco due dita nella vagina per bagnarle e successivamente le sposto davanti all’ano che sotto le spinte decise, si apre e lascia passare solo l’indice. Lo sfintere si chiude subito attorno al dito, provocandomi un forte dolore, mi trattengo e riprendo a baciare il sesso di Marisa come se fosse la bocca di una donna, non riesce più a controllarsi ed emette dei sospiri che non possono non essere sentiti dal suo interlocutore. Con una voce calda e roca Marisa conclude la conversazione “Ne parleremo domani in ufficio Avvocato, ora mi dispiace ma devo lasciarla”.
Il telefono cade per terra e Marisa muove il bacino per sentire il dito che la penetra, quando sento lo sfintere allargarsi introduco anche il medio e spingo fino ad avere le dita completamente affondate tra le natiche di Marisa.
Mentre continuo a stimolarla con la lingua la osservo mentre gioca con i suoi capezzoli, prima li schiaccia attraverso il pizzo della guepiere, poi una volta che ha liberato i seni dalle coppe, li tortura stringendoli tra i polpastrelli dell’indice e del pollice.
Lo sfintere che si stringe nuovamente attorno alle dita e una produzione notevole di umori sono i primi sentori dell’arrivo dell’orgasmo che si manifesta nella sua forza con un urlo notevole, Marisa si contrae per diversi secondi fino a ricadere rilassata sul pavimento, priva delle forze necessarie per reggersi sulla sedia.
“Mi fai impazzire, se continui così diventerai una droga per me. ”
“Sono già il tuo incubo, credo comunque che tu potresti fare cosa più estreme per eccitarmi. ”
“Cosa intendi? ”
“Avevi detto tu stessa che avresti voluto esibirti per me. ”
“Certo, non ti è piaciuto quello che ho fatto mentre venivamo qua? ”
“Si, ma secondo me avevi in mente dell’altro…”
“Beh, c’è qualcosa che ti piacerebbe io facessi? ”
“Ti va di andare a bere qualcosa? Vestita così intendo? ”
“Andiamo al Giada, stasera non dovrebbe esserci troppa gente”
Mentre risistemo la cucina, Marisa va in bagno a ricomporsi, quando torna ha già indossato il soprabito ed è pronta per uscire, passo in bagno anche io e con un po’ di gel sui capelli mi rendo meno formale.
Il Giada è quasi vuoto, ci sono altre tre coppie nella sala principale assieme ad una compagnia di cinque ragazzi sui venticinque anni. Si girano tutti a guardarci quando entriamo prima osservano me e poi Marisa che decide di posizionarsi in un angolo della sala su degli alti sgabelli, rivolta verso il muro, io mi siedo di fronte a lei e osservo le facce stupite di tutti i presenti quando Marisa si leva il soprabito e me lo passa perché lo appoggi sulla panca.
Chiacchieriamo tranquillamente fino a quando dalla porta entra l’ex di Marisa che mi saluta, lei quando riconosce la voce fa finta di niente e non si gira:
“Non mi ha neanche riconosciuto vero? ”
“Direi di no, ma secondo me tra poco verrà a salutarmi per cercare di conoscerti. ”
“Secondo me non ha le palle per farlo. ”
Riprendiamo la conversazione e io osservo l’ex di Marisa che dopo aver fissato per circa dieci minuti il sedere della ragazza che mi accompagna va a sedersi con i suoi amici nella saletta buia.
Dopo il secondo drink decidiamo di tornare a casa, ma Marisa vuole andare in bagno al Giada:
“Non ce la faccio a resistere fino a casa tua. ”
“Guarda che nella saletta buia prima del bagno c’è il tuo ex e per andare al bagno devi passare di là…”
“Meglio così si accorge dell’errore che ha fatto, quello stronzo. ”
Marisa si alza e senza coprirsi col soprabito va verso il bagno, vederla attraversare il locale mi provoca un erezione immediata, è molto provocante e sia a causa della maglietta praticamente trasparente che per la microgonna che copre solo gli elastici del reggicalze senza coprire la fascia scura delle calze. Gli stivali di pelle alti sono la fine del mondo e si intonano perfettamente con il look provocante.
Dopo cinque minuti che sembrano eterni Marisa riemerge dal buio della stanza che è proprio prima del bagno, è rossa in viso e quando si avvicina a me mi abbraccia e mi bacia, senza dire una parola si rimette il soprabito e usciamo.
