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Per strada

Questa mattina mi sono svegliato in preda ad un particolare stato di agitazione, di carattere prettamente sessuale, date le dimensione del mio uccello, che mi salutava garrulo da sotto le coperte.
Forse i sogni della notte trascorsa, forse il sole che entrava da sotto le tapparelle regalandomi un poco di entusiasmo. Comunque restai a letto un paio di minuti vagliando l’ipotesi di farmi una sega e poi decisi che non ne avrei avuto il tempo. L’appuntamento con Ivana era fissato per mezzogiorno e dovevo ancora attraversare mezza città. Di questa Ivana vi ho già parlato. è una mia amica di vecchia data che mi ha sempre suscitato emozioni di livello decisamente poco casto. è una bellissima mora, minuta di taglia ma con delle curve assolutamente perfette ed abbondanti. Ma soprattutto i suoi occhi e la sua bocca le regalano un viso da, come dice il suo poco romantico fidanzato, pompinara. Lei è fidanzata, lei è sempre fidanzata, ed io mi comporto con lei un po’ come un servo della gleba, pronto quando ha bisogno, nella speranza che qualche briciola del suo sesso cada ai piedi della sua tavola imbandita. Questo detto senza fingere falso orgoglio: sono letteralmente un suo schiavo di sesso, anche se non faccio sesso con lei tutte le volte che ci vediamo, anzi.
Comunque uscii di casa con quel paio d’ ore d’anticipo, per smaltire la tensione dell’incontro imminente passeggiando qua e la. Avevo addosso una carica sessuale tale che tutte le donne che incontravo non potevo fare a meno di squadrarle da capo a piedi e immaginarle più o meno discinte e più o meno in attività attorno ai miei genitali. Una mattinata da testosterone. Lei è arrivata con solo una ventina di minuti di ritardo, praticamente in anticipo per una donna che sa di potersi permettere di fare aspettare un uomo. Arrivò vestita di una gonna corta ma elegante, e un golf ampio sopra la maglietta, indovinai data l’ assenza di un colletto di camicia.
“non ti immagini che casino sui mezzi, mi disse a mò di scusa, c’è un tale macello che credevo di rimanere soffocata”
mi baciò sulle guance e mi prese sottobraccio mentre ci incamminavamo per le vie del centro.
“e poi voi ometti non sapete proprio mai dove metterle ste mani, aggiunse sorridendomi”
“che intendi dire? ” chiesi io. Si iniziava il gioco del finto tonto.
“dai, tontolone… intendo che ad ogni fermata sentivo una mano di qualcuno arrampicarsi sul mio sedere”
“ah… bhe, sai i porci…. ” iniziai io, convinto a difenderla.
“dai dai, non che non ci sia abituata…. solo che se almeno sapessero come toccarmi”
“cioè? ”
“intendo dire, se mi metti una mano sul culo non credo che ti sia di giovamento, dato gonna e mutande, ed a me proprio non mi fa nessun effetto…. ”
“invece…. ” la rimbeccai io
“invece se mi metti una mano sotto la gonna, in certi posti…. allora la cosa cambia”
“e tu ti lasceresti mettere una mano sotto la gonna su un tram? ” dissi io stupito
“ma va scemo…. scherzo… forse”
“io penso che un po’ ti ecciti di farti vedere in pubblico a fare certe cose” buttai la io, per provocare.
“penso anche io…. in effetti certe volte, quando ho fatto l’amore in macchina con un mio fidanzato, sono venuta come raramente mi succede”
“no, io intendevo in pubblico per davvero, tipo per strada o in un negozio…. robe così”
“no, questo non l’ ho mai provato”
camminammo ancora un poco, fermandoci a guardare qualche vetrina. Lei mi prende la mano e camminiamo ancora tenendoci così. Ad un certo punto si mette il mio braccio attorno alla vita e posso sentire il calore del suo corpo attraverso il maglioncino e la sinusità delle sue forme. Lascio scivolare piano piano la mano dalla vita ai fianchi e quindi al sedere, senza che lei smetta di camminare o anche mi dica qualcosa.
Sento i suoi muscoli contrarsi sotto la mia mano ad ogni passo e posso indovinare la rotondità della sua chiappa piena. La mia mano si avventura, sempre sopra il tessuto della gonna, fino alla spaccatura tra le chiappe, e ne perlustra il canyon e ne sente il tiepido calore dovuto allo strofinio.
“di un po’, mi dice lei, non è che ti sarai messo in testa delle idee strane con quella storia del sesso in pubblico? ”
“eh…. no, ma che dici”
“peccato” mi dice lei maliziosa.
Allora ricomincio ad esplorare con la mano, mentre ci incamminiamo verso una via meno trafficata. Le mie dita si soffermano sul bordo tra la gonna e il corpo, vi si insinuano, mentre controllo che non ci sia dietro nessuno. Ora sento la sua pelle accaldata e percepisco la sua leggera traspirazione.
“aspetta” mi dice.
Si ferma e si gira verso di me, mettendomi le braccia al collo. Lei tiene il sedere rivolto verso le case della via.
“ecco, dice, ora puoi mettermi più comodamente le mani sotto la gonna”
Io infilo una mano furtiva, mentre osservo che non ci sia nessuno affacciato ai balconi sopra di noi.
Sento il suo ano, nella mia via verso la sua vagina. è leggermente sudata, e questa umidità accentua la mia eccitazione
“mettemi un dito nel buchino”
le infilo un dito nel culo e lo lascio lavorare un po’, mentre lei mugola di assenso. Non mi bacia, si limita a restare attaccata a me, con gli occhi semichiusi.
“ora penetrami con due dita davanti”
eseguo e mi perdo in un mare di succhi vaginali, di amborsia di sesso. è un operazione difficile raggiungere l’orificio, e non riesco ad introdurre più di due falange delle due dita, ma lei mugola e si abbassa sulle gambe e sento che sta venendo. Abbassa il capo e respira affannosamente, proprio mentre viene tra le mie dita.
“ora smetti, aspetta, sono venuta….. uffff, è stato fortissimo”.
si ricompone un po’ e mi dice “e tu? ”
“eh, dico io, mi sembra un po’ difficile qui…. ”
“niente è difficile per Ivana.. vieni a vedere quella vetrina” e cosi dicendo si avvia verso la vetrina di un negozio chiuso per pausa pranzo.
“interessante bigiotteria, vero? …. ” siamo entrambi davanti alla vetrina, spalle alla strada.
“perchè non ti metti comodo, vorrei passare davanti a questa vetrina un po’ di tempo…. ”
“? ” sono un po’ allibito, non posso credere che lei voglia farlo proprio li.
“tradotto per il mio amico un po’ tonto: tirati fuori l’ uccello”
e mentre dice cosi, mi apre la zip dei pantaloni e rilascia, non senza difficoltà, il mio pisello, al momento barzotto per la sorpresa. “ma non ce l’hai duro? non ti eccita farmi godere? ”
“sono un po’ preoccupato”
“allora sbrigati a venire, oppure ti lascio qui così e ti devi arrangiare da solo”
e così comincia a masturbarmi. Il ritmo è rapido, l’ uccello si irrigidisce subito.
“bravo, vedo che ci siamo capiti….. dai, vieni, forza”
ci vuole veramente poco alle sue mani esperte per fami venire. Vengo con tale forza da schizzare la vetrina del negozio.
Lei mi spalma lo sperma che non si è staccato dall’uccello sul glande e poi si netta in un fazzoletto, mentre si allontana sorridendo.
Mi domando cosa dirà colui che dovrà pulire la vetrina. FINE

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