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Incontro occasionale

Diversi anni… avevo da rinnovare il passaporto che a me serve per motivi di lavoro, per una serie di circostanze non potevo usare l’auto quindi optai per i mezzi pubblici, al dire il vero ero scocciato, le attese alle fermate ed i ritardi dei bus o dei treni mi stressano ma era una bellissima giornata di sole e feci “buon viso a cattiva sorte”.
Allo stazionamento degli autobus mi procurai i tickets necessari e rimasi in attesa, era mattino presto ed un sacco di gente era accalcata nei pressi della fermata, per lo più studenti che facevano un baccano del diavolo non si stancavano di urlare spingersi o canzonarsi… a dire il vero m’innervosivano non poco, forse era invidia, non posso dirlo per certo… sta di fatto che rivolsi la mia attenzione al giornale dando uno sguardo ai titoli principali, di tanto in tanto guardavo l’orologio da polso e davo uno sguardo in giro. Durante uno di questi brevi raids il mio sguardo incrociò quello di una donna… lì per lì non prestai caso, ma per effetto di non so cosa sentivo quegli occhi sempre addosso avevo gli occhiali da sole e questo mi facilitava, potevo controllare ogni suo minimo movimento, faccio una premessa: non sono un tipo di quelli che investono una donna solo per il fatto di essere guardati ma ero lusingato da quello sguardo dolce e sognante.
Il tempo sembrava aver rallentato il suo corso in tutto questo non erano trascorsi dieci minuti ed incominciavo ad essere insofferente pentendomi di non aver chiesto aiuto ad un amico che mi prestasse l’auto.. ma come tutti sappiamo ogn’uno di noi deve percorrere la strada del destino o del caso su questo esistono pareri contrastanti. Tale mio atteggiamento non sfuggì allo sguardo attento della sconosciuta che a sua volta sorrideva dolcemente.. continuai in quel modo dimenticandomi per brevi istanti tutto quello che mi circondava quindi mi concentrai nella lettura di un articolo non badando ad altro così da far diminuire il mio tasso di insofferenza verso tutto e tutti.
D’improvviso una voce melodiosa e sensuale mi chiedeva se avessi da offrirle una sigaretta,
sobbalzai poichè ero completamente assorto nella lettura e quindi lontano da lì e questo mio sobbalzo fece ulteriormente ridere la mia interlocutrice, era una risata di quelle che t’incantano ti rapiscono e scoppiai anch’io sonoramente a ridere, di lì a poco ci scambiammo i nomi passando dal lei al tu simultaneamente e questo ci fece ulteriormente ridere.
Si chiama Ornella ed è avvocato penalista, la sua situazione era analoga alla mia anche lei per una serie di circostanze aveva dovuto rinunciare all’auto e servirsi dei precari servizi pubblici e aveva dovuto rinviare un appuntamento importante in tribunale, ciò non la infastidiva anzi mi disse che ogni tanto è bello sentire i rumori della città e vedere che la gente è viva.
Aveva capito che io non ero abituato al frastuono mattutino di operai, studenti e casalinghe e ciò la divertiva, le avevo detto che sono un navigante ed associò il tipo di lavoro che svolgo alla mia insofferenza verso rumori sconosciuti. Trascorse dell’altro tempo ora sembrava che avesse ripreso il suo inesorabile andazzo, anzi sembrava volasse, l’autobus arrivò e mi dispiacque, ora il tempo lo avrei voluto inchiodare io ma…
Salimmo e ci sedemmo vicini, è qui che iniziai a guardarla sotto quell’ottica di ammirazione nel preciso istante in cui accavallò le gambe, mi accorsi che indossava una leggerissima gonna non troppo corta ma quel tanto che scopriva le sue bellissime gambe abbronzate, eravamo perfettamente in sintonia oltretutto lei era affascinata dal fatto che io girassi il mondo.
Mi disse che era sposata ma senza figli e questo stava guastando il suo matrimonio anzi era già successo che il marito non la cercasse più come un tempo: lui voleva un figlio ad ogni costo. Non me ne resi conto subito ma dal suo gesto mi accorsi che piangeva, asciugò le lacrime con un po’ di vergogna scusandosi. Non so cosa mi successe, non era pena so solo che mi voltai verso di lei ed accarezzai il suo viso in un gesto senza malizia, che lei apprezzò e ringraziò.