Fuori dalla porta del locale mi abbraccia nuovamente e mi bacia tutto il collo, mi vengono i brividi:
“Smettila, mi stai facendo impazzire, cosa succede? ”
“Quello stronzo mi ha toccato il culo! ”
“Scusa? ! ? ”
“Si, quando sono passata lui non mi ha riconosciuto, e l’ho salutato io, uscita dal bagno lui mi ha fermato e mentre mi parlava ha iniziato a palparmi. Mi ha detto che se mi fossi vestita in modo così provocante quando stavo con lui, magari non mi avrebbe mollata, allora gli ho dato una sberla e gli ho detto che se lui fosse stato capace di farmi godere a letto come hai fatto tu, forse avrei fatto qualche sforzo per soddisfare le sue misere fantasie erotiche. I suoi amici si sono messi a ridere e io me ne sono andata. ”
“Ti fa ancora male? ”
“No, è solo che mi odio pensando al male che mi sono fatta per stare con lui, quando alla fin fine non mi sono mai sentita appagata dal punto di vista sessuale. Però mi è piaciuto sentirmi gli occhi dei suoi amici addosso, se non fosse stata sua la mano, mi sarei lasciata esplorare da quella mano che mi aveva iniziato a palpare. ”
Marisa prende la mia mano e se la infila sotto la gonna:
“Senti? Mi sono bagnata come una ragazzina alle prime armi a facendomi palpare davanti a quattro uomini. ”
“Ti sarebbe piaciuto farti vedere da loro mentre facevi l’amore? ”
“Si, ma avrei voluto che mi vedessero farlo con te. ”
Saliamo in macchina e torniamo verso casa mia, faccio scendere Marisa davanti al portone e le dico di aspettarmi all’interno mentre vado a parcheggiare.
Il portone è accostato, lo apro e vedo Marisa dentro l’ascensore che parla con Diana, una ragazza che abita in un appartamento due piani sopra al mio. Marisa si è tolta il cappotto di pelle e il suo seno trabocca dalle coppe della guepiere, mi sorride e fa cenno a Diana che sono arrivato. Diana sussulta evidentemente è in imbarazzo.
“Ciao, Giacomo! Non mi ero accorta di te. ”
“Ciao Diana, tutto bene? ”
“Si, stavo uscendo quando ho incontrato Marisa in ascensore che ti aspettava. Adesso vado, mi aspettano al Tongue. ”
Diana si gira e appena fa il primo passo la vedo scivolare sul pavimento, prima che cada l’afferro e la stringo a me.
“Grazie, mi hai salvato. Non sono ancora abituata a questi tacchi così alti. ” E così dicendo indica appoggiandosi alla mia spalla mi mostra le sue decolletes nere con un tacco a spillo notevole.
“Molto belle, ma pericolose. ”
“Si, ma tutte le ragazze riescono a portare i tacchi così alti, anche Marisa ha degli stivali altissimi… io devo ancora fare un po’ di pratica. ”
“Buona pratica allora e se hai bisogno di un consiglio, chiedi pure a Giacomo, è una fonte insuperabile di consigli per quanto riguarda questo argomento. ”
Rimango stupito dalle parole che Marisa pronuncia, ma entro nell’ascensore:
“Magari allora passo a trovarti una delle prossime sere, va bene Giacomo? ”
“Certo, passa pure. Ciao Diana. ”
Le porte si chiudono e Marisa mi bacia sul collo, poi mi sfiora il lobo con la lingua e si getta nella mia bocca. Quando le porte si aprono al piano dove abito, Marisa ha appena accolto nella sua bocca il mio membro e lo sta succhiando con vigore. Blocco le porte col tasto in modo che rimangano aperte, Marisa mi spinge contro lo specchio dell’ascensore e mentre percorre il pene dalla base alla punta con le sue labbra lascia che le scopra il sedere alzando la gonna. Se qualcuno passasse dalle scale in questo momento godrebbe di uno spettacolo inebriante: le mie mani che massaggiano e torturano le natiche di Marisa.
Una porta che si apre ai piani superiori mi riporta ad un pensiero logico, invito Marisa ad uscire dall’ascensore ed ad entrare in casa.
Ci leviamo le giacche, andiamo in soggiorno dove Marisa si siede sul divano allargando le gambe:
“Giacomo ho bisogno di essere domata questa sera, voglio sentirmi donna. ”
“Va bene, allora posso prendermi tutte le libertà che voglio? ”
“Fai tutto quello che vuoi, di te mi fido. ”
Gli occhi scuri di Marisa si perdono sul mio torace che ho appena liberato dalla camicia, le sue mani si dirigono veloci verso le grandi labbra, Marisa si penetra con un dito e dopo averlo estratto dal sesso me lo mostra bagnato di umori che colano verso il braccio.
Marisa fa cadere a terra i pantaloni e appoggia la faccia sul mio pube, con la mano sinistra la prendo per i capelli e la invito a leccare i testicoli mentre con la destra mi masturbo fino a quando la mia erezione sbatte sulla fronte di Marisa ogni volta che apre la bocca per mordermi. Mi abbasso e la sollevo e mentre i nostri corpi si avvicinano, Marisa prende il mio sesso tra le mani e lo guida verso la vagina. La penetro con cattiveria e nel suo sguardo leggo dolore associato alla gratitudine per le sensazioni forti che finalmente sta provando. Bastano poche spinte e l’attrito iniziale sparisce, gli umori scendono abbondanti lungo il pene fino a bagnarmi il pube, Marisa si lascia andare con urla e grida di incitazione, che i vicini avranno riconosciuto perfettamente. Tenendo Marisa in braccio, con la pelle levigata degli stivali che si appoggia alla mia schiena per sostenere il suo corpo, mi sposto verso il tavolo da pranzo e lascio che Marisa vi si adagi liberandosi dalla mia penetrazione. Le sue mani cercano nevroticamente il mio sesso, non vuole che la sua cavità sia lasciata libera neanche per un istante, ma lasciandola sola prendo dalla sua borsetta il cellulare.
