Ultimi racconti erotici pubblicati
Home / Incontri occasionali / La ragazza del bar
Racconto erotico

La ragazza del bar

Non sempre, ma abbastanza spesso, notavo quella splendida ragazza fare colazione al tavolo del bar dove mi fermavo anch’io, per lo stesso motivo, prima di andare al lavoro.
Appariva poco più che ventenne, sul metro e settanta, un fisico notevole da quel poco che si poteva intravedere stando al bancone; degno di attenzione era il volto, lineamenti delicati, nasino alla francese, labbra carnose che modellavano la bocca a cuore, occhi neri, a mio avviso troppo truccati, che però le donavano un’espressione intensa, interessante.
Più volte nel corso delle settimane i nostri sguardi si erano incrociati e quasi sempre lei aveva abbassato gli occhi dalle lunghe ciglia anche se, lo avevo notato, a volte continuava a guardarmi non essere vista.. . questo presunto interesse stimolava la fantasia, anche perché non sono né mi sento un adone, un rubacuori; ho trent’anni, la corporatura robusta tendente, purtroppo, ad ingrassare e un aspetto tutto sommato normale quindi.. . quel gioco di sguardi che, probabilmente, non aveva alcun significato mi coinvolgesse molto, anche se in modo del tutto superficiale; anche perché tra di noi c’era un ostacolo.. . tutte le volte che l’avevo vista era accompagnata da una donna minuta, sulla cinquantina, forse la madre!
Una mattina arrivai al bar prima del solito, le giornate erano più lunghe e la temperatura, nel pomeriggio, diventava torrida.. . ciò rendeva più piacevole uscire di casa di buon ora; il bar era praticamente deserto, ma lei era seduta al solito posto, sbocconcellando la brioche, nessuna traccia della madre ma poteva essere in bagno.. . dopo un po’ notai una sola tazza sul tavolo e che lei mi guardava con insolita insistenza, un timido sorriso dipinto in volto!
Forse era l’occasione buona, non ci pensai due volte e mi avvicinai al tavolo.. .
* Ciao, mi chiamo Davide, sei sola? Posso sedermi qui con te. – dissi
* Ciao, io sono Tanya.. . accomodati! – mi disse con voce un po’ roca, sensuale.
Il barista, mi servì il cappuccino e ammiccò con aria complice prima di tornare al banco.
* Ti vedo spesso qui, a quest’ora.. . – dissi, per rompere il ghiaccio.
* Si, faccio colazione prima di andare al lavoro. –
* Proprio come me, che lavoro fai? –
* Ho un negozietto insieme a mia madre. –
* Oh, la signora che di solito è con te? –
* Già. Ieri l’anno ricoverata in ospedale.. . –
* Mi spiace, nulla di grave spero. –
* Per fortuna no, un intervento programmato da tempo.. . resterà via appena due o tre giorni. – disse lei, facendo spallucce.
* Meno male, riuscirai a mandare avanti il negozio da sola? –
* Si, in questa stagione non c’è molto lavoro, l’unico problema è la saracinesca che pesa un casino.. . dovrò farmi aiutare da qualcuno! –
* Se vuoi posso.. . –
Seduta in auto al mio fianco Tanya pareva una bambina, stava rannicchiata, con in volto un espressione grave, non riuscivo a interpretare quel silenzio.. . era uscita dal bar come se non vedesse l’ora di stare sola con me, entusiasta del mio aiuto e adesso.. . nulla!
* Ti guardavo tutte le mattine, sei molto bella sai. – le dissi.
* Grazie, io.. . ti guardavo anch’io! – ammise lei con voce flebile.
* Davvero? E perché mai? Non sono così interessante! –
* Per me lo sei.. . mi piaci. Ho sempre desiderato vedere cosa c’è là sotto, vicino al fiume, ti và di scoprirlo con me? – disse, tornando di colpo vivace, indicando la strada che scendeva verso il torrente che scorreva qualche metro più in basso.. . non mi ci volle molto a decidere!
Avevo una station wagon ma quel viottolo non era certo l’ideale, guidando con cautela, raggiunsi il greto del fiume nascosto dalla strada da una cortina di canne.. . il sole mandava riflessi dorati sull’acqua increspate dalla corrente ed era veramente un luogo idilliaco.
