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La segretaria dell’avvocato

La storia di cui mi accingo a narrare corrisponde a verità. Leggete attentamente!
Era verso la fine di Gennaio quando nello studio presso il quale svolgo attività di avvocato gremiva di clienti nella sala d’attesa .
Premetto che presso il mio studio lavora in modo egregio una ragazza di 22 anni di nome Imma che seppure non conoscevo a fondo dava l’impressione di essere un peperino (almeno lo era con quei suoi sguardi piccanti).
Ricordo perfettamente che quel giorno fu più stancante degli altri e finì di ricevere il mio ultimo cliente alle 21. 30 chiedendo ad Imma di rimanere più tardi rispetto alle 20. 00, orario di fine lavoro, per terminare e riordinare le pratiche.
Anche sul suo volto era evidente la stanchezza del lungo pomeriggio passato a rispondere al telefono e a seguirmi nei miei affari.
Spengo il PC della mia stanza e mi dirigo nell’altra dove lei era pronta per andare via… aveva gia chiuso le tapparelle e spenti gli altri computer.
“Allora ci vediamo domani Ge. ” mi disse con quella sua bocca che ho sempre trovato troppo impertinente…
“cerco di essere puntuale anche se ho da sbrigare certe cose con il mio ragazzo”.
“Si” .. le risposi e con una pacca sulla spalla la congedai.
Ricordo che scese le scale e nel fare l’ultimo gradino inciampò rovinando a terra emettendo un timido grido di dolore; subito accorsi e la vidi a terra con parte del suo seno fuori alla camicetta rossa (Imma porta una quarta abbondante), sul suo volto vidi la sofferenza ed il dolore e con i denti mordeva quelle tremende labbra carnose trattenendosi a stento dall’imprecare davanti a me.
“Caspita, Imma stai attenta”.. le dissi “casa tua non scappa mica”… e le infilai le braccia sotto il suo corpo snello e sodo, prendendola in braccio e porgendola di lungo sulla scrivania del suo ufficio.
Ricordo che alla vista del suo decolté così prorompente e al suo ginocchio sodo, benché sofferente, mi zittii e per farle coraggio e per la voglia di toccarla le misi una mano lunga la vita guardandola negli occhi come per dire “ti voglio”… “ti farei torcere il labbro per i miei colpi dietro al tuo sedere a mandolino”.
Non ricordo molto se non che lei mi mise il suo braccio sinistro attorno al collo (forse per farsi sollevare e rimettere in piedi) ma io la baciai dolcemente come due più teneri amanti fanno.
Un sobbalzo, ma io avevo oramai preso il sopravvento sul suo potere di decidere il male o il bene, il giusto e l’ingiusto e si fece trasportare dal movimento della mia bocca e della mia lingua.
Inizialmente fui delicato ma cominciai ad eccitarmi troppo e da un bacio finì per leccarla il contorno delle labbra infilando la lingua aritmicamente nella sua bocca, quando mi accorsi che lei le strinse per creare attrito.
La situazione era chiara: dovevamo farlo oppure ce ne saremmo pentiti per sempre.
Gli tolsi la camicetta in un modo poco elegante e i suoi seni mi apparirono enormi leggermente arrapati con una cornice rossa e circolare ampia al punto giusto per far capire che un ulteriore eccitamento l’avrebbe ulteriormente ridimensionato per far emergere due listelli duri e doppi come mai ricordo di aver visto.
Mi faceva fare…. , sentivo che aveva paura ed io con carezze e baci teneri mischiati alla foga del mio arrapamento riuscii a tranquillizzarla.
Mi accorsi del suo agio acquisito quando con la sua mano, non ricordo quale, si poggiò sui miei calzoni (ero estremamente elegante, come sempre d’altronde) cercando la mia asta che si irrigidiva sempre più.
Ecco la sentivo gemere …. voleva avere lei il controllo della situazione.
Mi spinse così forte che andai a sbattere con la testa contro la scrivania posta dietro di me e caddì a terra (in un attimo l’eccitamento si trasformò in dolore).
Lei non si curò del mio stato, per lei ero solo una bestia in calore dolorante a terra con una mano che si teneva la testa e l’altra a terra sul pavimento freddo.
