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L’ultima paziente

Sono in studio ed è ormai quasi ora di tornare a casa, in sala d’attesa non ci sono più pazienti e riordino le schede ed il lettino, preparandomi ad andar via. Inatteso il citofono, chiedo
” Chi è ? ” ed una voce femminile
” Una nuova paziente, è troppo tardi ? “.
Guardo l’orologio, sarebbe tardi si! ma le dico
” Salga pure, è la prima volta non fa nulla”.
Dopo mezzo minuto, sento bussare alla porta ed entra una ragazza giovane, avrà 20 anni al massimo, rossa di capelli, pelle chiarissima ed occhi castano chiari.
” Buonasera signorina”
“Buonasera dottore sono V. , mi scusi ma non sono riuscita a passare prima”.
” Non fa nulla, le dico, mi dica quale è il suo problema” e intanto preparo una scheda, V. L. , 21 anni, studentessa, e via le solite informazioni mediche.
Mentre scrivo la studio , e lei mi parla di dolori vaghi, di un senso di peso alle braccia ed alle gambe, ed è carina, gli occhi hanno delle pagliuzze verdi, dal cappotto emerge un fisico snello ma rotondo nei punti giusti, valorizzati da una camicetta elegante ed una gonna di lana a portafoglio, forse un po’ corta, che lascia intravedere gambe snelle e muscolose, con calze scure che si addicono ai suoi capelli , lunghi e ricci.
“Va bene, adesso per favore si spogli e si metta sul lettino, io mi lavo le mani e vengo a visitarla” e mentre le do le spalle e mi lavo sento il frusciare dei suoi abiti e la sento salire sul lettino per le visite.
Mi giro sempre di spalle quando una paziente si spoglia, nel togliersi gli abiti e sdraiarsi sul lettino a volte si assumono pose goffe o ridicole o involontariamente oscene, e non mi piace mettere in imbarazzo le pazienti.
Mi giro e penso questa ha esagerato : è distesa prona sul letto, con indosso solo delle mutandine di raso blu, che le modellano un sedere perfetto, rotondo e snello, e sottolineano la curva piena dei suoi fianchi.
La pelle è di un rosa chiarissimo, ma non pallido, delicato e di grana fine , e sotto le spalle eleganti si intuisce un seno pieno e ben formato.
Dopo essermi concesso , in una frazione di secondo, questa festa per gli occhi ritorno professionale e comincio a toccare le spalle e le braccia
” fa male quì ? No ? , E più giù ? ” e così la visito, prima le spalle , le braccia, la schiena, poi i fianchi, le cosce, le gambe, che lei tiene appena divaricate mentre le piego e valuto le articolazioni (ma dove ce li ha questi dolori , penso ) e così mi offre la vista del cavallo delle sue mutandine, teso tra le sue natiche e le cosce, da cui fuoriesce, da un lato un ciuffetto di peli scarlatti.
“Beh, quì mi sembra tutto a posto, vuole girarsi ” e lei sorridendo appena si gira offrendomi la vista del suo viso, con una espressione indecifrabile di tensione senza tensione, come di una attesa felice, e lo spettacolo del suo corpo.
Dalla cascata dei capelli che le incorniciano il viso parte un collo sottile e nervoso, e le spalle fioriscono in 2 mammelle rosa, tonde ed alte, con piccoli capezzoli lattei, leggermente rilevati, in una forma ancora adolescenziale.
L’addome piatto, la vita sottile con un grazioso ombelico fanno da trampolino ad un monte di venere rilevato che svetta puntuto, prima della valle sottostante. Sotto il tessuto sottile si indovina la massa ricciuta dei peli pubici, qualcuno, trapassa la trama e ricama il blù degli slip.
Le palpo l’addome, nulla, e lei parlando mi dice che le spalle, il seno le fanno spesso male, e nell’iniziare la palpazione di routine mi accorgo che di routine non c’è nulla, e la situazione mi sta sfuggendo di mano.
Lei non fa nulla, ma forse il solo modo di porsi, di stare sdraiata, hanno creato una tensione che ormai riconosco, è decisamente erotica.
