Home / Incontri / Una peretta per Eleonora
copertina racconto erotico

Una peretta per Eleonora

Quel pomeriggio non voleva passare mai, la noia era totale padrona in campo e poi caldo e afa peggioravano la situazione al punto che il suono del telefono arrivò come un evento positivo:

“Ciaooo, Maurizio, …. sono Eleonora, mi vieni a prendere? , sono a Malpensa e scusa se ti disturbo ma tu sei talmente vicino che ho pensato di disturbarti…. ” Era la moglie del mio socio, lui era all’estero per una importante commessa e io ero rimasto in ufficio.

“Va bene, stai tranquilla, ora parto subito, sarò da te fra 10 minuti. “. Salii in macchina felice di rompere la monotonia di quel pomeriggio, ma anche di poter rivedere Eleonora, una gran bella donna che il mio socio si era conquistato a suon di bravate ma che ora, per sua ammissione, non riusciva più a reggere le sue pretese. Mentre guidavo pensavo a quanto mi sarebbe piaciuto raccogliere anche le sole briciole di sesso e di erotismo che cadevano dal rapporto di quei due, ma sapevo bene che Eleonora era molto innamorata del suo uomo e che difficilmente avrebbe lasciato spazio a qualcun altro. La mia mente correva a quelle volte che, ospite del mio socio, potevo ammirarla sul bordo della loro piscina, due tette da far morire d’invidia qualunque donna, ma, soprattutto, un paio di chiappe la cui perfezione avrebbe mozzato il fiato anche al più navigato degli uomini e uno sguardo da vera amante, uno di quei sorrisi da farti rizzare subito il cazzo senza preavviso….. una vera pantera, tanto dolce quanto determinata.

I miei pensieri su Eleonora mi fecero arrivare presto all’aeroporto, la intravidi subito al punto concordato, mi fermai e scesi dalla macchina, ci salutammo, le chiesi se il viaggio era andato bene, mi rispose euforica che l’Irlanda era un paese meraviglioso e che tutto si era svolto magnificamente. Sistemai le sue valigie nel baule e ci accomodammo in macchina…

“Ohhooh come è fresca, si sta proprio bene qui, questa differenza di clima tra dove ero e qui è veramente micidiale… senz’altro mi creerà qualche problema, ma penso di sapere come risolverli… ” si fermò come per aspettare una mia richiesta di spiegazione circa la soluzione di questi piccoli problemi, ma io feci finta di nulla e la tempestai di domande sull’Irlanda, su suoi paesaggi sulla gente fino a quando, improvvisamente, mi fece segno di costeggiare, in prossimità di una farmacia

“Scusa maurizio, fermati un attimo, devo acquistare una cosa, torno subito … grazie”. Fermai la macchina in un piccolo spiazzo libero, mi venne anche da sbottare un po’, pensai a quanto fosse abituata Eleonora a dare disposizioni, di quanto dovesse essere forte di carattere e mentre questi pensieri iniziavano a prendere possesso della mia mente la vidi sbucare dalla farmacia con un pacchetto. Finalmente, ora potevo togliermi da quello scomodo divieto di sosta… si insinuò velocemente nell’abitacolo

“Ecco fatto… scusa se ci ho messo tanto, ma con la commessa faticavo a farmi comprendere… ” e così dicendo appoggiò quel pacchetto sul cruscotto della macchina e ci avviammo verso casa sua. Non so perché ma non perdevo una sola occasione per guardare quel pacchetto, nel maldestro tentativo di capire cosa ci fosse incartato di tanto strano da poter essere oggetto di discussione con una commessa. Eleonora se ne accorse,

“Ohh scusa, sai, è per quel problema legato al cambiamento di clima, un rimedio pratico e carino… ” Fu allora che Eleonora scartò il pacchetto misterioso e apparve chiaramente il contenuto …

“Una peretta? ! ? ! ? ! ” Esclamai con un vuoto al cuore da far trasparire chiaramente che quell’oggetto per me andava ben al di là delle sue funzioni terapeutiche…

“Si .. Si.. una peretta, di quelle che si usano per i bambini, ma questa mi risolverà i problemi di stitichezza dovuti al cambiamento di clima e… “stava espletando le sue conoscenze quando mi vide particolarmente imbarazzato

