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L’Inglesina

Un estate di alcuni anni fa ero al mare con i miei genitori e lì avevamo fatto amicizia con una simpatica coppia di inglesi anche loro in vacanza al mare assieme ai loro due figli: John e Sarah che allora avevano rispettivamente otto e dieci anni.
Nei quattro anni seguenti non ci eravamo più visti, ma la nostra amicizia era rimasta viva grazie ad una reciproca e fitta corrispondenza e qualche breve telefonata.
Nel frattempo ero arrivato all’ultimo anno delle superiori ed avevo in vista l’esame di maturità, così durante le vacanze pasquali approfittai dell’invito ad ospitarmi qualche giorno a casa loro per farmi così visitare Londra dove abitavano e lavoravano in un sobborgo della grande metropoli inglese per migliorare il mio inglese.
Così presi un volo diretto a Londra dove trovai la famiglia inglese ad attendermi all’aeroporto e ad accompagnarmi a casa loro dove fui alloggiato nella cameretta degli ospiti.
Rividi con piacere quella allegra, gentile ed ospitale coppia della quale quasi non riconoscevo più la figlia Sarah che in passato avevo conosciuto quand’era una bambina di dieci anni ed ora a quattordici si era completamente trasformata.
Di media statura e con un proporzionato rapporto peso altezza, il suo sviluppo corporeo era già quasi del tutto ultimato, aveva i capelli rossi non molto lunghi e mossi, le lentiggini sul viso e un simpatico nasino che girava all’insù, si dimostrò subito simpatica e con un caratterino tutto pepe.
Durante il nostro primo pranzo mentre scambiavamo tutti e cinque assieme alcune brevi e semplici battute grazie ad una mia discreta conoscenza della lingua inglese, mi sentivo costantemente addosso lo sguardo di Sarah, e se anche cercai di rimanere indifferente a quella imbarazzante situazione questa si ripetè durante i pasti del giorno seguente.
Nel pomeriggio del terzo giorno della mia settimana di vacanza a Londra, dopo che io e Sarah eravamo oramai entrati in confidenza, durante una veloce escursione in città la ragazzina inglese facendomi da guida mi prese per mano continuando allegramente a scherzare in mia compagnia.
Tutto questo mi creava una certa confusione ed indecisione sul da farsi, io avevo già diciannove anni e lei solamente quattordici, ma sentivo che quel suo modo allegro ed esuberante di comportarsi mi attraeva sempre di più verso di lei, anche se non ero sicuro del suo punto di vista: “in fondo” pensai “può darsi voglia solamente divertirsi innocentemente… “.
Una volta rientrati allegramente a casa sua, ci siamo seduti da soli sul divano, in quanto i suoi rientravano solo alle sette di sera dal lavoro ed il fratellino al momento era ancora fuori con gli amici, e Sarah iniziò a raccontarmi del suo tempo libero dei suoi amici e prese così a farmi alcune confidenze, in particolare una riguardante un certo Tommy, suo amico, coetaneo che da poco era diventato il primo boyfriend della sua vita.
Nel frattempo con l’imbrunire della sera era arrivato anche un bel temporale ed all’improvviso mancò la luce, a quel punto dopo un attimo di silenzio sentii Sarah sorridere, la quale alla mia richiesta di spiegazioni mi rispose dicendomi che quel buio improvviso le ricordava il fatidico momento del suo primo bacio con Tommy: “… è successo due mesi fa… ” disse “… eravamo ad un festino fra amici e Tommy era seduto vicino a me, proprio come lo sei tu ora… qualcuno in vena di scherzi ha all’improvviso spento l’interruttore generale lasciando tutti al buio e senza musica… a quel punto ho sentito dapprima il braccio di Tommy attorno al mio collo e poi le sue labbra a contatto delle mie… ho provato un gran brivido lungo la schiena… è stato molto bello e romantico… il mio primo bacio.