Eravamo quasi giunti a destinazione, io scendevo due fermate prima di lei e rendendomi conto di doverla lasciare stavo per chiederle se ci saremmo rivisti ma lei mi anticipò chiedendomelo per prima e mi sciolsi nel suo sguardo supplichevole, le pizzicai dolcemente la guancia e la rassicurai.
Ci scambiammo i nostri recapiti e non distolsi lo sguardo dai suoi occhi fino a che l’autobus non riprese la sua corsa, mi baciò con la mano e quel bacio volante raggiunse il mio volto come una carezza, dolce e calda.
La pensai: per strada, nell’ufficio della questura, a casa, ero tormentato dal suo ricordo dal suo sguardo supplichevole, ma non volevo mostrarmi colpito ed affascinato quindi nel più atroce tormento pensai di telefonarle la sera dopo. Mi promisi che se avesse risposto il marito avrei finto di aver sbagliato numero; così feci, a metà del primo squillo lei aveva già la cornetta in mano chiamandomi subito per nome, aveva il respiro pesante e mi confessò che era rimasta vicino al telefono aspettando dal giorno prima e sapendo che ero sposato non aveva avuto il coraggio di chiamarmi… meno male pensai, nella foga avevo trascurato il pericolo: guai se mia moglie riceveva una telefonata di una donna che mi cercava era il classico interrogatorio di 3° grado che si protraeva per settimane che dico… per mesi!
Mi confessò che non faceva altro che pensare a me al nostro casuale incontro, al modo in cui le avevo accarezzato il viso. Il marito era fuori per lavoro ma lei sapeva che aveva un’altra ed ogni tanto si assentava per futili motivi lasciandola sola anche diversi giorni e anche per qualche fine settimana … che stupido pesai, come si può lasciare una donna così, da sola…
Prese fiato e mi disse che voleva vedermi aveva bisogno di parlare con me e che non dovevo fraintenderla. Il giorno dopo era venerdì era libera da impegni, stabilimmo l’appuntamento alle 09: 00 in un bar di un paese vicino e trascorsi tutto il resto del giorno tormentato da quello che stava succedendo, chiedendo ipocritamente perdono alle persone a me vicine ma ormai il dado era tratto e la curiosità… o voglia… di quella quasi sconosciuta mi attanagliava alla gola.
Finalmente il mattino dopo arrivò, ero lì da qualche minuto quando la intravidi, camminava a passo svelto col volto illuminato della classica donna felice ed innamorata non pensavo che quella sua felicità fosse rivolta a me ero assorto in altri pensieri.. le andai incontro e stesi la mano in un gesto cordiale di saluto che lei evitò, perchè disinvoltamente mi abbracciò e mi baciò il lobo dell’orecchio, al contatto sentii il suo seno sodo contro di me ed ebbi una scarica di ormoni che alterarono il mio stato di uomo. Dovette accorgersene perchè mi guardò maliziosamente e si compiacque.. le domandai cosa significasse “non fraintendermi” quando poi era scoppiata in quel gesto amoroso di eccitazione repressa, mi disse che da casa era partita in uno stato ma quando mi aveva rivisto era andata diversamente… le presi la mano e la invitai a colazione; mangiò voracemente e mi confessò che non era fame ma fretta, fretta di andare in qualsiasi posto per fare l’amore con me… ero perplesso non sono mai stato propenso per le cose immediate ed ero intimorito ma il suo sguardo dolce e pulito abbatté le mie solide barriere e ciò stravolse il mio modo di essere e di pensare.
