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L’incontro con Sophia

Conobbi Sophia per puro accidente.
O forse sarebbe meglio dire,  per puro INCIDENTE visto che il nostro primo incontro non fu baciato dalla fortuna.
A dirla tutta  stavo, come mio solito, facendo una di quelle cose che in auto non si dovrebbero mai fare, ossia leggere il giornale approfittando della lenta colonna che si muoveva a passo d’uomo e,  immerso nella lettura, tamponai la BMW di Sophia.

Dovete sapere che appartengo a quell’infima minoranza maschile italica che non considera l’auto come prolunga del suo pene o,  a vostro piacimento, della propria potenza sessuale.
Il mio  ideale supremo, l’archè, sarebbe la macchina automatica, quella che ti porta a destinazione da sola, mentre tu ti occupi bellamente dei fatti tuoi, incluso leggere il giornale, ascoltare musica, scrivere (la mia attuale occupazione).
Dovete anche sapere che l’auto automatica non è stata ancora resa disponibile sul mercato e la mia non era un prototipo speciale (è una battuta)  ma io mi comportavo (e mi comporto) come se lo fosse, confidando nella lentezza e nella prevedibilità dei movimenti del lento flusso del traffico.
Non è necessario spiegare il perchè,  evidentemente, mi sbagliassi .
Non fu uno scontro duro data la velocità bassissima e nessuno di noi due si fece male ma il botto fu abbastanza forte da farci prendere un bello spavento.
Accostammo per verificare l’entità dei danni provocati ai rispettivi mezzi e scambiarci i dati per eventuali risarcimenti.
Non sono uno che,  di norma,  guida in maniera aggressiva e oltretutto in questa specifica occasione avevo torto marcio visto che,  come detto,  leggevo il giornale alla guida e,  in ogni caso, ero il il tamponatore.
Ero quindi prontissimo a scusarmi e a riconoscere la mia responsabilità anche per disinnescare ogni eventuale alterco che cerco di evitare come la peste.
Fui il primo ad uscire dall’auto e,  a passo svelto, mi stavo dirigendo verso la 320 D che avevo testè temponato quando successe una cosa che,  per quattro o cinque secondi produsse in me lo straniante effetto di uno “slow motion”, una ripresa al rallentatore.
Devo premettere che ci trovavamo in estate anzi,  per la precisione era il 20 di Luglio.
Milano era soffocata da una cappa di calore e di afa e uscire dall’abitacolo fresco era di per se una sofferenza.
Ogni sofferenza terrena fu annullata dal leggero stato di trance che mi colse, come vi ho appena detto, nel preciso istante in cui la portiera della BMW si aprì e ne fuoriuscì per primo uno splendido piedino calzato di un altrettanto splendido sandaletto di cuoio  basso e aperto a rivelare la squisita fattura di quella levigata estremità,  seguito da un paio di slanciate  gambe abbronzate e apparentemente lisce come seta.
Potrete immaginare il perchè fui in grado di riprendere il totale controllo della situazione solo dopo qualche istante.
L’equipaggiamento appena descritto apparteneva ad una donna di bell’aspetto, dall’età apparente di 35-37 anni che scattò fuori dall’abitacolo,  infuriata come un toro e pronta a dare battaglia.
Alzai le mani in segno di resa come ad anticipare che le mie intenzioni erano pacifiche e sorridendo dissi,  con evidente intento sdrammatizzante : ” Vengo in pace !”.
La mia espressione (curiosa e non comunemente adoperata dai camionisti, lo ammetto!) dovette sembrare alquanto comica perchè Sophia (questo, appresi poi nello stendere il verbale della constatazione amichevole, il suo nome. Omisi,  data la situazione, di chiederle il perchè di quella “j” esotica.), against all odds,  scoppiò a ridere !
Per un istante rimasi interdetto perchè,  ancora non so compiutamente spiegarmelo,  sapevo per un oscuro motivo,  di trovarmi  di fronte ad una donna non comune per aspetto, per stile e per istinto animale, ovverosia per nessun motivo razionale.