Non so cosa mi prese in quel momento, ma sentii una gran voglia di tentare di imitare l’azione di quel Tommy che neanche conoscevo, rischiavo un secco e magari tragico rifiuto rovinando la nostra bella amicizia, eppure nenche questo timore mi fermò così appoggiai un braccio sulle sue spalle. Passato qualche istante sentendo che l’inglesina non reagiva in alcuna maniera avvicinai lentamente anche la mia bocca alla sua finchè le mie labbra non arrivarono a contatto delle sue.
Oramai era fatta, non potevo e non volevo tornare indietro, Sarah non reagì negativamente e non mi respinse subito come temevo, al momento era passivamente ferma come la sua bocca ed aveva appoggiato la testa sulla mia spalla.
Un po’ alla volta però si stava rilassando, socchiuse la bocca e così la mia lingua potè entrarvi a giocare con la sua, capii subito che questo a lei piaceva molto quando cominciò a respirare più profondamente. Fu un bacio al quale lei sembrava non voler mai porre termine, reclinò il suo busto verso di me fino ad arrivare a contato del mio petto e mi strinse fra le braccia.
Anch’io portai le braccia a stringerla e le mie mani partendo dalla cintola posteriore si infilarono sotto al suo maglione a contatto con una maglietta intima. Facendole lentamente scivolare lungo la schiena dal basso verso l’alto notai dalla mancanza dell’aggancio posteriore che non indossava il reggiseno, quindi, quasi istintivamente, portai lentamente le mani davanti al suo busto incuriosito di scoprire la consistenza del suo giovane seno: i miei palmi giunsero a contatto di due graziose colline di medie dimensioni ma di sodissima consistenza data la giovane età.
La mia azione però fu subito interrotta dato che Sarah appena sentì la mia mano appoggiarsi sul seno staccò le sue labbra dalle mie e mi spinse indietro giustificandosi con: “… scusami… ma adesso devo proprio andare perchè ho ancora alcuni esercizi di matematica da fare… “.
Riaperti d’improvviso gli occhi m’accorsi che nel frattempo era tornata anche la luce, Sarah passata una mano attorno alla bocca per togliersi la saliva che l’aveva sbavata in quella zona dopo il movimentato e lungo bacio, come se niente fosse successo se ne andò in camera sua lasciandomi di stucco e con una bella erezione.
Non riuscivo ancora a decifrare bene la situazione ed il suo strano comportamento, ma in fondo lei aveva solo quattordici anni ed io cinque anni più vecchio avrei dovuto comprendere meglio certe cose, però dopo questo episodio mi sentivo attratto sempre più morbosamente verso di lei.
Un qualcosa di simile successe il pomeriggio dopo, quando l’inglesina, mi disse di aver pensato tutta la notte passata a noi due e mi chiese di baciarla ancora come il giorno prima.
Eravamo sempre seduti sul divano di casa sua, il fratellino di lei era fuori a giocare, riprendemmo a baciarci con foga e dopo qualche minuto spingendola lentamente verso il basso si ritrovò distesa ed io sopra di lei. Con la punta della lingua le ripassai i lobi delle orecchie poi la baciai sul collo, anche se eravamo entrambi vestiti, iniziai a strusciare il mio corpo contro il suo. Fu così che sentendo la mia erezione spingere contro e sollecitare il suo basso ventre mi respinse anche questa volta dicendomi:
“… ti prego adesso basta… non voglio correre troppo avanti… non mi sento ancora pronta… e poi se rientra mio fratello all’improvviso e ci trova in una situazione così imbarazzante… “.
Verso mezzogiorno del giorno seguente, il mio quinto a Londra, pensai di farmi un bel bagno caldo e dato che ero da solo a casa dei miei amici non chiusi a chiave la porta del bagno.
