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Terapia

Cinque e mezzo: la signora Marchi arriva puntuale all’appuntamento, come ogni volta. La riconosco dal modo di suonare il campanello, uno squillo brevissimo, quasi impercettibile. – Buongiorno, si accomodi di là, prego, mi segua pure. Entriamo nella stanza dei colloqui, pareti color pastello, toni caldi, luce diffusa ma tenue. Mi siedo ed eccomela davanti, stesa sulla poltrona dei pazienti, ampia e comoda, la borsetta appoggiata sul pavimento al suo fianco.
Ha lo sguardo un po’ meno triste dell’inizio della terapia, quando i suoi occhi, già poco espressivi e attraenti, sembravano due buchi neri aperti su abissi di noia. – Come va?
– Mah, non so, dottore… è stata una settimana piatta, senza eventi… Non male, credo, sì, non sono stata male come due mesi fa, ma penso di avere ancora della strada da fare… Ad esempio mercoledì è stata una giornata pesante… Mio marito è tornato a casa alle dieci di sera, dopo una riunione in Comune, e io ero nella nostra casa che è così grande, lei sa, da quando le mie figlie si sono sposate… allora dopo aver cenato da sola ho acceso la tv ma non riuscivo a rimanere seduta, ho iniziato a girare per casa e sono entrata nelle stanze di Gabriella e Marisa, e ho cominciato a ricordare di quando erano piccole, poi di quando andavano a scuola e alle superiori…
– Questo come l’ha fatta sentire?
– Triste, innanzitutto. Molto triste, e consapevole, credo. Del tempo che è passato, di tutta la fatica che abbiamo fatto… Poi ho iniziato a piangere, vicino ai peluches di Gabriella, sa, mi sentivo così cretina ma piangevo, non riuscivo a smettere…

Tipico inizio di colloquio con la signora Marchi. Non è un caso particolarmente grave. è venuta da me con una storia di attacchi di panico e distimia a partire dal matrimonio della seconda figlia. Ha cinquantaquattro anni. Il marito dirige una cooperativa ed è nel pieno della sua attività, e lei, come molte donne della sua età, si trova ora sola, senza aiuti, a gestire una serie di lutti: la morte della madre, i figli che lasciano il nido dove sono cresciuti, i segni del tempo sul suo corpo.

All’inizio della terapia non riusciva neppure a guardarsi allo specchio. Non è mai stata una bellezza, la signora Marchi: non è alta, le gravidanze l’hanno ingrassata, e il piccolo naso all’insù, che da giovane doveva costituire una delle sue attrattive, è come sprofondato nel gonfiore del suo viso insultato dagli anni e dallo stress, tra le borse sotto gli occhi e il doppio mento. Ha braccia e gambe corte, tozze, un fisico largo e squadrato da ‘rezdorà emiliana, reggitrice indefessa di case da governare, tra un colpo di straccio ai pavimenti e la lunga cottura del brodo di tacchino nella cucina ingombra di tegami. Ruolo d’altri tempi che, come è giusto, non la soddisfa, meno che mai in una casa ricca ma grande e vuota, ancora priva di nipoti, con un marito che passa la notte russando e il giorno a sbraitare nei consigli di amministrazione. Non so se la signora Marchi sia malata, molti altri avrebbero reagito così; ma so che sta male, e che i sintomi che manifesta hanno un’origine evidente anche a un non specialista: c’è qualcuno ancora che la ami, che la faccia sentire una persona?

è vestita in modo più elegante rispetto agli abiti dimessi con cui si presentava ai primi colloqui: noto questo dettaglio come un segno di miglioramento. Indossa una camicetta chiara, leggera, data la stagione, e una di quelle gonne al ginocchio da donna sposata, toni grigi, freddi, ma che nell’insieme denotano gusto. Pochi gioielli, è una donna sobria, pettinatura semplice, poco appariscente.

Dopo avermi fornito le notizie sull’andamento nella settimana, che è stato tutto sommato buono, a parte qualche cedimento del tono dell’umore, ma senza mai ansia eccessiva o panico, è lei stessa a richiedere: – Ora possiamo fare un po’ di ipnosi, dottore?
– D’accordo, penso anch’io che sia il momento. Prego, assuma la posizione giusta…
La signora Marchi si toglie le scarpe, secondo una routine appresa nei primi colloqui, prende lo sgabello su cui appoggia le gambe distendendosi, abbandona le mani sui braccioli e rovescia leggermente la testa all’indietro, mentre sprofonda nella poltrona morbida e comoda.
-… la posizione che già altre volte ha assunto… come se si accingesse a prendere sonno… perché non c’è bisogno di aver fretta… o di sforzarsi di mantenere l’attenzione… la tensione tipica dei momenti di veglia… se ci si vuole rilassare… completamente… bene, ora, quando lei vorrà… potrà iniziare a fissare quel punto sulla parete… come ha già mostrato di saper fare… senza mai lasciare che il suo sguardo si distolga… mentre ascolta la mia voce… e l’unica cosa che deve fare… è fissare quel punto… e prestare attenzione a quanto le dico…

Porto avanti l’induzione in modo semplice, naturale, la signora Marchi non ha mai avuto difficoltà ad entrare in una trance sufficientemente profonda. Ben presto il suo sguardo, fisso sul punto attaccato alla parete alle mie spalle, si fa opaco, e lentamente rovescia la testa all’indietro, fino a che per alcuni istanti compare il bianco degli occhi e le sue palpebre si chiudono.

