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Magnifico Nordest – La signora Silvia del 4

Luca era disposto a qualsiasi cosa pur di arrotondare lo stipendio.
Il week-end gli aveva spolpato definitivamente il portafoglio.
Stefania come al solito non aveva rinunciato alla discoteca ed alla pizza con gli amici.
Cominciava a detestare quel gruppo di nuovi amici, scelti esclusivamente da Stefania, e che frequentavano tutti la palestra. Sembravano fatti tutto con la fotocopiatrice.
Alti, mori, abbronzati anche in gennaio, impomatati, con il cellulare e il sorriso bianchissimo.
Nessuno di loro era indubbiamente una “tuta blu”, ma facevano i mestieri più svariati, molti dei quali a Luca non risultava avessero una qualche utilità.
Doveva arrotondare, per poter tentare di accontentare quella pazza scatenata di sua moglie, e non rischiare di perderla definitivamente..
Era uno che si arrangiava; al paese ci si arrangia a fare un po’ di tutto, e con un cacciavite ed un martello sapeva aggiustare molti di quei guasti che capitano nei vari appartamenti.
Molte volte i vicini d’appartamento lo chiamavano, anche solo per smontare il lampadario e cambiare una lampadina.
Si sa, la gente di città sa solo lavorare in “catena di montaggio”. Fa quel mestiere per 35-40 anni, e se si brucia una lampadina va quasi in crisi.
Luca era giovane, si arrangiava anche con i fili elettrici e con gli elettrodomestici, ed era sempre disponibile alla sera ad accorrere in aiuto a qualche condomino.
Poche sere dopo, mentre era tutto preso nei soliti pensieri economici, suonò il campanello interno.
Sulla porta c’era Silvia, la divorziata del 4^ piano.
Con fare disperato chiese a Stefania che le aveva aperto, se Luca poteva recarsi nel suo appartamento:
“Se ne sono andati tutti i canali del mio televisore. Come faccio ora? ”
Luca si alzò dalla sedia, e disse:
“Non tema signora. Probabilmente si sarà smemorizzata la memoria. Appena finito di mangiare salgo da lei e in poco tempo sarà tutto a posto. ”
“Grazie Luca… Ti aspetto… ” e risalì nel suo appartamento.
A Stefania non piaceva quella donna, che aveva una fama di donnaccia. Di solito non la salutava nemmeno.
Aveva tre figlie con tre padri diversi, risultato di tre convivenze finite male.
Ora a 42 anni viveva da sola, dato che la figlia più grande rientrava raramente a casa, la mezzana si era già sposata, e la più piccola viveva con il padre.
A volte, a sera tarda, si sentivano dei passi e delle risa. Nessuno avrà mai messo fuori la testa per guardare cosa accadeva, ma per tutti in pianerottolo erano gli amanti di lei, la divorziata, che si portava a casa gli uomini per fare le sue porcherie.
Poche sere prima, a sentire dalle risa, gli uomini sembravano tanti da formare una squadra di calcio…
Comunque a Luca non dispiaceva.
Nonostante i 42 anni, le immancabili battaglie e le tre gravidanze (le malelingue sussurravano che erano state ben più di tre… ), la signora Silvia era ancora piacente.
Piccolina, bionda, gambe magre, occhi verdi, con le curve al posto giusto, con un seno abbondante e due labbroni da “succhiacazzo”, faceva il suo bell’effetto.
Anche perché, non si presentava mai trasandata. Era sempre truccatissima e pronta a “dar battaglia”.
Era chiaramente una donna “da letto”, e quella fama la rendeva più attraente ed intrigante. Saperla disponibile era un’attrattiva!
Luca non l’aveva mai però presa in considerazione. Davanti a lui stava seduta Stefania, che aveva giusto la metà dei suoi anni, ed era anche molto, ma molto più bella.
Finito di mangiare, si alzò dicendo:
“Vado su. Spero di sbrigarmi… ”
Stefania lo guardò scura in viso:
“Non mi piace quella là. Dicono che sia una puttana”
“Vado ad aggiustarle il telecomando, mica me la porto a letto”.
“Ci vorrebbe solo quella che tu ti porti a letto quella lì. Potrebbe essere mia madre”.
“Ecco sì, giust’appunto. Non preoccuparti”.
Salì di corsa al piano superiore, e suonò il campanello.