Ricordo che ad un tratto mi tolse via i calzoni e senza sfilarmi il boxer, infilò la mano dentro la fessura e lo prese semirigido in bocca tra le sue labbra carnose.
Non ricordo quanta saliva sgorgava dalla sua bocca… pensai “Imma lo stai lubrificando”… “lo vuoi subito nel culo? ” .. era tanta la sua saliva che i peli del mio pube affogavano quasi come i peli del braccio si lasciano bagnare dalla pioggia di una doccia limpida.
Avevo ragione… mi guardò, si voltò a pecora e con un movimento sublime dell’anca mi invitava ad entrare nel suo piccolo orifizio anale.
Ero eccitatissimo ma non le detti retta visto che la presi a leccare la fica come un cane che annusa e lecca il culo alla sua cagna. Si girò per controllare ed io pieno dei suoi umori in faccia la cavalcai e prima mi feci ripulire con la sua lingua la mia bocca e poi gli infilai il membro carnoso nella sua fica… subito si ritrasse… non lo voleva in fica… mi diceva
“Gen. ti prego no” mi sentirei in colpa verso il mio ragazzo”…
“prendi il mio culo… è vergine… non ho permesso mai a nessuno di entrarvici”.
Non le diedi retta, cominciai ad entrare ed uscire come un forsennato dalla sua fica e lei a poco a poco dovette accettare la situazione…
“Imma le tue labbra accolgono perfettamente il mio cazzo”… lo sento strisciare quasi come se il pene del suo ragazzo fosse di un diametro inferiore; La stavo fottendo alla grande quando dopo un 5-6 minuti era li per girarsi quando con le mie braccia feci pressione sulle sue anche per tenerla ferma… lei capì che il suo culo sarebbe stato deflorato e incurvo ulteriormente la schiena.
Mi disse “fai piano ti prego”.. “certo piccola” risposi e con la mano destra presi il mio cazzo pieno dei suoi umori e le puntai direttamente il culo.. con movimenti ritmici dell’anca cercavo di farmi spazio ma senza esito quando le dissi..
“Imma rilassati… non rifiutarmi… “; sentii immediatamente il suo imbarazzo (era evidente che non l’aveva mai fatto e non sapeva come comportarsi) quando ad un certo punto mi misi il dito medio in bocca per riempirlo di saliva e con un colpo da maestro trovai la giusta direzione… entrò fino alla base e cazzo se ricordo come sussultò di fastidio e piacere.
Cominciai a muovere il mio dito dentro di lei.. sembravo un maniaco tanto ero arrapato… gli infilai anche l’indice senza difficoltà . Era pronta per ricevermi.. sfilai le dita e con un colpo di reni il mio cazzo la penetrò tutta. Cazzo se gemeva.. le sue chiappe vibravano e non potevo fare a meno che allargarle e schiaffeggiarle. Le tette dondolanti invitavano le mie mani a fermarle, a stringerle…. La mia mano destra le teneva la zizza e gli stringevo il capezzolo mentre la sinistra pensò bene di accarezzarla la schiena partendo dal collo fino all’inizio della curvatura del suo culo.
Ricordo la sua pelle… si increspò di colpo e il suo culo dava segni evidenti di sofferenza (mi lasciava entrare ed uscire con difficoltà dopo queste carezze).
La sentivo belare come una pecora… non avevo mai visto Imma così porca….
Ero al limite… ero pronto… si la mia sborra sapeva da dove uscire e in un attimo gli inondai il culo di sperma… (era da 4 giorni che non trombavo a causa del lavoro). Ero arrivato e lei mi guardò per sapere quali erano le mie ulteriori intenzioni, , , ne voleva ancora ma tutto finì al trillo di un telefono… non so cosa avrebbe continuato a fare ma di sicuro so che da quel giorno i rapporti con il suo fidanzato andarono a puttane… forse si accorse del culo leggermente più dilaniato ; -). Per i giorni successivi non dovetti aspettare una altra sua caduta dalle scale, oramai quando voleva e non c’era nessuno in ufficio lo prendeva in bocca furtivamente e si faceva ingroppare senza molte reticenze.
Io non sono fidanzato e forse nemmeno più lei. So solo che quando vogliamo scopare lo facciamo senza dare conto a nessuno. FINE

About Hard stories

Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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