– Molto bene… ora che la sua attenzione è occupata soltanto dalla mia voce… la sua mente è più libera… e potrà provare un senso di rilassamento… quando sarà ora… di percepire il peso delle sue gambe sullo sgabello… le sue caviglie sciogliersi e farsi pesanti… i suoi polpacci, sempre di più… i muscoli delle sue gambe rilassati, stanchi… e questa sensazione che risale alle sue cosce… sempre più pesanti, morbide, sempre di più… e il resto del suo corpo si fa pesante… i suoi fianchi, appoggiati al cuscino della poltrona… i muscoli della sua pancia si sciolgono e rilassano… e nel suo petto il respiro si fa sempre più calmo e regolare… calmo e regolare…

Il rilassamento conduce facilmente la signora Marchi a uno stato molto ricettivo. I suoi lineamenti sono profondamente rilassati, il viso ha perso quell’espressione intristita che oggigiorno ha così di frequente. è completamente immobile, come un pupazzo, con un leggero pallore sulla pelle del viso e delle braccia, il solo diaframma di quando in quando a sollevarsi e abbassarsi, con ritmo lento.

-… ora il suo corpo è completamente rilassato… completamente rilassato, e lei può utilizzare… le risorse che normalmente non conosce… perché non sa di possederle… o perché le ha dimenticate… e può così entrare… nella sua nuova… realtà… dove è libera di sentire… di desiderare… come se stesse entrando in una stanza… una stanza segreta… dove ottenere quello che desidera è facile… e può percepire cose… udire suoni… avere sensazioni… diverse da quelle abituali… una stanza rossa… in cui entrare… richiudere la porta alle sue spalle… e lasciarsi andare completamente… disporsi secondo la volontà del suo corpo… e delle sue esigenze… come desidera… sdraiarsi su un letto… e percepire presenze conosciute… nessuna paura… curiosità… desiderio… potrà avere un soddisfacimento profondo da questa esperienza… un soddisfacimento completo… senza remissioni… sentire la pienezza di un’esperienza intensa… che normalmente le manca ma che qui può avere…

Alcune brevi contrazioni delle mani della signora Marchi sui braccioli sono l’unico indizio che qualcosa nella sua fantasia sta prendendo corpo. Dopo alcuni istanti, aggiusta la sua postura, spostando avanti il bacino.

-… potrà percepire un contatto sulla sua pelle… leggero ma deciso… una mano maschile… cui potrà abbandonarsi… mentre la accarezza lentamente… nascondendo lo stupore… di essere toccata esattamente dove sa di dover essere toccata… per far nascere in lei quella tensione… che preme per essere soddisfatta… e cogliere il suo segreto… la chiave… per farle vivere questa esperienza… una mano maschile che l’accarezza lentamente… che non si ferma… ne percepisce la forza… il peso… il calore… è consapevole di ogni sensazione sulla sua pelle… dell’aria… del suono della mia voce che la fa vibrare… della mano che lentamente la scopre… che lentamente la esplora…

La signora Marchi allarga leggermente le cosce, piegando un poco le ginocchia. Inarca la schiena, protendendo lievemente il petto, la testa sempre più rovesciata all’indietro e la bocca che comincia ad aprirsi. Si nota una certa tensione nei suoi muscoli prima rilassati.
Le mani afferrano i braccioli con maggior vigore. Il respiro comincia ad accelerare e a farsi pesante, sonoro.
-… che la esplora nel modo in cui sa di dover essere esplorata… perché è giusto, non c’è nulla di sbagliato… a sentirsi desiderata… a sentirsi amata… mentre qualcuno le fa provare sensazioni… dimenticate… nascoste nel profondo… e la mano la accarezza a lungo… molto a lungo… lentamente… e lei sa che ora o tra non molto sarà il momento… di essere presa… di essere colta come un frutto… e posseduta… nel modo più completo… mentre la sua pelle è sempre più sensibile… a tutte le sensazioni… esposta… sempre più sensibile alle mani che la toccano… sempre più giù… e il suo corpo inizia ad aprirsi… a prepararsi…

