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Le tedesche

Ed arrivammo a metà vacanza. Un pomeriggio tanto per svagarci un pochino decidemmo di uscire a vedere il paese
Come tutti i piccoli paesini della costa calabra in fondo si trattava più che altro di una via principale sulla quale trovare alcuni negozietti di cianfrusaglie per turisti, un paio di bar, qualche negozio di generi alimentari, una parrucchiera, un barbiere ed una serie di negozi di frutta con le loro collane di peperoncini appese in bella mostra. Quanto alle persone che animavano la scena ebbi subito modo di constatare che per il 90% erano turisti dei quali una netta maggioranza erano napoletani che lì avevano le seconde case.
Passeggiando per il paese vidi più o meno le solite facce, molti albergatori del mio stesso villaggio, niente di interessante insomma. Però poco prima di rientrare venni avvicinato da due donne che mi chiesero in un inglese pronunciato in maniera dura dove fosse un tabaccaio. Mi girai e le vidi, non c’era bisogno di sentire il loro accento, bastava guardarle in faccia per capire che erano due tedesche, madre e figlia in vacanza in Italia.
La madre doveva avere sui 45-50 anni ma molto ben portati, un fisico asciutto, capelli lunghi biondi raccolti a coda di cavallo dietro la nuca, occhi scuri ed i tratti del viso molto marcati che le davano un’aria da donna vissuta, non bellissima ma neanche spiacevole. Se proprio devo trovarle un difetti dovrei rilevare la scarsa presenza di curve, infatti indossava una gonna leggera ed una T-shirt bianca ed aderente che appena si gonfiava all’altezza del seno.
Al contrario la figlia da quel punto di vista era ben messa. Malgrado indossasse un vestito ampio che nascondeva molto, potevo intuire un seno non enorme ma ben proporzionato ed un corpo atletico ma molto più dolce di quello della madre. Così come più dolci erano i lineamenti del suo viso. Inutile dire che anche lei era bionda. Aveva occhi azzurri ed un piercing sul sopracciglio sinistro, un bel nasino all’insù ed uno splendido ed accattivante sorriso.
Col mio inglese molto stentato riuscii ad indicare l’unico tabaccaio che avevo visto in paese e le salutai.
Il mattino dopo mi recai come al solito sulla spiaggia, ombrellone 16, terza fila … e chi ti ritrovo in quarta fila ombrellone 18 ? ? ?
Le due tedesche del giorno prima. Evidentemente erano appena giunte ed avevano scelto la spiaggia del mio villaggio per i loro bagni. Io le ho salutate e loro hanno risposto con un timido sorriso. Chiaramente il primo impulso era di andare da loro per attaccar bottone, ma ero con la famiglia per cui sorvolai sui miei istinti di cacciatore. Questo non mi impedì di ammirare ed apprezzare la bella tedeschina in costume da bagno. Come avevo immaginato aveva un bel corpo, seno di una terza misura, glutei tondi e sodi e cosce lunghe e muscolose. Un bel corpo sodo ed atletico probabilmente frutto di qualche attività sportiva ed infatti ebbi prova che era un’abile nuotatrice quando la vidi in acqua.
Comunque riuscii a raggiungerla sulla piattaforma galleggiante (ne ho parlato nel primo racconto della serie) e così in uno stentatissimo inglese ho saputo che si chiamava Helga (si scrive così in tedesco ? ? ), la madre invece si chiamava Ellen.
Il pomeriggio invece di farmi il mio solito giretto preferii rimanere sul lettino a leggere un giornale, inutile dire che erano più le sbirciatine alle due nuove arrivate che la vera lettura. La mamma era intenta a leggere un libro mentre la figlia era intenta a prendere la tintarella quando vidi il suo sguardo che osservava attentamente qualcosa. Poco dopo la vidi alzarsi, disse qualcosa ad Ellen (non conosco il tedesco per cui non so esattamente che disse) e si allontano verso il Diving Club. La vidi da lontano che discorreva col maestro di sub, un aitante ragazzo di circa 24-25 anni, biondo e ben messo, si chiamava Marco. Dopo una mezz’ora di parlottio i due entrarono nel capanno dove si conservavano gli attrezzi e da lì ne uscirono dopo pochi minuti muniti di muta, pinne, maschera e bombole.
