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Il sorriso malizioso di quel giorno

Il sorriso malizioso di quel giorno, dopo molti mesi di lavoro fianco a fianco, era un sicuro preludio a qualche cosa che difficilmente avrei dimenticato, Ma andiamo con ordine.
Ho 35 anni e sono il responsabile di un importante negozio di abbigliamento di Bologna con molti dipendenti tutti di sesso femminile, ed il mio compito è di controllare che tutto svolga secondo le direttive da me stesso impartite.
Lavoro inoltre a stretto contatto tutti i giorni con la mia collaboratrice personale che tra l’ altro si occupa anche della contabilità, una formosa 40 enne, separata da qualche anno, madre di una deliziosa “bambina” di 22 anni, è sempre stata considerata da me come una sorella maggiore e mai avrei pensato che sarebbe potuto succedere quello che è accaduto.
Praticamente il mio ufficio ed il suo sono nella stessa stanza, divisi solamente da una vetrata alla quale io ho fatto apporre delle piccole veneziane per avere un minimo di privacy quando ricevo i fornitori ei clienti importanti.
Tra noi ci raccontiamo tutto, parliamo spesso della nostra vita e delle nostre avventure. C’è una complicità ed una intesa celebrale perfetta anche per le situazioni particolarmente scottanti, conosciamo e condividiamo verbalmente i desideri erotici più reconditi l’ uno dell’ altro perché tra una battuta e l’ altra ce li siamo tranquillamente confidati e casualmente sono gli stessi.
Lei non è mai stata una santa, e la figlia avuta in giovane età ne è la prova, ma sul lavoro è sempre inappuntabile, mai un pettegolezzo. Comunque da un po’ di tempo più o meno dal compimento del suo 40 compleanno qualcosa è cambiato, dice ironicamente che è giunto il momento di dare una svolta alla sua vita, che sente che il suo corpo sta modificandosi e che vuole approfittare di questi , secondo lei, ultimi anni di vita sessuale per provare tutte quelle sensazioni che sono state fino ad adesso relegate nella intima sfera dei suoi sogni erotici. Queste affermazioni però sono state seguite anche da un cambiamento esteriore, nuovo colore e taglio di capelli che da neri e lisci sono diventati più rossi e ricci e adesso scendono delicatamente ben oltre le spalle, un nuovo modo di vestire, molto più sensuale, fatto spesso da vestiti lunghi con ampi spacchi e scolli che mettono in grande evidenza le forme del suo corpo. Le sue misure non passano certo inosservate ed forse inconsciamente erano state proprio quelle che mi hanno portato ad assumerla al momento del colloquio all’ inizio della mia breve ma veloce carriera. è alta almeno 1, 75 un gran seno, almeno una 4 misura, sempre tonico e con grandi e lunghi capezzoli che, spesso sembra che vogliano bucare come aghi i vestiti che invano tentano di nasconderli, il suo personale è leggermente robusto ma non grasso, la sua assidua frequentazione delle palestre e la corsa praticata con costanza hanno modellato e reso il tutto tonico e sodo come una 18 enne. Il Culetto è, nonostante la sua età non più adolescenziale , bello rotondo e incredibilmente compatto, le gambe sono lunghissime proporzionate ed affusolate e terminano con dei piedi sempre ben curati e fasciati da calzature con tacchi importanti . Più di una volta ho simpaticamente ironizzato su questo cambiamento da lei intrapreso e, scherzosamente, ho fatto pesanti allusioni a cosa avremmo potuto fare insieme, ma senza mai effettuare l’ affondo finale, un po’ perché temevo se respinto di essere accusato di molestie e passare dei guai , e un po’ per paura di rovinare quello splendido rapporto esistente.
Un giorno durante i periodici controlli contabili, durante i quali siamo soliti sedere l’ uno accanto all’ altro alla sua scrivania per meglio spulciare numeri e cifre, mi accorsi che sotto al suo provocante ed elegante vestito bianco, con un profondo scollo a cuore e un importante spacco laterale, che esaltava le sue prorompenti forme, si celava della raffinata biancheria intima: intravedevo un reggiseno bianco di pregiato pizzo con un balconcino che innalzava anzi impennava le sue forme, un perizoma sicuramente con il pizzo coordinato che riuscivo ad immaginare dal rilievo che dava al vestito e da velate calze bianche sicuramente sostenute da un reggicalze che anch’esso non riusciva a nascondersi essendo l’ abito molto sottile e la posizione, seduta e leggermente curva sulla scrivania, che lo rendeva molto aderente al corpo. Tutto questo ben di Dio risaltava per la la sua impeccabile abbronzatura color cioccolato, che manteneva tutto l’anno grazie a solarium e frequenti weekend al mare in estate, e in montagna in inverno. Anche il suo profumo molto dolce, caldo e fortemente aromatizzato contribuiva a rendere l’ ambiente, nonostante fosse inizio di primavera, bollente.