Si trattava di un processo per gran parte inconscio ma immagino che la cosa che più colpì i miei processi mentali  fu il tipo di reazione, non comune, di una persona che,  di fronte ad un perfetto sconosciuto che per di più l’aveva tamponata, era stata in grado di mutare la propria inclinazione da rabbiosa a gioiosa e sorridente nel volgere di una frase.
Non credo che la mia fosse una battuta particolarmente comica, forse lo era la situazione, la mia espressione (o forse perchè assomiglio a Brad Pitt ! Magari!) che in qualche modo produsse in lei un rapido mutamento di umore e di disposizione d’animo.
Occhi scuri e grandi, sapientemente truccati,  di una strana forma lievemente a mandorla adornavano un bel viso serio ed espressivo contornato da  ciocche di capelli lisci di media lunghezza castano chiaro, conferendole una strana espressione che stava a metà tra il distratto e il penetrante.
Erano occhi mobili ed errabondi che  si soffermavano un attimo sul mio viso per poi scattare rapidamente in un direzione totalmente opposta e subito ritornare quasi a voler smentire ogni interesse ma nello stesso tempo confermandolo.
Un bel nasino piccolo e impertinente faceva da degno compagno ad una bocca  abbastanza grande e ben disegnata con un velo di rossetto di un tono appena più scuro del suo incarnato, capace di aprirsi in brevi e lampeggianti sorrisi per poi richiudersi come a smentire quella concessione.
Era alta e snella,  vestita con buon gusto,  con accessori e gioielli raffinati ma non appariscenti e soprattutto non in numero eccessivo .
Indossava una semplice e leggerissima  gonna di lino color corda appena sopra il ginocchio,  con due spacchetti laterali a rivelare un notevole paio di gambe,  snelle anche se tornite, dotate di caviglie sottili e perfettamente raccordate ai piedini di squisita fattura, particolare anatomico che non manca mai di intrigarmi (cercherò più avanti di spiegare
anche il perchè).
Una elegante e fresca camicetta di seta bianca completava il quadro.
Notai che dalla camicetta,  in trasparenza, si riusciva a indovinare un raffinato reggiseno di pizzo chiaro, forse color avorio e,  permettetemi l’osservazione un po’ pecoreccia, un notevolissimo paio di tette (che insieme ai piedini femminili, non mancano mai di commuovermi !).
Feci finta di non aver notato e del mio meglio per assumere un’espressione contrita e dolente per il danno provocato, mentre ci accingevamo a compilare il modulo della constatazione amichevole.
Luglio a Milano può essere più devastante di una passeggiata nel Sahara.
Almeno nel deserto il caldo è secco. A Milano, alla temperatura e allo smog si aggiunge un tasso di umidità relativa da fare impallidire Bangkok.
Fu quindi una questione di pochi  minuti perchè noi due,  compilando il modulo con il sole a picco, si fosse sudati fradici e desiderosi di una bella bibita ghiacciata e di un po’ d’ombra o quanto meno di un po’ di tecnologica aria condizionata.
.
Proposi quindi di continuare, comodamente seduti davanti ad una bibita fresca, al tavolino di un bar.
Posteggiammo meglio le auto e ci infilammo in un bel locale dotato di uno splendido giardino interno con un ombroso e fresco pergolato di glicine,  dotato di tavolini e lontano dal fracasso del traffico cittadino.
Sembra incredibile,   Milano è la città delle sorprese e solo chi non la conosce può sostenere che è brutta, ma il giardino interno era immerso in un’ombrosità fresca e silenziosa che ti faceva dimenticare di essere ad pochi passi da una trafficata ed assolata strada del centro cittadino.
Il luogo ideale per rilassarsi,  tirare il fiato, leggere, fumare un sigaro, chiacchierare.