Una riprova che anche la mamma non era poi male nonostante l’età fu che una volta rimasta da sola ci furono almeno due classici “vitelloni” da spiaggia che cercarono di importunarla con scarsi risultati però, pensai che doveva essere irreprensibile anche nei rapporti umani la signora …
Passò circa una mezz’ora quando vidi Marco ed Helga rientrare a riva, solo che notai che dopo essersi spogliati della muta rimasero a lungo a confabulare con aria molto complice.
Il giorno dopo la scena si è ripetuta in maniera simile, solo che tra la bella teutonica e Marco la confidenza sembrava aumentare, ora oltre a chiacchierare stavano ridendo insieme e l’approccio di Marco diventava man mano sempre più fisico, ora non mancavano abbracci e contatti vari.
Arrivò la sera e dopo la cena e lo spettacolo, come ogni sera iniziò la discoteca e mentre ero preso da un vorticoso “Tipitero” chi mi ritrovo accanto? ? ? La bella Helga fasciata da un aderente vestito nero che le lasciava scoperte sia le spalle che buona parte delle sue gambe. Era proprio bella, non brava a ballare ne sensuale nei movimenti, ma i suoi occhi chiari ed i suoi capelli biondi la rendevano molto appariscente. Non che avessi dubbi sul motivo per cui fosse lì, ma per curiosità mi girai attorno ed infatti vidi Marco. Terminati i balli di gruppo ci furono alcuni lenti e vidi i due abbracciarsi molto calorosamente. Nella mia mente pensai che il bel Marco avesse colpito ancora.
Passarono una ventina di minuti ed era arrivata l’ora di rientrare in camera e per farlo dovevo attraversare la pista da ballo e lì notai una cosa strana, la bella Helga era ancora lì ma parlava fitto fitto non con Marco ma con Roberto, un altro animatore del villaggio. Trovai un po’ strana la cosa ma non badandoci me ne tornai in camera. Faceva caldo e non avevo molto sonno per cui mentre mia moglie si mise subito a dormire io decisi di sedermi un po’ fuori alla verandina.
Passai circa 15 minuti così, poi la birra che stavo sorseggiando finì e per rinfrescarmi un po’ decisi di farmi un giretto vicino alla scogliera sperando di trovare un po’ di venticello rinfrescante. Ci arrivai in una decina di minuti e constatai che anche lì non potevo godere del refrigerio che cercavo, decisi allora che non valeva la pena di rimanere e mi incamminai per rientrare in camera. Stavolta però cambiai strada e presi quella più corta. Per seguire quel percorso dovevo passare vicino alle stanze degli animatori e l’occhio mi è caduto sull’unica camera illuminata. Appesa fuori da questa camera c’era una muta da sub per cui ho subito immaginato che fosse la camera di Marco. Dopo qualche minuto sentii delle voci provenire dalla camera, una era di Marco e l’altra, femminile, aveva il classico accento tedesco. A quel punto stavo per andarmene ma mi fui preso da una curiosità, vedere quella splendida figliola di Helga nuda e magari poter valutare quanto fosse porca. Mi guardai attentamente attorno per verificare che non ci fosse nessuno e vidi un’automobile parcheggiata a pochi metri dalla finestra della stanza di Marco. Decisi che era un ottimo posto dietro il quale ripararsi e mi andai a posizionare, facendo attenzione a non fare rumori molesti, dietro l’auto. Da quella posizione al buio potevo osservare comodamente l’interno della camera illuminata anche in presenza della tenda della finestra. Cercai di trattenere il più possibile il fiato e tesi l’orecchio.
Sentii Marco che diceva: “Penso che hai bisogno di coccole. ”
E di conseguenza una voce femminile e molto calda gli rispose “Ia, love me tonight” condita con mugolii vari.
La situazione mi sembrava già abbastanza calda per cui pensai che i due protagonisti dovevano essere abbastanza distratti per cui potevo arrischiarmi a sbirciare in camera oltre che sentire.
Mi sollevai leggermente e vidi Marco di spalle che abbracciava e baciava con travolgente passione la bella biondina, della quale vedevo solo le braccia che cingevano il torace di Marco ed i capelli biondi tuti scompigliati. Il bacio durò a lungo poi si staccarono, lui la prese per mano e lei lo seguì docilmente. In quel momento ebbi la sorpresa !!!