Dovette ripetere l’operazione due volte, finché la porta non si aprì, ed apparve Silvia con addosso l’accappatoio ed un asciugamano avvolto nei capelli:
“Scusami, ma ne ho approfittato per farmi una doccia. Questa sera devo uscire. ”
Luca pensò a che cazzo le serviva il televisore se quella sera doveva uscire… “Mah! ”
Si diresse in salotto ed accese il televisore.
“Come pensavo. Deve aver schiacciato qualche tasto, e si è smemorizzato tutto. Adesso lo risistemo”
“Come hai detto? ” chiese dalla camera da letto Silvia.
Luca si voltò per ripetere la frase, ma rimase a bocca aperta.
In camera, Silvia si stava vestendo, ed non aveva chiuso la porta.
Aveva gettato l’accappatoio su una seggiola, ed era completamente nuda, seduta sul letto, che armeggiava con le calze di seta.
Luca si alzò, ed avanzò verso la porta ad ammirare quella bianca carnagione.
Lei cominciò ad infilarsi la prima calza, lentamente, allungando la gamba destra. Alzò gli occhi e sorrise:
“Che hai Luca? Forse ti disturbo? ”
“Affatto… e che… insomma, certe cose mi fanno sempre piacere… ”
Lei rise, e passò ad indossare la seconda calza:
“Che dici Luca, sono ancora attraente per un ragazzino come te? ”
Il cazzo si stava facendo duro sotto i pantaloni della tuta da ginnastica, e lei se ne accorse:
“Vedo che non rispondi, ma il rigonfiamento della tuta mi è abbastanza. Fa piacere sapere di “piacere” ancora ai ragazzini, eppoi sai, l’esperienza ha sempre la sua bella importanza nel sesso”.
Luca gettò via il telecomando e si avvicinò maggiormente. Ora le era davanti, a fianco del lettone matrimoniale.
Lei si alzò, ed i grossi seni, provati da mille battaglie, caddero giù.
Silvia lo guardò sorridendo, allungò la mano sul suo cazzo e cominciò a massaggiarlo da sopra la tuta :
“Senti senti il piccolo Luca… Che vorresti fare? Dove vorresti metterlo quest’affare? ”
Luca si sentì in imbarazzo, ma le mani piccole, veloci e sensuali di lei le stavano provocando uno stato d’eccitazione spaventoso.
Tentò di fare il galante:
“Dove deve andare così elegante? ”
“Elegante? Ho solo un paio di calze nere addosso. Non credo proprio di essere elegante. Oppure lo sono? ” e così dicendo si staccò da lui, si mise in piedi sul letto e fece una giravolta per farsi ben osservare.
Ruotando le due tette gli passarono sotto il naso, dopodiché si fermarono proprio davanti:
“Che dici, sono elegante? ”
“Siiii” e tuffò la testa in mezzo alle due tette.
Sembrò affogarci, anche spinto con le mani di lei, che li prese la testa e la tirò a sé.
Cominciò a leccarle i seni, mentre lei cominciò a ridere:
“Che impeto, che furia questo ragazzo! “.
Lo staccò da lei, e si sedette sul letto:
“Ora fammi vedere come sei messo… ” e gli calò in un sol colpo pantaloni e mutande.
Il cazzo sbalzò fuori duro come un sasso:
“Mamma mia! Era da un po’ che non ne vedevo di così giovincelli… Merita un bel bacino” e si chinò a baciarlo sulla cappella, cominciando ad accarezzargli le palle da dietro.
“Che dici Luca, vado avanti? ” chiese con un sorriso da puttana.
Per tutta risposta Luca la prese per la testa, e gliela spinse sul cazzo, che subito sparì in gola.
Aveva una bocca caldissima, ed una capacità d’ingoio veramente eccellente.
Nessuna donna mai gli aveva “mangiato” il cazzo fino alla base. Lei se lo infilava fintanto che le sue labbra non incontravano l’ostacolo costituito dal bacino.
Il ritmo aumentò, e Luca, eccitato fuori di misura anche dalla situazione, la fermò per non sborrarle in bocca:
“Fermati… Voglio scoparti… ”
“Ehi ragazzino… Cosa vorresti fare alla tua zietta? Vorresti metterglielo dentro? Sei un porco… “E così’ facendo salì sul letto, e si mise alla pecorina.
Luca si abbassò ad osservare la nera figa di lei, che risaltava sulla bianca pelle delle cosce.
