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La dipendente

Finalmente c’era riuscita. Aveva un lavoro tutto suo, soprattutto uno stipendio tutto suo, non dipendeva più economicamente dal marito. Il merito era in gran parte di Ivo, suo cognato, che la aveva raccomandata al proprio datore di lavoro, con il quale aveva un ottimo rapporto da anni. Il negozio, purtroppo, era andato male ed era stata costretta a chiudere. Con l’occasione aveva pure mollato Antonio, il rappresentante, sul quale aveva concentrato gli affari e con il quale si era lasciata andare in modo che, ora, lei stessa considerava assurdo, ripensando con orrore a quello che avevano combinato a Milano e alla cassetta, girata a sua insaputa, che ancora circolava sul mercato amatoriale, con vivo successo, ma che, per pura fortuna, non era arrivata nella cittadina di provincia in cui lei viveva. Ed era, finalmente, una Giusy più tranquilla; un po’ di dieta e di palestra l’avevano riportata in ottima forma. Il giorno del colloquio aveva fatto una buona impressione su Silvio, il principale, prima perplesso per il legame di parentela con Ivo. Ma lei si era presentata vestita con una minigonna, ben aderente e non troppo corta, di maglia colore beige, un twin set blu con scollatura a V. Già nervosa per l’importanza di quel colloquio, si era ancor più imbarazzata nel sentire su di se lo sguardo insistito del principale, attirato sulle sue cosce dalle calze a rete autoreggenti.

Il rossore provocato dal suo disagio ed un leggero trucco avevano esaltato la luminosità dei suoi occhi, la morbida maglia della gonna beige aveva magnificato la tonda pienezza dei suoi fianchi e, in gran parte per questo, ma lei ancora non lo sapeva, era stata immediatamente assunta. Aveva iniziato a lavorare dal giorno seguente, con entusiasmo, anche se un po’ preoccupata della sua nuova situazione di lavoratrice dipendente e temendo di non essere all’altezza. Grazie anche all’aiuto di Ivo aveva superato le prime difficoltà ma si rese subito conto che veniva guardata un po’ con sospetto dagli altri colleghi di lavoro, proprio perché cognata e raccomandata di Ivo, che era l’uomo di fiducia del principale. Un altro fatto l’aveva poi colpita negativamente: il principale dimostrava di gradire molto le attenzioni femminili e, particolarmente, quelle di Monica, la sua segretaria. Prima che gli venisse rivelata dagli altri una realtà nota a tutti aveva scoperto da sé che i due erano, in realtà, amanti. Recandosi una mattina in archivio aveva sorpreso Monica intenta a spompinare appassionatamente il grosso cazzo di Silvio; aveva balbettato

“scusate” ed era letteralmente fuggita via. Da quel giorno il comportamento del principale era diventato ancora più strano: da un lato non perdeva occasione per rimproverarla, dall’altro le lanciava torbide ed insistenti occhiate. Lei, però, aveva giurato a se stessa che, se avesse trovato un lavoro, avrebbe definitivamente smesso di cedere alle sue voglie proibite e sarebbe rimasta solo buona moglie e madre e, così, era molto turbata, temeva molto di restare sola con lui e lo sfuggiva il più possibile. Un altro signore che le dava molto fastidio era Alfio, un amico molto danaroso del principale. Era questi un tipo viscido, dai modi sbrigativi dovuti alla consapevolezza del potere che esercitava con il suo denaro; ogni donna che lo attraeva in qualche modo era per lui terra di conquista; venuto in ufficio il secondo giorno di lavoro, aveva subito notato la nuova impiegata e la aveva immediatamente infastidita con complimenti non suscitati da comportamenti di lei e non proprio eleganti. La cosa comunque che la aveva particolarmente preoccupata e che Alfio si era soffermato a parlare sottovoce con Silvio e, ammiccando sfacciatamente a lei, avevano alungo parlottato e ridacchiato.