Non ero pratico della zona, vivo più all’estero che in Italia quindi cercai un albergo ma lei rifiutò, aveva molte conoscenze e si preoccupava di essere vista, durante il tragitto in macchina posò la mano sulla mia coscia e poi sulla patta stringendomi il membro tanto che dovetti chiederle di smetterla altrimenti avremmo avuto un incidente e lei ancora maliziosamente mi disse che non vedeva l’ora di sentirmi dentro di lei… sobbalzai ancora una volta ma non per paura stavolta ma per eccitazione bestiale, sentivo il liquido pre-spermatico già fuoriuscire e gli slip umidi, lo confessai e a sua volta si mise una mano tra le mutandine e mi posò il dito sulle labbra che leccai, era leggermente umido dal classico sapore acre e sapeva di pulito, il profumo del suo sesso mi inebriò facendomi sbandare leggermente mentre lei ebbe un piccolo ma intenso orgasmo…
Non potevo però fare a meno di pensare in quale situazione mi stavo cacciando anche se sapevo perfettamente cosa volevamo entrambi e cosa sarebbe successo di lì a poco, ma ormai eravamo già nella dimensione dove il cervello si disconnette ed è il sesso a regnare sovrano, di questo me ne resi conto dal turgore che avevo nel basso ventre.. l’eccitazione si protraeva e la mia vicina lo avvertiva, aveva le narici dilatate ed il respiro affannoso come quando le telefonai; era in uno stato a dir poco pietoso, si era messa con le spalle rivolte alla portiera fissando la patta rigonfia, ogni tanto la sua lingua tentava di inumidire le labbra secche e stringeva convulsamente le gambe, le chiesi se era nervosa o pentita ma il suo sguardo non tornò mai alla realtà anzi mi pregò di non svegliarla da quel sogno.
Anche se poco pratico della zona sapevo che su quella strada c’era una specie di motel appartato, avevo intravisto l’insegna diverse volte e stava ad indicare il presidio a 500 mt all’interno rispetto alla strada principale, dico intravisto poichè in diverse occasioni ero rimasto più che colpito direi shocckato, in quanto non era il classico cartello bello ed accattivante ma una tavola sgangherata scritta a mano e con semplice smalto bianco ed ogni volta pensavo che chissà di quale topaia si trattasse e chi, con un minimo di buon senso si sarebbe recato in un posto che dimostrava la sua trascuratezza già dall’insegna, chi? E chi se non io!!! Mi scappava da ridere ma non confessai ad Ornella i miei pensieri e se si fosse svegliata? Preferii andare all’avventura proponendomi che se proprio era un cesso non ero obbligato a restarci avrei cercato di meglio, ma a dire il vero nello stato in cui versava Ornella ed io pure penso che ci saremmo accontentati anche di una fogna.
Mentre ero assorto in questi pensieri, Ornella che nel frattempo aveva tenuti i suoi dolci occhi chiusi esordì domandandomi chi avessi mai portato in quel posto, le risposi che era lei la prima e sola donna a cui toccava tanta fortuna e scoppiammo in una risata mista di gioia e di eccitazione poi mormorò di far presto era al limite della sopportazione, questo mi confermò il concetto della fogna e mi compiacqui con me stesso. Finalmente a destinazione fui colpito da diversi fattori, in primo luogo non si trattava di un posto squallido tutt’altro, c’era un grande giardino ben curato e l’edificio era pulito e schietto questo mi rallegrò e di li a poco anche Ornella esultò abbracciandomi a con un gesto veloce fece guizzare la lingua nella mia bocca: un’ennesima scarica di ormoni mi sconguassò le reni e barcollammo entrambi.
Nella hall c’era un signore anziano, sembrava un maggiordomo inglese ciò stava a significare che la discrezione era di casa e aggiunsi un’altro punto a favore del posto quindi diciamo che se avessi dovuto dare un giudizio da 1 a 10 avrei dato 7. Prendemmo una bella stanza con letto matrimoniale, era pulita e profumata ed il letto semiscoperto era di un bianco abbagliante, mi venne spontaneo dire ad alta voce che era una topaia per topi di lusso… ma tutto ciò ripeto era superfluo, poichè mentre mi guardavo intorno sentii lo scroscìo della doccia, Ornella non badava a niente, aveva un solo desiderio ed era quello di una bella sbattuta di quelle difficili da dimenticare; allora mi spogliai e la raggiunsi proprio nel momento in cui si stava chinando per raccogliere la saponetta scivolatagli di mano, ammirai il suo sedere bellissimo e compatto sembrava scolpito nel marmo: lo so, sono impressioni già descritte da altri ma io non sono uno scrittore non mi deridete, quindi fui percorso da un brivido mozzafiato, elettrico non so, so solo che lei mi aveva visto e restò in quella posizione più del tempo necessario anzi mi guardò dalla posizione china e si passò la lingua sulle labbra guardando il mio pene gonfio di voglia.