Le palpo una mammella a piatto, professionalmente, perfetta, nessun problema, il suo calore mi riempie la mano, tutta la mano, è quasi certamente una terza, (la misura che preferisco, non troppo grande, ma sufficiente per qualsiasi gioco erotico), e non posso evitare di notare che il suo capezzolo si è gonfiato ed eretto, lo sento duro contro il palmo, reazione naturale penso, il contatto crea questi riflessi, e passo all’altra mammella, e qui il capezzolo è già eretto e gonfio, proteso verso il mio tocco, e comincio a sentire un vuoto nella pancia e inevitabile un’erezione che urge nella costrizione di boxer e pantaloni.
Calma, mi dico, anche se lei ora è leggermente inarcata e protende impercettibilmente il pube verso l’alto, e quella non è una traccia di umidore, lì sulle sue mutandine ?
La faccio mettere seduta e con il suo braccio sulla mia spalla inizio la palpazione dell’ascella.
La sua mammella mi preme contro il palmo e lei ha una lieve torsione del busto e le appoggia ancora di più contro di me, sfregandomi il capezzolo nel cavo della mano.
Passo all’altra e questa volta il suo gesto è deciso, si gira e mi ritrovo la mammella sinistra, ma ormai è una tetta, non c’è più nulla di medico, nella mano sinistra mentre la sua mano posata sulla mia spalla mi attira a se.
è un attimo e la mia bocca si chiude sull’altro capezzolo proteso, e mentre il suo sospiro è vento caldo nei miei capelli comincio a succhiarlo e leccarlo mentre con la mano accarezzo l’altro, e così di seguito alternando mani e bocca, mentre il suo respiro è sempre più roco e profondo.
Ho un attimo di lucidità e corro a chiudere la porta, quando rientro è nuda e le gambe dischiuse lasciano vedere l’ombra ricciuta dei suoi peli ed il chiarore acceso della sua intimità.
Ora è semisdraiata, le gambe pendono fuori dal lettino ed io raccolgo l’invito: seduto sul mio sgabello mi avvicino col viso al suo ventre e delicatamente le apro le gambe.
Lei appoggia i piedi sulle mie spalle e si spalanca oscenamente, offrendomi la vista del suo sesso, luccicante di umori.
Tra i peli , che danno alla pelle delle sue labbra esterne una luce appena dorata si apre un’orchidea rosata, con le piccole labbra turgide e semierette come le ali di una farfalla (una vera farfallina ! ) o i petali di un fiore, di un colore chiarissimo, ed intenso al tempo steso.
Al centro l’ingresso scuro, piccolo, più carico di colori con un filo continuo di succhi limpidi e sopra un clitoride ben formato, con il cappuccio grinzoso che lascia intravedere la punta, eretta, un vero minuscolo e baldanzoso piccolo fallo, dove si concentra il suo piacere.
Rimango qualche attimo a guardare , aspirando il profumo forte aspro di mare, salso come nelle mareggiate invernali, che emana ad ondate dalla sua vagina ormai spalancata e poi lentamente avvicino il viso e risucchio tra le labbra il suo clitoride, comincio a leccarlo piano, dolcemente senza prendere un ritmo, voglio che sia lungo e dolce il suo piacere.
Così con le dita lubrificate dai suoi succhi lo scappuccio e le lecco solo la piccola cappella, dandole un piacere folgorante che non può culminare nell’orgasmo, anzi che lo dilata e lo pospone.
Poi senza lasciarla, scivolo con la mano in basso e inserisco piano, voglio godermela, l’indice dentro di lei, e lo muovo piano, fino a sentirla rilassata, ed allora ecco che uso anche il medio, ed ora con 2 dita sento bene il suo stretto ingresso che pulsa ogni tanto in un presagio di orgasmo, e le sue pareti interne, quelle laterali sorrette dai muscoli del bacino, quella posteriore, che mi separa dai misteri del suo culetto e delle sue viscere, e quella anteriore, frastagliata di rughe interne, e con la fossetta sensibilissima, che per ora sfioro solamente. Mi riempio le dita di lei, le mani dei suoi umori, mentre continuo a succhiarle disordinatamente il clitoride, ad inseguirlo ogni volta che si ritrae nel suo cappuccio, per non concederle ancora l’orgasmo.
Alzando gli occhi, vedo che ha lo sguardo perso, le labbra tirate, le sue mani artigliano i seni, e mi faccio più audace.