Come al mio solito, feci qualche battutina ironica sul suo abbigliamento e sul fatto che solo io potessi goderne. Infatti noi praticamente siamo le sole persone che lavoravano in ufficio al I piano, mentre le commesse che sono in negozio ed i magazzinieri che lavorano al piano terra in magazzino e salgono solamente per parlare con me in caso di problemi, non senza prima avermi avvisato telefonicamente essendo la porta di accesso sempre chiusa a chiave per evitare rapine essendoci un grosso giro di denaro contante.
Questi miei discorsi allusivi venivano sempre liquidati da Lei con sorrisi di circostanza e rapidi cambiamenti di discorso, fino a quando io quel giorno, sempre per gioco e per stuzzicarla, scostandomi con la mia sedia con le ruote qualche decina di centimetri indietro dissi che non riuscivo a concentrarmi con tutta quella vetrina di carne, a mia disposizione. A quel punto Lei si fermò e girando all’ indietro la testa verso di me e fissandomi negli occhi, lanciò uno sguardo pieno di desiderio e di soddisfazione per il “complimento” ricevuto e, non so quanto volutamente, si passò la lingua delicatamente tutta intorno alla penna che nel frattempo si era portata alla bocca, socchiudendo un attimo gli occhi, per riaprirli subito dopo fissandomi nuovamente intensamente con quello che è diventato il famoso sorriso malizioso.
Una ondata di calore mi investì lasciandomi senza parole, finché lei, che non aveva più distolto gli occhi dai miei mi disse:
– Pensi veramente quello che hai appena detto?
E alla mia balbettante risposta affermativa pronunciata a mezza voce , incalzo:
– Stamani ho deciso di fare una follia e mentre venivo a lavorare, passando davanti al negozio di intimo, ho visto questo completino e non ho resistito al desiderio di indossarlo subito, Ti piace?
Ero praticamente in trance, lei si era già girata verso di me e stava abbassandosi la spallina del vestito per farmi meglio godere dello splendore del pizzo sul suo seno, con il capezzolo che premeva sulla la stoffa come per esplodere fuori,
è morbidissimo – disse- e mi fascia veramente bene, che ne dici?
Io, prendendo allora coscienza della nuova e inaspettata piega che stava prendendo la situazione, dissi che non avevo visto mai nulla di più indicato per il suo corpo e sicuramente anche l’ altra parte del completo sarebbe stata all’altezza. La sua reazione a queste mie parole fu di una finta sorpresa e di un ironico rimprovero:
– Ma Capo, così si divertiva a chiamarmi anche se in effetti lo ero ma non lo facevo mai pesare, non penserai mica che io ti faccia vedere anche sotto?
Ma già si era riseduta di fronte a me e si stava alzando lentamente la gonna fissandomi negli occhi e sorridendo.
– Se vuoi ti aiuto io , dissi e timidamente appoggiai la mia mano sulla sua coscia ancora fasciata e nascosta dal candido vestito, spostando delicatamente la sua. Lei non rispose ma mise la sua mano sopra la mia e intrecciando le dita e tirando il collo indietro iniziò a respirare più profondamente, era la risposta che volevo. Molto lentamente iniziai a scalzare la stoffa dell’ abito fino a scoprire le immacolate calze bianche che circa nella metà superiore della coscia terminavano con un importante bordo di pizzo bianco. Iniziai delicatamente a carezzare la sua gamba guidato dalla sua mano che mi conduceva sempre più in alto fino a scoprire i lacci del reggicalze e farmi vedere il contrasto della sua pelle abbronzantissima con il candore delle calze e dell’ abbigliamento, poi sempre la sua mano mi portò a scoprire anche l’ altra gamba che nel frattempo si era separata dall’ altra, divaricandosi spudoratamente per farmi immaginare ed ammirare il tesoro celato dal perizoma che da lì a poco mi si sarebbe parato davanti.
Le parole avevano lasciato il posto all’ istinto, i suoi sospiri erano divenuti più profondi e frequenti. Lei era seduta di fianco a me, alla mia destra, con la spallina sinistra del vestito calata ed il seno con il capezzolo turgido che chiedeva solo di essere succhiato come un piccolo ghiacciolo, le gambe scoperte dallo spacco del vestito che, alzato fino all’ inguine, mostravano tutta la loro sensualità fasciate da quella bianca e seducente seta e la mia mano sinistra che godeva di questa sensazione tattile, passando lentamente da una coscia all’ altra, sfiorando il candido perizoma trasparente che lasciava intravedere la folta ma curata peluria pubica perfettamente rasata intorno al bordo delle labbra e l’ accogliente entrata del paradiso. Il mio Braccio destro era invece appoggiato alla sua spalla destra che, essendo io in piedi forniva un morbido appoggio alla sua testa. I suoi occhi erano fissi sui miei per carpire ogni mia minima emozione e quel sorriso che era continuamente interrotto dalla lingua che inumidiva costantemente le sue labbra carnose.
