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La notte imperfetta

La stanza era al buio, solo una luce dalla cucina illuminava i corpi che si muovevano uno sull’altro. Un odore di vaniglia dolciastro riempiva le narici tra il sudore ed il sesso. Andrea agitava il bacino su e giù dentro la signora Luisa che mugolava soddisfatta. Lui pensava ad altro, il suo corpo era lì ma la sua testa altrove. Quella scopata era solo un passatempo, un modo come un altro per riempire le ore vuote prima della serata.
Il suo cazzo pompava dentro e fuori velocemente, non doveva durare a lungo, la signora sarebbe venuta presto e si sarebbe accontentata di qualsiasi sua prestazione.
Un urlo di piacere sgorgò dalla bocca della femmina mentre la sua vagina si bagnò. Andrea capì di aver svolto un’altra volta la sua parte e sciolse i freni schizzando il suo seme nel preservativo.
Rimasero ancora avvinghiati per qualche secondo. Luisa gli cingeva i fianchi con i polpacci. “Snodata questa porca per avere quarant’anni” pensò Andrea liberandosi da quella presa.
Si stese affianco a lei e si accese una sigaretta fissando il soffitto scuro.
– A cosa pensi? – chiese lei curiosa.
– Niente – tagliò corto Andrea che non aveva nessuna intenzione di parlare con quella donna.
Il piede smaltato si sollevò fino a sfiorare il cazzo ancora umido. Ne voleva un’altra, forse, oppure voleva dimostrare a se stessa per l’ennesima volta che riusciva ad eccitare un ragazzo molto più giovane di lei. Non c’era eccitazione, però, nel cuore di Andrea, solo una grande delusione. Ci era cascato un’altra volta. Ancora era caduto tra le braccia grassocce di quella donna matura ed esperta; poteva avere altre donne, ma quella era la più facile. Pendeva dalle sue labbra, e nonostante avesse una famiglia ed un figlio della sua età, era la sua preda più sottomessa e ubbidiente.
Si erano conosciuti qualche mese prima, lei gli aveva fatto subito capire il suo interesse per quel corpo giovane e lui ci era andato più per noia che per reale convinzione. Da quel momento erano diventati amanti e lei si era trasformata in un peso enorme. Lo chiamava anche nel bel mezzo della notte, mentre il marito dormiva oppure era fuori. Si diceva pronta a tutto per il suo giovane amante, e lui acconsentiva ai suoi desideri sessuali in cambio di qualche soldo o di qualche favore. Era un rapporto quasi alla pari: ognuno dei due aveva quello che voleva, in fondo. Era però diventata troppo ossessiva; da quando, per esempio, aveva saputo che lui era tornato a frequentare la sua ex lo tempestava di domande e di storie che gli davano il voltastomaco. Chi cazzo credeva di essere? Era solo una donna fallita da soddisfare, dopotutto non doveva entrare nella sua vita privata, era solo questione di cazzo, e lui quello glielo dava.
Perso nei suoi pensieri rimase a sputare il fumo verso l’alto pensando alla serata che stava per cominciare. Guardò l’orologio sul comodino: le sei. Voleva tornare a casa.
Si alzò senza dire una parola e si asciugò il pene prima di andare in bagno.
– Dove vai ora? – domandò lei alzandosi su un gomito. La carne un poco flaccida tremò.
Andrea la guardò di sfuggita, dopo il sesso provava un senso di ribrezzo per quel corpo così devastato dall’età. I numeri che quella donna era capace di fare non potevano cancellare la sua immagine, e dopo il rapporto, purtroppo, rimaneva solo la sua figura quasi grassa a ricordargli che si era buttato via un’altra volta.
– In bagno, mi devo lavare – rispose infilandosi le mutande.
– Devi già andare? –
– Sì – non ce la faceva più a rimanere in quel letto ancora pieno del profumo del marito ignaro.
– Ma è presto. – fece lei.
– Sarà presto per te –
– Mio marito non tornerà prima delle otto. Perché non rimani un altro po’? – gli occhi si fecero supplichevoli. Uno spettacolo meschino. Una donna con famiglia a carico che implorava un ragazzo di venticinque anni di scoparla ancora.