Non appena fermo la ragazza aprì la porta ma, ripensandoci, rimase seduta al mio fianco così allungai la mano e le accarezzai i folti capelli ricci che le incorniciavano il viso, la sentii rabbrividire, allora l’attirai verso di me e la baciai, piano, a fior di labbra.. . lei rispose timidamente così, prendendo coraggio, indugiai forzando le labbra con la punta della lingua e lei mi rispose prontamente, la sua bocca sapeva di ciliegia e di frutti di bosco, la sua lingua per niente timida, s’avvolse alla mia.. . le bastarono pochi attimi per prendere l’iniziativa e per coinvolgermi in un bacio intenso, prendendomi il volto fra le mani e accarezzandomi.
Eravamo protesi l’uno verso l’altra, scomodi, l’attirai a me ma lei, ancora una volta, prese l’iniziativa e, scavalcando la leva del cambio mi si mise a cavallo continuando a baciarmi.. . adesso che avevo appurato la sua disponibilità, le mie mani scorrevano sul suo corpo senza remore o pudori, le passai le mani sotto la camicetta scivolando sulla pelle serica e fresca della schiena, inarcata per la posizione e la tensione del piacere che provava, le slacciai il gancetto del reggiseno per non avere impedimenti e lei scivolò con la bocca sul mio collo e sulle spalle, le mani febbrili mi avevano aperto la camicia.. . scatenata, non appena messo a nudo il mio petto si sbottonò la camicetta e cominciò a sfregare i capezzoli sul mio torace villoso improvvisando una danza fatta tutta di sfregamenti e leccatine mentre il suo ventre danzava sul mio stimolandomi all’inverosimile.
La presi per i fianchi e cominciai ad assestarle dei colpi talmente potenti che avrebbero potuto sfondarla, lei mi assecondava sporgendo le pelvi ad ogni mio affondo, simulato, per sentirmi meglio e più intimamente.. . dopo qualche minuto di quel ritmico movimento lei si puntellò con le mani sulle mie spalle e, facendo perno sui nostri bacini accostati s’inarcò all’indietro offrendo le mammelle, giovani e sode, alle mie mani e alla mia bocca vorace che le lambì, succhiando quei boccioli turgidi fino ad avere fra le labbra le aureole larghe e scure, lei dimenava i fianchi e, di conseguenza, tutto il suo corpo si scuoteva sopra il mio.. . ci sapeva fare, mi stava facendo impazzire di desiderio, .
* Si! Che bel maschione che sei, mi fai godere, palpami tutta.. . strizzami le tette, fammele esplodere di lussuria. Ecco bravo, mordi il capezzolo.. . fammi male, fammi impazzire! – mi ordinò, infilandomi poi, praticamente, il seno in bocca fino quasi a soffocarmi mentre, notai, con la mano si strizzava l’altra mammella.. . strinsi i denti, con cautela, sull’aureola scura andando a “pizzicare” quel sensibile cilindretto di carne e lei emise un gemito prolungato, piano feci rotolare il capezzolo fra i denti, senza stringere troppo la sua reazione fu assai simile a un orgasmo dal quale, però, si riprese subito e mi fissò con uno sguardo torbido.. . ora il trucco pronunciato, esagerato, degli occhi faceva davvero effetto, sembrava una di quelle assatanate divoratrici di uomini che, solitamente, si vedono solo al cinema!
Ma Tanya era qui viva e reale, in carne e ossa.. . più carne che ossa, per fortuna, e mi donava sensazioni incredibili, con la mano reclinai lo schienale del sedile vicino al mio e ve la rovesciai sopra, raggiungendola subito.. . non prima di essermi slacciato i pantaloni.
Il brusco movimento l’aveva colta di sorpresa e lei era piombata, scomposta, sul sedile, una gamba ancora dalla mia parte e l’altra vicino alla porta, in mezzo.. . il paradiso!
Avevo sempre sognato d’incontrare una femmina così, sotto la gonna ampia e leggera portava le calze a rete, scure ed autoreggenti che delimitavano la zona più segreta e ambita del suo corpo.. . l’altro lato del triangolo era l’elastico delle mutandine, un tanga ridottissimo, sempre nero, che cingeva il ventre piatto e leggermente convesso; m’inginocchiai davanti a lei lappandole l’ombelico, la sostenni infilando le mani sotto le natiche, attirandola a me, non si fece pregare e spinse in fuori il pancino offrendomi, insieme, tutto il suo ventre proteso.