Scostai una sedia per consentire a Sophia di accomodarsi, cosa che fece con un movimento molto elegante e fluido, accavallando graziosamente le gambe e lasciando che un piedino dondolasse graziosamente mostrando lo splendido sandaletto e dandomi modo di godermi senza dare troppo nell’occhio la visione di quella levigata estremità.
Mi sedetti a mia volta e ordinai due bibite a base di frutta.
Terminato l’ingrato compito, la conversazione si dimostrò immediatamente piacevole e scorrevole.
Sophia era una donna estremamente colta e sofisticata oltre che bella e affascinante.
Potrete immaginare quindi che il tempo in sua compagnia passasse in fretta, troppo in fretta.
L’incidente era avvenuto verso le 15-00. Quando controllai l’orologio per la prima volta si erano fatte le 1900.
Non avevo impegni dato che ero in ferie da un giorno, in attesa di partire per lidi più ameni.
Proposi allora di fare un salto in centro per un aperitivo e di concludere la serata in un simpatico ristorantino di pesce di mia conoscenza.
“Sono affamata” disse Sophia toccandosi lievemente il ventre come a voler rinforzare il concetto.
“Ottimo” replicai, “Fanno un ‘ottima grigliata mista e il padrone serve un’Arneis spettacolare”.
La cena fu ottima e piacevolissima.
Dopo aver raccontato di me (sono un Ingegnere e lavoro per una multinazionale americana) e delle mie naturali inclinazioni (amo leggere, viaggiare, la musica, i sigari cubani e posseggo una certa competenza enogastronomica!) appresi che Sophia  aveva lavorato per anni come regista televisiva  ed ora aveva deciso di mettere a frutto la sua esperienza  aprendo un’agenzia di consulenza insieme a qualche altro fuoruscito.
Ho omesso di specificare che tra le altre cose,  mi diletto di pittura e a tempo perso scrivo saggi, racconti brevi e poesie che ogni tanto pubblico su forum letterari in internet.
Ho quindi sviluppato con il tempo,  una capacità di osservazione dei particolari che mi aiuta molto (insieme con il mio fido taccuino sul quale annoto le idee, brillanti e non, che mi saltano in mente) per la raccolta di materiale utile per i miei dipinti e per i miei racconti.
Per i saggi, che di norma sono di argomento socio-politico,  è sufficiente  guardarsi in giro e il materiale si trova, a camionate.
Durante la conversazione  ebbi dunque  modo di osservare Sophia e di abituarmi al suo modo di gesticolare misurato, al suo strano sguardo “errabondo”, al suo eloquio colto ma non pomposo od ostentato e al suo favoloso paio di gambe che si offrivano alla mia vista tutte le volte che le accavallava.
Mi sentivo come  sospeso in un mare di oblio ed il tempo aveva perso qualsiasi significato, smarrito com’ero in quel mare oscuro ma accogliente .
Dovete sapere che per le donne e per tutto ciò che appartiene al loro mondo,   nutro un amore sviscerato.
Amore che nasce da una passione per tutto ciò che,  in contrapposizione con quanto mi è stato insegnato, non si può misurare.
Le amo per ciò che rappresentano,  le amo per ciò che sono e per come lo sono.,
Le amo perchè sono belle e perchè sono diverse .
Le amo perchè sono fatte di carne come me ma di una grana più fine, come se un ingegnere avesse deciso di migliorare il suo progetto iniziale già buono.
Mi piacciono i loro trucchi e le loro furbizie, amo le loro contraddizioni e la loro forza.
Amo la loro gentile ipocrisia e il loro modo di ricoprire il vero con un velo di cipria e abbellirlo con due fiori e un paio di cuscini vivaci.
Mi piace il loro tocco.
Mi piace come toccano il reale essendone parte ma in un modo speciale,  leggero.
Le osservo e le studio come faccio quando conosco persone di un altro paese o di un altra cultura. Perchè questo sono le donne. Affascinanti esseri di un altro pianeta che parlano una variante comprensibile, ma non interamente, della nostra lingua di uomini .