– Non me ne frega un cazzo di tuo marito. Lo sai bene. Ho da fare. – rispose cercando di troncare il discorso.
La donna si sdraiò ancora sul letto nervosa. Andrea raggiunse il bagno ed aprì il rubinetto della doccia.
La voce della signora Luisa lo raggiunse proprio mentre si stava buttando sotto all’acqua bollente.
– Non puoi venire qui solo a scopare! Io ho voglia di stare un po’ con te. Non sono una puttana che si fa sbattere e basta. – aveva la voce rotta dal pianto. Più di una volta aveva sentito quel discorso ed ogni volta sembrava che quella donna non volesse capire quanto poco rappresentasse per Andrea.
Non rispose, si insaponò velocemente e dopo qualche minuto fu fuori dalla doccia pronto a vestirsi.
Tornò in camera dove aveva lasciato i suoi indumenti. Li indossò lentamente cercando di non guardare la donna che singhiozzava sul cuscino. Gli faceva pena, ma non poteva farci niente, era stata lei ad accontentarsi di un rapporto del genere. Diceva che la sua famiglia e suo figlio erano la cosa più importate della sua vita, ma a giudicare da come gli succhiava il cazzo non sembrava.
Era ancora nuda, coperta a metà dal lenzuolo che lasciava intravedere le mammelle enormi ed il viso umido e supplichevole.
Andrea era freddo e teso, non sopportava quella situazione e se non fosse stato per i giochini che lei era pronta a fare per non lasciarlo scappare, non l’avrebbe mai più rivista.
Quando fu pronto si avvicinò a Luisa che lo guardò dal letto per cercare di capire cosa volesse.
– Mi servono un po’ di soldi. Quanto hai nel portafogli? – chiese prendendo la borsetta che era caduta ai piedi del letto prima che iniziassero a scopare.
– Ancora soldi? La devi smettere di chiedere denaro. Mio marito sospetta già qualcosa. Mi hai preso duecento euro il mese scorso e non so più come giustificarmi. – fece lei smettendo di piangere.
Andrea aveva già aperto il borsellino e aveva in mano una banconota da cinquanta euro.
– Questi basteranno. – disse a se stesso.
– Fatteli bastare, perché io non te ne darò più – la voce della donna era salita di tono ed ora stava quasi urlando.
– Grazie – fece lui andando verso la porta.
– Valli a chiedere a quella puttanella della tua amica. – quella frase uscì dalla bocca per pura gelosia ma si pentì appena si accorse di quello che aveva detto.
Andrea si bloccò un istante. Come si permetteva quella specie di quarantenne grassa e puttana di insultare Silvia? Tornò indietro. Con una mano le prese il viso e la guardò con i suoi occhi di ghiaccio.
– Non ti permettere mai più di insultarla! Hai capito? – ora era Andrea ad urlare e Luisa era impaurita e tremante.
– Scusa – bisbigliò lei abbassando lo sguardo.
Si girò ancora ed uscì dalla porta senza neanche salutarla, la lasciò piena di lacrime ad aspettare, nuda e distesa sul letto, il ritorno del marito.
Appena in strada si accese un’altra sigaretta, l’aria era fresca ed il sole stava tramontando dietro ai grandi palazzi del centro. Salì in auto e si diresse verso casa.
Quando arrivò sotto al palazzo lasciò l’auto al solito posto e salì le scale di corsa.
– Ciao – lo accolse la madre alle prese con la cena.
– Ciao, Chiara è in casa? – domandò togliendosi il giubbotto.
– No. Ha detto che non tornerà per cena. – disse la donna sorridendo al figlio.
– Ancora? Non sarà di nuovo con quel porco? – fece lui diventando scuro in volto.
– Non fare così. Lo sai che per lei quell’amicizia è importante. Potrebbe valergli un bel futuro. E dopotutto non sembra che sia così cattivo. – la madre non capiva in quale brutto affare la figlia era cascata.
