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Una cara amica

Si chiama Barbara e diciamo che, all’epoca, la consideravo una vera e buona amica, cosa piuttosto difficile tra un ragazzo ed una ragazza, specialmente quando hanno rispettivamente sedici e vent’anni, ma tant’è.
Eravamo anche stati sul punto di metterci assieme o meglio di finire a letto ma all’epoca lei era eccessivamente una ragazza di buona famiglia e sani principi morali ed io ero eccessivamente porcello (già quella volta), sta di fatto che tutto era finito in niente, un po’ per le sue paure e un po’ per la mia irruenza, e dopo pochi mesi ci eravamo persi di vista.
L’ho incontrata nuovamente pochi giorni fa, dopo quasi dieci anni, e c’è mancato poco che non la riconosco.
I cambiamenti fatti sono tanti e tanto radicali che mi ci vogliono quasi due minuti per convincermi che si tratta proprio di lei.
Portava i capelli a caschetto, perennemente infagottata in maglioni e jeans troppo grandi, qualche chilo di troppo nelle parti sbagliate, qualche chilo di meno nelle parti giuste ed una mentalità che posso solo definire puritana.
Ora mi si presenta davanti con una chioma fluente che le arriva quasi al sedere, infilata (e lo dico nel vero senso della parola) in un completo di pelle nera che le sembra verniciato addosso e con tutti i chili al loro debito posto.
Siccome l’ho incontrata in una discoteca cittadina famosa per essere un punto di ritrovo di gente un po’ fuori dall’ordinario, reputo che anche la mentalità puritana abbia lasciato il posto a vedute più ampie.
è lei che mi riconosce e mi avvicina prendendomi di sorpresa alle spalle e rischiando di farsi rovesciare addosso il drink che sto bevendo.
La discoteca è ancora mezza vuota e quindi possiamo parlare quasi con calma, raccontandoci le novità o meglio i fatti salienti degli ultimi dieci anni. In questo modo vengo a sapere che adesso lavora come segretaria (non aveva mai voluto sentir parlare di lavoro), fa aerobica per mantenersi in forma (per lei lo sport era come l’olio di ricino), si è trovata un appartamento in città (non avrebbe mai lasciato i suoi genitori), vive da sola (non sarebbe mai voluta andare via di casa se non dopo sposata) e non ha un ragazzo fisso perché non le piacciono i rapporti troppo restrittivi (ci eravamo lasciati anche perché non riuscivo assolutamente a restare legato ad una ragazza fissa).
Guarda guarda che cambiamenti! ? !
Il discorso viene interrotto dalla musica che inizia a battere piuttosto forte. Già che ci siamo decidiamo di fare quattro salti e ci buttiamo nella ressa.
Fin dai primi secondi ho la riprova che davvero non si tratta più della stessa Barbara che conoscevo.
Si muove sinuosa e languida nel completo di pelle e si struscia contro di me con la chiarissima intenzione di farmi arrapare.
Non che la cosa mi dia fastidio ne tantomeno sia così difficile da ottenere, il fatto è che farlo nel mezzo di una pista di discoteca non è proprio la cosa più salubre.
Dopo una decina di minuti di strusciamenti vari non ce la faccio più, la prendo per un braccio e, senza dover faticare poi tanto, la porto in un angolino più appartato.
“Guarda che ci sei riuscita. ”
Lei mi guarda sopprimendo un sorriso.
“A fare che? ” chiede fingendo di cadere dalle nuvole.
Per tutta risposta le passo un braccio attorno alla vita e la attiro verso di me, schiacciandole il pacco sul pube.
“Ti basta come risposta? ” le faccio.
Stavolta sorride apertamente. I nostri visi sono a si e no due centimetri di distanza.
“Volevo vedere se ti interessavo ancora. ” mi fa.
Come prima, preferisco la dimostrazione pratica: continuando a stringerla attorno alla vita la bacio infilandole una spanna di lingua in bocca.
Quando ci stacchiamo, un paio di minuti più tardi, ribadisco il concetto a parole
“Anche più di prima. Ma… e adesso? ”
Per sottolineare il problema glielo strofino nuovamente contro.