A CASA

Terminata la cena decidemmo di uscire a fare due passi e,  camminando e parlando,  si venne a creare una sorta di sottile complicità.
Ero cosciente della sua presenza e della sua forza, della sua fisicità e del suo appartenere al famoso pianeta di cui parlavo prima.
Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere.
Credo sia anche il titolo di un libro.
Non ricordo con precisione la successione degli avvenimenti ma ricordo bene che,  verso mezzanotte, varcavo insieme con lei il cancello di casa sua.
Il giardino era in perfetto silenzio e la sua vastità mi sorprese.
Antichi e scuri Olmi e salici facevano da cornice ad un piccolo laghetto attraversato da un ponticello che portava all’ingresso dell’abitazione vera e propria.
Sophia si tolse le scarpe non appena varcato il cancello e percorse l’ultimo tratto a piedi nudi.
“E’ una meraviglia camminare a piedi nudi,  ti da un tale senso di libertà. Perchè non ti togli le scarpe anche tu ? “
Seguii il suo consiglio e,  con le scarpe in mano,  ci dirigemmo verso la porta,  o sarebbe meglio dire il portone vetrato di ingresso.
“Vieni, ti voglio mostrare una cosa” disse Sophia con fare da cospiratrice .
La seguii nella fresca penombra della casa addormentata della quale potevo indovinare solo i contorni degli arredi.
In breve fummo di nuovo all’aperto .
Una grande porta finestra scorrevole dava su un grande giardino interno, fiocamente illuminato da basse lampade da giardino.
“Vieni, siediti su una di quelle sdraio, io vado a preparare qualcosa da bere”.
Con uno sguardo circolare mi resi conto che di trovarmi in un posto speciale,  silenzioso e lontano.
Quel giardino segreto ricordava un po’ quelli delle case giapponesi.
Mancava il giardino Zen fatto di sabbia e di sassi a rappresentare il mare,  i suoi scogli e le sue onde
.
Era un luogo magico fatto di ombre  in cui gli spiriti erano padroni e lì il mondo esterno non aveva alcun potere.
Sophia tornò dopo breve tempo con due Vodka Martini ed una sorpresa.
I due Martini erano agitati,  non mescolati,  la sorpresa era lei.
Sophia aveva indossato una leggera sottoveste di seta, di colore chiaro, con spalline sottili ed una scollatura quadrata a coprire il solco tra i seni abbondanti che apparentemente erano stati liberati dalla schiavitù del reggipetto.
La seta ha la meravigliosa proprietà di nascondere e di evidenziare contemporaneamente e si adatta magnificamente al corpo delle donne fatto di curve,  rientranze, sporgenze, presenze e assenze.
Sembrerebbe un tessuto filato dagli Dei per consentire alle donne di mostrare coprendo e nascondendo, di svelare. 
Le belle gambe snelle e tornite si mostravano senza pudore alla mia vista ed i deliziosi piedini dalla forma perfetta, con le unghie delicatamente dipinte di un tenerissimo color perla, sfioravano l’erba umida del giardino donando all’insieme  una speciale grazia e, in un modo che non so descrivere compiutamente, la rendevano parte integrante di quel giardino segreto come una ninfa dei boschi.
Dovete sapere che nulla,  a mio modesto parere, rappresenta più compiutamente la grazia femminile e l’armonia del suo essere uguale ma insieme diverso da noi, nulla dicevo è lontanamente paragonabile alla mirabile proporzione di un piede ben fatto.
Le donne lo sanno e inconsapevolmente usano (o negano proprio perchè rappresenta una nudità maggiore della nudità fisica totale) la spettacolare attrazione magnetica della loro estremità quale potentissimo feticcio erotico.
Non si spiegherebbe altrimenti la passione femminile per le scarpe, l’incredibile varietà di forme inventate dagli stilisti per valorizzare proprio questa segreta estremità e l’inspiegabile attrazione maschile per questa parte “minore” del corpo femminile.