– Sì, un bel futuro di merda con quel porco schifoso. Solo perché gli ha lasciato intendere che può farla diventare una modella lei gli è cascata ai piedi ed ora fa tutto quello che vuole. Non capisci che la sta plagiando? – la voce tremava mentre si stava arrabbiando anche con la madre.
La donna lo guardava con aria di scusa. Sembrava che giustificasse il comportamento della figlia, tutto andava bene pur di non vederla fare la sua stessa fine. Da quando era morto il marito si era accollata tutta la responsabilità della famiglia ed Andrea e Chiara erano cresciuti senza un padre. Desiderava ardentemente un futuro diverso dal suo per i suo figli. Chiara era caduta nelle mani di quell’uomo meschino qualche settimana prima. L’aveva fermata per strada e l’aveva convinta a fare un servizio fotografico di prova per una rivista. Si era spacciato per un fotografo di moda, e forse era anche vero, ma Andrea sapeva che il suo fine era solo quello di scoparsi Chiara e farla diventare una delle donne del suo squallido harem. Ne aveva sentite di storie del genere e le sue orecchie non sopportavano quelle bugie, gliela avrebbe fatta pagare ed avrebbe aperto gli occhi di sua sorella e di sua madre.
Chiara era una ragazza molto bella, assomigliava al fratello: stessi occhi azzurri, stessi capelli neri. Uno sguardo molto femminile in un viso dolce e delicato. Il corpo oramai si era formato e a sedici anni poteva dirsi una donna fatta. Le forme erano generose pur non essendo esagerate, più di una volta aveva sentito complimenti non proprio ortodossi su Chiara anche dai suoi amici. Soprattutto Marco, il suo migliore amico, si era dimostrato il più innamorato di tutti. E come dargli torto, quella ragazza era capace di tirar fuori tutto il bene che c’è nel mondo solo con uno sguardo. Andrea lo sapeva bene e sentiva il dovere di proteggerla da quel porco schifoso.
Cenarono presto e senza voglia. La madre non parlò, si sentiva in colpa per aver lasciato Chiara tra le mani di quell’uomo, ma l’aveva fatto a fin di bene ed il suo cuore era triste solo perché vedeva Andrea così teso e nervoso.
– Vuoi qualcos’altro? – chiese alla fine della cena.
– No. Devo uscire – rispose lui senza neanche guardarla.
Si alzarono dalla tavola ed Andrea andò a prepararsi. Si vestì con cura, cosciente che quella sera, forse, avrebbe incontrato Silvia. Doveva farle una buona impressione, era la sua ultima carta da giocare se avrebbe voluto tornare con lei.
Uscì alle otto e mezzo, aveva l’appuntamento con Marco al bar e poi da lì sarebbero andati a ballare all’old fashion, il solito locale.
Arrivato al bar entrò senza salutare nessuno, raggiunse Marco che lo aspettava al bancone e si sedette accanto a lui.
– Cos’hai? Mi sembri nervoso. – chiese l’amico vedendolo un po’ strano.
– Niente, il solito problema di mia sorella. – confidò lui a bassa voce.
– È uscita ancora con quel fotografo? –
– Sì. Cazzo, mia madre sembra non capire in quale inferno la sta portando. Sembra solo contenta delle promesse di una vita facile che gli ha spiattellato tanto per portarsela a letto. –
Marco sbuffò, aveva capito benissimo quale era il problema. Si sentiva coinvolto almeno quanto Andrea, dopotutto era innamorato di Chiara ed oramai anche Andrea lo sapeva, dispiaceva pure a lui vederla buttare via la sua bellezza per colpa di quel vecchio porco.
Il barista si avvicinò, ordinarono da bere accendendosi quasi contemporaneamente una sigaretta. Tra un sorso di vodka e l’altro programmarono la serata.
– Dove si va? – chiese Andrea
– All’old fashion. Non avevamo deciso per quel posto? – fece Marco stupito da quella domanda.
– Hai ragione, scusa. Ma ultimamente non ci sono più tanto con la testa. – cercò di scusarsi.
– Non ti preoccupare. Ancora la vecchia che ti rompe i coglioni? – cercò di informarsi senza però apparire troppo curioso.