Lei abbassa una mano e mi sfiora l’attrezzo.
“Ce ne andiamo in un posto più tranquillo, ” dichiara sicura,
“A casa mia”.
Non le do il tempo di ripensarci (sempre che voglia farlo), la prendo per una mano e la guido fuori dalla discoteca.
Saltiamo sulle rispettive macchine e mi incollo ai suoi fanalini di coda.
Percorriamo le strade del centro con una certa prudenza ma con evidente smania di arrivare: mi piace il suo modo di guidare, rapido, sicuro, decisamente sportivo. In una ventina di minuti siamo arrivati a destinazione, posteggiamo ed entriamo.
I primi approcci arrivano in ascensore: un bacio umido e appicicaticcio nonché un gran sfregare e palpare.
Attraverso la pelle dei calzoni le sue natiche sode ed alte sono un qualcosa di stupendo.
L’aprirsi delle porte ci interrompe.
Entriamo in casa e, non appena richiusa la porta, riprendiamo a limonare nell’ingresso.
Si stacca dalla mia bocca e mi scende lungo il collo mentre armeggia con la zip dei pantaloni, prosegue sul petto con la lingua e quando, con un piccolo aiuto da parte mia, riesce a liberarmi l’uccello, gli si avventa sopra famelica.
Ne inghiotte un bel pezzo e inizia a lavorarlo di lingua.
Era una cosa che, ai vecchi tempi non avrebbe fatto nemmeno sotto minaccia, ora invece è diventata decisamente brava.
Con una mano mi massaggia le palle e con l’altra si apre il bolerino,
liberandosi le tette: si solleva leggermente e ci infila in mezzo il mio uccello in una spagnola stupenda.
Chinando al massimo la testa riesce a leccarmi la cappella quando nel movimento spunta dal solco dei seni.
Non posso fare a meno di pensare a quanto era puritana.
Non è finita, faccio per farla rialzare e renderle il servizio, ma scuote la testa, si rimette in ginocchio e riprende il cazzo in bocca.
Piazza le mani sulle mie natiche e mi da il ritmo.
Mi muovo lentamente nella sua bocca ma sembra non sia soddisfatta infatti di la ad un poco si toglie l’uccello di bocca un secondo per ordinare perentoria.
“Chiavami in gola, dai! ”
Contenta lei… più contento io.
Comincio a muovermi con più foga, scopandola come mi ha chiesto.
Resto li a guardarla sbigottito che si ingoia il mio cazzo fino alla radice come se niente fosse continuando a lavorarmelo di lingua.
E un massaggio stupendo e so che se continua ancora un po’ la voglia di venirle in bocca diventerà troppo forte.
Non ho nemmeno finito di pensarlo che lei, accortasi della tensione crescente, solleva gli occhi, mi guarda per un secondo, poi interrompe la pompa sorride e
“Scopami per bene la bocca e vienimi in gola. ” dice.
Oh cazzo, solo la proposta mi fa vibrare le palle.
Lo ringoia e mi afferra le mani appoggiandosele alla testa.
Il concetto è chiaro: le afferro la testa per bene e, un po’ tirandola verso di me, un po’ muovendo il bacino inizio una vera e propria chiavata.
Lei si aggrappa con le mani alle mie gambe e muove la lingua.
Non ho mai fatto una cosa del genere, ma l’ho sempre sognata: non tutte le donne hanno la capacità di rilassare la gola per ricevere un cazzo in quel modo.
Non resisto più, sento la sborra salire dalle palle, mi tendo come un arco, do un ultimo colpo e faccio per sfilarmi almeno un po’ per non soffocarla con la sborrata ma lei si accorge della manovra e si getta di peso contro il mio cazzo.
Il primo schizzo glielo sparo diritto in gola, subito seguito da altri fiotti copiosi, senti le sue labbra serrarsi e la sua gola contrarsi convulsamente mentre inghiotte tutto il mio succo.
Mi tremano le gambe e devo appoggiarmi alla parete per non scivolare a terra: lei mi segue centimetro per centimetro e non molla il mio cazzo.