Spinsi le dita sotto l’elastico del tanga, lo feci scivolare pian piano sulla rotondità delle natiche morbide e sode poi mi sollevai un poco per osservare il suo sesso offerto e dilatato, rorido di umori.. . anche il pube, da autentica mora, era ricoperto da un vello fitto e morbido, talmente scuro da far sembrare bianca la rosea attaccatura della vagina da dove sbucava il clitoride, eretto ed orgoglioso come un minuscolo pene.
Era troppo, mi sollevai sulle ginocchia ed estrassi il membro duro come il marmo dai calzoni, reggendolo con la mano lo guidai verso la bocca calda e bagnata che lo attendeva palpitante, sinceramente ero così eccitato.. . infoiato.. . che non pensai affatto a prendere una qualsiasi precauzione od informarmi se per caso ne avesse prese lei, in quel momento ero solo ed esclusivamente un maschio che ha fiutato gli umori della femmina!
Guidai il glande su e giù, più volte, sulle labbra esterne, prominenti e ghiotte, la sentii che gemeva piano e invitandomi, con parole sconnesse, a possederla ad entrare in quell’eden di umori ribollenti e di passione.. . avevo individuato subito il punto esatto in cui poter affondare indisturbato nel suo corpo, ma continuai il movimento del glande sulle grandi labbra e, in più, indugiai un lungo momento a titillare col glande il bottoncino del clitoride.
Tanya si mosse sotto di me, per sistemarsi meglio e per offrirsi a me, era quasi spaccata in due e la lunga fessura rosea accentuava questo simbolismo, mi desiderava quasi quanto, ed era tantissimo, io volevo possederla.. . inutile procrastinare ancora, spinsi il glande a forzare l’elasticità della sua vulva che mi si schiuse sotto senza nessuno sforzo e, altrettanto facilmente, scivolai dentro di lei guidato come in un imbuto che, man mano che sprofondavo, pareva stringersi attorno, intrappolandolo il membro in una morsa morbida ma tenace.. . lei trattenne il fiato per un lungo istante poi si lasciò andare in un profondo sospiro che sfociò in un gemito appassionato intenso e profondo, quasi doloroso, mentre le sue cosce parevano, se possibile, aprirsi ancora di più per farmi sempre più affondare in lei.
Era la prima volta che mi capitava di sentirmi così coinvolto, quasi aspirato, nel corpo di una donna.. . in quel momento eravamo un’unica entità, gemelli siamesi uniti nel sesso e per il sesso, Tanya sospirò nuovamente ed avvertii la pressione attorno al mio cazzo allentarsi leggermente, non tanto ma abbastanza da permettermi di sfilarmi un poco per poi affondare di nuovo, sempre più a fondo.. . una volta, due, tre.. . ogni colpo era più profondo e potente, vidi che aveva il volto rigato di lacrime e la baciai teneramente, fermandomi per un attimo.
* Non fermarti, scopami.. . scopami.. . – m’intimò lei, quasi con rabbia e allora non ci vidi più, lo sfilai da quella guaina aderente per poi pigiarglielo in corpo crudelmente, con rabbia, facendola sussultare e mugolare, più volte affondai in lei fino a strapparle urla di piacere.
Ad ogni stoccata digrignava i denti candidi assumendo l’espressione feroce di una belva affamata.. . ormai era vicina all’orgasmo, aumentai il ritmo delle mie stoccate dentro di lei.
Improvvisamente il suo bacino che fino a quel momento si era mosso all’unisono col mio, scattò in alto prendendomi in contropiede, le nostre pelvi si scontrarono con una violenza inaudita facendomi quasi male al membro mentre un altro dolore si stava dilatando dalla spalla dove, al culmine dell’orgasmo, mi aveva piantato i denti aguzzi e dai fianchi in cui mi aveva artigliato con le unghie per tenermi avvinto a se.