Entrato nella vasca mi rilassai, chiusi gli occhi e cominciai a pensare a Sarah, a noi due abbracciati mentre ci baciavamo, al mio desiderio non ancora esaudito di poter vedere, toccare e succhiare le sue sodissime tettine. Questi pensieri mi provocarono una fastidiosa ed inevitabile erezione e proprio quando la mia mano aveva iniziato a muovere su e giù la pelle del mio dritto e duro pene mi sembrò di sentire dei passi e subito dopo ebbi la sensazione che dietro alla porta del bagno ci fosse qualcuno.
In realtà avevo ragione, Sarah era rientrata prima del previsto da scuola e accortasi che mi stavo facendo il bagno e non solo, morbosamente incuriosita, stava cercando di spiarmi in silenzio dal buco della serratura.
Tutto questo lo compresi quando insospettito da quei strani rumorini al di fuori della stanza da bagno, stando nella vasca chiesi: “C’è qualcuno? Sei tu Sarah? Non fare scherzi… se sei tu vieni pure avanti… la porta è aperta… “.
Dopo qualche breve attimo di silenzio vidi la maniglia abbassarsi lentamente e la rossa inglesina, oramai sentitasi scoperta, entrò cercando di fare l’indifferente chiedendomi se avevo bisogno di qualcosa. Stavo per risponderle: “no grazie, va tutto bene” quando ripensandoci dissi a me stesso: “e perchè non fare un tentativo? ” così le chiesi se fosse stata così gentile da lavarmi la schiena. La vidi dapprima indecisa, ma poi si rimboccò le maniche, si sedette sul bordo della vasca da bagno e infilatasi il guanto di spugna cominciò a passare
la sua mano su e giù sulla mia schiena che nel frattempo avevo curvato. Trascorsi un paio di minuti e vedendola più rilassata raddrizzai la schiena appoggiandola ancora alla vasca e la invitai a fare lo stesso sul mio torace.
In quella posizione, per il momento Sarah poteva vedere chiaramente solo la parte del mio corpo al di fuori dell’acqua, cioè il busto, in quanto un abbondante strato di schiuma copriva le mie nudità verso il basso.
La ragazza mosse la sua mano attorno al mio petto, poi scese sullo stomaco soffermandosi alla fine sulla mia pancia.
C’era solamente quell’abbondante strato di schiuma sopra il pelo dell’acqua a dividere la sua mano dalla mia insistente erezione, a quel punto decisi di rischiare e senza considerare la sua probabile reazione appoggiai una mano sulla sua che si era soffermata sulla mia pancia e la spinsi sul mio eretto pene muovendola un paio di volte su e giù ed attendendo la sua mossa.
Lei dopo avermi momentaneamente dato un’occhiata sfuggente tolse velocemente la mano dall’acqua facendomi credere che il mio tentavo fosse fallito, invece aveva ritratto la mano per potersi sfilare il guanto di spugna e dopo aver spinto da parte la schiuma vide per la prima volta sotto il pelo dell’acqua la mia erezione. Immersa nuovamente la mano nella vasca e presa un po’ di confidenza con il mio pene cominciò a muoverne la pelle su e giù mettendoci impegno e passione.
Quel particolare massaggio fatto dall’adolescente sotto l’acqua calda della vasca da bagno mi faceva provare una sensazione per me del tutto nuova, mi lasciai andare rilassandomi completamente e chiusi gli occhi.
La sua dolce e delicata manina non si fermò fino a quando vide una scia di liquido biancastro, lo sperma, uscire dal prepuzio del mio pene e mischiarsi all’acqua, a quel punto lasciò la presa si sciaquò la mano e dandomi un furtivo e velocissimo bacino sulla bocca se ne uscì in tutta fretta dal bagno prima che io potessi coinvolgerla in qualcos’altro.
Durante la giornata seguente la vidi molto pensierosa come se avesse una importante decisione da prendere, ma essendo anche in presenza dei suoi ignari genitori preferii non chiederle niente cercando di rimanere il più indifferente possibile.
