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La signora Gina

Oramai, dopo più di dieci anni di quotidiane corse sull’autobus Viareggio-Pisa, avevo imparato a conoscere tutti i pendolari abituali. Avevo fatto amicizia, in modo particolare, con quelli che come me prendevano alle 20, l’ultimo autobus da Pisa per Viareggio. Accadeva abbastanza spesso che ci ritrovassimo anche per una cena tra amici, anche se veramente la compagnia non poteva essere più variegata. C’erano autisti di autobus con le rispettive mogli, commesse, avvocatesse, pensionate, e aspiranti ricercatori come me. Una sera, nella primavera del 2004, organizzammo una cena in un locale alla periferia di Pisa. Poiché era Lunedì, eravamo gli unici clienti del locale, che era rimasto aperto soltanto per la nostra prenotazione. D’altra parte, eravamo più di venti, e per i gestori era valsa sicuramente la pena servirci, non solo per quello che mangiammo, ma anche e soprattutto per il vino che ci siamo scolati! Tra i più accaniti bevitori, mi sentirei sicuramente di includere la signora Gina, una signora di più di sessanta anni ancora molto piacente e ancora molto attiva dal punto di vista sessuale. Mi ricordavo di quante volte raccontava sul bus di essere stata una delle prime divorziate della Versilia, circa trenta anni fa. E di come si vantava di aver avuto molte esperienze. Mentre lo raccontava, spesso, mi guardava con malizia. Nonostante non si possa dire che io sia uno molto sveglio per certe cose, tuttavia anche per me era chiaro che la signora Gina si faceva dei pensieri su di me. La conferma la ebbi proprio durante questa famosa cena. Innanzitutto Gina, che non guidava, mi aveva chiesto di farle da autista. Generosamente, fin dall’inizio insistette per ricambiare questo mio favore offrendomi la cena. La signora Gina era anche molto gentile. Inutile negarlo, se non altro mi stava molto simpatica! Ovviamente, al ristorante volle che le sedessi accanto, e non perdeva occasione per farmi un complimento, per sfiorarmi la mano, o addirittura appoggiare la sua mano sulla mia coscia. I più smaliziati tra i nostri commensali, ed in particolare il quarantenne autista Vasco, si erano accorti delle attenzioni che la signora Gina mi rivolgeva, ma come me, erano fermamente convinti che fosse pura apparenza (come dire, tutto fumo e niente arrosto! ) per cui si divertivano a punzecchiarla. Io iniziai a capire un po’ meglio la situazione quando una cameriera con una scusa iniziò ad attaccare bottone con me; mentre le rispondevo, con la coda dell’occhio colsi lo sguardo che Gina le rivolse. Non era uno sguardo cattivo; piuttosto, intriso di una triste gelosia verso una rivale che possedeva un vantaggio difficilmente colmabile: la gioventù. Poi la cameriera fu richiamata al lavoro, e Gina tornò sorridente. Questa volta fui io che le presi la mano e la guidai sulla mia coscia. La parte più divertente della serata iniziò quando la cena volgeva ormai al termine, e il proprietario del locale aveva messo su un po’ di musica per farci ballare mentre i camerieri sparecchiavano. Gina, ormai ubriaca, fece uno show memorabile. Ancora oggi, quelli che erano presenti alla cena, mi ringraziano per quanto li ho fatti divertire. Perché ovviamente, una parte importante nello show di Gina la recitai io. Infatti, Gina si era messa in testa di insegnarmi a ballare il liscio. Già questo da solo, basterebbe a farvi sganasciare dalle risate per una notte intera, dal momento che io e il ballo liscio non andiamo affatto d’accordo. Pensate cosa succede poi, se questa sessantenne ancora piacente, completamente ubriaca, con la sua minigonna e le sue calze nere, usa la scusa del ballo per stabilire un contatto pseudo-sessuale con me. Già dopo pochi minuti, tutti avevano notato che praticamente Gina, anziché cercare di insegnarmi qualche passo, mi aveva immobilizzato nel centro della sala, tenendomi forte il sedere con le mani e tirandomi a sé, in modo da sentire la mia erezione (ebbene sì, non ero insensibile al suo fascino! ) contro il suo ventre. Nonostante tutto, capii che la signora Gina per molti aspetti era ancora lucida. Ad esempio, non mi baciò. Sapeva benissimo che poteva impunemente strusciarsi a me, anche alzandosi la minigonna fino a scoprire le mutandine rosse come stava effettivamente facendo, facendo in modo che tutto sembrasse solo un gioco, ma un bacio avrebbe creato subito una strana situazione di tensione. Un bacio, a volte, è troppo impegnativo. Invece, con Gina che strusciava violentemente i suoi slip contro la mia patta, tutto quello che successe fu che qualcuno gridò