Le passò la mano lentamente, partendo dalla figa ed arrivando nel culo.
Aveva una figa che sembrava il triplo di quella di Stefania. Poteva senza fatica infilarci una mano.
“Che porco che è questo bambino… ” disse lei, muovendosi tutta, ed aiutandolo nella fase d’inserimento.
La mano sparì subito nella figa, che era già abbondantemente lubrificata.
Silvia cominciò ad agitarsi in avanti ed indietro, con la mano infilata in figa, e cominciò a gemere:
“Che porco… Che porco… Dimmi che vorresti sbattermi come una troia, dimmelo! ”
Luca restò senza parole. La signora Silvia era una vera depravata, una vera maiala!
Estrasse la mano, che era tutta impiastricciata d’umori, e lei si lamentò:
“Che fai? … Rimettila dentro presto… ” ma lui volle scoparla.
Si gettò su di lei, e la penetrò senza fatica, ed immergendo la testa fra i seni, cominciò a stantuffarla con vigore.
Lei lo stava graffiando sulla schiena, e si agitava in un modo pazzesco sotto di lui, alzando al cielo le gambe, e stringendolo con le cosce.
Luca, poteva osservare tutto ciò dallo specchio che era fissato sul grande armadio a fianco del letto.
Vedeva quella gambe, coperte da quelle calze nere di seta, agitarsi stando alzate verso il cielo, mentre il suo culo si muoveva ritmicamente.
In poco tempo, in preda ad un’eccitazione spaventosa, le venne dentro, e lei accortasi del fatto, si divincolò e scese a leccargli il cazzo:
“Perché… Perché… ” mugugnava succhiandolo ” Perché non mi sei venuto…. in bocca…. Non ti sarebbe piaciuto? …. A me piace la sborra…. ”
Luca era senza parole, e lasciò che lei pulisse il cazzo, dopodiché si rialzò le mutande ed i pantaloni.
Silvia di distese sul letto:
“Caro Luca, sei in gamba, ma non mi hai fatto godere abbastanza… ” E si mise la mano dentro la figa.
Evidentemente era un giochino che le piaceva.
Alzò nuovamente le gambe per aria, le strinse, e cominciò a muovere la sua mano, che era in gran parte penetrata dentro di lei.
Luca osservava in silenzio quello spettacolo, ed osservava i seni di lei che saltellavano ritmicamente, finché lei emise un gemito prolungato, e si fermò. accasciandosi si lato:
“Magnifico… Magnifico… ” mormorò estasiata.
Luca era ancora in silenzio, e stette lì a guardare quella donna nuda, con la mano ancora in mezzo alle cosce. Lei si riprese subito, e si alzò:
“Ora devo proprio prepararmi. Fra un’ora devo essere fuori città. Sai, devo arrotondare… ”
“Cosa intende per arrotondare? … ”
Lei lo guardò e scoppiò a ridere:
“Bello il mio bambinone… Non senti quello che dicono di me? Non senti che dicono che sono una puttana? ”
Luca la osservò imbarazzato.
“Lo dice anche la tua bella mogliettina… Sarà anche carina, ma dev’essere un tantino stronza. Non mi degna di uno sguardo. Certamente le malelingue qui attorno, le avranno già raccontato morte e miracoli di tutti, me compresa… ”
Non sapeva cosa rispondere, ma era lei, che alzandosi per andare in bagno continuava:
“Tutti qui dicono che sono una puttana… Sono un branco di stronzi.
E lo dicono soprattutto quelle cornute di quest’ala del condominio.
E pensare che molti dei loro mariti sono passati tra queste lenzuola… Io sarò puttana, ma loro sono delle stronze cornute!
Io ho tirato su tre figlie DA SOLA!
Avrei voluto vedere loro al mio posto! ” ed intanto, sempre con la porta aperta, si stava facendo un bidè.
Una bella risciacquata e Silvia ritornò in camera, e continuò a vestirsi.
Ora stava armeggiando con un reggicalze favoloso:
“Io faccio l’impiegata, vivo sola, e per arrivare a fine mese faccio la puttana! L’ho sempre DOVUTO fare!
Tre figlie da mantenere! Cosa avrei dovuto fare?
A 17 anni ero già incinta ed appena nata la bambina, quello stronzo è scappato con un’altra! ”
Stava diventando un fiume in piena Silvia. Andava a ruota libera, e si sfogava, continuando ad indossare una sexy biancheria intima, tutta nera.