Arrivò così anche l’ultimo giorno della mia vacanza in Inghilterra, durante la cena d’addio mi sentii un po’ sulle spine quando vidi Sarah molto strana a tavola, invece di mangiare punzecchiò solamente il cibo continuando a fissare il piatto e poi d’improvviso si alzò ritirandosi in camera sua, mentre i suoi familiari cercarono di spiegare quell’atteggiamento dicendo: “… devi scusarla… probabilmente avrà preso una cotta per qualche ragazzino… “.
Terminata la cena ci soffermammo in piedi ancora il tempo di bere un brandy assieme e poi andai anch’io a letto in quanto il mattino seguente avevo il volo di ritorno per l’Italia.
Trascorse un paio d’ore stavo profondamente dormendo quando ebbi la sensazione che accanto a me ci fosse qualcun altro, pensai di sognare Sarah mentre mi baciava e
mi smanettava il pene, svegliatomi di soprassalto però capii subito che non si trattava di un sogno.
Accesi la luce e potei così constatare che Sarah era entrata di nascosto in camera mia e dopo essersi infilata nel mio letto baciandomi delicatamente mi aveva lentamente abbassato i boxer, ma preso in mano il mio pene io mi ero svegliato ed ora accesa la luce e fatta la scoperta ero piacevolmente sorpreso ma anche impaurito, così a bassa voce per non svegliare i suoi genitori le dissi: “… cosa diavolo stai combinando? “.
Lei che indossava solamente una canottiera bianca e le mutandine dello stesso colore, mi gettò le braccia al collo mi dette un breve ma focoso bacio in bocca e subito dopo fissandomi teneramente negli occhi implorante mi sussurrò a bassa voce: “… ti prego… ti prego non mandarmi via… ho riflettuto a lungo prima di prendere questa decisione… e ho pensato che se prima o poi devo farlo preferisco che ciò accada con te, perchè tu mi infondi molta sicurezza… e poi anche se c’è qualche anno di differenza d’età fra noi due tu mi piaci molto… ti prego sono pazza di te … non mandarmi via… non dirmi di no… “.
Vedendo quell’adolescente dai capelli rossi fissarmi con gli occhi lucidi ed avendo anch’io una irresistibile attrazione verso di lei, nonostante il pericolo di farci scoprire dai genitori che stavano dormendo in una camera vicina, non riuscii a rifiutare ciò che
mi stava chiedendo, così abbracciata stretta presi a baciarla dapprima sulla bocca poi sul collo ed infine sulla scollatura della canottiera. Iniziai a sollevarle lentamente quell’indumento che le copriva il busto, lei alzò le braccia per permettermi di sfilarlo sopra la testa e senza opporre la benchè minima resistenza rimase in mutandine. Sarah aveva la pelle bianchissima e vellutata i suoi giovanissimi seni di medie dimensioni a forma di pera erano staccati fra loro e con gli apici che giravano verso l’esterno, presentavano due areole ovali di color rosa pallido e con la superficie leggermente rigonfia da sembrare due frutti carnosi che presi subito fra le labbra e succhiai a fondo facendo rizzare e crescere di molto i sensibilissimi capezzoli che poco prima sembravano quasi non esserci.
Lei, chiusi gli occhi e reclinata leggermente la testa prese ad ansimare sempre più profondamente socchiudendo la bocca ed accarezzandomi i capelli mentre le succhiavo con passione a turno le sode tettine.
La sentii tremare leggermente quando fatta stendere sul letto le sfilai anche le mutandine scoprendo così la sua zona pubica ricoperta di peli rossi non ancora fitti e già inumiditi dalla secrezione che aveva avuto in seguito alla prolungata sollecitazione della mia lingua sui seni e sui capezzoli. Ora la mia lingua era finita fra le sue gambe cercando di raggiungere il clitoride, quando questa si appoggiò sulla bagnatissima fessura lei inarcò la schiena emettendo un soffocato:
“hmmmm… ohhhhh… “, per poi continuare a sollevare e riabbassare in continuazione il bacino sotto l’azione della mia lingua.