Aspetta di essere sicura che abbia finito di scaricarmi prima di toglierselo di bocca ed omaggiarmi con un paio di leccate.
Si pulisce la bocca col dorso della mano sorridendomi.
“Spero ti sia piaciuto. ” mormora sfregandosi contro di me.
“Io adoro far venire un uomo in questo modo. ”
Mi prende per mano e mi guida verso il soggiorno, io ho ancora le gambe molli e mi sento un po’ confuso.
Mi succede sempre quando ho un bicchierino di alcool in corpo e subisco esploit del genere.
Ci accomodiamo sul divano lei ancora vestito ed io solo con la camicia.
I calzoni e gli slip sono scompostamente abbandonati in corridoio.
Per farle capire che per me non è finita, anzi, mi sfilo anche la camicia e la butto a raggiungere i pantaloni.
Lei accende una sigaretta e me la passa.
“Che ne dici, ho migliorato le mie tecniche amatorie? ” chiede a bruciapelo soffiano il fumo verso il soffitto.
“Migliorato è dire poco! ” ammetto senza riserve.
“E non è tutto! ” ribatte lei.
“Da quando ci siamo persi di vista ho imparato veramente ad apprezzare il sesso in ogni sua forma. ”
Si alza e va verso la televisione.
“Ti va di vedere un film? ” questa è bella, abbiamo appena iniziato quella che potrebbe essere una nottata di porcate e questa mi propone di guardare la televisione.
Sto per rispondere che preferisco di gran lunga finire quanto iniziato ma un dubbio mi assale.
è evidente che non ho ancora smaltito del tutto i beveraggi e per questo ho i riflessi un po’ appannati.
“Se è qualcosa di interessante… ” dico.
“Giudica tu. ” risponde togliendo una cassetta dallo scaffale ed inserendola nel videoregistratore.
Fa partire il film, abbassa le luci e torna a sedersi accanto a me.
Fin dalle prime scene il video promette bene: è un amatoriale, girato da qualcuno che non ha grandi esperienze in materia.
Dalle prime scene capisco che si tratta di qualcosa di mooolto interessante.
Come protagonista proprio Barbara, distesa sul letto con un vibratore di ragguardevoli dimensioni.
Se lo sta ficcando in figa con notevole ardore ed evidente trasporto.
La scena dopo qualche minuto ed un orgasmo cambia, i vibratori diventano due, uno davanti e uno dietro.
La visione mi incomincia a fare effetto e l’uccello mi riprende consistenza.
Do un’occhiata a Barbara, seduta accanto a me e vedo che si struscia la fica attraverso i calzoni: quando si accorge che la sto guardando, ricambia lo sguardo, si accorge della ripresa del mio cazzo ed allunga una mano per velocizzarla.
La allungo anch’io per ricambiare ma mi ferma al volo.
“Stai tranquillo e guarda il film. ”
Nuova scena: i vibratori sono scomparsi, sostituiti da una bella figliola che non conosco: le due ragazze si slinguano con foga in un continuo contorcimento ed un accompagnamento di mugolii di tutti i toni.
Ho il cazzo duro come l’acciaio e Barbara continua imperterrita a lavorarmelo di mano: per fortuna ha innestato un ritmo che posso sopportare all’infinito.
Cambio di scena: ora si aggiunge un ragazzo con una bella sberla di cazzo che si diverte un modo con le due protagoniste.
Sembra un collage di spezzoni che illustra una vera e propria escalation sessuale: Barbara e l’amica con due ragazzi; ai quattro si aggiunge una terza ragazza; ricompargono i vibratori; arrivano un paio di bottiglie di birra per dare man forte ai vibratori; un terzo ragazzo seguito subito dopo da un quinto mentre le chiavate, i pompini e le inculate si sprecano; appare un frustino ed un paio di manette; Barbara legata ad una sedia con il culo sporgente mentre un ragazzo la chiava ed un altro se lo fa succhiare.
