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La maschera

“Lasciami in pace, , ” il ragazzino col cappello blù si allontanò senza degnare di uno squardo Marisa portandosi dietro le sue collane portafortuna.
“che schifo di giornata io e la mia idea di tornare in Italia” Milano le scorreva intorno con la sua solita indifferenza ogni tanto i suoi occhi incrociavano quelli di un ragazzo che la stava osservando , seduto su un tavolo poco distante dal suo , sembrava un tipo interessante,
pensieri bizzarri si alternavano alla noia di tutti i giorni, voleva vivere un’avventura, che male c’era? Era ancora giovane, meravigliosa con il suo viso incorniciato in capelli di seta nera, bella come una perla
in un mare troppo grande e freddo per saperne apprezzare a pieno la luminosità.
“quanto le devo ? ” Marisa si avvicino al bancone del bar per pagare
con una sensualità che nemmeno lei pensava di possedere, intanto anche il ragazzo si alzo mostrando un corpo che lei aveva visto solo su i libri di arte greca quando studiava in America.
“niente signorina oggi è la festa della donna offre la casa.. ” mugolò il barista dietro i suoi ridicoli occhiali, “grazie .. arrivederci” la sua voce ricordava il sibilo del vento fra i sambuchi giapponesi, e cosi usci dal bar.
La metropolitana le metteva angoscia , tutti i suoi incubi da bambina erano ambientati in una metropolitana, gli sguardi anonimi delle persone avevano il potere di bloccarle i pensieri, apri il suo settimanale per sentirsi meno osservata, le mancavano ancora molte fermate prima di arrivare al capolinea, intanto le porte si aprirono con un suono simile a quello di drago che sbuffa la sua rabbia facendo entrare altre persone,
Marisa senti il calore della persona che si sedette a fianco a lei, in quel momento senti un formicolio quasi elettrico e istintivamente si girò per osservare il vicino, era il ragazzo del bar che però la ignorava, le sue mani iniziarono a lasciare un alone di sudore sui falsi sorrisi degli attori stampati sulla rivista che stava leggendo.
“Che cosa mi sta accadendo? ” non riusciva a pensare ad altro , quella che sentiva era un sensazione nuova , un istinto selvaggio antico forse come la natura stessa, desiderava in una maniera incredibile quel ragazzo , non era semplice desiderio , era come se da quel uomo si sprigionasse un maleficio che la faceva regredire sempre di più annientando la ragione, il desiderio le aveva gia raggiunto il ventre.
Le porte della metropolitana sbuffarono ancora e lei si accorse di essere già arrivata, distratta da i suoi pensieri era stata facilmente ingannata dal tempo, si alzo con leggerezza sentendo il suo inguine contorcersi dal desiderio, anche il ragazzo si alzo sfiorandole il braccio , lei incrocio il suo sguardo guardandolo come una tigre affamata, il ragazzo la ignorò e usci da un ‘altra porta.
“oggi mi vedo bruttissima” disse a se stessa Marisa osservando il suo viso nello specchio , che in quella cornice sembrava l’opera di un pittore mistico, ma lei si vedeva brutta, la sera prima nella solitudine della sua stanza aveva giocato col suo corpo come faceva quando era adolescente e questo la rendeva triste.
“tirati su Marisa stasera c’è la festa vedrai che ti divertirai un mondo” disse a se stessa cercando di tirarsi su, intanto i suoi occhi scivolarono su un vecchio libro di sculture greche, illustrato con incisioni che ricordavano quelle di Whilliam Blake lo apri e il suo pensiero tornò al ragazzo del giorno prima, guardando quelle immagini e pensando al suo adone misterioso giocò ancora con il suo corpo….
Venne la sera una macchina suonava nel vialetto…. “arrivo” Marisa prese in fretta la maschera bianca, meravigliosamente inespressiva , le amiche la aspettavano al “De Sade” per la festa in maschera in onore delle donne e Antonella stava aspettando da mezz’ora nel vialetto.
Milano è stupenda di notte, le luci disegnavano arabeschi sul cofano della macchina Antonella continuava a chiacchierare, parlando del ragazzo che aveva conosciuto sulla rete, di quanto era intelligente sensibile ecc.. ecc.. ma a Marisa non interessava, il suo pensiero era ancora rivolto al ragazzo del giorno prima, mentre il desiderio la assaliva meraviglioso, lento , inarrestabile, spietato, come un alba nel deserto.
“entri pure signorina, si ricordi di mettere la maschera è obbligatorio” , “va bene grazie” Marisa entro nella discoteca , mostrò il freepass al doorpeople e si avvicinò al guardaroba , “tremila, grazie”, sibilò il guardarobiere. Marisa si girò e senti ancora quel desiderio selvaggio, un ragazzo con una maschera mostruosa, simile al volto di un demone buddhista la stava osservando, per un attimo pensò al ragazzo del bar, ma non era lui , quest’uomo era molto piu magro e basso con capelli ricci che gli spuntavano da quella orribile maschera, eppure il desiderio che sentiva era ancora più forte di quello che provava il giorno prima, Marisa aveva paura, “devo andare al bagno Anto “, “vai pure Mary, tanto io ho da fare” le rispose Antonella mentre le sue mani esploravano il costume da king kong di un uomo che aveva incontrato un attimo prima mentre faceva la fila per entrare in discoteca.