Molte donne mostrerebbero più volentieri il seno che il piede, proprio perchè il piede nudo invia messaggi erotici più espliciti che non altre parti più classicamente associate al sesso.
Mi sorrise in quel suo strano modo vago e,  offrendomi il mio drink,  si accomodò sulla sedia a sdraio proprio di fronte a me.
Con un sospiro si lasciò andare appoggiandosi allo schienale leggermente reclinato e,  con un movimento molto elegante,  accavallò le gambe.
Ebbi una fugace visione della parte superiore delle sue cosce e il mio cuore perse due o tre battiti.
Era silenzio e profumo d’erba, ombre e contorni, frammenti di luce e un assordante martellare  del sangue nelle tempie.
Respirai brevemente  e velocemente tentando di riprendere il controllo .
Niente poteva rovinare quel momento.
Gli occhi non  vedevano ma è più corretto dire che indovinavano  a causa dell’oscurità ma i sensi potevano percepire la reciproca presenza, il respiro, il profumo, la vibrazione.

LA SCOPERTA

Ora,  mio caro lettore, ti aspetterai che io mi dilunghi in descrizioni particolareggiate su quanto avvenne in quel giardino segreto ma,  nemmeno io potevo immaginare che cosa mi avrebbe riservato quell’incontro.
Tutto,  l’atmosfera,  il luogo, le vibrazioni, lei,  io eravamo in assordante attesa di un segnale qualsiasi che giustificasse una transizione da quiete a moto .
Devo riconoscere che,  un po’ per il vino che aveva allentato i miei freni inibitori e un po’ a causa di quella atmosfera davvero un tantino surreale,  mi aspettavo, come sarebbe lecito attendersi, che la serata finisse a “tarallucci e vino” dentro al letto o addirittura li nel giardino.
Le cose non andarono esattamente come mi aspettavo, anzi come il 99% della popolazione maschile eterosessuale si aspetterebbe..
Mi ero deciso a farmi avanti e compiere il primo passo. Ero solo indeciso se tentare di avvicinarmi e baciarla subito o se attendere il momento propizio.
Fui sollevato dall’onore della scelta.
Sophia raccolse le gambe con le braccia e se le portò vicino al petto, lasciandomi intravedere,  in mezzo alle sue cosce il lieve rigonfiamento del pube, ricoperto da quello che, a occhio,  sembrava essere un perizoma .
Quello che non capivo era se quel movimento era voluto o casuale.
“Ora vorrei che tu non faccia  nulla, che non cerchi di toccarmi,  che non ti tocchi qualunque cosa io faccia”,  esordi Sophia senza alcun preambolo !
Fui colto di sorpresa. Non esito ad ammetterlo !
Una richiesta così particolare non mi era mai capitata ma ero curioso di capire dove “andasse a parare” quindi non risposi se non per un cenno affermativo della testa.
Un saggio disse una volta : “se non capisci taci” !
Se taci agli altri rimarrà il dubbio che tu sia un saggio.
Se parli potresti togliergli ogni dubbio.
Tacqui.
Sophia si alzò dalla sedia e,  mettendo un piede davanti all’altro come a saggiare l’erba fresca e soffice, avanzò verso di me.
Solo allora notai che,  nella mano destra reggeva una forbice.
Non vi nascondo che fui un po’ intimorito e istintivamente stavo cercando una possibile via di fuga nel caso le sue intenzioni non fossero del tutto pacifiche.
La sua espressione era però talmente dolce e serafica da convincermi che non avrebbe tentato di scannarmi come un capretto a Pasqua.
Lentamente ma deliberatamente sollevò un piede e me lo appoggiò sul grembo.
Come da istruzioni,  non mossi un muscolo.
Beh un “Muscolo” si mosse,  alla vista di tanta grazia di Dio ma quello non lo potevo controllare. Non coscientemente almeno.
Potevo vedere bene le sue cosce, il pube a malapena ricoperto da un misero triangolino di stoffa, il suo piede e una porzione del suo ventre che in quella posizione rimaneva scoperto.