Marco era preso si dalla tedesca, ma non dalla bella Helga come mi sarei aspettato, ma bensì da Ellen, sua madre !!!
Ancora preso dallo stupore vidi Marco che la portò verso il letto, poi la sollevò come si fa con la sposa il giorno delle nozze e la distese sul materasso. Poi le avvicinò le labbra all’orecchio finché scendendo lungo il viso le mise la lingua
dolcemente in bocca.
“Sai di marmellata” le sussurrò lui, già eccitato. Si vedeva dal rigonfiamento del cazzo già ingrossato che spingeva contro i pantaloni.
“Faccio tutto io, tu fatti solo scopare come dico io. ” Disse Marco.
Ellen scosse la testa, si mise in ginocchio sul materasso e si abbassò da sola la zip del vestito. Poi lo prese per mano e gli disse: “Faccio io, invece” e gli slacciò i jeans. Si spogliarono vicendevolmente, con lentezza. Ellen tolse i boxer a Marco e lui sbottonò il suo reggiseno e gli sfilo il minislip che portava, malgrado l’età Ellen era veramente una bella donna malgrado non concedesse molto in quanto a curve.
Il corpo di Marco era bellissimo ed atletico. Ellen lo fece girare, disteso, per guardare le sue forti spalle.
“Chi l’ha detto che vale solo il culo delle donne? ” disse, mentre con la punta della lingua gli sfiorava la pelle quasi serica delle natiche.
Poi fu la volta di Marco “è il tuo culo che vale moltissimo” sussurrò lui di rimando. E mentre lei si girava per farselo accarezzare, gli osservò l’uccello teso e già paonazzo. La lingua di Marco tornò ad insinuarsi tra le sue labbra e si intrecciò con la sua. Il bacio profondo le diede i brividi di piacere, infatti i suoi mugolii mi arrivavano indistintamente all’orecchio. Vedevo Ellen rispondere ai baci ed alle carezze sempre più audaci di Marco inarcando il suo corpo, i suoi piccoli ma puntuti capezzoli si erano fatti turgidi e duri. Percorreva con le mani il corpo di lui. Le braccia forti di lui la stringevano a se sollevandola quasi dal letto, dandole la sensazione del maschio forte ma caldo ed avvolgente. Prima lui la accarezzò ancora, poi la girò bocconi, contemplandola.
“Sei profumata di mughetto” sussurrò annusandole la schiena. Poi, sdraiato sopra di lei bocconi, passò la lingua lentamente lungo la spina dorsale, facendola rabbrividire di piacere, mentre le sue mani si insinuavano sul davanti e accarezzavano ciascuna un seno. I capezzoli si rizzarono ancora di più, mentre Ellen si crogiolava nel piacere di quella lingua libidinosa che la percorreva piano piano, sempre più giù, sul bel culetto rotondo. Si girò, e d’istinto, aprì le gambe, mentre Marco aveva percorso con le mani il suo ventre piatto e si era fermato all’altezza della fica.
La classica fica bionda coperta da radi peli così chiari che sembravano non esserci. Le labbra poi erano piccole e di un color rosa molto tenue. Marco si insinuò con il viso tra le gambe e cominciò a leccarla, mentre Ellen fremeva di piacere.
E quando l’orgasmo si avvicinò (lo si capiva dalle urla che lanciava), lei decise di attendere, si sollevò e gli chiese di scambiarsi i ruoli.
A quel punto fu Ellen a leccare con sapienza Marco, prima sulla schiena, poi lentamente, sul culo, fino all’orifizio, in cui lei insinuò appena la lingua. Dopo averla vista lappare a lungo ha infilato la sua mano sotto la pancia di Marco costringendolo a sollevare il suo culo e si trovò alla pecorina. Allora Ellen si infilò l’indice della mano sinistra in bocca per inumidirselo ben bene, poi mentre con la mano destra iniziava a masturbare il suo uomo glielo infilò lentamente ma dolcemente in culo. Quando il dito fu in profondità la vidi che iniziava dapprima a leccare e mordicchiare lo scroto di Marco e poi iniziò a succhiargli una ad una i coglioni. Doveva essere molto brava perché le vedevo succhiare le palle fino a farle sparire completamente nella sua bocca dove le massaggiava con la sua lingua.