Il piatto doccia non era grande ma con le portelle di plexigas aperte si poteva tentare, solo che l’acqua schizzava dappertutto ma me ne fregai avrei pagato un’extra e chi se visto se visto, ma questo lo sto pensando mentre stilo il mio racconto in quel momento pensai solo di avvicinarmi a lei e mordicchiarle l’orecchio chiedendole se desiderava che le lavassi la schiena, lei acconsentì e mi prese il membro in mano menandolo dolcemente e lentamente pregandomi di non venire anzi testualmente disse “non fregarmi”, cominciai a massaggiarle la schiena e dopo pochi attimi avevo i suoi capezzoli turgidi tra le dita, si inarcò e mi diede da succhiarle la lingua una mano abbandonò un capezzolo e si diresse verso il suo sesso, incominciai a farle un ditalino lento ed estenuante che lei apprezzava molto poichè mi stringeva il braccio della mano in questione dondolando il bacino come una danzatrice del ventre ma in moviola però..
Venne così, in breve tempo scaricò tutta la sua tensione in un’orgasmo voluto con tutta se stessa e con tutta l’anima, si rilassò al punto che se non l’avessi retta sarebbe crollata, mi abbracciò e si strinse forte a me per un lungo istante fino a che il cuore ed il fiato non ritornarono in sintonia e fu in quel preciso momento che si chinò e mi donò la gioia del più bel pompino della mia vita… continuava sempre a menarlo dolcemente mentre scese ad imboccare prima un testicolo e poi l’altro, mi dolevano e la pregai di smettere allora prese lo scroto nel palmo di una mano massaggiandolo mentre con l’altra mi scappellò fino a farmi diventare il membro di una forma e di un colore che non avevo mai visto, dava delle succhiate profonde lo inghiottiva fino alla radice stando ferma fino a che non le mancava il respiro al terzo affondo le venni in bocca tentai di sfilarglielo ma sembrava un’invasata succhiò fino all’ultima goccia di sperma continuando a massaggiarmi dolcemente i testicoli, dovetti gridare poichè sobbalzò ma continuò la sua opera fino a che il membro non cominciò a rilassarsi e tornare nella sua posizione da indifeso.
Rimasi anch’io alcuni istanti sognante, avendo cura si poggiare la schiena alle mattonelle fredde che in un certo senso mi riportarono alla realtà, ci asciugammo a vicenda non trascurando di succhiarci avidamente le lingue mai stanche anzi; mi soffermavo spesso sul suo seno sodo e ancora rigonfio di voglia e tra una pausa e l’altra mi domandò come avessi fatto a capire che lei aveva sempre desiderato di godere in quel modo, erano i suoi pensieri recessi che mi stava confidando non le risposi mi chinai a succhiarle il seno e ciò ebbe l’effetto desiderato, mi prese per mano e mi trascinò di corsa verso il letto ci cademmo abbracciati e con le lingue che frugavano le bocche con le mani che andavano per proprio conto da una parte all’altra dei nostri corpi. Lei era già ritornata nella dimensione dove il cervello lascia il posto al sesso o forse non ne era mai uscita questo non lo saprò mai, so solo che ritornò a succhiarmi il membro non come prima ma con una foga che mi sbalordì, quando mi ritenne all’altezza della situazione mi fece mettere disteso e a cavalcioni mi si sedette sopra assorbendomi in un sol colpo badando bene a rimaneva premuta fino a che non riprese fiato.