“Ciao Giusy, a presto, avremo occasione di vederci spesso” la aveva salutata Alfio quel giorno. Da allora, appena lo vedeva arrivare, cercava di chiudersi nella sua stanza e fortuna che spesso era distratto dalle numerose altre donne che ronzavano li intorno. Il sabato precedente era, infine, accaduta una cosa molto spiacevole. Monica, che spesso approfittava della sua posizione privilegiata, l’aveva chiamato e le aveva dato da fare un lavoro, che Ivo, invece, aveva affidato a lei. Giusy, ancora colpita dalla scena che aveva visto il giorno prima, non se l’era sentita di dirle di no e si era messa a lavorare mentre i due, principale e segretaria, erano andati via. Ad un certo punto nella stanza era entrato Ivo e gli aveva detto che poteva andarsene a casa; nel sentire che lei era rimasta per sbrigare un lavoro di Monica era andato su tutte le furie e, perciò, le aveva detto di andarsene ugualmente che a risolvere la questione con la puttanella di Monica ci avrebbe pensato lui. E così era stato, perché il lunedì successivo, fregandosene del rapporto di Monica con il principale, Ivo la aveva aspramente rimbrottata davanti a tutti, forse per dare un esempio al resto del personale. Giusy era, perciò, sempre più stupita dello strano andamento delle cose in quell’ufficio, aveva ammirato il comportamento del cognato ma temeva la vendetta di Monica e, forse, qualche ritorsione del principale per lo sgarbo alla sua protetta. Il mercoledì di quella stessa settimana Giusy era venuta in ufficio vestita con gli stessi abiti del giorno del colloquio; qualche collega aveva scherzato sulla sua eleganza e Silvio era venuto nella sua stanza con la scusa di qualche fattura sbagliata e le aveva fatto dei complimenti un po’ equivoci. Ivo quel giorno si era dovuto allontanare prima e sarebbe tornato l’indomani. Alle 12, 30 Monica le disse di avvertire il marito perché, se possibile, doveva trattenersi in ufficio durante la pausa perché Silvio voleva delle spiegazioni. All’una in punto gli altri colleghi andarono via e rimasero solo loro tre: Giusy, Monica e Silvio chiuso nella sua stanza. Giusy era molto preoccupata, non aveva la minima idea di cosa stavano architettando quei due; si era imposta la calma per non dare modo al gelosissimo marito di agitarsi, come di solito gli accadeva ogni volta che c’era qualche imprevisto. Entrò Monica nella stanza ma con un’aria per nulla seccata, anzi rassicurante; vedendola piuttosto agitata cercò di tranquillizzarla.

“Dai, non fare quella faccia … ti saremo sembrati dei pazzi, ieri, tu sei nuova e non sai che qui siamo fatti così … ci diciamo tutto chiaramente, perciò stai tranquilla anche se Silvio è un po’ incazzato; tu dovevi fare quello che ti avevo detto e non dire nulla a Ivo, lo sai che Silvio ha un debole per me (evidentemente non condiviso da Ivo) … l’hai visto con i tuoi occhi, o no? In ogni caso il principale è Silvio non Ivo”.

“Scusami ma è stato Ivo a chiedermelo e non pensavo di creare tanto casino e … ora cosa posso fare ? “.

“Tutto sommato non credo ci siano problemi, puoi stare tranquilla per il tuo lavoro, conosco bene Silvio e ho capito che non ti molla … perché …”

“Perché ? ” la interruppe Giusy incuriosita ma sempre più turbata.

“Perché, semplicemente, ti ha messo gli occhi addosso … lo attizzi e, perciò …. ti basta … assecondarlo”

“Cosa vuol dire assecondarlo? Non capisco, casco dalle nuvole, mi ero resa conto che qui dentro tira una certa arietta ma non pensavo proprio di avere certi numeri né di aver fatto nulla per mettermi in evidenza”

“Diciamo assecondarlo … piacevolmente … perché i numeri ce li hai, invece, e come! anche se tieni sempre gli occhi bassi e cerchi di passare inosservata … hai proprio i numeri per cui il principale ha un debole e un’arietta falsamente virtuosa che lo attizza ancor più … credimi sei stata assunta non perché ti ha raccomandato Ivo ma perché il giorno del colloquio sei stata attentamente valutata e la gonna che hai anche oggi fa ben risaltare i tuoi numeri … come dire … posteriori … a proposito, anche se non fa testo Alfio ha confessato a Silvio il suo entusiasmo per il tuo posteriore” Giusy capì al volo, non era certo la prima volta che incappava in certe attenzioni; provò a schermirsi:

“No, non ci credo, non è possibile, siete veramente tutti pazzi … ma … non è il tuo … il tuo amante? Come è possibile che proprio tu ne parli così? ”

“Si lo è ma noi siamo una coppia aperta e non abbiamo stupide preclusioni e poi dai … non mi darai a credere che tu sia una verginella … se tuo marito è così geloso ci sarà pure una ragione e … qualcosa in giro si dice … anche se tu ti credi furba … americani … consulenti … qualche ragazzino … Alfio ha buoni informatori … del resto non posso condannarti … il sesso è una gran bella cosa, hai visto con i tuoi occhi come lo apprezzo anch’io”. Giusy ammutolì e avvampando in viso abbassò gli occhi

“lasciatemi stare in pace, tenetemi fuori da tutto questo”.