“Quando ero giovane, era facile trovare qualcuno che si occupasse delle bambine.
Venivano in casa, si piazzavano qui, mi scopavano regolarmente ogni santo giorno, facendo anche da padre alle bambine. Poi una bella mattina non li ritrovavo più nel letto.
Scappavano con il cazzo ancora gocciolante, e sparivano.
Non per vantarmi, ma di cazzi che mi rincorrevano ne ho sempre avuti tanti…
I padri delle tre ragazze, per mia sfortuna, sono tre delinquenti.
Il primo è sempre dentro in galera, e sono anni che non lo vedo.
Il secondo è un fallito. Ha già tanti di quei debitori, che io dovrei mettermi in coda e sperare che mi arrivi qualche briciola.
Il terzo, per non darmi una lira s’è preso la piccola, che il giudice minorile è stato ben felice di assegnarli.
Cosa dovevo fare? Ci vogliono soldi per vivere, e per far vivere decentemente le bambine, così un giorno ho cominciato a far pagare chi voleva scoparmi!
Chi vuole ancora assumere un’impiegata al giorno d’oggi, che ci sono una marea di ragioniere, magari giovani e carine a spasso?
Ecco che, chi mi assumeva aveva TUTTI i miei servigi. ”
Ora stava indossando un corto vestito nero, che gli metteva in risalto le grosse tette, sostenute da un reggiseno che sembrava strizzargliele.
Le cosce restavano vistosamente in vista, e il ricamo delle autoreggenti si poteva notare ad ogni suo movimento.
Si sedette accanto a Luca, mostrando abbondantemente le forti cosce, e cominciò ad infilarsi le scarpe:
“Un milione e duecentomila, al mese. Come potevo vievere? Mi facevo scopare da tutti, indistintamente, e mi pagavano come straordinario le eventuali prestazioni extra! Ed io mantenevo le creature.
Alla Tubex, mi scopavano a turno i due soci.
Mi hanno portato anche a Milano in fiera, e non sono mai riuscita ad uscire dall’albergo.
Fuori uno entrava cazzo in mano l’altro… Credo di non aver mai fatto in tempo a mettermi le mutandine, e loro di visitare la fiera…
Alla B. M. T. invece, mi pagavano più che bene. Ero l’addetta ai “ricevimenti”.
Ricevevo gli ospiti direttamente all’aeroporto di Venezia. Ci fermavamo per bere un drink all’Hotel Agip sull’autostrada, e si scopava.
Un giorno mi hanno spedita all’aeroporto con un furgoncino. Credevo che l’auto di rappresentanza fosse guasta, ed invece mi sono trovata davanti a sei giapponesi.
Non mi sono persa d’animo. Ho telefonato in ditta dicendo che la faccenda sarebbe andata per le lunghe, e siamo saliti in camera.
Lì mi accorgo che non avevo preservativi a sufficienza, e dovetti correre giù, nel bagno degli uomini a comprarne abbastanza.
Vedessi che faccia ha fatto uno che stava pisciando…
Non lo degnai di uno sguardo, ma cominciai ad infilare i soldi ed estrarre dall’apposita macchinetta, uno, due, tre confezioni! Sarà restato lì con il cazzo in mano a chiedersi chi ero…
Sono tornata su, e quelli erano già tutti in mutande e canottiera! Non era certo un bel spettacolo, vedere quei sei esserini, che ridevano a crepapelle e che continuamente si toccavano il cazzo.
Li ho fatti scopare tutti. Prima uno alla volta, dopodiché sono venuti alla carica tutti e sei.
Che cazzi minuscoli hanno quegli esserini. Mi sembrava di essere Biancaneve e i “sei” nani!
Fui pagata profumatamente, sia dalla BMT sia dai sei samurai…
Quei sei piccoli musi gialli, dopo aver sottoscritto un regolare contratto con la ditta, pretesero che fossi ancora io ad accompagnarli all’aeroporto.
Ricordo che partimmo con il furgone della ditta alle 20, 00 di sera, per arrivare all’aeroporto alle 10, 00 di mattina.
Dovetti fermarmi più volte lungo la strada. Quei porcelloni non volevano aspettare di arrivare all’Hotel Agip, e continuavano a saltarmi addosso, rischiando di farmi finire fuori strada. Avevo continuamente delle mani che s’insinuavano sotto la gonna, o sulle tette.