“Ma Maurizio, ti sembra il caso di arrossire ? … oppure questa visione ti ha evocato qualche ricordo di quando eri piccolo ? ? ? ” aggiunse in modo malizioso guardandomi come un libro aperto…

“Ma no, … no, cosa diavolo ti viene in mente, mi sembrava solo una cosa per bambini, non pensavo certo a una applicazione per gli adulti… ” risposi quasi stizzito per essere stato scoperto. In effetti la peretta mi evocava sì deliziosi ricordi ci quando, già adolescente, mi zia me ne propinava parecchie quando andavo in montagna da lei e non nascondo che tutte quelle immagini ora si stavano riversando addosso a Eleonora in una tempesta ormonale quasi impossibile da nascondere. “Va bene, va bene… ” aggiunse Eleonora

“… diciamo che ci credo e comunque non ci sarebbe nulla di male… ” Non riuscivo a distogliere il mio sguardo da quella scatola, quella peretta rossa, dalle curve perfette con quella canula bianca che si erigeva imperiosa, come alla ricerca di una vittima sacrificale, risuscitava dentro di me dolcissimi ricordi e tante sensazioni da provocarmi una eccitazione il cui moltiplicatore ora si chiamava Eleonora la quale non perdeva occasione di mettermela bene in vista con la scusa che l’inerzia, nelle curve, nelle frenate o nelle accelerazioni la facevano cadere.

Arrivammo a casa, Eleonora prese il pacchetto mentre io mi diressi verso il baule della macchina, estrassi le valigie e la accompagnai in casa. Salendo i pochi gradini, da dietro, vedevo questa scatola che si era infilata sottobraccio per poter portare la borsa, i suoi fianchi si muovevano in modo stupendo, il movimento del suo sedere poi mi portava la pressione a mille, roba da scoppiare, e se poi immaginavo che ben presto una canula di una peretta ne prenderà possesso….. quasi mi venivo addosso.

Entrai in casa,

“Lascia pure lì Maurizio, poi sistemo io, ora godiamoci un buon drink… ” mi disse Eleonora dalla cucina. Io mi sedetti un momento sul comodo divano della sala, un ambiente fresco e bellissimo, un silenzio surreale circondava tutta quella strana situazione, osservavo l’acquario gigante del quel il mio socio era un grande appassionato, osservai anche lo schermo a 72 pollici che occupava una intera parete, inoltre il verde non mancava, piante esotiche si confrontavano con pareti dai tenui colori pastello e il tutto offriva una sensazione di relax veramente piacevole interrotta dall’entrata di Eleonora:

“Ecco Maurizio, …. ecco il tuo drink, con ghiaccio… ” mi girai, allungai la mano, quel bicchiere dalle pareti gelate dava subito un senso di refrigerio, poi il mio sguardo incrociò quello di Eleonora che, con fare ciondolante e un sorriso estremamente malizioso aggiunse, guardandomi fisso negli occhi:

“Mi dai un aiuto all’operazione? … si dai… voglio dire… , sono sicuro che ci sai fare, potresti preparare tu la peretta? , … io, … io ho già messo l’acqua a bollire, ora vado a farmi una doccia, … per favore dai … mi aiuti? penso che da sola avrei delle difficoltà e tu… ” Come potevo rifiutare

“Certo Eleonora, se ti fidi ? , penso che non ci siano problemi” risposi quasi con fare superficiale e disinteressato

“Grazie… ” disse facendo scivolare le sue mani sulle mie braccia

“… ora vado a farmi la doccia… ” e così dicendo si allontanò senza staccare lo sguardo dal mio fino a che scomparve fisicamente nell’altro ambiente.