“Ehi bella ! … fatti coraggio, non l’hai capito come stanno le cose? quando Silvio vuole qualcosa, qui dentro, si fa quello che vuole lui … altrimenti si cambia aria … vuoi cambiare aria, sei ancora in prova, dopo tutto? ”

“Ho bisogno di lavorare”

“E allora devi solo stare tranquilla, sappi che ti sono amica, ho visto che, se era per te, mi avresti aiutata volentieri … ora vai dentro e rilassati, lasciati andare … fai tutto quello che vuole e vedrai che ti divertirai … non me la dai a bere, tu per me sei una falsa santarellina, penso proprio, invece, che tu abbia un bel temperamento e poi … guadagnerai molto bene ed il tuo posto sarà più sicuro che mai … Silvio non è uno che si stanca delle sue donne e … ti garantisco che è un maschio … molto piacevole”. Giusy, travolta da un turbine di dubbi, paure e torbide, antiche emozioni, tirò un grosso sospiro per farsi coraggio, prese le carte e bussò.

“Entra Giusy”, disse il principale. Si stupì nel vederlo seduto su una delle due sedie avanti alla scrivania e non dietro come di solito. Appena entrata Adolf, il dobermann che Silvio aveva regalato a Monica e che spesso teneva nella sua stanza, le si avvicinò e cominciò ad annusarla insistentemente come era solito fare. Ci mancava solo quel maledetto cane nero, con la sua fastidiosa abitudine di annusare le parti basse delle persone, per farla agitare ancor più; si fermò, incerta, in mezzo alla stanza, il muso del cane che cercava di intrufolarsi, in modo impertinente, sotto la gonna. “Non aver paura” disse Silvio

“non l’hai ancora capito che non fa niente, sta solo cercando di identificarti secondo codice canino e … , evidentemente, gradisce molto il tuo odore … di femmina”; ridacchiando si alzò, prese l’animale per il collare e lo fece accovacciare sul tappeto di fronte poi le fece cenno di posare le carte sulla scrivania; sedettero, l’uno di fronte all’altra.

“Giusy, io ho un’alta stima di te, però, ieri, tu e Ivo avete creato un casino; ficcati bene in testa che il principale è uno solo e il fatto che tu sia cognata di uno che per me prima è un caro amico e poi un collaboratore prezioso non ti deve far sentire diversa dagli altri … vedo poi che sei spesso distratta, la testa fra le nuvole, telefonate che arrivano, errori nelle fatture”. Notò che, mentre parlava con tono forzatamente freddo e severo, la guardava fisso negli occhi, in modo tagliente e poi, piano piano, abbassava lo sguardo percorrendo lentamente tutto il suo corpo, indugiando a lungo sui fianchi e fermandosi, infine, sulle sue gambe scoperte appena sopra i ginocchi, fasciate dalle famose calze a rete e appena appena dischiuse, la stava valutando con sguardi da vero predatore. Si, forse era proprio come le aveva detto Monica, il principale la desiderava ma, nello stesso tempo, adottava la tattica della intimidazione con i suoi modi, i suoi richiami, allo scopo di farle costantemente pesare il suo potere. Senza saperlo o, forse, guidato dal suo fiuto aveva indovinato proprio la strategia più giusta per fare breccia sullo scontroso schermo di riservatezza che lei usava a protezione della sua intima debolezza; il timore, dal momento che si era seduta di fronte a lui, aveva cominciato a cedere rapidamente il passo ad una torbida attrazione; accavallò le gambe tirando poco più su la gonna.

“Vediamo allora queste fatture”, disse Silvio che aveva seguito con estrema attenzione il movimento delle sue gambe. Giusy si alzò e si sporse in avanti per prendere il contenitore delle fatture, lo aprì, ponendolo sotto gli occhi di lui che rimaneva seduto, e cominciò a tirare fuori una per una le fatture presunte errate. Lui si girò verso il tavolo e, con la mano destra, prese una fattura. Prima di chinarsi per esaminare il documento Giusy notò che la mano sinistra di lui rimaneva ferma aderente al corpo, appena dietro di lei.