Sophia si accorse della mia “reazione” involontaria e un lieve sorriso le increspò le labbra.
Le lame della forbice si aprirono e si richiusero con uno scatto secco sul sottile laccetto del tanga.
L’effetto fu devastante (per il mio autocontrollo che fu messo a durissima prova).
Di punto in bianco mi fu rivelata in tutta la sua interezza e bellezza la sua femminilità più recondita e segreta.
Si svelò al mio sguardo in un istante il suo fiore di carne.
Il suo pube non era depilato,  anche se non incolto.
Attraverso il suo pelo pubico potevo osservare  la sua vulva grande e carnosa, bellissima e invitante a pochissimi centimetri dal mio viso.
Potevo osservarne perfettamente le grandi labbra, il cappuccetto del clitoride e le piccole labbra che erano leggermente dischiuse a somiglianza di un’orchidea di carne.
Potevo sentirne il caratteristico odore, inebriante di feromoni, che attraverso le mie mucose inviavano al cervello un segnale di allarme rosso .
Le forbici caddero e la sua mano destra si   posò sul pube dischiuso.
Le sue dita si muovevano esperte ed erravano toccando i suoi punti più sensibili, sfiorando il clitoride ed entrando nella vagina per brevi incursioni.
La sua mano sinistra contemporaneamente abbassò le spalline della sottoveste e Sophia rimase a seno nudo.
Quello che avevo intuito, non rendeva giustizia a quello che vidi.
Sophia possedeva un paio di seni spettacolari, grossi,  morbidi e sodi che iniziò a toccare e a palpare con la mano libera.
Voi non potete immaginare quale sia la sofferenza e insieme il sottile piacere di quella dolce “tortura”.
Lei era di fronte a me,  quasi nuda e desiderabile, ed io non potevo toccarla.
Potevo guardarla, potevo annusarla ma mi era negato il contatto.
Quello era il “deal”.
Lei si sarebbe data piacere di fronte a me,  regalandomi uno degli spettacoli più coinvolgenti cui un uomo amante delle donne possa aspirare e quello era il mio dono.
C’era una sottile giustezza in quanto stava succedendo per cui non avrei mai potuto rovinarne il mirabile equilibrio con un volgare tentativo di “possederla” meccanicamente.
Lei si stava concedendo in un modo così raffinato e incredibilmente audace che mai e poi mai mi sarei permesso di turbarne la perfetta proporzione.
I suoi  grandi seni si offrivano come nella danza di una baccante,  il suo fiore mi fu offerto completamente aperto e odoroso, il suo corpo,  nudo alla fine, fu tutto per i miei occhi.
La tensione erotica era incredibilmente alta e continuava a crescere .
Non ricordo di essere stato così eccitato e duro in esperienze precedenti.
Il sangue pulsava fortissimo nelle mie tempie e dei brividi di feroce intensità mi scuotevano il corpo.
Il mio desiderio era cresciuto a livelli insopportabili .
Morivo dalla voglia di toccarmi,  di esplodere in un orgasmo liberatorio.
Ma lei aveva deciso che io non potessi.
Non so come avvenne,  perchè non mi ricapitò più, ma ad un tratto, forse a causa dell’effetto dei  potenti brividi che mi squassavano, il mio pene iniziò spontaneamente a contrarsi ed io  
sperimentai  un orgasmo possente e lancinante.
Dal mio pene sgorgava  un’enorme quantità di sperma,  un fiume in piena che sembrava avere rotto gli argini..
I getti sembravano non dovessero finire mai e così il mio piacere.
Mi  ritrovai completamente esausto ed ansimante a contemplare la sua nudità ed il suo sorriso soddisfatto.
“Sapevo che ci saresti riuscito”, disse Sophia enigmaticamente.
“Ora vieni”, disse tendendomi la mano e baciandomi lievemente sulla bocca.
“Ti accompagno in bagno dove potrai farti una doccia. Questa notte dormiremo insieme!”

FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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