Quando sullo schermo mi ritrovo la mia giovane amica alle prese con una manina femminile infilata nella figa, non ne posso più: mi butto sopra la Barbara in carne ed ossa che ho al fianco e che fino ad ora ha abilmente schivato tutti i miei tentativi di approccio limitandosi a menarmi con lentezza esasperante l’uccello.
In questo momento nemmeno un carro armato riuscirebbe a fermarmi e per un secondo mi balena l’idea che forse era proprio quello che la porcella voleva.
Le tolgo il cazzo di mano, l’afferro per la vita spostandole il sedere oltre il bordo del divano, le slaccio i pantaloni e senza troppa cortesia glieli sfilo di dosso.
Lei si lamenta brevemente perché la pelle dei calzoni non scivola per niente sulla sua pelle umida di sudore e quindi, ad occhio, le procuro qualche brutta escoriazione per la foga.
In un colpo solo pantaloni e stivaletti finiscono a tenere compagnia ai miei e li mi blocco.
Anziché un normale paio di mutandine, indossa uno di quegli slip in lattice: mi avvicino per guardare meglio, le divarico le gambe e, sorpresa, si tratta di un paio di quelle mutande con vibratore incorporato.
Adesso capisco perché non ha voluto che la toccassi fino a quel momento: primo non ne aveva bisogno, secondo mi sarei reso conto di quanto è aumentata la sua porcellagine.
Lei sogghigna apertamente, mi scosta e si alza in piedi.
“Andiamo nella mia sala giochi. ” ordina.
Mi prende per il cazzo, nel senso stretto del termine, e mi trascina fuori dal salotto e lungo il corridoio.
Quattro passi e siamo in camera da letto.
Si avvicina ad un armadio e ne apre le ante; mi affianco a lei e do un’occhiata dentro.
“Alla faccia! ” esclamo mentre, automaticamente, allungo le mani e le afferro le chiappe iniziando un lento massaggio, facendo in modo di muovere i vibratori agganciati alle mutandine dentro di lei.
L’armadio è un vero espositore di attrezzature sessuali: ci sono vibratori di tutte le misure, da quelli sottili come un dito ad un bestione che somiglia ad un braccio (anzi, è proprio un braccio con tanto di pugno stretto), un paio di cunei anali, due o tre perette per enteroclismi, due falli con le cinghie da allacciare in vita, un paio di cazzi doppi, uno di quelli a due teste, c’è una maschera di latex con le chiusure a zip sulla bocca e gli occhi, un set di anelli costrittori per il cazzo, quattro o cinque frustini di vario tipo, una scatola con uno stantuffo che esce da un lato ed una, ancora più strana, con una serie di quadranti, ruttori e cavetti che ne spuntano da tutte le parti.
Per non parlare di cosa ci sarà nel resto dei cassetti e delle scatolette.
“è una collezione degna di nota. ” le bisbiglio ad un’orecchio mentre lei, sotto le mie maniche non hanno smesso un istante di accarezzarle le parti basse, rabbrividisce e si agita.
“Molti li ho comperati, ” fa con voce roca ed impastata.
” ma molti me li hanno regalati degli amici. ”
“Quelli del video? ”
“Si. Ma anche… altri che… hanno… apprezzato…. il… il… mio… m… modo…. di sco… scopare. ”
Si abbandona contro di me e viene senza ritegno.
La prendo in braccio e la stendo sul letto che è, reputo volutamente, praticamente attaccato all’armadio: anche stando distesi basta allungare un braccio per munirsi di qualsiasi attrezzo da piacere si voglia.
Sfilo lentamente le mutandine a Barbara che alza le gambe per facilitarmi il compito e, allo stesso tempo, allunga una mano verso il comodino prendendo un telecomando.
“Non ti spiace… ” mi chiede indicando un angolo della stanza.
Mi giro e vedo una videocamera puntata verso di noi.
“Solo se poi me ne dai una copia. ”
Lei punta il telecomando e fa partire la registrazione.
Finisco di sfilarle le mutandine, estraendo dal suo corpo i due falli finti ad esse attaccati: ha la figa completamente depilata e grondante di umori.
