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Una serata

Entrai in silenzio nella stanza che i battenti chiusi tenevano all’ombra. Mi avvicinai a mio figlio Luca di 8 mesi e lo controllai nel sonno. Dormiva tranquillo e senza sudare. Affianco mio marito Marco russava. Ero al mare da due settimane e solo dalla tarda mattinata ci aveva raggiunti. Stanco aveva voluto dormire e si era offerto di controllare Luca lasciandomi libera di tornare in spiaggia. Avevo ancora il costume ed il pareo indosso così come i morsi del sale ed il calore degli ultimi raggi del sole. Era una vecchia sensazione che quest’estate ancora non avevo sentito addosso, presa dal piccolo e dalle faccende che pure la casa al mare richiedeva. Mi sentivo di nuovo i miei 26 anni e la mia vita scorrere. Certo il figlio era stato desiderato, ma era una responsabilità dura da affrontare. Comunque questo è quanto avevo voluto. Dopo anni di una vita vissuta pienamente la conoscenza di Marco – tranquillo, posato, affettuoso – mi era subito apparsa come l’occasione di trovare un ritmo di vita definitivo e più stabile. D’altronde mi ero trasferita definitivamente per il mio nuovo lavoro a Roma e lì di amicizie sincere, su cui potevo contare, non ne avevo molte. Il matrimonio, la gravidanza e tutto questo erano avvenuti in poco più di due anni.
Il rumore fece aprire gli occhi a Marco e i nostri sguardi si incrociarono. Allora mi avvicinai a lui e camminando feci cadere il pareo ed il reggiseno del costume. Gli ultimi raggi di luce colpivano le mie tette, di cui ero sempre andata fiera, dritte nonostante la gravidanza ma sode e con areole larghe che svettavano sul bianco del triangolo di pelle non abbronzato.
Ero eccitata da più di 2 settimane di astinenza e poggiando un ginocchio sul letto protesi il busto in avanti, lasciando ora il sedere in controluce. Sentii la sua mano sul fianco e mi sedetti su di lui cavalcandolo.
Fu allora che la sua voce delicata, quasi un sussurro per il piccolo che dormiva, ma decisa, mi disse no, mentre la sua mano fermava il mio bacino che incominciava a dondolare. Mi bloccai subito, guardandolo.
– No, Luca deve mangiare tra poco e poi sono ancora molto stanco, ho solo lavorato questi ultimi giorni per venire qui per il fine settimana e sono distrutto, non voglio neanche cenare. Avremo il tempo per rifarci.
Sentii un suo bacio mentre mi abbracciava.
– Ma allora stasera non usciamo? Nel locale del villaggio c’è la festa del sabato e finora senza te le ho saltate entrambe.
Avevo la voce allarmata e Marco mi strinse rassicurante.
– Ci puoi sempre andare con qualcuno dei vicini, tanto Luca te lo guardo io, anzi ci faremo compagnia. Mentre adesso io riprendo sonno puoi metterti d’accordo con Luisella o Maria.
Maria era sposata con Antonio. Entrambi erano medici, sui 35 anni, e sempre molto gentili ed amichevoli nei nostri riguardi. Purtroppo come appresi poco dopo avevano organizzato la serata fuori con un’altra coppia.
Invece Luisella, una vedova 50enne ma molto giovanile, si dimostrò subito entusiasta dell’occasione e volle un appuntamento un poco anticipato sull’inizio della serata per aiutarmi a prepararmi. In verità mi aiutò a pulire il piccolo e a riordinare la cucina. Tenne con se Luca, Marco dormiva sempre, mentre mi truccavo e mi lasciò libera di prepararmi con attenzione. Scelsi uno slip nero molto sgambato ma con un merletto che fuoriusciva dalla gonna alla vita. Su c’era un top attillato che fasciava il seno raccolto in un reggiseno a balconcino. Indossai una collana che risaltava il decolté ed un paio di bracciali un po’ voluminosi. Mentre pensavo che ero troppo sul provocante Luisella entrò e capendo il tutto mi bloccò.