è inutile sottolineare che ero da un po’ in preda ad una erezione poderosa, che mal si celava sotto ai miei vestiti che la mia verga, nella posizione in cui ero, bussava sulla sua spalla chiedendo insistentemente di partecipare al gioco. Continuammo con questo massaggio pubico qualche minuto, soffermandomi sempre più spesso a carezzare la sua fichetta e giocherellare sempre, da sopra il perizoma, con il suo clito, quando finalmente anche lei, ormai completamente fradicia delle sue emozioni, si decise a collaborare al gioco e, facendo finta di notare solamente in quel momento la protuberanza dei miei pantaloni, disse:
– Allora ti piace veramente il mio completino,
e togliendo la sua mano dalla mia, che per tutto questo tempo aveva tenuto intrecciata guidandola sul suo corpo, inizio un sapiente e delicato massaggio al mio uccello mentre con l’ altra mi abbassava la zip. In un attimo aveva di fronte il mio orgoglio che iniziò a gustare con la passione e la dedizione che solo le bolognesi conoscono, alternando potenti succhiotti a delicate leccate e leggeri morsi mentre, con una mano accompagnava con una lentissima sega reale il movimento e con l’ altra si torceva il capezzolo del seno ancora nascosto dal vestito.
Anche io avevo deciso di aumentare le mie sensazioni e scostato il perizoma avevo iniziato a masturbarla con tutte le dita della mia mano. I sospiri erano a questo punto diventati gemiti e dopo iniziò a contorcersi senza mai mollare la presa del mio cazzo che, quasi completamente risucchiato nella sua avida bocca, le impedì di urlare il suo orgasmo che inondò la mia mano dei suoi caldi umori colando giù come un rubinetto aperto. Decisi che non era quello il luogo ideale per continuare la nostra giornata di “lavoro”, e la invitai a seguirmi nel mio ufficio dove una morbida poltrona presidenziale di pelle nera avrebbe assecondato molto più comodamente i nostri giochi. Per sicurezza andai a controllare che la porta di ingresso all’ ufficio fosse effettivamente chiusa a chiave e quando mi rigirai verso l’ ufficio, vidi lei che si era nel frattempo sfilata il vestito ed il perizoma, sapientemente indossato dopo il reggicalze, , rimanendo solamente con lo stesso, le calze, il reggiseno e saldali con tacco a spillo e lacci fino alla caviglia, tutto rigorosamente bianco.
Stava seduta sulla mia poltrona con le gambe oscenamente aperte e i piedi appoggiati alla scrivania di vetro trasparente,
in posizione ginecologica e mentre con una mano si menava forsennatamente il clitoride, le dita dell’ altra giocherellavano con la sua lingua vicino alla sua bocca, fissandomi sempre negli occhi con quel sorriso beffardo e malizioso da diciottenne in calore. Mi avvicinai e sostituì nella sua bocca le dita della sua mano con il mio uccello per far terminare il pompino iniziato nella stanza accanto, cosa che lei gradì particolarmente e con eccezionale cura ricominciò da dove aveva interrotto continuando nel frattempo a masturbarsi adesso anche con l’ aiuto della mia mano e sempre con quegli occhi che trasudavano sesso fissi sui miei. La mia eccitazione era tale che dopo poco venni inondandole il viso e la bocca con mio copioso seme, che lei con ingordigia raccolse e ingoio velocemente, ripulendo con la lingua la mia asta che reclamava ancora attenzioni.
A questo punto mi inginocchiai e cominciali a leccare tutta la sua fica con la stessa attenzione che lei mi aveva riservato mentre con le dita continuavo a penetrarla, gustando tutto il succo che copiosamente usciva. , Particolare dedizione riservai al suo grilletto di dimensioni importanti ormai completamente aperto, mentre le mie dita andavano alla ricerca del buchetto proibito abbinando delicati massaggi al perineo fatti con la punta del mio pollice. Ogni tanto la mia lingua scendeva lungo le sue cosce fino a prendere in bocca e succhiare le dita dei suoi piedi coperti da quelle calze afrodisiache liberati dalla calzatura provocante per poi ritornare al centro del piacere. Lei era completamente abbandonata e in preda ad un godimento sublime, la mia lingua tormentava il suo bottone del piacere, il mio pollice e indice penetravano alternativamente l’ ano e la vagina provocandole orgasmi e piaceri continui.