è talmente bagnata che, tolto il vibratore che le tappava la fica, un rivolo di sbroda le scende nel solco delle natiche inzuppando il lenzuolo.
Mi stendo a pancia sotto ed inizio un diligente lavoro di lingua, dedicandomi anima e corpo al clitoride che spunta eretto dal culmine delle grandi labbra e, di passaggio, infierendo sulla bocca della vagina e sulla rosellina dell’ano.
Lei per facilitarmi il compito si prende con le mani le ginocchia e solleva le gambe verso le spalle.
Dopo appena un paio di minuti di leccamenti e succhiate prende ad agitarsi e mugolare, contorcendosi come una biscia; come ulteriore stimolo le infilo le dita, aperte a forbice, in corpo: indice e medio per la fica, anulare e mignolo per il culetto.
“Vaaaaai! ” sbotta felice. ”
Fottimi così! ” non chiedo di meglio, ma dopo un po’ a lei non bastano più le mie dita.
Si contorce sul letto e infila una mano tra le ante dell’armadio ritraendola armata di un vibratore di medi dimensioni: lo accende, lo succhia un attimo per inumidirlo e, scostatomi un attimo, se lo affonda in fica.
Io mi dedico al suo culetto, infilandoci la lingua e agitandola nello sfintere.
Mi sembra di avere a che fare con una ginnasta: si sfila il primo vibratore, si gira a quattro zampe, ne prende uno un po’ più grosso e lungo e se lo affonda in corpo.
“Dammi il cazzo da succhiare. ”
Ordina vogliosa. Io l’aggiro e le porgo la mazza
che lei si affretta ad ingoiare continuando a sbattersi da sola con il cazzo finto.
Mi succhia per un paio di minuti poi chiede il cambio, getta il vibratore e mi agita la fica in faccia.
La prendo da dietro, reggendola per i fianchi e sbattendola con quanta forza ho in corpo.
Lei, con il petto appoggiato al letto, con una mano si gratta il clitoride con furia e con l’altra di infila due dita nel culo.
“Quanto mi piace scopare. ”
Afferma convinta.
“Una volta non era proprio così”
Ribatto senza smettere di fotterla.
“Quella volta non capivo proprio un cazzo. ”
Risponde lei sfilandosi il mio uccello dalla figa, rivoltandosi e stendendosi davanti a me in un chiaro invito al sessantanove.
Mi distendo su di lei che si affretta ad imboccarmi il cazzo ed a porgermi il vibratore che aveva usato poco prima.
Mi attacco con la bocca al suo grilletto e le infilo in fica il vibratore.
Lei succhia come un’idrovora e mi massaggia le palle con dolcezza.
Al momento non ci faccio caso ma le dolci manine della mia Barbara abbandonano i miei testicoli e risalgono lentamente lungo le gambe, raggiungono il mio sedere e, dopo un attimo, sento un ditino che mi stuzzica l’ano.
Un secondo dopo il ditino inizia a spingere e me lo ritrovo nel retto.
è un massaggio un po’ particolare ma decisamente piacevole soprattutto se fatto mentre una linguetta impertinente ti stuzzica con insistenza la cappella.
Visto che è così reputo sia il caso di restituirle il piacere: senza smettere di leccargliela le sfilo il vibro dalla figa e glielo punto sul culetto, spingendo leggermente.
Se mi fossi illuso di darle un dispiacere ho l’immediata smentita: mi batte sul braccio e me lo sposta con una mano, facendomi scavalcare la sua gamba, poi ripete la stessa operazione dall’altra parte e si ritrova con l’incavo delle ginocchia sotto le mie ascelle ed il culo ben sollevato ed aperto.
Se questo non è un invito…
Una spinta progressiva ed il vibratore sparisce nel suo retto senza nemmeno un attimo di esitazione.
Lo accendo alla massima velocità ed inizio a pomparglielo in corpo.
Lei stacca la bocca dl mio cazzo ed ansima profondamente.
“Siii. Infilalo fino in fondo! ”
Detto, fatto; lei traffica sotto di me, sento che allunga un braccio, sfila il dito dal mio culo e lo sostituisce con una punta di plastica.