– Perfetta ora andiamo.
Svegliai Marco chiedendogli di addormentare Luca e lo baciai. Lui mi guardò con ammirazione.
– Sei stupenda.
Io e Luisella ci avviammo. Raggiungemmo i locali sulla spiaggia in poco tempo, c’era già musica e movimento e ci lanciammo in un latino americano: Luisella ne andava matta. Inutile negare che l’atmosfera era perfetta per rendere sensuale qualunque donna e la mia mise attirava molti sguardi maschili. Uno in particolare mi fissava. Non che la cosa mi desse fastidio anzi mi rassicurava. Durante e dopo la gravidanza avevo molto sofferto la paura di non essere più attraente. Gli impulsi erano forti ma Marco, per ritegno o per rispetto del mio stato, si era trattenuto da veri e propri rapporti sessuali. Avevamo ripreso da pochi mesi e mi era venuta l’idea che non fossi più capace di attrarre gli uomini.
Mentre ero persa nei miei pensieri me lo ritrovai di fronte. Era alto sui 180 cm, moro, e abbronzato. Mi sorrideva, ci provava? Che fare, non potevo certo lasciar credere nulla. Da quando avevo accettato di essere la compagna di Marco e poi sua moglie avevo smesso di avere una vita sessuale tumultuosa e senza tabù. Non l’avevo mai tradito e non ne sentito il bisogno. Ma ora l’idea di un bel tipo che mi voleva fare filo mi eccitava, sentivo già lo slip umido. Ero sempre stata così. Bastava solo l’avvio e la mia topa diventava un lago. Lui allora mi chiamò per nome. Mi conosceva? Ma certo era Andrea, un mio ex, o meglio uno dei tanti.
– Sabry, carissima, ma non mi vuoi più riconoscere?
Ci abbracciammo e scambiammo un bacio. Evitai le sue labbra.
– Ma sei diventata suora o ti ho fatto qualcosa?
Sorrisi.
– Ciao Andrea, sai ora sono sposata e …
Non terminai che mi interruppe.
– Certo che deve essere un tipo super dotato per averlo scelto.
Capii che la sua affermazione era di ammirazione e balbettai.
– Non … anzi… ma sono anche mamma.
Solo mentre lo dicevo capii che poteva suonare come un’offesa per Marco ma Andrea mi prese per la mano e mi volle portare a festeggiare il bambino.
Mentre ci avvicinavamo al bar volle sapere tutto e mi raccontò di lui.
Aveva una compagna che era in viaggio di lavoro ed era venuto al villaggio da sua sorella maggiore, quella sposata. Parlando mi distesi ma ben presto una certa eccitazione mi riprese sentendo la sua mano sul fianco ed il suo alito sul viso e sul collo. Era molto vicino e mi fissava sempre il viso.
– Sei stupenda, balliamo.
Non era una richiesta ma quasi un ordine e mi portò in pista.
– Ma veramente ti piaccio ancora?
Mentre ballavamo abbracciati glielo sussurrai nell’orecchio. Lui stringendomi mi disse di sentirlo da me. Lo sentii e lo ricordai subito. Il suo membro, un affare di quelli grossi era in erezione nel pantalone leggero ed Andrea me lo schiacciava contro la coscia.
La mano dal fianco scese sulla coscia per poi risalire scostando la gonna. Ormai eravamo ai limiti della pista verso il mare e c’era molto buio. Cominciai a strusciare la fica contro il suo membro e sentii la sua bocca sul collo e le dita della mano che scostavano l’elastico dello slip e scivolavano lungo il solco del sedere. Solo allora tentai di allontanarmi.
– Sono sposata, sono mamma, non…
Ma ormai ero persa ed Andrea mi prese la testa e mi baciò affondandomi la lingua a mulinello. Le sue dita mi erano penetrate prima in vagina e poi nell’ano. Prima una, poi due poi tre. Sorrise eccitato affondandomi le dita con violenza.
