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Liberazione

Lentamente, attraverso la tasca anteriore dei pantaloni, feci scivolare la mia mano destra sulla sua chiappa sinistra.
Un leggero gemito, e un’occhiata nella quale vi era un misto di eccitazione ma anche paura visto che ci trovavamo in un’aula universitaria con un altro centinaio di persone.
Ritraetti la mano, ma quasi istantaneamente la rimisi lì abbozzando una palpata… altro gemito, mi spostai allora impercettibilmente alla mia destra; ora quello che lei sentiva sulla linea di divisione del culo non era più la mia mano, ma l’estremità del mio cazzo che, tentando di uscire dai pantaloni, si gettava verso quella terra promessa… dolcemente cominciai a muovermi, strofinandomi impercettibilmente, quando sentii il suo respiro farsi più affannoso… al massimo della nostra eccitazione… finì la lezione e lei non fece in tempo che a dirmi
“Domani pomeriggio , da me”.
La ragazza in questione, non era proprio quella che si potesse definire una gran figa, piuttosto bassa, al limite della grassezza, biondina aveva però un bel culo e una quarta taglia di seno che forse tentava invano di nascondere con dei grossi maglioni.
Non era neanche molto simpatica, aveva una certa ignoranza tipica dei provinciali, ma quello che attirava era una certa intraprendenza repressa nei miei confronti che io cercavo di eccitare con atteggiamenti abbastanza osceni che lei comunque subiva senza opporre resistenza.
Come mai, non so, avrei cercato di scoprirlo l’indomani e di chiarire i nostri rappori.
Arrivai verso le due e suonai.
Un bacettino sulla guancia e riuscì a svincolarsi dalla mia mano che già scivolava sul suo fianco; e mi presentò a sua madre .
“Piacere signora”,
“Piacere”.
La madre una signora bionda molto alta, stava lavando i piatti e quindi se ne andò subito via, non le badai troppo visto che avevo altro a cui pensare e soprattutto la mia mano che stava dolcemente infilandosi nel suo reggiseno, per accarezzare e palpeggiare quelle belle mammelle.. ma lei voleva fare i compiti… e va bene.
Cominciammo a studiare fianco a fianco, dopo un po’ iniziai a massaggiarle i capelli, le baciai il collo, le presi una mano e me la misi fra le gambe
“Spogliati”, lei capì.
Mi sedetti sul letto e lei, dopo aver messo sù un po’ di musica, cominciò a danzare.
I suoi movimenti erano lenti e sensuali, si tolse subito il maglione, i pantaloni e rimase a muoversi con le mutandine bianche, delle lunghe calze nere e un reggiseno che a stento tratteneva le tettone agitate.
Io era abbastanza più che eccitato quando stendendo la gamba infilò il piedino nelle mie cosce per farsi togliere le calze.
Ricominciò a ballare, si avvicinò di più, ogni tanto arrivava a mettermi il culone alla altezza del mio cazzo e cominciava ad ondeggiarlo dolcemente, finché mi strofinò il suo seno in faccia e tirò fuori una linguetta vogliosa allora.. passai alla azione.
La rovesciai sul letto e scoprii le tette appena sostenute dal reggiseno bianco, cominciai a leccarle i capezzoli, mentre con una mano nelle cosce le massaggiavo la bella fighetta stuzzicandola ogni tanto, lei ansimava, cominciò ad alzare ritmicamente il bacino con dei mugolii di piacere, quando mi slacciò i pantaloni e tirò fuori il mio cazzone durissimo, cominciò ad accarezzarlo con le sue manine eccitate, … gli sorrideva , ci giocava.. infilai la mia lingua nella sua bocca e cominciai a cavalcarla, le tolsi le mutande.. quando sentii suonare il campanello.
La ragazza sbianco .
“Che succede? ”
“è lui”
“Lui chi? ”
“Il mio fidanzato, se ti vede ti ammazza”
Una voce rombante con la perfetta cadenza di chi è abituato a comandare chiese
“Dovè? ” e avendo visto la mamma
“Tu, fuori”.