I suoi occhi erano chiusi e la sua bocca implorava di non fermarsi ne di rallentare, doveva essere in astinenza da parecchio tempo e non voleva perdere nemmeno una contrazione del godimento che gli stavo procurando.
Il suo piede inizio a giocare i miei testicoli seguito subito dall’ altro ed insieme cinsero la mia asta come in una morsa e iniziarono a masturbarmi con lo stesso ritmo della mia lingua nella sua fica, facendomi finalmente venire il desiderio di possedere quella splendida e succulenta caverna grondante di sapore.
La presi di peso e la poggiai facendola sdraiare sulla scrivania, iniziando a penetrarla e annegando il mio uccello all’ interno di quel lago traboccante di umori. Ad ogni affondo i nostri corpi producevano una melodia mentre la scrivania era ormai intrisa dei nostri sapori che schizzavano fuori ad ogni affondo, con la mie mani torturavo i suoi capezzoli mentre la mia lingua danzava con la sua miscelando i nostri succhi precedentemente gustati. Non durammo molto in quella posizione, le dissi che volevo prenderla da dietro, per poter godere della vista del suo rotondo culetto e dei suoi seni che si schiacciavano sulla mia scrivania, così la feci girare e iniziai a pomparla alla pecorina, mentre la troia si era portata la mano al grilletto e aveva ricominciato a menarselo. Quella era stata solo una scusa per portarla inconsapevolmente in posizione idonea per profanare il suo culo, l’ ultimo buchetto rimasto intatto, temendo un suo rifiuto alla mia proposta.
Fu invece le stessa a implorarmi di incularla per completare questa stupenda giornata di lavoro. Non doveva essere nuova a questo genere di amplesso perché con sapienza le sue mani iniziarono ad tirare le chiappe verso l’esterno, scoprendo un buchetto adorabile, già lubrificato dalle precedenti attenzioni.
Appoggiai la mia cappella all’ ingresso e, mentre lei mi pregava di impalarla subito, con un colpo secco e deciso Affondai ed entrai per metà nelle sue interiora, calde ed accoglienti come un guanto di pelle. Iniziai subito a stantuffare con lei che continuava freneticamente la masturbazione clitoridea cercando di assecondare con il corpo le mie spinte, per spingerlo ancora più in profondità, fino sentire i miei testicoli sbattere contro il suo corpo. Godemmo insieme di un orgasmo maestoso, prolungato e paradisiaco per poi cadere, esausti ma soddisfatti, nuovamente sulla poltrona, nudi e tutti bagnati dai nostri sudori e dai nostri stessi umori.
Dopo pochi minuti passati in silenzio, mentre ci ricomponevamo le chiesi se questo era stato un sogno, un attimo di follia o che cosa. Le si avvicinò e dandomi un bacio sulla guancia disse:
– Questo è il ringraziamento per i bei momenti felici che posso trascorrere in ufficio con te, spero non sia stato un caso isolato e che ti sia piaciuto perché ho intenzione di ringraziarti spesso.
Non chiedevo di meglio, e no credevo alle mie orecchie, avevamo trovato sicuramente un piacevole diversivo alle molte giornate noiose che avremmo avuto in ufficio, senza nessuna implicazione sentimentale, solo sesso in tutte le sue varianti.
Continuavo a guardarla mentre terminava di rifarsi il trucco, quando lei disse:
– Erano giorni che mi vestivo provocante per te ed aspettavo con ansia che prendessi l’ iniziativa, ma non volevo rischiare di rovinare il nostro rapporto di amicizia e di lavoro in caso di un tuo rifiuto .
Ma da quel giorno la nostra amicizia e la nostra intesa divenne ancora più salda. Non appena ricomposti e ripulito alla meglio l’ alcova improvvisata gli dissi con tono ironico:
– Ottimo lavoro, credo che per oggi i controlli contabili incrociati siano finiti, riprenderemo domani in maniera più accurata.
Vidi i suoi occhi illuminarsi nuovamente di desiderio e voglia di sesso, e mi rispose:
– Perché non li controlliamo stasera a casa mia, mangeremo una pizza veloce e ci immergeremo nuovamente nei numeri e nelle cifre.
Mentre pronunciava quelle parole notai lo stesso sorriso malizioso che qualche ora fa aveva scatenato tutte le passioni e risposi :
– Ma a casa tua non c’è anche tua Figlia?
E lei sempre con quel sorriso fissandomi negli occhi confermò:
Certo e credo che sarà ben felice di darci una mano! FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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