Cominciò la sua danza d’amore prima lentamente poi sempre più veloce, mi chiavava lei sembrava che fosse lei a condurre il gioco mi schiacciava con il sesso, in effetti è così, è sempre la donna a condurre il gioco è sempre la donna che assume l’atteggiamento di subire o farti subire e questo lo accettai fino a quando non incominciò a gemere a dirmi che stava per venire e di li a pochi istanti si abbattè su di me respirando affannosa non smettendo però di muovere lentamente il bacino premuto di peso sul mio inquine. Mi baciò di nuovo ma non fu un bacio di sesso ma un bacio dato col cuore un bacio d’amore, di quelli che si danno quando si è veramente innamorati. Lei aveva goduto la seconda volta e fu così, mi confidò che prima dell’apice aveva avuto dei piccoli e continui orgasmi… teneva ancora il mio sesso tutto conficcato in lei ma aveva smesso di dondolare; dopo poco si alzò e mi guardò ammirata dicendomi che ero un bel tipo ma non una bellezza da bambolo ma maschia. Mi diede le spalle e badando a sculettare in un modo regale si riavviò verso il bagno, l’ammirai fino a che si girò prima che scomparisse alla mia vista donandomi lo stesso bacio che mi donò al nostro primo incontro.
Mi alzai e la raggiunsi si era lavata con cura e trasalì quando mi vide scusandosi del fatto, le sorrisi e feci lo stesso servizio, avevo ancora cartucce da sparare e questo lei lo sapeva o meglio lo vedeva. Mi disse che era affamata, allora dopo essermi asciugato e visto che non c’era telefono in camera scesi al piano di sotto per chiedere al maggiordomo se era possibile mangiare qualcosa, mi rispose in tono garbato che poco distante esisteva un bar pasticceria e che avrebbero portato quello richiesto fino in camera, mi scusai e ritornai dalla mia dolce amante, avevo trascurato di chiederle cosa preferiva la misi al corrente dei fatti e in sintonia chiedemmo una ricca colazione: briochès, sughi di frutta e tanto caffè… mangiammo ambedue per fame stavolta non per fretta e tra un succo di frutta e un morso di briochès mi venne spontaneo chiederle se avesse voluto parlarne, mi guardò con quei suoi occhioni da innamorata e rispose che si augurava che glielo avessi chiesto.
Esordì con la classica domanda ermetica chiedendomi cosa mi avesse spinto a telefonarle, cosa le rispondo pensai in un battibaleno, allora sapendo che di fronte avevo un avvocato fui altrettanto ermetico rispondendo che ne più e ne meno mi aveva spinto quello che aveva spinto lei a rispondere a metà del primo squillo del telefono, incassò la risposta e mi guardò chinando il capo di lato, dopo alcuni interminabili istanti continuò e riprese col dire che aveva smesso di amarlo nel momento che mi aveva visto alla fermata dell’autobus. Da quel giorno non l’amo più affermò convinta, lo disse con dolcezza, tanto che mi sciolsi nei suoi profondi occhi neri, poi guardandosi il petto mi domandò in che condizioni mi trovassi io, ovvero la mia situazione familiare… ci siamo pensai… e senza dar peso a tante cose e senza ipocrisia le raccontai in sintesi che neppure la mia situazione era felice, che da qualche anno mia moglie ed io non vivavamo più simbiosi e che qualcosa alterava il nostro rapporto, non che non ci amassimo più ma qualcosa si era rotto o non girava nel verso giusto. Mi chiese se tradivo mia moglie regolarmente, le risposi che erano molti anni che non lo facevo ma non provavo rimorso, per lei invece era la prima volta che succedeva e mai pensava che sarebbe successo.