La mamma riuscì a trattenerlo giusto il tempo che io impiegai ad uscire dalla camera e ad infilarmi in bagno.
Il fidanzato balzò in camera e dopo averla presa a male parole per un buon minutino cominciò a subissarla di domande su tutto.. quando entrò la mamma in bagno.
“Presto vieni via , usciamo” e senza quasi accorgermene mi trovai in macchina.
“Non posso restare neanche a casa quando c’è Lui”
“Un tipino poco raccomandabile eh.. ”
“Mio marito l’adora dice che gli lascerà l’officina beh sai è tutta la sua vita.. ”
Una bella famiglia pensai.
Comunque in un modo o nell’altro avevo chiarito i miei rapporti con la ragazza.
Intanto avevo iniziato a notare con più attenzione la mia vicina.
Portava una gonna aderente che lasciava nude le parti inferiori delle gambe, e pur coprendo il resto, comunque lasciava immaginare benissimo della cosce perfettamente modellate; ai piedi portava dei sandaletti estivi che lasciavano ammirare dei bei piedini eccitati.
Nell’atto di allacciarsi la cintura , quando la camicetta si sollevò, lasciando ammirare il ventre piatto e un malizioso ombelico lei si guardò bene dal sistemarsi, indugiando per un attimo invece nello strusciarsi la cintura di sicurezza contro il seno enorme, due tettone che si sparavano contro la camicetta azzurrina.
Probabilmente rivolgendomia loro che chiesi
“Dove andiamo? ”
“al museo di scienza, sono un’ insegnante, ne ho bisogno, se vuoi venire… , poi vorrei andare un po’ in piscina”.
Con lo sguardo rivolto alla sua mano che delicatamente avvolgeva la leva del cambio dissi che non avevo nulla in contrario se non che mancavo del costume.
“Non è un problema”rispose sorridendo.
Il settore che la interessava era l’astronomia e non persi occasione nè di esibire le mie conoscenze in materia, nè di ammirare il suo culo al confronto del quale quello della figlia sembrava piccolo e cadente.
“Mi dispiace per mia figlia… e poi quel tipo”
“Oh niente mi è successo anche di peggio, una volta una ragazza bellissima, colta , alta e.. ” la guardai
“Con due tetton oh scusi due seni così.. , mi lasciò per uno spacciatore, .. brutta storia”
La signora si presentò molto dispiaciuta per la storia per altro vera anche se un lampo le passò negli occhi quando descrissi la mia ex e mi presentò i suoi propositi di partire, andare via a Parigi, per provare a condurre una vita
degna di essere vissuta, ma era ancora indecisa la famiglia, la casa la sicurezza..
La visita finì e ci dirigemmo alla piscina comunale.
Il costume anche se un po’ stretto mi venne dato lì e in cinque minuti ero in vasca.
Lei non c’era e mi guardai un po’ intorno: era molto affollata con gente più o meno di tutte le età, una piscina normale insomma.
Il consueto brusio ad un tratto cessò.
Vidi volti rivolti verso l’ingresso femminile.
Una bionda alta, sui trentacinque anni, con un ventre piatto, e curve da favola erotica, che un ridicolo due pezzi di un giallo intenso di almeno un paio di taglie troppo piccolo non faceva altro che esaltare, sculettando, forse involontariamente ma forse no per tutta la lunghezza della piscina, mi avvide e mi si avvicinò.
Entrando in acqua subito, forse casualmente, strusciò le sue cosce contro il mio membro già in erezione.
Era lei.
“Beh, cosa succede? Hai visto un mostro” disse con un sorriso che definire malizioso è poco.
“Ciaa.. o, sei bell.. liss. sima”, riuscii a mala pena a dire.
Cominciammo a nuotare fianco a fianco e ad ogni respirazione avevo davanti agli occhi quel seno enorme.
Ci fermammo e mi avvicinai appoggiando timidamente la punta del cazzo sul suo sedere.
Lei mi fece l’occhiolino e cominciò a muoversdi all’indietro aumentando lo strofinamento.
Mi mancava il respiro.