– Sì, ma devo dire che quello è il male minore. Scopare con quella mi rilassa. Sapessi che lavoretti di bocca è capace di fare. E poi mi da qualche soldo, da quando mi hanno lasciato a casa dal cantiere non è tanto facile pagarmi i vizi. – spiegò con calma sorseggiando la vodka.
– Capisco – rispose laconico Marco che un poco invidiava le avventure dell’amico. La signora Luisa non era certo una gran bellezza, ma nelle occasioni in cui l’aveva vista gli era subito apparsa una gran porca, una di quelle che si svegliano alle soglie della menopausa e vogliono colmare i vuoti lasciati in gioventù con qualche giovanotto ben disposto.
Stettero in silenzio fino a che i bicchieri furono vuoti. Guardavano entrambi la folla di gente che stava riempiendo il locale. Qualcuno lo conoscevano, vecchi amici d’infanzia, ex colleghi di lavoro, qualche ragazza conosciuta per caso, la solita gente, insomma; insignificante come un ragno che si arrampica sul soffitto.
– Andiamo – disse Andrea d’un tratto scrollando anche l’amico.
Pagarono il conto ed uscirono dal bar senza che nessuno si girasse a salutarli. In qualche minuto furono nel parcheggio della discoteca. Posteggiarono l’auto vicino al parco Sempione, tra quella strana flora cittadina che si mescolava oramai con gli spacciatori e i disperati appisolati sulle panchine.
Senza far troppo caso alla gente che si metteva in coda, si unirono a loro aspettando il proprio turno.
La coda fuori dai locali ti fa capire che tipo di gente frequenta gli stessi tuoi posti. Dentro è quasi impossibile identificare la personalità di qualcuno, le luci sono troppo basse, la musica e l’alcol ti stordiscono, alcuni di loro si mimetizzano perfettamente con l’arredamento, ma fuori è tutta un’altra cosa. In coda ti guardano, ti osservano, stimano il tuo abbigliamento, qualcuno fa qualche cenno del capo come se ti conoscesse, altri, invece, fanno finta di niente e sembrano essere capitati lì per caso.
Dopo qualche minuto di attesa si ritrovarono davanti al grosso buttafuori che faceva entrare la gente ad ondate, aspettando inutilmente di mescolare i sessi.
– Ciao Giovanni – Andrea lo salutò come se fossero vecchi amici.
– Ciao – rispose il gorilla squadrandolo, forse non si ricordava neanche di lui.
– È già entrata Chiara? – chiese
L’energumeno parve ricordarsi di Andrea in un botto, probabilmente aveva avuto bisogno di associare il suo volto a quello della sorella, e Chiara non era certo la tipa che passava inosservata.
– Sì, è nel privé con un tipo sui cinquanta. –
– Cazzo! – imprecò pensandola con quel porco.
Entrarono nel locale fumoso dopo aver pagato l’ingresso, quello era uno dei pochi locali in cui non si distribuiva ancora la drink card, ma questo poteva essere un buon espediente per evitare le solite file di fine serata davanti alla cassa.
Il soffitto basso opprimeva l’aria prima che la musica iniziasse a pompare veramente, il bar era semideserto occupato solo da qualche cliente abituale più interessato alla barista che al resto del locale, il deejay preparava il suo sgabuzzino per tenere alti gli animi fino a che rimaneva qualcuno in pista. Tutto come un sabato sera normalissimo in quella Milano talmente grande che nessuno la conosceva realmente. Quella città in cui gli accenti si erano mescolati tanto da crearne uno nuovo e più chiaro a tutti, quella città in cui basta girare in una via diversa dal solito per scoprire un altro volto delle solite case.
Si piazzarono vicino alla pista, da lì potevano osservare meglio le persone che lentamente stavano riempiendo il locale.
– Andiamo a cercare Chiara. – annunciò Andrea dirigendosi a passi svelti verso il privé.
Marco lo seguì con l’intento di calmarlo, sapeva bene che era troppo impulsivo per ragionare in certi casi. Troppe volte lo aveva visto passare direttamente dalle parole alle mani. Con certa gente è l’unico linguaggio possibile, ma con quel bellimbusto poteva essere pericoloso, sembrava troppo sicuro di sé per essere solamente un fotografo di un giornale di moda, dava l’impressione di avere le mani in pasta in molti ambienti e poteva rivelarsi pericoloso.