In camera ne hanno combinato di tutti i colori. Scopavo con uno, e gli altri cinque erano tutti attorno che mi riprendevano con le loro fottute cineprese. Fu il primo mio video… ”
“Ne hai fatti altri? ” chiese Luca, sempre più incredulo
“Una vagonata ne ho fatti… Una vagonata. Per lo più tutti amatoriali, con qualche porco che si divertiva a scoparmi davanti alla videocamera, oppure la dava addirittura in mano alla moglie.
Credimi, quì attorno ci sono molti soldi, e molti depravati sessuali.
Crescono con una concezione ristretta della vita. Casa, chiesa e lavoro.
è naturale che appena si rilassano, questi scoppiano, e diventano dei depravati sessuali.
Come si può vivere solamente tra una moglie, un prete ed un ufficio? Quando ti accorgi che finalmente puoi permetterti tutto, scoppi, e cerchi di recuperare tutto il tempo perduto!
Credimi, lì fuori c’è una giungla, ed è piena di animali feroci!
Comunque, ritorniamo ai miei sei samurai.
Arrivammo all’aeroporto tutti spettinati, ed io con le calze smagliate e la sborra che colava dalla figa, dal culo e dalle bocca… Che nottata ho passato.
Ancora adesso, quando ci ripenso… ” e cominciò a toccaresi la figa, che ora era coperta da una minuscola mutandine nera, che lasciava trasparire la folta peluria.
“Vivevo bene allora. La mia figa era costosa, e le ditte si facevano la guerra per accaparrarsi i miei servigi.
Ogni anno, massimo due, cambiavo ditta, e non c’era uno che non finiva a letto con la sottoscritta.
C’era qualche maiale che mi portava a casa a scopare con la moglie.
Tutta gente rispettabilissima, che alla domenica è a messa, ed al venerdì è presente alle riunioni di Azione Cattolica! Poi magari quando uscivano, passavano per casa mia a “controllare” qualche pratica in sospeso…
Caro Luca, viviamo in una società che non regala niente! Non ci sono più valori, se non quelli materiali.
Se hai soldi vali, se non hai soldi, sei un fallito.
A me, è mancato poco che mi sbattessero su una strada, io e le mie tre bambine!
Meglio essere sbattute su un materasso, che in auto o in qualche alberghetto ad ore, non credi? Anche perché così ho unito l’utile al dilettevole!
Intendiamoci, non lo facevo solo per lavoro, a me il cazzo piace… fin da piccola.
Il problema è che l’attrezzatura comincia a risentire del lungo uso” disse toccandosi i seni” e dell’immancabile concorrenza!
Cosa vuoi, adesso il padrone scende in fabbrica, adocchia la prima squinzia carina, la fa chiamare e gli fa il solito discorsetto: non vorresti fare l’impiegata? Non è difficile, Silvia ti insegnerà come fare… E così mi ritrovo a fare da maestra ad una ragazzina di 16, 17 anni, sapendo che mi soffierà il posto in ufficio e nel letto del padrone!
Le insegno a fare la brava impiegata, dandole dei consigli… sui gusti sessuali del datore di lavoro.
C’è poco da fare… Oramai la danno via troppo facilmente.
Le promuovono al primo pompino, e la povera Silvia deve cercarsi un altro posto… Che troie.
Corrono in fabbrica, poi appena possono, si inginocchiano, estraggono il cazzo del padrone e vi si attaccano come sanguisughe. ”
Luca era rimasto fermo ad ascoltare, sorpreso dalle confidenze di quella donna, che conosceva a malapena, e dalle cose che Silvia le stava raccontando.
Silvia era pronta, si alzò per andare a truccarsi e concluse:
“Ora vattene, o quella santarellina di tua moglie penserà che stiamo scopando… A proposito, sarebbero 100. 000. Un prezzo di favore. Un prezzo d’amicizia… ”
Luca trasalì:
“Cosa? Non scherzerà mica vero? ”
Silvia tornò sui suoi passi, e si fermò davanti a lui:
“Senti bambino, il primo giro te l’offro io. Alla salute di quella stronza di tua moglie. Ma sia chiaro, che se vuoi farne altri, dovrai scucire!