La colazione fu completamente consumata e mi pentii di non averne chiesta di più il caffè invece era in abbondanza freddo ma abbondante… ci alzammo insieme nudi e felici, ci riavviammo verso il letto, non mi trascinò per mano stavolta ma per il pene semiturgido che ancora reclamava attenzioni, ci stendemmo sul letto e gustammo una sigaretta, era da che stavamo insieme che non avevamo fumato e l’effetto fu medesimo per entrambi avemmo un capogiro anche stando supini a letto e ridemmo come bambini, con una mano tenevo la sigaretta mentre l’altra martirizzavo un suo capezzolo duro e lungo, tentò di sfuggirmi girandosi di lato dandomi la schiena, spensi la sigarette e mi girai verso di lei le cinsi i fianchi e cominciai ad accarezzarla con una leggerezza da farle accapponare la pelle, si rigirò a pancia all’aria e mi offrì i suoi seni ritornati gonfi, la sentivo respirare pesantemente e con una delicatezza estenuante iniziai la mia opera, leccavo e succhiavo quei capezzoli che sembravano due enormi nocciole quando non operavo non la lingua continuavo a tenerli duri titillandoli con le dita, e sempre titillandole e soppesandole il seno cominciai a scendere sempre più giù fino a soffermarmi all’ombellico.
Iniziai un vero e proprio capolavoro sembravo un pittore che si accingeva a completare il suo lavoro, la sua opera d’arte ma con la lingua al posto del pennello, le posai una mano sull’inguine e con le dita le allargai le grandi e poi le piccole labbra vaginali cercando il suo centro del piacere, era già intrisa di umori profumati, ne avvertivo l’odore inebriante, allora diedi l’ultimo tocco scendendo pianissimo senza trascurare un millimetro di pelle fino a cercarle il clitoride gonfio e pulsante si inarcò per offrirsi meglio al mio tocco magico e mi spinsi oltre, con un dito già umido dei suoi umori cominciai ad accarezzarle l’ano piano e a poco a poco feci entrare la punta del mio dito medio, ebbe un sobbalzo ed istintivamente tentò di sottrarsi ma il lavoro di lingua sul clitoride ebbe la meglio si rilassò completamente ed il suo ano non oppose resistenza alcuna.
Continuai per un tempo interminabile fino a che non venne nella mia bocca mi afferrò per la testa ed iniziò la sua danza d’amore sulla mia lingua, stavo accorto di non sensibilizzarle troppo il bottoncino, sapevo che ad un certo punto si sarebbe sottratta alla mia carezza perciò continuai con piccoli colpi sapienti fino a che si svuotò completamente, intanto il dito entrava ed usciva in tutta la sua lunghezza dal suo ano e in un attimo che non ebbi il tempo di capire, me la trovai in ginocchio che mi supplicava di sodomizzarla mentre le sue dita avevano preso il posto della mia lingua, mi alzai dietro di lei e mentre poggiavo il glande all’ingresso di quel culo maestoso mi disse d’un fiato che era la prima volta, che non l’aveva mai fatto e che era un regalo che ci teneva a donarmi ebbi un attimo di esitazione avrei smesso se lei supplichevole non mi chiedeva di continuare, si voleva essere sodomizzata.
Allora pensai di lubrificarla e dilatarla gradatamente quindi mi spostai e cominciai a leccarla mentre con un dito e poi con due la penetrai piano fino a che le pareti dell’ano non divennero morbide ed elastiche allora ritornai nella posizione di prima con le ginocchia leggermente curvate, mi abbassai ancora e con la punta del mio sesso, sembrava una trivella che si accingeva a penetrare nella terra morbida, così sempre con delicatezza il glande scomparve in quell’anello caldo, fece un sospiro lungo e profondo, continuai ad entrarvi fino a che non potevo andare oltre, lei di tanto in tanto tratteneva il respiro ma ormai ero andato, iniziai a pomparla prima piano poi sempre più forte fino a che non mi svuotai nelle sue viscere ormai accoglienti e sufficientemente dilatate, anche lei venne, non aveva trascurato di titillarsi il clitoride fino a che io non sborrai..
Si abbattè esausta tenendomi imprigionato dentro di se, e come a volermi spremere con i muscoli anali, stringeva in una morsa divina il mio sesso per tutta la sua lunghezza. Dopo poco mi sfilai, lei si era assopita, accesi una sigaretta e ritornai nella dimensione a me congeniale cominciai a fare mente locale su gli ultimi avvenimenti leggendo dentro di me, ovvero cercavo di trovare delle colpe dei rimorsi ma per mia fortuna niente di tutto questo si affacciò alla mia mente nè al mio cuore. Era un sogno o era realtà… FINE

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