Mi recai in cucina immediatamente, con il cuore in gola e una eccitazione quasi incontrollabile, feci uno screening di tutto quello che si poneva alla mia vista: l’acqua bolliva, il profumo della camomilla già si era impadronito dell’area circostante, spensi subito il fuoco e cercai con lo sguardo lo strumento magico…. la peretta. Un potente tuffo al cuore quando vidi la scatola ben riposta sul ripiano della cucina, il fiato mi si mozzò come interrotto da una fortissimo turbamento, sì, finalmente le mie mani con movimenti religiosi aprirono la confezione, subito un profumo di caramella invase le mie narici mandandomi al cervello, unitamente al tatto della rossa peretta, una ulteriore eccitazione, la estrassi, la guardai con un senso di potenza, poi cercai la canula, la trovai, la infilai nella pera e… Ero emozionato come un ragazzino, il pensiero di quello che mi aspettava aumentava la mia eccitazione, attesi pazientemente che l’acqua si raffreddasse fino a temperatura ambiente, poi feci fuoriuscire l’aria contenuta nella pera premendola e immergendola nella vaschetta della camomilla, rilasciai le morbide pareti lasciando che risucchiassero il tiepido liquido all’interno, l’operazione venne ripetuta sino a che la peretta fu completamente riempita. Per essere certo di non aver lasciato aria nella peretta, rivolsi la canula verso l’alto e premetti leggermente con i pollici sul fondo della pera che immediatamente fece schizzare qualche goccia dalla punta della stessa.

“Bravo, sei bravissimo, ti sto osservando e non potevo mettermi in mani migliori… ” Sobbalzai, non me lo aspettavo, Eleonora era lì, coperta con un accappatoio bianco, cortissimo che evidenziava il colore della sua pelle lucida olivastra ….

“Sei veramente stupenda… ” mi venne da dirgli

“Dai Maurizio, adesso mi confondi… ma dimmi … siamo pronti ? ”

“Certo cara, se vogliamo andare di là… ” aggiunsi io ostentando una certa sicurezza, lei mi sorrise e stavolta le colsi io un suo leggero turbamento quando i suoi occhi si soffermarono sulla peretta e di questo ne fui veramente felice, non volevo soccombere, da quel momento dovevo guidare io la situazione, guai se mi si evidenziasse un momento di debolezza o peggio di incertezza, Eleonora non me lo avrebbe perdonato. Arrivammo in camera da letto e …

“Stenditi a pancia in giù Eleonora… ” così dicendo si tolse l’accappatoio con gesti lentissimi, mi guardava ma stavolta con uno sguardo supplichevole e mentre stava coricandosi sul letto

“Ti prego Maurizio, non farmi male, ti raccomando … sii dolce… ” e così dicendo appoggiò un ginocchio al centro del materasso, poi i palmi delle sue mani frenarono la caduta sul cuscino e…

“Stai tranquilla… ” aggiunsi io con fare professionale,

“… non sentirai nulla, vedrai… “. Fu con questa rassicurazione che vidi il suo viso immergersi sereno nel bianco cuscino, le braccia allargate in modo da evidenziare una certa arrendevolezza all’evento, le mani scivolare sotto il cuscino per rubare un po’ di momentaneo fresco ma, soprattutto, vidi come accomodava il suo corpo marmoreo e totalmente indifeso sul copriletto di seta. Il mio sguardo accompagnò la visione partendo dai biondi capelli, ancora bagnati per la doccia, scese giù lungo la spina dorsale sino al coccige per poi soffermarsi sulla stupenda visione di quei glutei che, come perfette vittime sacrificali, attendevano rassegnate l’estremo evento. Ebbi un momento di titubanza, per un attimo ebbi la sensazione di violare in modo sacrilego un tempio della dea Giunone, ma capii che anche lei non stava aspettando altro. Mi sedetti sul fianco del letto, avevo la peretta nella mano destra e con la sinistra mi posai sui suoi glutei con una leggera pressione, utile alla sola funzione di divaricarne il solco paradisiaco fino a che la rosellina del suo culetto non venne alla luce. Ne seguì un brivido, Eleonora, istintivamente e con un tremore, richiuse i glutei

“Oh scusa Maurizio, ti prego continua… ” Confortato ripresi l’operazione, questa volta divaricai i glutei con il pollice e l’indice della mano sinistra mentre con la destra, tenendo la pera per la base, depositai il piccolo obice della canula proprio sul roseo fiorellino in modo che qualche goccia, fuoriuscendo, ne lubrificasse la zona. Poi con gesti millimetrici, roteavo la cima della canula attorno al buchino attendendo, tutt’altro che impaziente, che il culetto si aprisse quasi implorandone la penetrazione. Il corpo di Eleonora pareva rispondere molto bene a quel tipo di contatto, infatti piccoli movimenti inguinali dichiaravano un certo gradimento, confortato anche da soffocati mugolii di Eleonora. A quel punto alzai la peretta dandogli una inclinazione più naturale per la penetrazione, al punto che la cima della canula mi scomparve quasi subito nel buchino, come se fosse decisamente risucchiata, richiesta, voluta ! Frenai l’impeto, feci in modo che il resto della canula si facesse desiderare,