La sala privé era quasi vuota. Solo alcuni tavolini illuminati dalle candele e dalle luci intermittenti erano occupati da due gruppi di persone.
Andrea si fermò vicino alle scalette per osservare meglio. Marco gli si mise accanto e insieme cercarono di scorgere Chiara tra quella gente. Ad un tratto Andrea rimase di ghiaccio e Marco seguì il suo sguardo per capire cosa lo avesse sconvolto.
Chiara era seduta sul divanetto più lontano, accanto a lei Stefano, il porco, le stava baciando il collo, mentre un altro uomo sulla cinquantina le stava accarezzando le gambe coperte dalle calze.
Gli occhi della ragazza nella penombra sembravano assenti ed il corpo era adagiato mollemente sul divanetto quasi stesse dormendo.
L’uomo accanto a lei continuava a muovere la sua mano sulle cosce divaricate di Chiara, avvicinandosi all’orecchio e sussurrandole qualcosa. Stefano, intanto, continuava a leccarle il collo spostandosi lentamente sul viso fino ad incontrare le sue labbra. Chiara non opponeva nessuna resistenza, ma nemmeno sembrava in grado di assecondare i due uomini che la maneggiavano come un manichino.
Stefano le prese la mano e, non curante della gente che poteva osservarli, con un sorriso tagliente dipinto sul volto l’appoggiò sul suo pacco, facendole iniziare il movimento che lo portò ad un’erezione evidente. L’altro uomo non rimase a guardare ed infilò la sua mano direttamente sotto la minigonna, andando a sfiorare la fica coperta dalle calze e dalle mutandine.
Chiara strabuzzò gli occhi per un istante, forse si era resa conto di cosa stava succedendo, ma subito dopo tornò nel torpore che l’avvolse completamente, lasciandola alla completa mercé dei due porci.
Andrea era su tutte le furie, ma nonostante fosse sconvolto da quella vista, non riusciva a scrollarsi per fare qualcosa. Era letteralmente bloccato su quei gradini con lo sguardo piantato su Chiara che dava e riceveva quelle carezze oscene.
Vide Stefano eccitarsi e divaricare con la forza le gambe di sua sorella, prenderle l’altra mano ed appoggiarla sul pacco del suo amico dicendogli qualcosa e unendosi a lui in una risata che sapeva di violenza. Probabilmente quello era solo l’inizio dei loro giochi, non si sarebbero accontentati di quelle mani strette sui loro cazzi, avrebbero preteso di più ed Andrea si sforzava di ragionare, doveva tornare in sé e fare qualcosa per salvare Chiara da quei due.
Marco, intanto, era rimasto a fissare lo spettacolo, distogliendo lo sguardo da quel gruppo solo per osservare gli occhi spalancati dell’amico che rimaneva immobile accanto a lui.
L’altro uomo disse qualcosa a Stefano e insieme risero a ganasce aperte ancora una volta, dopodiché la testa di Chiara si abbassò sul cazzo dell’uomo guidata dalle mani del porco. Stava baciandogli il cazzo da sopra i pantaloni, mentre la gente intorno a loro iniziava a riempire la pista.
La musica si fece più forte e il sangue di Andrea iniziava a pompare nel cuore seguendo il ritmo agitato che usciva dalle casse.
Sembrava che nessuno notasse quello che stava accadendo su quel divanetto, tutti pensavano a divertirsi, solamente Andrea e Marco erano fissi su di loro. Le ragazze si dimenavano davanti ai loro occhi, ma non perdevano di vista Chiara che ora stava movendo la testa su e giù, baciando e leccando oscenamente i pantaloni dell’uomo.
Stefano, intanto continuava a masturbarla, e oramai la minigonna era salita fino a non coprire più nulla, era una scena devastante per Andrea, quei due stavano praticamente violentando Chiara che non accennava a reagire imbottita da chissà quale droga.
– Facciamo qualcosa – urlò Marco per farsi sentire dall’amico.