“Lo vedi, qui mancano degli accessori e lo sconto non è esatto, prendi la commissione” Giusy si sporse ancora una volta in avanti per prendere il documento richiesto e, con la coda dell’occhio, vide il braccio sinistro di lui che si muoveva; capì subito che le stava infilando la mano sotto la gonna. Deglutì, vistosamente emozionata, ma subitamente meno preoccupata, il tutto si inquadrava in un copione già visto e forse non spiacevole anche se contrario ai suoi propositi iniziali … ma non era colpa sua e, ripensando al cazzo del principale stretto fra le labbra di Monica, ebbe la piena consapevolezza di essere eccitata e disposta ormai a tutto. Le sembrarono lunghissimi gli attimi in cui, mentre lei si sporgeva in avanti per prendere il documento, quella mano risaliva lungo il lembo interno della gonna, diretta a toccare l’evidente oggetto del desiderio dell’uomo. Sussultò nel momento in cui sentì il palmo della mano che, superato l’orlo delle calze autoreggenti, risaliva velocemente l’interno delle sue cosce nude e si posava sfacciatamente sulla natica sinistra coperta solo dalla sottile stoffa delle mutandine.

“Ma cosa fa? ” riuscì a malapena a farfugliare, giusto per non dare la sensazione di una resa troppo immediata.

“Stai calma, sono errori veniali, non ho la minima intenzione di crearti dei problemi …” disse lui come se non avesse capito ma, subito dopo, “guardami bella Giusy … non l’hai capito che mi piaci e, con questi vestiti, mi hai fatto impazzire di voglia dal primo momento che ti ho vista qui dentro? Se ti rimprovero quasi tutti i giorni è solo perchè è una buona scusa per averti accanto e sottrarti al controllo del tuo caro cognatino”.

“La prego tolga la mano da lì, sono troppo imbarazzata, sono una donna sposata … per favore”, sussurrò lei, con incerto tono implorante.

“Lo sai”, disse Silvio senza ritrarre per nulla la mano, anzi, cominciando a palparle tutto il deretano con gusto evidente,

“la cosa che subito mi ha attirato in te è il culo”

“La smetta, per favore, non sia volgare e, poi, non credo ci sia nulla di particolare, secondo me è troppo grosso, Monica si che ha un bel sedere”, sospirò Giusy, già eccitata da quella prepotente carezza su tutto il suo sensibilissimo sedere.

“Non è vero, invece, il tuo culo è proprio una bomba e, accoppiato alla tua aria di falsa santarellina, fa vanire una voglia matta di prendertelo … il giorno del colloquio, la prima cosa che ho pensato non appena ti sei voltata per andartene ed ho guardato le tue natiche esaltate da questa gonna è stato … questa me la voglio proprio inculare, si me la voglio inculare tutti i giorni … e, da quando hai iniziato a lavorare qui, giorno dopo giorno, la mia voglia è aumentata perché il tuo culo è molto più tondo e pieno di quello pur bello di Monica e ora che lo sto finalmente palpando posso dirti che è anche ben sodo e duro …” Il cuore di Giusy comincio a batterle nel petto come un tamburo, il fiato le si mozzò, non seppe più cosa dire mentre quella mano libertina, per nulla frenata dalle sue debolissime ritrosie, le scostava le mutandine e le denudava del tutto i tondi glutei.

“Senti, senti che natiche da stupenda cavalla” mormorò il principale sempre più eccitato e sicuro del suo potere su di lei

“sei qui già da una settimana, non posso aspettare più, voglio prendertelo ora … subito … inginocchiati sulla sedia”, ordinò con eccitata decisione. “No, no la prego, non me la sento di tradire mio marito, non l’ho mai fatto” si schermì Giusy, mentendo spudoratamente,

“e poi … Monica potrebbe entrare da un momento all’altro”.

“Non preoccuparti di Monica … vedrai che se entra sarà piacevolmente sorpresa e … parteciperà”

“No, no la prego” continuò una sempre più incerta Giusy “mi vergogno e non l’ho mai fatto come vuol farlo lei”, mentì ancora nel sentire le dita del principale che, dopo averle abbassato totalmente le mutandine fino ai ginocchi, penetrate tra le serrate natiche, percorrevano la sua intimità, cercando di trafiggerle entrambi i buchi.