La sua vulva era talmente aderente che avvertivo anche la sua più piccola contrazione intima.. . al sommo grado del godimento urlò tutto il suo piacere con quanto fiato aveva in gola e le sue grida continuarono fino a quando non le soffocai nella mia bocca vorace.
Non le diedi tempo di riprendersi, mi sfili da lei e la feci contorcere fino a quando non riuscii ad infilarglielo in bocca, lasciai che me lo succhiasse per qualche istante, riprendendo fiato e dandole il tempo di riprendersi, poi la feci voltare e, sollevandole la gonna, rimasi ad ammirarle il culetto alto e rotondo che lei, col busto proteso in avanti, faceva ondeggiare in un muto ma irresistibile invito.
Con decisione la feci prostrare sullo schienale e ripresi possesso della figa che, in quella posizione, era ancora più esposta ed indifesa.. . questa volta la penetrai subito fino in fondo, fermandomi solo quando i miei lombi incontrarono la rotondità delle sue natiche e, anche così, trovai il modo di allargarle per guadagnare qualche centimetro, solo allora cominciai a roteare le anche, senza sfilarmi da lei, per farglielo sentire in ogni anfratto.
Poi, tenendola per i fianchi, la stantuffai con vigore.. . avevo in mente di praticare qualche lubrica variante a quel coito da tergo ma, ormai tutto dipendeva da quanto tempo ci avrebbe messo Tanya a venire di nuovo, a raggiungere un altro orgasmo.
Se avesse goduto così in fretta da permettermi di fermarmi allora le avrei preso anche quel bel bottoncino scuro che sentivo premere contro il pube ad ogni affondo, altrimenti.. . l’avrei affogata nel mio seme!
Mentre la montavo da dietro lei non aveva mai smesso di tormentarsi le tette e strizzarsi i capezzoli fra le dita, curiosa aveva anche spinto la mano fra le gambe per sfiorare con le dita il membro che la penetrava, impiastricciandosi i polpastrelli con i nostri umori mescolati che, subito dopo, aveva avidamente succhiato portandosi le dita alla bocca; ma, era così avida e affamata di sesso che bastarono davvero pochi colpi per farla esplodere in un altro orgasmo prorompente che la lasciò inerte ed indifesa sul sedile, ma.. . ancora con le natiche ben alte.
Sfilai il membro senza che lei desse segni di vita, mi spostai leggermente e cominciai a lambirle il solco con la lingua insistendo con dolce prepotenza sullo sfintere e, subito dopo, sul clitoride.. . volevo che nella sua mente questi punti vitali fossero uniti da una sensazione di piacere e, poco dopo, compresi di esserci riuscito, non appena le sfioravo con la lingua il muscolo radiale, raggrinzito, dell’ano lei agitava i fianchi offrendomi l’imboccatura della vulva dove svettava il suo piccolo pene e non appena questo era umettato dalla mia saliva tornava ad offrirmi lo sfintere, senza soluzione di continuità, in un crescendo di desiderio che i suoi sospiri rivelavano, senza ombra di dubbio, così come gli ondeggiamenti dei suoi fianchi.
La posizione era corretta, la feci solo raccogliere un po’ di più prima di poggiare il glande minaccioso sullo sfintere per poi farlo scorrere sulle grandi labbra fino a stuzzicarle il clitoride riprendendo il piacevole gioco di poco prima.. . lei si offriva al mio cazzo prima davanti e poi dietro, proseguimmo cosi per un po’ dandole modo di accettare quell’ingombrante presenza in prossimità del suo ano che, per adesso, era ancora elastico e rilassato.
* Ti piace giocare col mio cazzo? – le domandai.
* Da impazzire. Dai sfondami ancora.. . – m’incitò Tanya che forse inconsciamente era andata assai vicino ad indovinare le mie reali intenzioni.
* Vuoi farti sfondare? –
* Voglio che tu entri nel mio corpo con tutta la potenza dei tuoi fianchi! –
* Tutto dentro? –
* Si, fino alle palle. –
Le stavo titillando il clitoride e lei, subito, sculettò proponendomi lo sfintere ma stavolta la pressione del glande non si fermò , continuai a spingere “con tutta la potenza dei miei fianchi” fino a quando, con un lieve schiocco, il glande ruppe la resistenza del muscolo radiale e si introdusse nel suo budello bollente, senza remore avevo profanato il suo tempio segreto!