“entra, … non entra, … entra non entra, … ma quando entra dai … ” questi erano i pensieri di Eleonora ma il mio pensiero era quello di prolungare all’infinito quel meraviglioso clisterino un sogno che solo casualmente si stava realizzando e che covavo dentro di me da sempre. Finalmente la canula penetrò tutta, completamente nel buchino di quel culetto meraviglioso, Eleonora strinse forte forte i glutei, come per non volerlo lasciare scappare, ma io …

“scusa tesoro, penso non sia dentro bene, dai rilassati, rifacciamo… ” e con un sadismo impietoso sfilai la canula provocando a Eleonora un godimento immenso misto alla sofferenza di veder rimandato l’attimo cruciale dello primo schizzo. Ripetei l’operazione con sadica lentezza, i sordi mugolii di Eleonora si trasformarono ben presto in ansimanti respiri di piacere, tanto che quando la canula si trovava a metà della sua totale penetrazione fu proprio un movimento all’indietro di Eleonora che ne anticipò la totale sparizione della stessa nel suo sederino.

“Ora è dentro proprio bene sai, respira profondamente e lasciati andare… ” gli dissi con ulteriore tono professionale. Vidi il suo volto appoggiato lateralmente sul cuscino, occhi socchiusi, bocca semiaperta, respiro ampio e lussurioso, le braccia erano adese al suo corpicino con i palmi delle mani rivolti verso l’alto in segno di totale arrendevolezza. Ora dovevo iniziare, mi accomodai meglio dietro di lei, mi misi in ginocchio tra le sue gambe, le mie mani avvolsero la magica pera, i pollici appoggiati sul fondo non aspettavano altro che l’esecuzione del comando e quando le altre dita si fissarono bene attorno alle curve della peretta ecco che imperiosamente i pollici iniziarono a premere con grande forza

“Ohoohohhohoo !!! … ” Eleonora si lasciò andare a un godimento liberatorio e dichiarato, l’attesa l’aveva eccitata all’infinito, ma ora finalmente

“… Ohhhhoohoh si… si… sei bravissimo mhmhmhm continua dai ohohoho mmmhmhmh… ” Sentivo che la camomilla inondava il suo pancino senza trovare il minimo ostacolo, capivo che la defluizione era troppo veloce, sarebbe finito tutto troppo presto, allora diminuii la pressione sulla pera e contestualmente iniziai a rotearla attorno ai glutei, sfilarla e reinfilarla di pochissimi centimetri, provocando a Eleonora quasi degli spasmi di piacere. Poi, per essere certo che neppure un goccio di camomilla potesse rimanerne fuori, inizia a premere sulla peretta a piene mani, quasi come un forsennato

“Ooohohhoh è meraviglioso si, sei veramente meraviglioso oohohoh mmhmhm si si si si” Eleonora oramai in preda a una specie di orgasmo mai provato, si dimenava tutta e a fatica riuscii a tenerla giù sino a che l’ultimo schizzo compisse il suo dovere di invasione …. Quando iniziai a sfilare la oramai vuota peretta, lo feci con maniacale lentezza, a tal punto che quando la canula riaffiorò in superficie, una dolcissima pernacchietta, dovuta al risucchio dell’aria, ne decretò lo stupendo finale dell’operazione. Eleonora ne era estasiata, io avevo il mio bel problema a gestirmi le velleità del mio pene che, nel frattempo, era diventato durissimo e, anche vestito, … si vedeva!

Eleonora si girò dalla sua posizione supina, la aiutai ad alzarsi, mi regalò un sorriso di vero compiacimento e ringraziamento per quanto fatto, si appoggiò a me e la accompagnai in bagno aiutandola a sedersi delicatamente sul water.

