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La calabrese

Ero ormai separato da un po’ di tempo e con duri sacrifici in palestra mi ero costruito una certa immagine che non dispiaceva per niente alle donne.
Una sera, mentre ero ancora al lavoro mi chiama un amico e inizia a scherzare su di una ragazza che vuole conoscermi, che sono in pizzeria, che mi aspettano e cosi via.
La fica è fica quindi mollo tutto e li raggiungo.
Il mio amico non mi aveva tradito, la ragazza c’era sul serio e iniziamo a parlare del più e del meno scherzando sul suo modo di parlare con le vocali aperte (da qui e dalle sue origini il soprannome “la calabrese”).
Iniziammo a frequentarci e dopo un paio d’uscite riuscii a portarla a casa mia (vivevo da solo).
Iniziai subito a farle delle avance ma lei frenò un po’ il mio entusiasmo e iniziò a raccontarmi che nonostante i suoi trent’anni era stata solo con un ragazzo per un po’ di tempo e i rapporti sessuali non erano proprio il suo forte, aveva mille paure ed inibizioni.
In quel periodo ero un gran porco, scopavo come un riccio e frequentavo assiduamente un Club Privee, quindi avevo la presunzione di conoscere le donne e i loro desideri più intimi.
Non mi scoraggiai e la volta successiva organizzai per una cena direttamente a casa mia.
Organizzai il tutto con cura, abbondante scorta di prosecco in frigorifero, cena a base di pesce con condimenti un po’ piccanti, candele per l’illuminazione, lenzuola fresche.
Lei arrivò puntuale, non è una ragazza molto alta, ha un seno sodo, un culo un po’ abbondante ma non calato, due occhi profondi e due labbra carnose da far sognare interminabili pompini.
La serata andò come previsto, il vino scorreva abbondante ed i freni inibitori iniziarono ad allentarsi.
Con la scusa di andare a preparare il caffè andai in cucina ed al mio ritorno mi fermai dietro alle sue spalle.
Iniziai a baciarla sul collo ed il suo respiro si faceva sempre più profondo.
Le mani iniziarono a scorrere su tutto il suo corpo sopra i vestiti.
Il cazzo era ormai duro e sembrava che quella notte sarei riuscito nel mio intento.
Fortunatamente non avevo acceso il fuoco sotto il caffè, in quanto non ebbi più modo di tornare in cucina.
Scivolando con le mani sotto la sua camicia potei sentire del pizzo che conteneva i suoi seni e soffermandomi sui capezzoli li sentii duri e sporgenti.
Era il momento di tentare il tutto per tutto.
M’inginocchiai davanti a lei e iniziai a baciarle le cosce, salendo con le mani raggiunsi il bordo delle calze fermato al reggicalze e mi sembrò di impazzire.
Io ero convinto che tutta la messinscena messa in atto avesse abbattuto le sue barriere, ma in realtà era lei che voleva scoparmi quella sera.
A quel punto, resomi conto della situazione, decisi di non fermare le mie fantasie e partii con il repertorio di porcate.
Volevo sentire la sua eccitazione nella mia bocca e rapidamente risalii fino alla fica pelosa, fracica d’umori che lasciavano intendere tutto il suo godimento.
La lingua passava sulle sue grandi labbra e si soffermava sul clitoride teso, sembrava gradire molto il trattamento e dopo poco si liberò nell’orgasmo lanciando urli bestiali.
La serata era appena iniziata.
La liberai immediatamente dai vestiti e notai che il suo corpo chiedeva di essere usato per tutta la notte come la peggiore delle puttane, l’abbigliamento intimo era studiato per lanciare chiaramente il messaggio.
Tacchi alti, calze (non autoreggenti), reggicalze, mutandine di pizzo nero fatte passare sopra il reggicalze in modo da poter togliere solo quelle, reggiseno a balconcino coordinato con le mutandine.
Lasciatala in quello stato mi abbassai i pantaloni ed i boxer e le misi davanti alla bocca il cazzo ormai pulsante dal desiderio, lei sembrava attendere un mio gesto che non tardò ad arrivare, la presi per i capelli e con determinazione le infilai il cazzo in bocca.
Mentre mi pompava con passione ho iniziato ad apostrofarla con termini dispregiativi come puttana, troia, bocchinara e cosi via, accorgendomi che più la offendevo più s’impegnava in quel meraviglioso pompino.
Non volevo venirle in bocca, almeno non subito, così l’ho fermata e liberato un po’ il tavolo sono entrato nella fica stretta e bagnata che altro non voleva che prendere il cazzo dentro.
Sentivo il cazzo scoppiare, stretto nella morsa dei suoi muscoli vaginali, ormai era senza freni mi diceva di trattarla come la peggiore delle puttane, che come si lasciava andare con me non l’aveva mai fatto e nel frattempo continuava ad urlare e raggiungere orgasmi in continuazione.
La mia resistenza fu sopraffatta dall’eccitazione e tirando fuori il cazzo dalla sua fica venni copiosamente sul suo ventre ed i suoi seni. FINE

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Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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