Dalle sue labbra proruppe un grido di dolore, acuto, quasi aspirato mentre tutto il corpo si tendeva come la corda di un violino, risuonando, tante erano le vibrazioni che emanava.
* Che cosa mi hai fatto.. . – protestò Tanya, con voce rotta dal dolore.
* Ti sto facendo il culo, puttana.. . ti ho aperto tutta! –
* Fa male, brucia.. . –
* Dai, che passa subito e dopo riprendiamo a giocare.. . prova a rilassarti e a spingere come se volessi espellermi il cazzo. –
* Così.. . ? – disse, mugolando di dolore, rilassando i muscoli e spingendo, ma lo sperone di carne non cedette di un millimetro, la corona sporgente del glande faceva il proprio dovere trattenendomi saldamente ancorato dentro al suo corpo.. . restando immobile con i fianchi le passai la mano sul ventre e ricominciai a masturbarle il clitoride con dolcezza per aumentare poi il ritmo man mano che la sentivo reagire alle stimolazioni, ben presto riprese a gemere e agitare i fianchi, prima con cautela poi sempre più liberamente fino ad abbandonarsi ad una danza del ventre che mise a dura prova la tenacia del rostro muscoloso che ci vincolava.
Incoraggiato dalla reazione e da quella sorprendente capacità di recupero mi aggrappai ai suoi fianchi e le mollai un colpo di reni d’assaggio, probabilmente avvertì una fitta di dolore perché ebbe una smorfia e smise immediatamente di agitare le anche restando immobile, impalata e remissiva.. . continuai a masturbarla, e la calmai nuovamente.
Anche stavolta riprese a muovere i fianchi con cautela per poi scatenarsi non appena fu sicura di non avvertire dolore e, questa volta, la lasciai sfogare portandola all’orgasmo che, come in precedenza, le si scatenò dentro dando vita a tutta una serie di contrazioni e torsioni che si ripercuotevano sulla mia asta, sempre saldamente piantata nel suo sfintere.. . quelle contrazioni alleviarono un poco la pressione del budello sul glande anche se questa volta non osai spingere se non applicando una leggera pressione che lei accettò senza batter ciglio continuando a dimenare i fianchi e permettendomi di tergermi il sudore.
* Sto di nuovo godendo. – mi comunicò Tanya, poco dopo, arrivando a roteare le anche come un’indemoniata macinandomi il glande come in un vorticoso tritacarne.
* Se continui così ti farò un bel clistere bollente! – la minacciai.
* E no, non adesso.. . devi portare a termine ciò che hai iniziato. –
* Cosa intendi dire. –
* Non devi lasciarmi così, a metà.. . devi incularmi tutta! –
* Allora rilassa e contrai i muscoli dietro, quando ti rilassi spingi verso di me come hai fatto prima, ma piano, poco alla volta.. . –
* Oh, non ti preoccupare, se fa male il culetto e mio.. . –
* Si, ma il cazzo è mio! –
* E no mio caro, adesso è mio anche quello. – disse lei contraendo le chiappe con forza, fino a strapparmi un gemito di doloroso piacere.
* Sei una gran troia.. . dai, comincia che voglio sfondarti il culo! –
* Ecco così.. . così.. . così.. . – a ogni affondo gemeva, mugolava ma continuava a spingere e contrarre senza arrendersi, poco alla volta il mio membro affondava nel suo corpo, mai come in quel momento desiderai della vaselina, del burro, dell’olio.. . qualsiasi cosa per poter lubrificare il pistone di carne che le stava “grippando” il culo.
Aveva capito che, godendo, limitava il dolore allo sfintere e adesso si masturbava da sola mentre io le tenevo aperte le chiappe candide e cercavo di conquistare quel bastione così infido e angusto penetrandolo centimetro dopo centimetro.. . sapevo che, arrendendomi ora, difficilmente m’avrebbe concesso una seconda occasione e non anelavo ormai che alla conquista dell’ambito premio di innaffiarle quel budello incandescente.