– Certo che c’è l’hai sempre dilatato come una troia, con tutti i cazzi che hai preso! Voglio rifarmi del tempo perso. Ti voglio qui, nella fica, ti voglio sborrare in bocca! Voglio vederti ingoiare tutta la mia sborra!
Scivolammo al di là delle cabine e poi Andrea ne aprì una e mi spinse dentro. Mi spinse contro un tavolino a pancia in giù e mi prese subito. Il suo membro era già eccitato ed umido e lo sentii penetrarmi tutto intero nell’ano. Lanciai un lamento, ripetuto ad ogni affondo, sempre forte quasi violento. Con le mani mi teneva le tette fuoriuscite dal reggiseno e dal top e mi stantuffò così per molti minuti. Aveva una grande resistenza e per questo lo avevo preferito in passato a tanti altri uomini che avevo avuto. Mi voltai a guardarlo e lui mi tirò il capo per poter fare incrociare le nostre lingue. Era affannato ma rideva ora.
– Il tuo cornutone non te ne dà abbastanza vero? O è uno sfigato a cui gli dai a stento solo un po’ di fica?
Si sfilò, mi girò e prese a scoparmi in fica con altrettanta foga.
– Siiiiii, spingi che sono due anni che non uso culo e bocca!
Si fermò, mi spinse in ginocchio ed afferrandomi la testa con la mano sinistra mi sventolò il membro lungo e lucido davanti al volto. Allora glielo afferrai cominciando a sguainarlo e a smanettarlo. Era umido, scivoloso e quando lo stringevo forte dalla base dal prepuzio fuoriuscivano gocce di secrezione. Allungai la lingua e le succhiai, poi lo leccai in lungo sino alle palle per poi stringere il glande tra le labbra facendolo andare avanti e dietro. Andrea si era lasciato andare ed ansimava sempre più. All’improvviso lo spinse tutto dentro tenendomi il capo fermo con le mani e prese a fottermi in bocca. Lo fece forte e deciso sino a quando non lo sentii pulsare. Allora lo prese in mano e puntandomelo contro il viso mi sparò un getto di sperma sulla fronte, un secondo verso la mia bocca che tenevo aperta e un ultimo sul collo. Rimanemmo qualche minuto ad ansimare ancora. Era ancora eccitato e si vedeva. Ripresi a baciarglielo e poi a spompinarlo. Lo feci a lungo, molto a lungo. Ormai era di nuovo in piena erezione. Mi alzai, gli strinsi le braccia al collo e le cosce ai fianchi facendomi penetrare in vagina. Scopammo a lungo ed io raccolsi le gocce di sperma sul viso per ingoiarle, poi lo guardai e lo baciai passandogli il suo sperma impastato con la mia saliva. Proprio allora godemmo insieme. Mi abbandonai felice sentendo uno spruzzo che mi inondava la topa. Poi presi il fazzoletto che mi porgeva e mi pulii dallo sperma rimasto. Feci per tirare su lo slip quando Andrea lo afferrò e se lo mise in tasca.
– è un ricordo dell’unica troia che avrei potuto amare. Ma davvero uno sfigato così non lo hai mai cornificato sinora, o il figlio è di qualcun altro?
– No è suo e poi gli voglio bene.
– Certo ma non può lasciarti a secco così. è un peccato mortale. Ma non ti preoccupare rimarrò ancora parecchi giorni e poi c’è mio cognato che può darti il secondo cazzo. Mi ricordo che spesso ne volevi due o tre insieme per sfogarti al meglio.
Sorrisi mentre, ricomposti alla meglio, ci avviavamo a tornare verso le piste da ballo.
Cercai Luisella che stava ancora ballando e salutata mi avviai verso casa, qui mi feci una doccia e mi coricai silenziosamente. Marco mi cercò la mano e la strinse con la sua. Ci addormentammo in silenzio. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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