Un certo momento la sentii vicina a raggiungere l’orgasmo, allora pensai che era arrivato il momento giusto per cercare di penetrarla, sollevai quindi la mia bocca dalla sue labbra vaginali, mi stesi sopra di lei e la baciai spingendo le sue ginocchia sul suo petto per poi appoggiare il glande rosso cupo del mio pene sul suo buchetto.
Dapprima detti qualche leggerissima spintarella giusto per far entrare la testa del pene, una prima volta e poi fuori, una seconda volta e così via spingendolo dentro un po’ di più di volta in volta, quindi portata una mano a tapparle la bocca detti il colpo decisivo che permise al mio pene di entrare in buona parte superando la resistenza dell’imene, in quel momento Sarah sbarrò gli occhi ed emise un urlo che per fortuna le rimase soffocato in gola grazie alla mia mano che un attimo prima le aveva tappato la bocca.
Ripresi quindi a baciarla in bocca mentre con un lento e regolare movimento del mio bacino la portai in breve tempo all’orgasmo, quindi mi fermai perchè mi sentivo anch’io vicino all’orgasmo e non volevo correre il rischio di venirle dentro ed anche perchè mi sembrava di aver sentito dei rumori provenire dalla camera dei genitori; perciò timoroso sfilai fuori il mio pene e mi stesi al suo fianco baciandola delicatamente, poi la strinsi vicino a me e chiusi gli occhi.
In breve stavo quasi per riaddormentarmi, quando Sarah non ancora soddisfatta si stese sopra di me e iniziò a baciarmi sul petto, poi la sua bocca scese verso il basso ventre finchè sentii la punta della sua lingua attorno al glande del mio pene che era così tornato ancora più duro di prima. Questa situazione non mi dispiaceva affatto e meritava il rischio di essere scoperti dai suoi genitori, in fondo per non venirle dentro io non avevo ancora raggiunto l’orgasmo, così pensai: “… quale maniera migliore per farlo di un favoloso pompino fatto da una scatenata ragazzina inglese? “.
Le lasciai condurre la situazione e rimasi ad occhi chiusi a gustarmi la sua bocca scivolare su e giù sul mio pulsante arnese, ma li riaprii quasi subito quando sentii che Sarah montatami a cavallo si era infilata il pene un po’ alla volta nella sua ancora vogliosa fighetta ed aveva iniziato a cavalcarmi.
Appoggiando le sue mani sulla testiera del letto curvò la schiena verso di me così da permettermi di succhiarle ancora i seni mentre lei aumentava oramai senza controllo sempre più il ritmo dei movimenti del suo bacino, lo stretto abbraccio delle sue labbra vaginali attorno al mio pene stava portandomi inesorabilmente verso l’orgasmo del quale all’ultimo momento cercai di avvertirla, ma fu troppo tardi.
Socchiusi gli occhi e aprii la bocca con una smorfia quando raggiunsi il più esplosivo orgasmo fino a quel momento provato ed una abbondante quantità di sperma uscì dal mio pene schizzando all’interno della sua giovane fighetta che stimolata dal caldo liquido amplificò ed allungò il suo godimento, dopo di che felicissima crollò sopra di me ed entrambi ci addormentammo abbracciati.
Fortunatamente all’alba mi svegliai prima che si alzassero i genitori o il fratellino di Sarah, vidi che era ancora avvinghiata a me e scuotendola la svegliai pregandola di ritornare subito in camera sua, lei mi salutò brevemente con due lacrimoni che le scendevano fra le lentiggini del viso chiedendomi di poter venire in Italia con me.
Cercai di farla ragionare spiegandole che quello che mi aveva appena chiesto non era realizzabile e che per il momento la sua vita era lì a Londra con la sua famiglia e i suoi impegni scolastici, promettendole però che le avrei scritto regolarmente e quando possibile sarei tornato a Londra per un’altra vacanza.
Due ore dopo salutai tutta l’ospitale famigliola inglese e mi recai all’aeroporto dove mi attendeva il volo di ritorno in Italia. FINE

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