Di solito la prima botta la regalo ai vicini, tanto per “vendicarmi” di tutte quelle chiacchere le le gentili consorti spiattellano su di me, ma poi si deve pagare… Capito? ”
Luca era frastornato:
“Magari avessi 100. 000 lire! Sono nei casini più neri… Ho la rata dell’auto e non ho nemmeno i soldi . Altro che pagare per scopare! ”
Silvia lo osservò. Lo accarezzò sui capelli, poi disse:
“Ci sono molti modi, come ti ho detto per arrotondare”.
“Non vorrà che mi metta a vendere il culo per caso! ”
“E se fosse? Lo fanno in molti. Sei un bel tipo. Sapessi che gente strana conosco. Potrei anche trovarti qualche signora che apprezzerebbe il tuo batocchio. Eppoi, saresti una “primizia”… ”
“Cosa vuole dire? ”
“Ti sentiresti di diventare tu stesso uno scopatore” a pagamento”? ”
“Scherza? ”
“Rispondi, che devo uscire”
“Ma si guadagna bene? ”
“Benissimo. Allora cosa decidi? Potrei combinarti qualche appuntamento questa sera stessa.
Devo uscire con un gruppo di coppie. Io dovrei essere l’attrattiva principale, con la quale dovranno trastullarsi a fine serata.
Ci sono anche le mogli, e potrei proporre una alternativa al giochino per la settimana prossima. ”
Luca era imbarazzato:
“Non so se ce la farò… ”
“Dammi una risposta Cristo! è tardi! Sarai in grado di sapere se quel cazzo funziona davanti a una decina di persone! Saprai se riesci a sbatterti qualche alluppata! ”
“Sì, sì, credo di potercela fare”.
“Alla buon’ora! ” e si girò a raccogliere una grossa borsa nera ” e se volesse partecipare anche quella bella signora di tua moglie, la tariffa si moltiplicherebbe”…
Luca non rispose, credendo che fosse una battuta acida nei confronti di Stefania.
Silvia aprì un cassetto e cominciò a riempire la borsa con tutta una serie di articoli erotici.
Luca poté contare una mezza dozzina di cazzi di plastica ed altri accessori vari:
“Cazzo, ma dove vai con tutta quella roba? ”
Silvia si girò, l’accarezzò dicendo:
“Non sono più ora la signora Silvia? Dimenticavo che ora forse siamo in affari.
Comunque questa sera ho cinque coppie a cui badare. Ogni tanto danno una festa, ed io sono l’invitata d’onore.
Si divertono poi vedermi eseguire degli spettacoli hard sopra la tavola, dopo la cena.
I cazzi finti servono anche per le loro consorti. Alla fine devo spompinarli tutti, senza tralasciare qualche leccatina alle consorti”.
“Ma ti fai tutti e 5 i maschi? ”
“Per due milioni a serata me ne farei il doppio! Lo sai che devo lavorare quasi due mesi per prendere 2. 000. 000 di lire? Se tutto procede al meglio, posso raccimolarli in due, tre ore di spettacolo! ”
Luca ora pensava seriamente alla possibilità di guadagno:
“Silvia, devo racimolare al più presto 500. 000 lire per la rata della machina. Ti prego, combinami un incontro, anche domani stesso! Ma mi raccomando, non gay! ”
“Come posso contattarti? Hai un telefonino? ”
“No, ce l’ha solo Stefania. Altra spesa inutile… Il mio l’ho dovuto vendere sei mesi fa. ”
“Allora tu domani sera dopo il lavoro, vieni su, ed io ti dirò se ho organizzato qualcosa. Mi basta fare un paio di telefonate, e qualche lavoretto te la trovo… Ora devo scappare, oppure quei porci sono capaci di rimorchiare qualche puttanone sulla statale! ”
Luca uscì, e corse giù a casa.
Stefania stava guardando il televisore, e chiese:
“Fatto tutto? ”
“Cazzo” pensò “non le ho rimesso a posto il televisore” ma prontamente rispose “mancano le pile del telecomando. Domani le acquisto, poi gliele monto e tutto è a posto”.
“Quella puttana non riesce nemmeno a cambiare due pile? ”
Luca non le rispose, ma andò velocemente a lavarsi, per togliersi quel profumo di donna, il profumo di Silvia, che aveva addosso.
Ritornato in salotto, chiese a Stefania cosa ne pensava di Silvia.
Stefania rispose solo con un sprezzante “puttana”, e si rimise ad ascoltare la televisione. FINE

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Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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