“Cazzo fai? ” le chiedo leggermente allarmato.
“Zitto e lecca, porco! ” è la risposta.
Questa mi vuole sverginare il culo.
Non che sia una cosa che consideri proprio negativamente, ma non vorrei che usasse uno di quei bestioni che ho visto nell’armadio.
Non so perché ma non mi ribello, stringo i denti e mi preparo spiritualmente ad essere sodomizzato a sangue.
Lei riprende il mio cazzo in bocca, spingendo il vibratore mentre tiro un sospiro di sollievo: evidentemente ha scelto una misura tra le più piccole perché per quanto mi sento dilatare non provo un particolare dolore, anzi, lo stimolo prostatico è decisamente piacevole.
Ci dedichiamo per qualche minuto a leccarci e incularci a vicenda con quegli aggeggi poi, per quanto possa essere divertente e piacevole, decido che è il caso di riprendere a scopare.
Barbara ci sta volentieri ma ha voglia di variazioni stravaganti perché mi impone di tenermi il vibro nel culo e ne tira fuori dall’armadio uno con le cinghie.
Me lo allaccia in vita e mi ritrovo con due cazzi sul basso ventre.
Si piazza sul letto con il culo sulla sponda e spalanca le cosce.
“Riempimi di cazzo. ” dice con una lascivia incredibile.
Mi inginocchio davanti a lei e punto le due mazze ai suoi forellini: per la figa il cazzo finto e per il culo quello vero.
La inforno con un colpo solo e lei mi serra la gambe attorno ai fianchi. Per sovrapprezzo, mentre prendo a sbatterla, si mena il grilletto.
“Vai! … Si! … Fino in fondo! … Chiavami! … ”
Dice, fissandomi negli occhi e agitandosi contro il mio ventre.
Non dura molto, si inarca all’indietro, strabuzza gli occhi e, con un rantolo, viene sotto i miei colpi.
Mi sfilo velocemente dal suo corpo ed mi afferro la base del cazzo stringendo forte: per poco non vengo anch’io.
Lentamente lei si rilassa, poi si solleva sui gomiti e mi guarda.
“Sei davvero bravo. ” afferma.
“Mi arrangio. ”
Si alza e mi sgancia il cazzo finto dalla vita, lo appoggia nell’armadio e rovista in un paio di scatole.
Ne tira fuori una serie di palline piuttosto grosse attaccate ad una cordicella e un fallo a pompetta, di quelli che si allargano a volontà.
Nel frattempo mi sono liberato dal vibratore che avevo infilato nel sedere ed osservo cosa combina Barbara.
MI affida le palline, sistema sul letto una pila di cuscini, ci si siede sopra e si rovescia all’indietro piazzando il culo per aria, poi prende il fallo gonfiabile e se lo infila in fica fino in fondo cominciando ad agire con energia sulla pompetta. In mezzo minuto l’aggeggio si è gonfiato e le sbarra la figa.
“Dai, datti da fare con quelle palline. ”
Sto per iniziare ma reputo di meritarmi anch’io un po’ di attenzioni, faccio il giro del letto e mi inginocchio a cavalcioni sulla sua faccia.
“Mentre mi occupo del tuo culetto, tu prenditi cura del mio cazzo. ” le consiglio.
“Mhmm, molto volentieri. ” e lo imbocca per l’ennesima volta.
Punto la prima pallina sul suo sfintere e spingo lentamente.
L’entrata non è per niente facile, sia a causa della posizione, sia causa del cazzo gonfio che le tappa la fica riducendo le capacità dell’ano, sia a causa delle palline che, con un diametro di tre centimetri sono piuttosto grosse per un lavoro del genere, ma con una po’ di impegno e di cattiveria, pigiando senza ritegno con il pollice, alla fine riesco a farla passare.
Lei sussulta e stringe leggermente i denti attorno alla mia asta.
Rabbrividisco e le do una pacca di quelle toste sulle chiappe.
“Non vorremo mica farci male, vero? ” chiedo
“Guarda che se mordi ti sfondo la figa, he! ? ” per sottolineare il concetto le mollo una seconda pacca sull’impugnatura del cazzo finto che le spunta tra le gambe.