“Perché non fai vedere al tuo ex che sei effettivamente cambiata? ”
“Pensi che potrei fare delle foto e mandargliele? ”
“No, veramente stavo pensando ad una videochiamata…visto che ti aveva regalato il telefono potresti sfruttarlo in questa occasione. ”
Mentre finisco la frase sollevo e allargo le gambe di Marisa, le appoggio sul mio petto facendo in modo che gli stivali mi passino sopra le spalle, il mio sesso ancora eretto e bagnato dai suoi umori si fa strada fra le grandi labbra e la penetra.
Marisa mi strappa di mano il telefono, si avvicina a me mi bacia sul torace, stuzzica i miei capezzoli mordicchiandoli e si avvicina insaziabile alla mia bocca. Sento il rumore del telefono che squilla, apro gli occhi un istante e vedo che la piccola telecamera ci inquadra.
“Marisa sei tu? Cosa stai facendo… con…. ”
“Stai zitto e guarda, guarda cosa ti sei perso, cosa hai avuto tra le mani per anni e ti sei lasciato sfuggire! ”
Marisa sta dando tutta se stessa in un amplesso che oltre a regalarmi sensazioni forti mi lascia intendere quanto io sia importante per lei. L’averla resa sicura di se, caparbia nel pretendere le attenzioni che un uomo può darle mi fa stare bene, la penetro sempre più a fondo facendo sbattere rumorosamente i testicoli contro il suo sedere, e lei ricambia con delle urla di piacere che si fanno via via più intense. La sua lingua esce veloce dalla bocca alla ricerca di un pezzo di carne, le offro il mio torace e quando noto lo sguardo di sfida rivolto alla telecamera del telefono schiaccio i suoi seni per farli avvicinare alla sua bocca, le nostre lingue si incontrano sul capezzolo, si sfiorano e si rincorrono avide.
Senza dire niente Marisa mi fa uscire da lei, scende dal tavolo e girandosi mi invita a penetrarla:
“Fagli vedere come si fa Giacomo. ”
Il telefono passa nella mie mani e cosi inquadrando da vicino tutta la scenda lascio che la mia lingua frughi i buchi di Marisa, bagnandoli con saliva e con umori. Le sue natiche tremano per i brividi del mio trattamento, massaggiandole cerco di rilassarle e quando raggiungo lo scopo con delicatezza penetro l’ano con un dito, la resistenza è minima ed in pochi secondi lo sfintere rilassato si fa penetrare dal secondo dito.
“Prendi la mia verginità, è tua Giacomo. ”
Sento degli insulti provenire dal telefono, ma poi il distinto rumore di un uomo che si masturba, appoggio il pene all’ano vergine di Marisa e facendo attenzione ad inquadrare la scena la penetro, lentamente ma senza fermarmi quando lei me lo chiede, arrivo ad inserire tutto il membro e finalmente la tensione si allenta, anche se il canale è molto più stretto della vagina.
I miei movimenti si fanno rapidi sotto l’incitazione di Marisa, sfioro delicatamente il clitoride eretto, con le dita e in breve arriviamo all’orgasmo.
Quando ritrovo un minimo di energia faccio una panoramica dell’abbigliamento di Marisa:
“Hai visto quanto può essere seducente la tua ex? E sono convinto che se le chiedessi di osare ancora di più saprebbe farlo. ”
Passo il telefono a Marisa:
“Magari la prossima volta ti invito a guardarci dal vivo cosi ti potrai masturbare davanti a noi. ”
La conversazione termina cosi, Marisa si risolleva e cercando le mie mani si fa stringere in un abbraccio. Ci spostiamo verso il divano e ci sediamo abbracciati, le mie mani sui seni, le sue aggrappate alle mie braccia.
“Non credo di riuscire ad arrivare fino a casa, posso fermarmi a dormire qui? ”
Senza dare nessuna risposta mi alzo dal divano e prendo in braccio la mia compagna di giochi, la porto in camera e la faccio sedere sulla poltrona, prima di iniziare a spogliarla la penetro con delle palline vibranti che accendo immediatamente. La maglietta trasparente si sfila in un secondo, slaccio la guepiere, e lascio che il seno pieno e sodo apprezzi la libertà. Slaccio i gancetti dalle calze e poi gioco con gli stivali, sfilandoli solo quando Marisa raggiunge l’ennesimo orgasmo della serata. Ci sdraiamo sotto le coperte, vicini ma senza toccarci, percepisco comunque il calore che emana il corpo di Marisa. FINE

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