Questo trattamento ai coglioni unito al massaggio della prostata praticato dal dito che aveva conficcato nel retto ed alla masturbazione che stava subendo portarono Marco vicinissimo alla soglia del godimento. Ed infatti se ne accorse e la fermò.
“Piano, mi fai godere”, quasi rantolò il giovane ed aitante istruttore di sub. “Voglio mettertelo dentro e fartelo sentire fino in fondo. è tuo, il mio cazzo, ma devi godertelo ben bene. ”
Tornarono a girarsi. Marco, con l’uccello duro, teso, si mostrò nella bellezza da atleta greco che Ellen aveva apprezzato sulla spiaggia, inginocchiato sul letto, mentre lei si girava per accoglierlo. Con le dita, delicatamente, le aprì le grandi labbra, come per guardare con i suoi occhi gli umori caldi che le avevano già bagnato la fica. I capelli biondi che di giorno portava sempre raccolti ora erano tutti scompigliati e le coprivano parzialmente i volto dandole un’aria da troia vogliosa. Gli occhi castani da cerbiatta sembravano due fessure, strette per assaporare al meglio quel piacere.
Marco si prese l’uccello con la destra, mentre con la sinistra accarezzava la fica di Ellen, come per fare spazio senza farle male. “Mettimelo dentro, lo voglio assaggiare, lo desidero da tanto tempo” strillo la bella tedesca ormai in preda ad una eccitazione incontrollata.
“Subito, amore mio” sussurrò Marco.
Si piegò per infilarglielo e cominciò piano piano. Ellen, ed anche io dal mio punto di osservazione, guardava la punta che spariva, mentre Marco si tratteneva per farglielo assaporare meglio. Adagio entrò in lei e si mise a muoversi con colpi regolari.
Vedevo Ellen sconvolta in volto, evidentemente sentiva montare l’orgasmo sempre di più via via che Marco accelerava il ritmo, e ascoltava lui che le sussurrava “sei morbida, sei calda, tienimelo sempre così, nel tuo nido stupendo. Tua figlia avrebbe molto da imparare da una donna calda e sensuale come te. ”
Ma ormai vedevo che anche lui era stravolto, e ci credo con il trattamento di lingua e mani che aveva subito fino a qualche minuto prima.
Un urlo strozzato in gola di Ellen si accompagnò, in perfetta sintonia con l’orgasmo di lui. Infatti un istante dopo di lei sentii anche Marco urlare ed irrigidirsi in lei.
Ellen a sua volta lo guardò sorridendo e lui le scostò i capelli. “Non credere che sia finito qui” le disse, mentre la baciava sul collo. “Tra un po’ ti riprendo. Godo troppo con te. ” Marco riprese lentamente a baciarla, e non passò molto tempo che Ellen si accorse che il cazzo gli era tornato duro.
Poteva immaginare che con l’attività di istruttore Marco avesse una certa resistenza e lo stava dimostrando.
In quel momento fui distratto da un rumore di passi. Trattenni il respiro e li sentii sempre più vicini, poi mi risultarono attenuati. Fu allora che capii che la persona che stava arrivando aveva preso il vialetto dal lato opposto della strada, quello che porta verso gli ingressi degli appartamenti. Presi coraggio e feci per alzarmi quando vidi la persona che era arrivata e iniziai a preoccuparmi … era la bella Helga che con fare sicuro si diresse verso la stanza di Marco e bussò !!!
“Chi è” urlò Marco e sentendo Helga che rispondeva si girò attonito verso Ellen che a sua volta rimase impietrita.
Dopo pochi secondi però i due amanti si ripresero e mentre Marco cercava di prendere tempo Ellen si rivestì in fretta e la vidi dirigersi verso l’uscita secondaria, e fu allora che mi vidi costretto ad allontanarmi per non essere visto …
Peccato però, avrei voluto osservare gli sviluppi di quella serata.
In cuor mio ero eccitato ma anche molto invidioso di Marco che in una sola notte aveva fatta sua la regola di Marsiglia.
Godi prima la madre e dopo della figlia !!! FINE

About Hard stories

Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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