“Sei stato veramente un tesoro Maurizio, ma ora lasciami sola, sai, … mi vergogno un po’ e… ” lo disse arrossendo, proprio lei, la imperturbabile Eleonora, inutile dire che questo faceva crescere in me una certa sicurezza e una certo desiderio di far valere la propria indole maschia per dirgli:

“Sai Eleonora, io aspetterei un po’ a scaricarmi, sarebbe utile che il liquido si distribuisse ben bene nei tuoi intestini prima di essere espulso… ” lei mi guardò con ammirazione

“Come sei bravo Maurizio… sei stato un infermiere eccezionale e ora ti dimostri anche un ottimo dottore… penso proprio tu abbia ragione… ” in quell’attimo il suo sguardo cadde sull’evidente rigonfiamento dei miei pantaloni e raggiante aggiunse

“Penso anche di sapere come far passare un po’ di tempo prima di scaricarmi”. Così dicendo la sua mano sinistra si posò sul mio didietro spingendomi verso il suo viso, mentre la sua mano destra attaccò la mia lampo facendo scorrere lo zip verso il basso in modo da poter entrare alla facile ricerca di una verga che non chiedeva altro. Ben presto mi trovai in piedi, con i pantaloni e i boxer abbassati, di fronte a lei che, seduta sul water, teneva ben saldo il mio randello assestando lenti ma vigorosi movimenti alternativi come se volesse propinarmi una sega infinita. Lei mi guardava con occhi pieni di libidine, a me scoppiava il cervello, sentivo il sangue scorrermi come non mai e quando improvvisamente le sue labbra si appoggiarono sul mio glande….

“Ohohohhoho Mmhmhmhm Ele, cosa… cosa… stai facendo… ” Non mi rispose, il mio cazzo sparì nella sua bocca, una sensazione di dolce caldo umido invase tutto il mio membro, mi sentivo morire dal piacere che mi infondeva muovendo il suo capo avanti e indietro in una danza dove anche le sue fresche mani correvano sui miei glutei, tra l’inguine, accarezzando i testicoli che ben presto divennero anche loro preda della sua vorace bocca ….

Che stupendo pompino, mai nessuna mi aveva mai propinato quel tipo di masturbazione orale e manuale, inoltre quella posizione, si insomma, lei seduta sul water io davanti a lei in piedi, era veramente tutto eccitantissimo! Durante il pompino la mia partecipazione si limitava al minimo, le accarezzavo i capelli spingendole la testa verso di me, inoltre piccoli colpi di reni servivano per accentuare la sparizione del mio membro nella sua bocca che, pareva impossibile, riusciva benissimo nell’operazione. Mi piaceva notare il notevole rigonfiamento delle sue guance causato dal mio glande che, talvolta, non riusciva a trovare sfogo nella sua gola. Quello che mi stava facendo Eleonora era un pompino veramente divino, ma il bello doveva ancora arrivare….

Sentii le unghie delle sue dita entrare nella carne dei mie glutei, questo dolore mi provocava un immenso piacere ma nulla in confronto a quando Eleonora iniziò a far scorrere il polpastrello del suo dito medio lungo il solco del mio culetto e soffermandosi sul mio buchino lo palpeggiava con piccole pressioni creando un effetto ventosa sul mio sfintere veramente piacevole, favorito anche dall’umidità delle nostre parti intime che, complice anche il caldo, ne lubrificava ogni parte. La sua lingua roteava intorno al glande totalmente aperto e indifeso, il suo dito da dietro a poco a poco prendeva possesso del mio buchino, fino a sparire completamente in esso e fu in quell’occasione che non riuscendo più a trattenere l’orgasmo e iniziai a sborrare nella sua bocca come una fontana che, a intermittenza e con forti schizzi, inondò la gola di Eleonora la quale provvide al totale ingoio senza che una sola goccia potesse fuoriuscire dalla sua stupenda boccuccia aiutato anche dalla sua mobilissima lingua che provvide a ripulire il mio cazzo dallo sperma in modo maniacale. Poi, come felice di essersi sdebitata, alzò gli occhi fino a incontrare il mio sguardo e mi disse:

“Tesoro… Ora che sono piena di te, … Ora che ho il tuo sapore dentro di me… non ti lascerò mai più.. ” e così dicendo socchiuse gli occhi , iniziò a scaricarsi senza ritegno tra rumori e miasmi che non fecero altro che farci ritornare il bisogno l’uno dell’altra. FINE

About Erzulia

Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

Leggi anche

copertina racconto erotico

Io, mia moglie e Luca

Stavo mostrando la mia telecamera ad un mio caro amico d’infanzia, ospite a pranzo a …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.