“Come ? ” disse Silvio palpando voluttuosamente il rinserrato cerchietto della sua dipendente e la già bagnata e turgida fica,

“Non ci credo … con delle natiche come le tue non è possibile che questa deliziosa serratura, che sto palpando con vivo piacere, non sia mai stata sfondata … tante e tante volte … dai non fare la falsa verginella … so tante cose di te e sento che non vedi l’ora di prendere nel culo il cazzone che l’altro giorno hai evidentemente ammirato”. Abbandonato ogni indugio, si alzò, la prese per i polsi e, vincendo la sua debole opposizione, la fece inginocchiare sulla poltrona, le braccia e la testa poggiate sul piano della scrivania. Giusy rimase immobile, percorsa dal vistoso tremore della eccitazione, gustando il tocco leggero ma deciso delle mani del principale che ora le sollevavano la stretta, aderente gonna fino alla vita e le scoprivano le terga già liberate dalle mutandine.

“Ecco, brava, così mi piaci, fammi ammirare il tuo culo stupendo, fammelo guardare per bene prima di fartelo … e non preoccuparti, sono un appassionato ed un maestro dell’inculata, se collaborerai … te lo ficcherò dentro in modo dolcissimo e poi … credo proprio di piacerti, te l’ho già detto, l’altro giorno, quando mi hai trovato con Monica, mi sono accorto che, prima di scappare, hai valutato bene, con occhio esperto, il mio grosso cazzone” disse e, nel frattempo, apriva le natiche. “No, lei mi piace però … però sta avvenendo tutto troppo in fretta … non mi sento pronta”, disse Giusy, rabbrividendo al contatto dell’aria sui suoi orifizi subitamente scoperti.

“Guarda, guarda che delizioso buchino, mi ci vedo già dentro”, disse lui mantenendo le natiche ben aperte, senza ritegno, senza più alcuna opposizione della già sottomessa ed accondiscendente Giusy, con l’arroganza di chi prende una cosa che gli tocca di diritto.

“Vieni Adolf, vieni ad odorare qualcosa di veramente buono”. Il cane si alzò e, incitato dal padrone che teneva Giusy ferma ed aperta, posò le zampe anteriori sulla poltrona.

“No, no il cane no, mi fa paura”, farfugliò Giusy

“Non ti preoccupare, fagli dare solo un’annusatina” Il cuore sembrava volesse scapparle dal petto nel sentire l’umido naso della bestia che le sfiorava le svelate intimità, nel sentirne il caldo ansimare sui suoi buchi che Silvio manteneva scoperti ed indifesi.

“Ti prego, mandalo via”, implorò, il corpo percorso da vistosi sussulti.

“LA prego, LO mandi via”, precisò il principale “manteniamo le distanze, per queste cose è molto più eccitante saperti sottomessa, quasi come questo fedele animale”. La donna non potè replicare perché ebbe la sensazione che le sue viscere stessero letteralmente per liquefarsi nel momento in cui sentì la lunga, ruvida lingua dell’animale penetrare tra le semidischiuse labbra della vulva. Ed anche Silvio aveva raggiunto il culmine dell’eccitazione nel guardare lo spettacolo del muso dell’animale pressato sulla spalancata intimità della donna e, contemporaneamente, delle espressioni del viso di lei.

“Monica, vieni, vieni subito, guarda cosa combina qual maschione mandrillo del tuo Adolf” Monica entrò subito, evidentemente non aspettava altro … non dimostrò sorpresa alcuna nel vedere la scena … Giusy, il culo tutto scoperto, in posa estremamente oscena, inginocchiata a 90 gradi e tremante sulla poltrona del principale, il muso del cane affondato tra le sue natiche. L’animale, evidentemente attizzato dall’intenso odore prodotto dalla eccitazione della femmina d’uomo distesa davanti al suo naso, sembrava impazzito, tra le sue gambe era apparsa improvvisamente, la lunga, puntuta asta vermiglia e sarebbe certamente balzato in groppa alla donna nuda se Monica non fosse intervenuta trattenendolo energicamente per il guinzaglio.

“Ehi, ehi fermo”, gridò Silvio, mentre aiutava la ragazza a trattenere la bestia letteralmente assatanata

“non vorrai mangiare nel mio piatto”. A fatica trascinarono più in là l’animale e lo bloccarono legandolo alla colonna che stava su un lato della sala

“Hai visto, Giusy dal culo d’oro, piaci anche al cane”, disse e, sfilati pantaloni e boxer, impugnò il rigidissimo membro sotto gli sconvolti occhi della ragazza “ma è questo il cazzo fortunato che farà un caldissimo, lungo, profondo viaggio dentro di te”.