Il respiro della signora Marchi è un gemito appena percettibile.
L’eccitazione che le inarca le membra è evidente. Mentre parlo con tono morbido e cadenzato, affondata nella poltrona, le gambe divaricate sullo sgabello, davanti a me aumenta la sua eccitazione. è una donna brutta, la mia paziente. Insignificante, dall’aspetto ottuso, vecchia: nessuno stupore che il marito disdegni di avere rapporti con lei. Ma la signora Marchi non saprà mai, perché ora non è cosciente, non è qui, se capite cosa intendo, non saprà mai che cosa significa, quali misteri nasconde, lo spettacolo che sta avendo luogo su quella poltrona, mentre una donna senza alcuna attrattiva, dai lineamenti banali e piatti deformati in un atteggiamento come di intensa sofferenza, sta provando piacere sull’onda delle proprie fantasie, e il suo aspetto trasfigurato la rende come irriconoscibile: il respiro mutato in un gemito continuo, ormai quasi al livello della mia voce, i seni grossi e penduli rinvigoriti nel loro essere protesi in avanti, i capezzoli che si indovinano, nel reggiseno sotto la camicetta, eretti e rigonfi in mezzo alle areole non più vizze.
Potrebbe essere una scena ridicola, questa donnetta cicciona in preda a una fregola senza fine, ma non c’è nulla di comico davanti a me, e le sue cosce aperte ormai in modo osceno, i piedi gettati all’infuori con le dita spalancate e inarcate all’esterno, a tendere il nylon da non-so-quanti-denari delle calze, sono il segno che questa donna in questo momento è tutte le donne, belle e brutte, che compongono il mondo, intendo dire che potrebbe essere una top-model all’apice di un cunnilinguus da cocaina, o una bella donna al culmine di un coito pieno d’intensità e d’amore, o una studentessa che si fa scorrere nella vasca da bagno l’acqua della doccia tra le cosce: non c’è alcuna differenza, e il corpo della signora Marchi, così goffo, pesante, sgraziato, è pervaso da contrazioni talmente sinuose, che fanno pensare a come quel particolare modo di muoversi sia inequivocabilmente, enormemente femminile, tendente a circondare, circuire, trarre a sé, verso le sue cosce che presentano offrendolo il sesso osceno, aperto, grondante, che la mia immaginazione mi fa intuire nel suo delinearsi al di là del tessuto bianco degli slip.

-… e quando sarà il momento la sua tensione potrà calare… e potrà rilassarsi di nuovo… e sentirsi del tutto soddisfatta… del tutto rinvigorita… mentre il suo respiro lentamente diventa regolare… sempre più regolare… e i suoi muscoli si sciolgono… con un senso piacevole di calore… e di pace…

Lascio passare alcuni minuti perché la congestione del suo viso scompaia, e ben presto i suoi tratti assumono nuovamente la quiete che avevano prima, richiude la bocca, il suo respiro si ode appena.

-… e quando lo vorrà, potrà orientare la sua attenzione… verso questa stanza… e riprendere contatto con la realtà… intorno a lei… quando lo desidera.

A questo segnale mi fermo di parlare. Dopo una pausa di alcuni secondi, riapre lentamente gli occhi, sbatte le palpebre, il suo sguardo è ancora vuoto, poi via via si schiarisce, mi guarda senza espressione. Sospira. Passano altri secondi, è di nuovo padrona di sé:
– Sto bene, dice con voce bassa e tranquilla, diversa dal tono acuto che ha sempre, a inizio seduta. – Sto bene, ripete, ed espira soddisfatta, rilassata, come chi ha constatato un inconsueto dato di fatto e si ferma un po’ a pensare.

– Avevo proprio bisogno di rilassarmi, dottore. Sto sempre bene, dopo che ho sognato, sì, insomma, dopo l’ipnosi.
– Molto bene. Vedo che è riuscita a lasciarsi andare, ha imparato bene.
– Sì, è stato piacevole, mi sento leggera, ora, sorride. è uno dei primi sorrisi da quando ha iniziato la terapia.
– Ricorda qualcosa?
– Mi faccia pensare… No, non molto, la sua voce, il punto sul muro… Poi ho sognato, credo. Ma non ricordo bene il sogno… Era una sensazione fisica, più che altro… come se fossi abbracciata a qualcuno.
– è normale non ricordare le esperienze che si vivono in ipnosi, non deve preoccuparsi. Mi sembra di capire che fosse una sensazione positiva…
– Oh certo, dottore, una sensazione molto bella, grazie. Sto veramente bene, in questo momento. Veramente bene.

La signora Marchi ha compiuto buoni progressi e la terapia richiederà non più di altre 5-10 sedute. Seguiranno alcuni incontri di follow-up dopo sei mesi, ed eventualmente, se sarà necessario, periodiche visite di controllo. FINE

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