“Fai vedere anche a noi! ” Così la signora Gina, sorridendo, salì in piedi su un tavolo, e ballando in equilibrio precario, senza alcuna remora, prima si sollevò la mini, poi la sbottonò e se la tolse, rimanendo con gli slip e le calze, sostenute da giarrettiere rosse. Poi, ovviamente, tutto si esaurì, la signora Gina indossò nuovamente la mini, senza che l’episodio fosse considerato nulla più che un gioco forse un po’ troppo sfrontato, ma nulla più. Ormai, l’apice del divertimento era stato raggiunto, per cui pagammo (la signora Gina volle per forza pagare anche per me, e non vi dico quante battute sulla ricompensa in natura… ) e ci avviammo all’uscita. Aiutai la signora Gina a salire, chiusi la sicura per prudenza, e poi salii anch’io. Dopo che avevamo percorso circa un chilometro, la signora Gina, mormorando qualcosa tipo

“Aiuto, ho bevuto troppo” Lascia cadere una mano sulla mia coscia, col palmo rivolto verso l’alto. Poi, lentamente, con la calma e la sicurezza che la sua esperienza le conferiva, capovolse la mano ed iniziò ad accarezzarmi la coscia. Senza indugiare troppo, spostò la mano tra le mie gambe. Attraverso la stoffa dei jeans, impugna il mio cazzo con decisione

“Lo sentivo prima, quando ballavamo (? ) , ce l’avevi duro. Ti piace se ti tocco, vero? ”

“Sì! ” Ed era la verità. Perché avrei dovuto mentire? Incoraggiata forse anche dalla mia risposta, la signora Gina senza tanti complimenti mi sbottonò i pantaloni, mi abbassò gli slip e mentre guidavo iniziò ad accarezzarmi molto lentamente. Era chiaro che non voleva farmi avere un orgasmo, non per il momento, almeno. Probabilmente stava meditando sul da farsi. In macchina, forse, era un po’ troppo anche per lei, ma non voleva portarmi a casa sua, per paura che qualche suo vicino mi vedesse. Per cui mi chiese se poteva venire a dormire da me. Le risposi che per me sarebbe stato un piacere ospitarla. Arrivammo quindi a casa mia. Appena entrati, la signora Gina mi si avventò addosso come una furia. Mi mise con le spalle alla parete e mentre mi baciava furiosamente, schiacciava il mio ventre con il suo. Decise poi che era venuto il momento di iniziare a fare sul serio. Senza tanti indugi mi sussurrò

“Prendimi in braccio e portami sul letto” E così feci. Appena la appoggiai sul materasso iniziò a spogliarsi. Dal reggiseno uscirono un paio di tette che avrebbero fatto invidia a una trentenne che subito mi premurai di baciare e succhiare. Nel frattempo la signora Gina mi spogliò completamente, prese in mano il mio cazzo e con esso si accarezzò lentamente le gambe, attraverso le calze, salendo lentamente fino ad accarezzare gli slip. Sollevando il sedere dal materasso, si sfilò gli slip che poi io le tolsi completamente. Scivolando di nuovo su di lei, mi soffermai a lungo a baciarle i piedi, le caviglie, i polpacci, le cosce, fino a lambire con la lingua il pelo pubico, e poi sempre più desideroso, arrivai a leccarla bene, a cogliere ogni sfumatura del suo sapore.

“Facciamo che sono obbligato a darle sempre del lei, signora Gina? ”

“Va bene”Per quello che capivo io, a lei interessava solo che continuassi a leccarla, e che fossi disposto, dopo, con calma, a concederle anche altri piaceri, non le importava nulla se le davo del “tu” o del “lei”. Solo per uno stupido come me poteva aver importanza una simile sciocchezza. A me piaceva molto leccarla. Mi piaceva il suo sapore, mi piaceva sentire i suoi talloni premere sulla mia schiena. Mi faceva sentire posseduto, una sensazione che solo raramente mi era capitato di provare. Fosse stato per me, monotono come sono, avrei continuato a baciarla per ore, ma ad una tratto la sentii sussurrare”Scopami, scopami”Per cui le scivolai sopra a con facilità mi infilai in quella voragine, e la mia mente rimaneva affascinata dai quaranta anni di sesso che vi erano racchiusi, con tutte le magie e tutto il fascino che derivano dall’esperienza. Come sempre mi accade quando faccio l’amore, mi sembrava di trovarmi in un sogno. È per questo che voglio sempre essere graffiato. Ho bisogno di una piccola ferita, di un segno, che mi ricordi, il giorno dopo, che è successo davvero. La signora Gina, proprio non se la sentiva di graffiarmi, ma al tempo stesso voleva accontentare questo mio innocuo desiderio, per cui si alzò, prese dalla borsetta un pennarello a punta fine e, dopo essersi messa a sedere sul mio cazzo ormai di nuovo in erezione, scrisse in bella grafia sul mio petto

“Scopami ancora… ” E disegnò poi un grazioso cuoricino. Capirete che di fronte a una richiesta del genere, non è possibile dire di no! FINE

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Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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