Presa, come me, dall’impresa di addomesticarle il culo, si rese conto del nuovo orgasmo solo quando se lo sentì esplodere fra le dita, anche stavolta fu una sensazione travolgente e lei, senza forze, si lasciò cadere in avanti le gambe ormai molli incapaci di reggerla; per non lasciarmela sfuggire la seguii nella caduta e, forse perché si era completamente rilassata ed era incapace di resistere o forse perché avevamo trovato una posizione più idonea, sentii il membro scivolarle dentro senza ulteriori intoppi fino a farmi sbattere le palle nel solco fra le natiche che, malgrado tutto, continuavo a tenerle allargate all’inverosimile.
Probabilmente il suo urlo si udì fino in città ma, questa volta, era andata.. . era tutta mia, la avevo sfondato lo sfintere fino in fondo e adesso dovevo solo “allargare” la via e renderla più comoda e agevole, bastava utilizzarla sovente e a lungo ma, con una donna così, questo non era un problema, anzi.. . ero certo che da una simile troia c’era da aspettarsi un utilizzo forzato d’entrambi i canali anche senza di me.
Mi riscossi da quelle meditazioni non appena mi resi conto che lei tornava a reagire sia al mio possesso anale che alle sue mani che, imperterrite, continuavano a lavorarsi fra le cosce, freneticamente.. . il clitoride ormai doveva essere allo stremo.
Malgrado la mancanza di lubrificazione ricominciai a scoparle il culo inizialmente, con molta cautela, ritirandomi appena e affondando subito dopo, dovevo superare anch’io il dolore dello sfregamento in quell’angusto budello che mi aveva enfiato oltre ogni limite la corona del glande che, ora, era diventata nervosa e sensibilissima.. . ma il movimentò aiutò entrambi a superare la crisi e, nel contempo, fece in modo che questo coito durasse a lungo, eravamo entrambi sudati e stremati ma come un corpo solo continuavamo a scopare!
Ci incitavamo a vicenda con frasi ora dolci e ora sconce ma che avevano il potere di stimolarci ed eccitarci ulteriormente costringendoci a muovere il bacino, un colpo dopo l’altro fino a quando lei non si arrese all’ennesimo orgasmo e mi si accasciò “sotto i ferri” ormai incapace di reagire a qualsiasi stimolo fossi in grado d’impartirgli.
Questa remissività mi diede un ulteriore sprone, le presi i fianchi con le mani e mi diedi da fare, scopandola con vigore attingendo alle ultime energie che avevo dentro, la voglia di svuotare tutto il magma ribollente che sentivo dentro era enorme ma la costante pressione attorno al membro aveva un effetto ritardante sull’ eiaculazione, oramai ero allo stremo delle forze e Tanya, probabilmente, lo capì.. . passò la mano fra le cosce e, contorcendosi, arrivò al mio scroto, l’accarezzò, lo strinse poi, d’improvviso, mi sodomizzò con la punta del dito!
Nessuna donna si era mai spinta a tanto e, ovviamente, neppure nessun uomo ma lei conosceva l’effetto devastante che poteva provocare e, difatti, mentre le affibbiavo l’ultima, intense e violentissima stoccata avvertii l’onda di marea risalire dentro l’asta, ormai pronta e incontenibile; l’avvertì anche lei che riprese a sculettare come un’assatanata mungendomi il membro fra le natiche, col muscolo dello sfintere violato.
L’orgasmo che avevo sentito montare lentamente, poco alla volta, esplose improvviso ed inarrestabile, con fiotti densi e potenti che le sprizzavano in profondità.
Quei getti di sperma, compatto e bollente, trovarono terreno fertile nel budello ormai altamente sensibilizzato tanto che Tanya ebbe un altro orgasmo ma, questa volta, più “morbido” e dolce, cerebrale, ma ugualmente appagante al culmine del quale voltò la testa da un lato cercando di baciarmi, fiorettammo con le lingue dimostrandoci a vicenda tutta la passione e la dolcezza che provavamo mentre , ammosciandosi, il membro le sgusciava fuori dall’ano provocandole un brivido di piacere. FINE

About racconti hard

Ciao, grazie per essere sulla mia pagina dedicata ai miei racconti erotici. Ho scelto questi racconti perché mi piacciono, perché i miei racconti ti spingeranno attraverso gli scenari che la tua mente saprà creare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.