Andrea non rispose, non sentiva Marco come non sentiva la musica e la gente che gli ballava intorno.
– Muoviti Andrea, facciamo qualcosa! – lo spronò alzando ancora di più la voce.
Finalmente vide l’amico riprendersi e girarsi verso di lui. Marco lo strattonò per un braccio e lo costrinse a muoversi.
– Cazzo, è mia sorella – disse Andrea parlando più a se stesso che all’amico.
– Sì, è tua sorella e dobbiamo portarla via. – fece lui spingendolo sulle scale.
Senza che Andrea si rendesse conto realmente di cosa stava accadendo, si ritrovarono davanti ai tre che non accennarono a smettere i loro giochetti. Chiara era ancora chinata sul cazzo di quell’uomo mentre Stefano, nonostante avesse riconosciuto Andrea, non aveva tolto la mano dalla fica della ragazza.
Si guardarono per un secondo interminabile, dopodiché Andrea senza dire una parola si gettò su Stefano mollandogli un pugno in pieno viso.
I due uomini si staccarono dalla ragazza e fecero per alzarsi in piedi, ma Andrea era ancora su Stefano e Marco bloccò l’altro prima che potesse reagire.
Andrea colpì ripetutamente Stefano sul viso e sul collo guardando il sangue colargli dal naso. Chiara era tornata in quella catalessi in cui l’avevano vista prima, non si era nemmeno accorta che suo fratello era accanto a lei.
L’altro uomo si scagliò contro Andrea cercando di prenderlo per il collo, ma Marco fu più veloce di lui e con un colpo ben assestato alla bocca dello stomaco lo fece crollare sul divanetto in preda ai conati di vomito.
– Porco figlio di puttana! Io ti ammazzo! – urlava Andrea continuando la sua gragnola di colpi su Stefano che non riusciva più nemmeno a schermirsi con le braccia.
Marco, intanto, controllava che l’altro rimesse seduto e con un sorriso sadico e soddisfatto osservava il pestaggio dell’altro porco.
Andrea sembrava in preda ad una crisi, non smetteva di colpirlo senza neanche guardare più dove i suoi colpi stessero andando, colpiva e basta. La rabbia e la gelosia erano più forti di qualsiasi controllo.
Ad un certo punto, però, Marco si girò e vide che la gente in pista era tutta fissa a guardarli, alcuni di loro si erano allontanati, temendo forse che potessero essere coinvolti. Dopo qualche secondo arrivarono inevitabilmente i buttafuori che divisero Andrea e portarono tutti in una stanza appartata per chiarire la situazione.
Chiara rimase immobile sul divanetto, ancora con la minigonna alzata ed il rossetto sbavato, la lasciarono lì senza che nessuno si accorgesse della sua situazione.
Quando si ritrovarono nell’ufficio, Andrea volle continuare la sua lezione e si scagliò questa volta contro l’altro uomo, ricordandosi della testa di Chiara che si muoveva sul suo cazzo schifoso.
Uno dei gorilla lo prese per un braccio e lo divise dall’uomo, buttandolo a sedere al suo posto. Altri quattro buttafuori raggiunsero l’ufficio chiudendosi la porta alle spalle.
– Allora, cosa è successo? – fece quello che doveva essere il capo.
– Niente. Non è successo niente. Solo quell’idiota mi ha aggredito perché stavo parlando con sua sorella. – cercò di spiegare Stefano mentre Andrea tentava di alzarsi dalla sedia per scagliarsi ancora su di lui, ma inutilmente, visto che uno dei gorilla lo teneva ben piantato a sedere.
– Bastardo, non è vero, lo sai benissimo. Quei porci hanno drogato mia sorella e la stavano violentando davanti a tutti – spiegò con le lacrime agli occhi dalla rabbia.
– Tua sorella è una puttana, non dovresti prendertela con me se è disposta a fare i suoi numeri davanti a tutti pur di avere un ingaggio. – disse Stefano cosciente di aver le spalle coperte dai gorilla che tenevano stretto Andrea. – A proposito, io sono Stefano Magri, un fotografo di Sax, penso che sarebbe spiacevole per questo locale se il mio amico giornalista qui presente scrivesse un brutto articolo su di voi, non è vero Claudio? – ed indicò l’altro porco seduto accanto a lui.