“Vieni Monica, prepara per bene il delizioso culetto della tua amica Giusy, fallo con coscienza però, non cercare di vendicarti dello sgarbo che ti ha fatto sabato”, aggiunse facendo cenno alla ragazza di avvicinarsi. Giusy paralizzata dal misto di paura ed eccitazione che ormai la possedeva rimase immobile mentre Monica si chinava dietro di lei ed il principale le si piazzava davanti. Alzò gli occhi ed osservò sconvolta Silvio che puntava il grosso membro a pochi centimetri dal suo viso, fremette nel sentire le sottili dita di Monica che le divaricavano nuovamente le natiche, come con noncuranza professionale, nel sentire infine la lingua di lei che le lambiva delicatamente l’orifizio anale e vi deponeva un ricciolo di saliva; subito le puntute dita di lei, dopo aver cosparso per bene il buchino con il misto di saliva umana, di saliva canina, di liquidi vaginali diffuso sull’intimo di Giusy, lo penetravano per umettarlo anche all’interno ed allargarne la stretta.

“Dai bagnami il cazzo per bene, con queste bellissime labbra da pompinara” disse Silvio, entusiasta della subitanea resa di Giusy e, subito, glielo infilò tra le carnose labbra; così, mentre il principale le affondava il cazzo nella bocca, la ragazza sentì Monica che si rialzava. Capì che anche lei si stava spogliando, la sentì armeggiare e, dopo qualche attimo, sentì nuovamente le mani di lei che la impugnavano per i fianchi. Cercò di voltarsi ma totalmente penetrata dal cazzo, fino in gola, non riuscì a vedere niente, sentì solo aderire qualcosa di freddo e duro sulle viscide labbra della vulva. Non ebbe neanche il tempo di realizzare cosa stava per succedere che il dildo, che Monica aveva allacciato alla vita, la penetrò in vagina, con lubrica e piacevole scorrevolezza, per tutta la sua non indifferente lunghezza. Giusy sussultò ed emise un forte gemito, che superò perfino i guaiti del cane che osservava impotente tutta la scena, mentre Silvio la tratteneva per i capelli per non interrompere il delizioso pompino che la morbida bocca di lei gli offriva e Monica cominciava a stantuffarla con appassionata frequenza. Sentiva il cazzo del principale diventare sempre più duro e fremente tra le sue labbra, sentiva che Monica stava portandola rapidamente all’orgasmo, fottendola con sapiente maestria, ma ecco che il dildo venne estratto dalla fica fremente, ecco le dita di Monica che le aprivano nuovamente le natiche, stavolta con energia, ecco il dildo che le puntava il già ben lubrificato buco del culo. Trattenne il respiro mentre Silvio la immobilizzava con le mani e Monica le infilava delicatamente, ma con decisa ed inesorabile progressione il dildo nel culo, fino in fondo, fino a strusciare lo scuro, ispido ricciolo dell’inguine sul caldo fondo delle natiche di Giusy, della Giusy oggetto predestinato del loro piacere, fino a godere del fremito e del caldo contatto delle dischiuse grandi labbra della vulva della schiava-dipendente così profondamente sodomizzata.

“Vedi”, disse Silvio godendo dei fremiti e dei sospiri che percorrevano la bocca di Giusy mentre veniva inculata da Monica,

“ti stiamo preparando per bene, voglio che il tuo culo sia scorrevole come una piuma cosicché tu possa godere come una vera troietta nel momento in cui te lo sverginerò, ma che dico, te lo trapasserò personalmente, con immenso, impagabile piacere … sappi, da ora, che nel tuo stipendio è compreso il mio diritto sul tuo inestimabile culo e, se mi darai la soddisfazione che mi aspetto da una come te, sarai premiata molto generosamente”. Monica continuò a stantuffare lentamente e ritmicamente dentro il culo di Giusy per qualche minuto, percorrendola per tutta le lunghezza del dildo, poi, quando ritenne che la penetrazione fosse scorrevole in modo soddisfacente, lo estrasse e si spostò davanti lasciando il posto al principale. Dopo averle mostrato con orgoglio lo splendido dildo con il quale la aveva profanata in entrambi i buchi si sedette sulla scrivania, si sdraiò sulla schiena, aprì le cosce e mise le lucide labbra della vagina davanti alla bocca di Giusy.