Marisa si diresse velocemente verso il bagno ma prima di entrare una mano la afferrò, era l’uomo con la maschera da demone.
Marisa cerco istintivamente di urlare, ma si sentiva paralizzata dalla sguardo folle che brillava dietro quella orribile maschera, era terrorizata ed eccitata…
Marisa e il “demone” uscirono dalla discoteca un taxi sbuco in quel preciso momento e si fermo davanti alla coppia, il tassita borbotto qualcosa con un forte accento cinese, “viale Fulvio testi 304 rispose lo strano compagno di Marisa”.
Si sedettero dietro, Marisa cerco di levarsi la maschera che iniziava a darle fastidio, le mani di lui la fermarono, per spostarsi sul suo collo con incredibile leggerezza, il corpo di Marisa inizio ad intorpidirsi mentre le mani dell’uomo si spostavano sui suoi seni meravigliosi, il suo ventre era in preda ad una febbre spasmodica,
che divenne incredibilmente piacevole quando le mani dell’uomo lo
raggiunsero.
Entrarono nell’appartamento situato in uno squallido quartiere di periferia, l’appartamento sembrava abitato solo da studenti con libri di ogni genere in ogni angolo della casa, Marisa ancora con addosso la maschera entro nella camera da letto del suo misterioso compagno, lui spense la luce, i fari delle automobili brillavano sui muri come onde in una spiaggia, nella penombra Marisa vide l’uomo spogliarsi mostrando un corpo esile quasi adolescente.
Gli amanti si avvicinarono e iniziarono ad accarezzarsi dolcemente, poi la bocca dell’uomo inizio ad esplorare il corpo di Marisa…
Quanto tempo era passato?
Minuti, ore, giorni ?
Marisa si sveglio nella sua camera, accanto a lei la maschera dello sconosciuto, alla luce del giorno appariva meno terribile un particolare la colpi, la maschera era autentica, non un’imitazione ma una vera maschera usata nei riti che si svolgono nell’isola di Bali, riti sessuali tantrici, dedicati alla dea nera .
Marisa usci , tutto l’ardore dei giorni prima era svanito, incontro persino il ragazzo del bar senza provare un’ombra di emozione.
Il bar era più affollato del solito, una densa nebbia di fumo giocherellava con le fessure delle finestre, rivelandone gli spiragli creati dal tempo, Marisa beveva il suo solito caffè americano ripensando all’esperienza della sera prima ma con un distacco che la stupiva.
“ciao Mario” il ragazzo dal cappelino blu entro nel bar Marisa lo guardo con indifferenza fino a quando non si tolse il cappellino..
una cascata di capelli ricci si posarono sulle spalle esili del ragazzo .
Marisa non riusciva a respirare, era lui ne era certa, il terrore strisciava sulla sua schiena e le arrivava al cervello con lo schianto di una frusta.
Il giovane accennò un sorriso lo squardo era cosi dolce da ammutolire tutte le sue paure.
“mi perdoni per l’altro giorno bella signorina, ma sa… sono uno studente e con queste cianfrusaglie mi guadagno da vivere” disse il giovanotto indicando le sue collanine di cotone colorato, ” mi permetta di regalargliene una” prese l’unica collanina nera nascosta nella matassa che teneva nella mano sinistra.
“tenga, faccia un nodo se vuole l’amore , tre nodi se vuole vivere soltanto delle avventure, in fondo signorina che male c’è lei è giovane, meravigliosa…. ” Marisa accetto e fece subito un solo nodo alla collana di cotone per metterla poi distrattamente dentro la sua borsetta.
Marisa era uscita dal bar dirigendosi verso la metropolitana, doveva tornare a casa per fare le valigie, le avevano affidato un restauro molto importante su delle statue cinesi e doveva essere all’aeroporto entro 3 ore.
La metropolitana era in ritardo per un guasto (e quando mai N. d. A. ) Marisa aveva voglia di un dolce e si avvicino al distributore di snack, mise la mano nella borsetta ma invece di prendere i soldi, inconsciamente afferro la collana la guardo e con un sorriso malizioso fece altri due nodi, in quel momento arrivo il treno e Marisa corse verso le porte dimenticando la fame di un momento prima, dentro notò subito un uomo interessante mentre il desiderio iniziava a salire lento, spietato, inarrestabile .
Le porte si chiusero dietro di lei con un suono simile a quello di un drago che sbuffa la sua rabbia. FINE

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Ciao, grazie per essere sulla mia pagina dedicata ai miei racconti erotici. Ho scelto questi racconti perché mi piacciono, perché i miei racconti ti spingeranno attraverso gli scenari che la tua mente saprà creare.

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