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La Tardona

Lavoravo da diversi anni in quel ufficio.
Era una grande azienda ma bene o male, a forza di vederci tutti i giorni in quei palazzoni di vetro e acciaio, ci conoscevamo tutti. Tutti i giorni, in mensa, incontravo le stesse facce note tra cui un gruppo di signore “over 45”.
Tra i colleghi erano soprannominate “le tardone” per il loro modo di presentarsi sempre in ghingheri, sempre ben vestite ed acconciate.
Tra loro ce ne era una in particolare che, nonostante l’età, appariva più in forma delle altre.
Capelli corti tinti color mogano, trucco perfetto, portamento elegante ed un abbigliamento che metteva sempre bene in risalto il suo corpo.
Insomma aveva quel certo “non so che” che mi attirava e mi eccitava.
Un giorno di fine Agosto stavo seduto alla mia scrivania.
Ero dovuto rientrare presto dalle ferie e, aggirandomi negli uffici deserti, stramaledivo i miei colleghi ancora intenti a godersi il caldo sole estivo.
Ad un tratto udii la porta del corridoio aprirsi ed una sagoma muoversi nel corridoio al di la della porta a vetri che chiudeva il mio ufficio.
Ero l’unico sul piano, chi poteva essere?
Uscii e vidi “la tardona”.
“Cerca qualcuno? ” chiesi.
“Mi scusi, credo di aver sbagliato piano… ” rispose.
Aveva dei fogli in mano, l’espressione annoiata.
“Anche lei è tornata presto dalle ferie? ” dissi, avevo voglia di far due chiacchiere con qualcuno.
“E si. Non avevo molti giorni a disposizione quest’anno.
Ma… diamoci pure del tu”.
Era entrata nel mio ufficio.
Potevo sentire il suo profumo, aveva indosso un vestitino leggero, tipo Chanel, le gambe nude e scarpe con il tacco alto.
“Mi offri una sigaretta? ” chiese.
“Ma certo, vieni pure. ”
Mentre fumavamo iniziammo a parlare del più e del meno, si era seduta sulla mia scrivania e dondolava le gambe avanti e indietro.
Mano a mano che la conversazione andava avanti mi accorsi di qualcosa nei suoi gesti e nelle sue parole.
Il cuore aveva preso a battere a mille, era possibile o no?
Il movimento delle sue gambe aveva fatto lentamente risalire la sua gonna, ed ora potevo vedere quasi per intero le sue cosce ancora sode.
La sigaretta stava per finire, dovevo fare qualcosa, cosi casualmente le sfiorai una gamba.
Lei fece finta di non accorgersene ma fece un mezzo sorriso.
Mi feci più audace e posai la mano sul suo ginocchio.
Mi aspettavo di ricevere un ceffone ma lei spese la sigaretta e sorridendo venne a sedersi sulle mie gambe.
Non aspettavo altro, avvicinai le mie labbra alle sue e prima che potessi provarci io avevo già la sua lingua che mi esplorava la bocca.
Ci baciavamo ed io contemporaneamente le accarezzavo le gambe risalendo progressivamente verso l’orlo della sua gonna.
Feci scorrere la mano sotto il vestito accarezzandole l’interno delle cosce mentre lei respirava sempre più rumorosamente e mi stringeva a se.
Aveva una pelle ancora morbida e tesa per l’età, con le dita arrivai a sfiorarle gli slip, poi, senza più ritegno, puntai direttamente al suo clitoride.
Era già umida! Iniziai a titillarla con il medio.
I suoi respiri ora si accompagnavano ad un lento movimento del bacino.
Continuai ad accarezzarla sempre più’ velocemente finche, quando mi accorsi che era sul punto di venire, infilai il medio tra le sue labbra e poi su nella vagina.
Lei ebbe un fremito fortissimo. Io continuavo a muovere il dito nella sua figa e lei godeva ansimando ed agitandosi poi si afflosciò con la testa sulla mia spalla ansimando.
Ritrassi la mano bagnata dei suoi umori, aveva un profumo forte ed intenso.
Stavo ancora assaporando il suo odore quando lei si riebbe. “Vieni” mi disse prendendomi per mano, aveva le gote rosse e gli occhi lucidi.
Entrammo nella toilette delle signore e lei chiuse la porta a chiave.
Avevo le spalle al lavandino, lei si inginocchiò ed iniziò a sbottonarmi i pantaloni.
Ancora non mi rendevo conto di cosa stesse facendo che sentii il mio cazzo, che da tempo aveva assunto dimensioni generose, essere avvolto da un calore enorme.
Era proprio una brava pompinara, aveva piazzato una mano alla base del pene e con movimenti avanti e indietro della testa e del corpo se lo infilava tutto fino in gola.
Potevo vedere le sue guance gonfiarsi quando il mio bigolo arrivava a strusciarle la gola.
Dopo pochi minuti di quel trattamento venni a fiumi.
Un torrente di sborra che lei ingoiò tutto fino all’ultima goccia ma non si fermò, continuava a spompinarmi voracemente. Io ero abbastanza stravolto ma il mio uccello rispose abbastanza prontamente a quel trattamento e dopo pochi minuti era nuovamente pronto all’azione.
Lei si alzò guardandomi fisso negli occhi con una espressione quasi di sfida. Senza dire una parola, lentamente, con le mani lungo i fianchi, prese a tirarsi su la gonna, poi fece scivolare giù lo slip.
Continuando a guardarmi fisso negli occhi
mi girò intorno e si piegò in avanti appoggiandosi con le mani al lavandino.
Non avevo bisogno di sapere altro, appoggiai l’uccello alla sua fessura e spinsi.
Iniziai a pomparla come un bufalo, potevo vedere il suo viso riflesso nello specchio sul muro e le espressioni, le smorfie del suo viso mi eccitavano ancora di più.
Lei godeva da vera porca, muovendo le gambe, assecondando le mie spinte, io continuavo ad eccitarmi e nella foga il mio uccello scivolò fuori dal nido.
Stavo per rimetterlo dentro quando mi venne una idea, lo avvicinai al suo buchino di dietro, lo appoggiai prendendo bene la mira e spinsi dolcemente.
Lei scattò in avanti con una espressione di sorpresa ma io la tenevo saldamente per i fianchi.
Spinsi ancora e la cappella entrò tutta. Il suo culo non era vergine, si capiva che non era la prima volta ma la cosa l’aveva sorpresa.
Continuai a spingere mentre lei rimaneva immobile.
Centimetro per centimetro il mio cazzo si faceva strada nel suo budello, lei tratteneva il respiro.
L’ultima spinta fu più forte, le mie cosce sbatterono contro le sue chiappe e lei emise un “Aaah! ” soffocato.
Era stretta e calda, ripresi a muovermi avanti e indietro lentamente ma quando mi accorsi che anche lei aveva ripreso a muoversi aumentai il ritmo.
La riempii di sborra, una sborrata lunghissima accompagnata dal nostro ansimare.
Mi staccai lentamente da lei e lasciai che si ricomponesse.
Da allora quando i cicloni ormonali della incipiente menopausa tornano a tormentarle la fica, la tardona mi chiama al telefono e ci incontriamo da qualche parte nell’ufficio, nelle toilette, in cantina, nei garage, ovunque si possa.. FINE

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