“Dai leccami, Giusina, mentre Silvio ti fa il culo, non fare la verginella, l’ho capito da subito che sei troia almeno quanto me … se non di più, un culo bello come il tuo chissà in quanti se lo sono fatti prima, si vede da come ti sei beccata dentro, senza neanche fiatare, un coso da più di venti centimetri. Mentre le mani di Monica la tiravano verso le dischiuse labbra della vagina, mentre stringeva tra le labbra le grandi labbra della vulva dell’amante del suo principale, mentre, per la prima volta nella sua vita, si lasciava andare ad un rapporto omosessuale e infilava, con inatteso piacere, la lingua nella fica di Monica, sentì le mani di Silvio che impugnavano le sue natiche con gesto sicuro e prepotente, sentì quella grossa punta di cazzo appena assaggiata e ben valutata tra le labbra che le percorreva le terga alla ricerca del bruno orifizio del suo bagnatissimo sfintere. La grande troia, la bestia insaziabile che viveva, latente, sempre forzatamente soffocata, dentro di lei, prese allora, decisamente, definitivamente, il sopravvento: Giusy era pronta ormai, anzi … non aspettava altro … inarcò la schiena, sporse all’indietro il bacino e aspettò … nel sentire la punta del cazzo che, dopo aver strusciato sulle viscide labbra della fica, era risalita e le aveva perfettamente puntato il buco del culo, nel sentire le mani di lui che stringevano rudemente i suoi fianchi, si volse un attimo per guardarlo poi affondò la lingua nella fica di Monica e, con le sue mani, segno della propria totale e definitiva resa al suo potere, gli aprì le natiche, il più possibile. Il principale spinse decisamente e, fissando gli occhi eccitati della sua amante, prese possesso della sua nuova schiava sessuale ed inculò Giusy, con forza, spingendole dentro il cazzo fino alla radice.

“Dio che culo di velluto” urlò mentre affondava nel rovente sfintere della sua tenera dipendente l’intero, lungo, durissimo cilindro del cazzo,

“sei fantastica, hai il culo più appetitoso che abbia mai preso e dire che ne ho assaggiati molti, sai”. E, gustando il graduale passaggio di tutto il corpo del membro attraverso il caldo, stretto vellutato anello di Giusy, godette della vista degli ondulati biondi capelli di lei stretti fra le cosce di Monica e del rossore che invadeva le sue guance, della vista impagabile di quelle piene, stupende, tonde natiche tutte aperte per lui, godette nello stringere tra le mani la morbidissima, sensuale pelle dei suoi ampi fianchi, godette dell’abbraccio morbido, della carezza delicata di quelle viscere di splendida femmina sul corpo del cazzo, della vibrante, strenua stretta del violato, bellissimo, muscoloso sfintere sulla radice del cazzo, del tremito delle viscide labbra della vagina che avvolgevano i turgidi coglioni nel momento in cui la penetrazione giungeva al suo culmine, dell’odore irresistibile della eccitazione sprigionato dal corpo di Giusy, della musica dei suoi gemiti, che rivelavano, inequivocabilmente, il piacere tremendo che lei ora stava ricevendo dall’atto e dall’i! dea di essere spietatamente inculata e posseduta dal grosso, lungo, durissimo cazzo del suo principale. La lingua di Giusy che mulinava dentro la fica di Monica, il cazzo di Silvio che impazzava con frequenze incalzanti dentro il culo di Giusy portarono i tre ad un folle, contemporaneo orgasmo. Così, nello stesso momento, la sua bocca venne riempita dagli umori del godimento di Monica, il suo culo venne allagato, fino alle sue più remote profondità, dagli schizzi copiosi di sperma che esplosero dalla testa del cazzo del principale, il suo corpo venne squassato dall’impeto potente del vergognoso piacere di essere sottomessa al dispotico potere, anche sessuale, del suo padrone-datore di lavoro e della sua favorita. Calò il silenzio per qualche minuto mentre i corpi dei tre protagonisti si rilassavano, gustando la dolce quiete seguita al turbinio spossante della eccitazione.

“Sei stata bravissima e magnifica, ora puoi rivestirti. Da domani voglio che tu sia pronta per me dove, quando e come ti vorrò, sarà Monica ad avvisarti”. FINE

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