Estraggo il medio dalla sua dolcissima passerina e comincio a massaggiarle il bottone di carne che la separa dal suo buchetto di dietro, e dopo un attimo di rigidità la sento sciogliersi, e lentamente guadagno la rosellina del suo ingresso posteriore, inzuppata di succhi e saliva e inizio a massaggiarla piano, spianando le pieghe, con tocchi delicati e profondi.
Sento la tensione dello sfintere allentarsi, e con decisione e infinita lentezza affondo il medio nel suo culetto che ora si offre, passo l’ingresso esterno, scivolo nel canale e dopo una breve sosta lei si apre internamente e il mio dito naviga nelle profondità del suo culo.
Contemporaneamente ho penetrato anche la sua fichetta con l’indice ed ora sono tutto dentro, e lei è tutta piena, muovendo le dita posso sentirla tutta, ed inizio a premerle tra di loro , schiacciando leggermente la parete che divide le mie dita, il suo culo e la sua fica, e ad ogni stretta lei geme e si offre di più spingendosi contro di me.
è allora che con la bocca prendo lo stesso ritmo e succhiando e leccando il suo clitoride accelero sempre di più fino alla sua esplosione finale, piccoli gemiti, respiro rotto, urletti e morbide lunghe contrazioni intorno alle mie dita, come un cuore pulsante tra la fica ed il culo.
Estraggo le dita prima che i suoi deliziosi buchetti si irrigidiscano, e continuo a baciarla per un po’.
Poi alzo lo sguardo ed incontro il suo, soddisfatto ed interrogativo, ” e tu ? ” mi dice.
Me ne ero dimenticato ma ormai ho una erezione dolorosa e riesco a malapena ad aprirmi i pantaloni, nel delirio del desiderio non so quasi che fare.
Lei, con un sorriso infinito e con un flessuoso movimento di danza si siede al mio posto e mi ritrovo seduto sul lettino, con il cazzo a qualche centimetro dalle sue labbra sorridenti.
La sua bocca si fa corolla e con un unico movimento fluido si spalanca e ne inghiotte la metà. Inizia subito un movimento carezzevole con la lingua, ” è brava penso” ma non c’è tempo per pensare, lei decide per una cosa morbida, senza sfoggio di tecnica ed inizia un lento graduale movimento di andirivieni del capo, ingoiandolo fino quasi alla base ed estraendolo fino al solco sotto la punta, usa la lingua solo per qualche tocco fugace, senza esasperarmi, è come una lenta delicata scopata nella sua bocca, e prende subito un ritmo che, lo sappiamo tutti e due, mi porterà rapidamente all’orgasmo.
Cerco di resistere, ci riesco in parte ma dopo alcuni di minuti il mio silenzio si rompe ” vengo ” le dico e lei mi fa segno di si con gli occhi, tutto bene, rimani dentro, o almeno io capisco così e mi lascio andare, 5-6 lunghi getti fuoriescono pienamente, ma con morbidezza dal mio cazzo impazzito che lei, sorreggendo con la mano, tiene in bocca solo per la cappella.
La vedo deglutire piano, e alla fine quando lo estrae, c’è solo una piccola goccia che cola sul suo mento, dove la sua lingua la raccoglie con un lento e deciso movimento, lascivo ed innocente allo stesso tempo.
Ci guardiamo , felici e stupiti, e le nostre labbra si incontrano e si incollano, le nostre lingue si accarezzano languide scambiandosi i nostri umori, sento nella sua bocca il mio sapore e lei trova sulle mie labbra il pungente odore di mare del suo sesso.
Le sue labbra sono turgide e frizzanti per il flusso del mio piacere che le ha appena attraversate ed abbondantemente insaporite.
Restiamo abbracciati, con le bocche incollate per qualche secondo, poi lei si allontana ed inizia a vestirsi, mentre anch’io mi sistemo.
Alla fine, sulla porta,
” la sua medicina mi ha fatto bene dottore” e se c’è ironia è solo velata
” torni presto, se ha ancora problemi” cerco di risponderle a tono, e scherzando ci salutiamo.
Tornerà ?
Da dove viene ? .
Pensando a queste cose torno a casa, faccio il giro più lungo per sentire ancora il suo sapore sulle labbra.
“Ciao stella”. FINE

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