L’altro si limitò ad annuire e a presentare i documenti, Andrea e Marco fecero altrettanto ma evidentemente non ebbero lo stesso successo. Il capo della security prese i documenti ed uscì dalla stanza, lasciando i quattro nelle mani dei colleghi.
Andrea non parlava, guardava il pavimento e respirava affannosamente come una locomotiva, la rabbia non cessava e Marco avrebbe voluto aiutarlo, ma con quegli energumeni alle spalle era praticamente impossibile.
Dopo un minuto il capo tornò e riconsegnò i documenti, fece alzare gentilmente Stefano e Claudio e li accompagnò alla porta.
– Ci dovete scusare per questo inconveniente, signori. La prossima volta faremo più attenzione nella scelta della nostra clientela. Ci dispiace infinitamente e saremo lieti di avervi come nostri ospiti tutte le volte che vorrete. – disse il gorilla producendosi quasi in un inchino.
– Ne sono convinto. Dovreste stare attenti a quelli che entrano nel vostro locale. Non sono tutti signori come noi. Guardate quei due pezzenti, la prossima volta cercheranno di aggredire qualcun’altro solo perché la sorella di quell’idiota si diverte a succhiare i cazzi che le passano davanti. – esclamò Stefano uscendo dalla porta.
Andrea sentendo quelle parole venne preso da una crisi di nervi e si alzò nonostante le grosse mani del buttafuori cercavano di tenerlo seduto. Lo avrebbe ucciso se due altri gorilla non l’avessero fermato sulla porta dandogli un pugno sul viso e facendolo stramazzare a terra.
Claudio e Stefano, con il suo naso ancora sanguinante, uscirono dal locale e sparirono per la loro strada. Il capo della security tornò da Andrea e Marco e li guardò con aria di sfida.
– Adesso vi sistemiamo noi, così imparerete a non aggredire i clienti per bene. –
Andrea sentì i colpi che gli arrivarono sul volto, non percepiva i lamenti di dolore che arrivavano da Marco poco distante da lui, vedeva solo Chiara seduta sul divanetto che lo aspettava per tornarsene a casa. Lo avrebbero potuto picchiare tutta la notte, ma Chiara lo avrebbe aspettato, ne era certo. Le urla di Marco erano solo un suono lontano che a stento gli ricordavano dov’era e cosa era successo.
Dopo mezz’ora si ritrovarono sul marciapiede che dava sul retro completamente tumefatti e sconvolti, senza la forza di dire una sola parola.
Di Chiara neanche l’ombra, non rispondeva al cellulare e non potevano sapere se fosse già tornata a casa. Aspettarono per due ore che uscisse, e quando il locale fu praticamente vuoto, Marco convinse Andrea ad andare a casa, probabilmente Chiara aveva trovato un passaggio ed ora stava già dormendo.
Andrea aprì la porta di casa facendo attenzione a non fare troppo rumore. Sgattaiolò in camera e vide il corpo della sorella dormire placido sotto le coperte. Si avvicinò a lei lentamente e la guardò respirare nel sonno. Il ventre si muoveva piano, il respiro era calmo ed una sorta di sorriso triste le piegava le labbra. Avvicinò la sua bocca a quella della sorella. Rimase qualche istante ad un centimetro da quelle labbra rosse e poi le sfiorò, respirando la stessa aria e venendo investito dal suo profumo.
– Ti amo – sussurrò guardandola in tutta la sua dolce bellezza.
La luna faceva capolino dalla finestra aperta, con la sua rotondità sembrava l’unica cosa perfetta in quella sera.
Chiara continuava a dormire profondamente, sembrava un angelo avvolta da quella coperta azzurra.
Andrea promise a se stesso di proteggerla da quel porco. Il giorno seguente l’avrebbe scovato e non ci sarebbero stati gorilla a difenderlo. Avrebbe dato la vita per quella ragazza, anche se lei non se ne rendeva conto. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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