Si girò
“Allora, ti piacciono le tette eh”,
“Si signora” dissi deglutendo
“Più le mie o quelle di mia figlia? “,
“ma non so signora forse le sue”, aggiunsi con una punta di ironia, d’altronde era vero
“Che taglia pensi che siano? ” mentre una sua mano era scivolata dentro il costume accarezzando mi le palle,
“Beh il reggiseno una terza… ” dissi,
“Cosa? !! ” urlò lei facendo girare mezza piscina, quasi senza motivo, ma solo per farmi eccitare di più imbarazzandomi,
“Stai scherzando… ” e a più bassa voce
“Scioccone è una quinta abbondante, controlla tsk, ragazzetto” e si slacciò il reggiseno. Io sempre con una sua mano sul cazzo cominciai a massaggiare quelle belle poppe dritte e dure, convincendomi con gran piacere che effettivamente aveva ragione; lei chiuse gli occhi e iniziò a gemere prima sommessamente poi sempre più forte, fino a che… con un enorme sforzo di volontà si staccò, giusto in tempo per non scoppiare.
“Nuotiamo”.
Dopo un po’ ci avvicinammo e ormai in controllo della situazione, le chiesi
“C’è qualcuno che ti attira qua in piscina… ” e lei subito
“Ma certo tu ” mentre con le tette fintamente coperte dal ridicolo reggiseno cominciava a
strofinarsi sul mio petto, ansimando.
“Ok facciamo finta di non conoscerci, prova a sedurmi” lei sorrise e facendomi l’occhiolino si allontanò.
Io cominciai a nuotare, a guardare un po’ le vetrate, le norme di sicurezza e riuscii un po’ a calmarmi… quando ecco che urto una coscia
“Oh scusi” era lei.
“Scusi, giovanotto… è così gentile da aiutarmi con questo coso qui dietro” e ponendosi di schiena mi indicava la allacciatura del reggiseno, inclinandosi in avanti e cercando con il buco del culo il mio cazzone per poi improvvisamente spingere indietro una volta infilato, mentre con un piede cominciava a massaggiarmi le caviglie, poi la coscia sù sù fino al cazzo che allegramente si infilò tra l’alluce e l’indice.
Avendo io finito, lei si girò e in un attimo mi schiacciò contro il bordo, presele mie due manie se le mise dietro, dentro il costume sul culone, poi infilò le sue dentro il mio, sempre dietro e iniziò a premere ritmicamente ventre contro ventre come in un vero rapporto sessuale, pompando e palpando con le sue mani; i soli costumi finissimi ci separavano; … il ritmo cresceva, sù sù fino a che con le abbassai il mio e il suo costume e la penetrai lì davanti a tutti.
Lei sorrise e sempre strofinando le sue tettone su di me guardava maliziosamente l’incredulo pubblico, aprendo e chiudendo la bocca come in un pompino collettiva.. su e giù …. su e giù fino a che venimmo entrambi in un potente orgasmo…
Uscimmo e andammo ognuno nelle proprie docce.
Ma una volta asciugato e prossimo alla vestizione, con la pelle secca per il cloro, lì, si lì nelle docce degli uomini, la vidi arrivare completamente nuda, con queste due tette che invitavano allo stupro; evitò non troppo accuratamente gli altri cazzi presenti e dopo essersi appoggiata contro il muro reclinò un po’ il culo dicendomi
“Non abbiamo ancora finito”.
Prese il mio cazzo che si indurì subito e se lo mise nel culo.
Io cominciai a pompare e lei prima ad emettere caldi sospiri e poi a gemere, le due tettone danzavano sempre più rapide e le sue urla di piacere sempre più forti ah ah ah… alla fine crollammo a terra esausti di piacere.
“Ti amo”,
“Si anch’io”,
“Ma “, le dissi
“Devi partire, lascia figlia, marito, parti tu meriti di più”
“Devo lasciare tutto? “,
“Tutto…. niente, vai vola. ”
“Ok ma vieni a trovarmi”,
“Ciao”.
Inutile dire che le scorse vacanze le ho proficuamente passate a Parigi. FINE

About Esperienze erotiche

Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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