L’oggetto la riempie completamente e non ha grandi possibilità di movimento; qualsiasi sollecitazione a cui viene sottoposto, si scarica direttamente sulle pareti vaginali: è come se le avessi dato uno schiaffo alla fica.
Barbara mugola chiaramente di dolore e si affretta ad allontanare i denti dal mio cazzo.
“Così va meglio. ” borbotto sistemando una nuova pallina sul suo ano.
Memore della prima pallina passo subito alle maniere forti spingendo con forza con il pollice.
è sicuramente una mia impressione, ma quando la pallina passa lo sfintere e sparisce nel suo retto mi sembra quasi di sentire un PLOP.
Anche questa volta Barbara sussulta visibilmente e mugola, ma sta bene attenta a non fare gesti strani.
Per prevenzione do un’altra pacca, un po’ più leggera, sul vibro. Una pallina e una pacca, altra pallina e altra pacca, quinta pallina e quinta pacca.
Dal suo culetto sporge solamente la parte finale della cordicella che unisce le palline; barbara sputa il mio cazzo e boccheggia come un pesce fuori dall’acqua.
“Sono piena… oh cazzo… mi… sembra di… scoppiare. ”
Ci credo! Deglutisce a fatica.
“Ora… togli… toglile… lentamente. ”
Mi chiede prima di dedicarsi nuovamente al mio cazzo.
Prendo a tirare la cordicella ed osservo eccitato il suo sfintere che viene dilatato sempre di più dalla prima pallina che sforza per uscire.
Lei intanto sta facendo un vero e proprio concerto di mugolii a bocca piena respirando rapidamente con il naso.
Tiro più forte e la pallina schizza fuori accompagnata da un pezzo di cordicella: mugolio decisamente più forte da parte di Barbara.
Continuo l’operazione finche anche l’ultima pallina non è stata disputata dal culetto della mia amichetta porcella che, non appena si riprende dall’orgasmo che questa pratica le ha provocato, con la mano mi invita a ripetere l’operazione.
Finché continua a succhiarmi il cazzo con quella maestria, posso ripetere l’operazione quanto vuole.
Rimetto le palline nel suo culo ma, quando sto per tirarle lentamente fuori come la prima volta, la troietta mi ferma.
“Tutte… in… un… colpo… ”
Decreta. Questa è pazza!
“Mettiti… davanti… a.. me.. e tira… forte… ”
Non è pazza, e masochista.
Per me va bene lo stesso.
Giro attorno al letto, afferro la cordicella a due mani e punto i piedi.
“Pronta? ” le chiedo.
Le si afferra le cosce con le mani. Stringe talmente tanto che le si sbiancano le punte delle dita.
“Spaccami! ”
Do uno strappo secco.
Le palline schizzano fuori dal suo sfintere a raffica e lei urla a bocca spalancata.
“Caaaazzoooooo! ”
Si preme le mani sul buco del culo e rimane immobile per qualche minuto prima di riprendersi.
Quando le toglie riesco a dare un’occhiata al suo forellino: è gonfio ed infiammato che pare una brace.
“Barbara sei completamente pazza! ” dichiaro dandole una mano ad alzarsi in piedi.
Ha ancora il fallo gonfiabile nella fica ed è piuttosto buffa da vedere con la pompetta che le pende in mezzo alle cosce.
“Ma davvero ci godi a farti fare tanto male? ” annuisce debolmente.
“Ancora di più pensando al seguito! ” dichiara gettando le palline nell’armadio e prendendo una sacca da enteroclisma.
La guardo con gli occhi fuori dalle orbite mentre me la porge.
“Voglio che mi fa un clistere e poi mi inculi per bene. ”
Dice senza alcun ritegno.
“Per questo mi sono fatta slabbrare con le palline. ” si passa la lingua sulle labbra con espressione famelica.
“Dopo un simile trattamento ho il culo in fiamme ed anche la cannula della peretta mi sembra un tronco. ”
MI prende l’uccello e lo mena lentamente.
“Il tuo cazzo mi darà l’impressione di spaccarmi in due. ”
“Ma dove cazzo hai imparato queste pratiche? ”
Chiedo tanto perplesso quanto eccitato.
Lei alza le spalle.
“Ho lavorato per quasi un anno in Germania come cameriera. ” dice come se questo spiegasse tutto.
“Aspettami qui un attimo. ” Se ne va con la sacca in mano, camminando a gambe larghe.
Sento l’acqua che scorre nel bagno e dopo qualche minuto Barbara rientra.
Aggancia la sacca all’anta dell’armadio e mi porge la cannula.
“Riempimi le budella” dice inginocchiandosi sul letto. Io eseguo diligente.
Punto la cannula al suo ano infiammato e la faccio penetrare lentamente, poi apro il rubinetto.
L’acqua scende gorgogliando in Barbara che respira sempre più rapidamente mentre il ventre le si gonfia a vista d’occhio.
La sacca è graduata e, guardando bene, mi rendo conto che l’ha riempita con due litri di liquido.
La prende tutta senza protestare e, quando sfilo la canna, sono convinto che non potrà resistere a lungo senza scaricarsi.
Invece lei afferra il cazzo finto ancora piantato nella sua fica e lo agita per quanto è possibile.
Ha gli occhi chiusi ed un’espressione estatica sul viso.
Sta davvero godendo di quella pratica così strana.
Si volta verso di me e mi guarda interrogativamente.
“Allora? Cosa aspetti? ”
“Pensavo tu volessi prima… ”
“Nemmeno per idea. Tu non puoi sapere che piacere sia farsi inculare con l’intestino pieno di acqua. Forza, sfondami! ”
Quasi meccanicamente mi piazzo dietro di lei.
Ho il cazzo tanto duro da farmi male e solo in quel momento mi rendo conto di quanto quella situazione bizzarra mi abbia eccitato.
So per certo che, in una simile situazione ed arrapato come sono non potrò resistere molto e lo dico a Barbara.
“L’importante è che mi sbatti con forza. ” è la sua risposta.
Punto la cappella arrossata sull’altrettanto arrossato buco di culo di Barbara e do un colpo di reni.
Lei grida ma non si sottrae alla penetrazione.
Il cazzo di gomma è un ostacolo piuttosto difficile ma riesco a superarlo e in un secondo sono piantato fino alla radice.
“Siii! … Dai… Sbattimi… ”
Grida Barbara. L’afferro per i fianchi e inizio a pomparla a tutta forza.
Sento il suo sfintere che si contrae attorno al mio cazzo e l’orgasmo che mi monta dentro,
Mi muovo quasi con rabbia, sferrandole dei colpi che la fanno sbattere a destra e a sinistra.
Affondo in lei come se davvero dovessi spaccarla in due.
Le passa una mano sotto la pancia e mi afferra le palle, strizzandole leggermente.
Non ne posso più, mi gira la testa e vedo nero davanti gli occhi, mi aggrappo con tutte le mie forze ai sui fianchi e le sferro gli ultimi colpi, poi le vengo nel culo e lei viene quasi assieme a me, stimolata dagli schizzi di sborra che le fiottano nel culo come un secondo clistere.
Ci lasciamo andare fianco a fianco sul letto, mentre lei continua a carezzarmi gentilmente lo scroto.
Restiamo li a riprendere fiato per qualche minuto poi lei si fila il mio uccello dal sedere e scappa al bagno.
Ritorna dopo qualche minuto e si appoggia allo stipite della porta guardandomi tranquilla.
“Che ne dici, Sono ancora la verginella che conoscevi? ”
“Alla faccia del cazzo… ”
“Ho un unico rimpianto. ”
Prosegue senza lasciarmi finire.
“Se mi fosse svegliata prima, quante belle scopate ci saremmo fatti. ”
La guardo e sogghigno. ”
Si può sempre rimediare”
Dico, facendole segno di avvicinarsi.
Come ha detto lei la notte è lunga e, con un po’ di buona volontà, si possono fare diverse cosette ancora. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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