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Vacanze al casolare

Recentemente ho trascorso un periodo molto difficile, sia per questioni di lavoro che per faccende sentimentali. Alla ricerca di un poco di tranquillità e di relax ho deciso di trascorrere alcune settimane in solitudine e preso la tenda ed il sacco a pelo sono partito verso l’Appennino Tosco Emiliano.
Ho sempre amato quella terra dalle alte e verdeggianti colline, nella quale si vive ancora come tanti anni fa, ed iniziai il mio giro nelle foreste solitarie, facendo sempre tappa nelle vicinanze di poderi nei quali potevo acquistare cibo genuino e fu proprio in uno di questi poderi che conobbi Cesira.

Quando arrivai per chiedere il permesso di piazzare la mia tenda al limitare del bosco e chiedere di vendermi del cibo, lei era sull’aia intenta a dare da mangiare alle galline. Mi colpì subito perché non indossava i soliti trasandati vestiti delle contadine, ma abiti comodi ma curati e puliti, inoltre senza essere una bellezza, era decisamente attraente, con la gonna corta che mostrava generosamente le belle gambe muscolose ma ben tornite, ed un’invitante scollatura che concedeva un’ampia vista del seno corposo terza o quarta misura.

Ero abituato a dover contrattare a lungo, soprattutto per ottenere del cibo in vendita, i contadini di quelle parti sono solitamente restii a vendere ai turisti i loro prodotti, ma con lei fu diverso, senza problemi mi concesse il permesso di piazzare la tenda, mi diede il cibo che cercavo, ed anzi, dopo avermi guardato bene, mi disse “Se vuoi anche darti una sciacquata, la c’è la pompa, quando ti serve puoi usarla.

Io accettai subito dal momento che erano giorni che non riuscivo a lavarmi come si deve, e toltami la maglietta, presi a lavarmi malgrado l’acqua fosse decisamente fredda. Soddisfatto mi asciugai e mentre lo facevo mi voltai verso Cesira e la vidi intenta a strappare le erbacce dalla piccola aiuola davanti casa. Confesso che lo spettacolo del suo bel culo maturo mi diede un fremito. Fremito che si ripetè quando la salutai andandomene e lei mi rispose con “Torna pure quando vuoi” detto con un’espressione ed un sorriso che mi turbarono.

La zona nella quale era posto il casolare di Cesira, era l’ideale punto di partenza per numerose escursioni, così decisi che sarei rimasto alcuni giorni e piazzai la tenda in modo stabile, attrezzandomi un focolare sicuro.

Normalmente la vita in tenda porta ad andare a dormire molto presto, dal momento che il buoi impedisce rapidamente ogni attività, ma la vicinanza del casolare e le sue luci mi consentivano d’orientarmi, così quella sera feci due passi. Giunsi sul retro del casolare, dove stava un basso fabbricato che doveva servire da stalla dal momento che ogni tanto vi si udivano dei muggiti, lo costeggia e mentre scorrevo lungo il fianco, passando vicino ad una finestrella, senti la voce di un uomo dire “Cesira, io qui avrei finito, ho dato da mangiare alle vacche, cambiato la paglia, e finito di mungere” disse parlando in dialetto, mi bloccai sentendo la risposta di Cesira “Bene Benito, allora puoi venire qui così ti mungo io” disse con voce roca ed eccitante, chiudendo la frase con una risatina oscena.

Ci sarebbe voluto un santo per non avvicinarsi alla finestrella e sbirciare quello che accadeva dentro, ed io non sono mai stato un santo, con attenzione, senza far rumore mi accostai al muro e mi sporsi con attenzione per guardare.
Vidi le bestie allineate nella stalla, cercai ed alla fine, li trovai. Cesira stava seduta su di una grossa balla di fieno, aveva il vestito slacciato, e le belle tette ben in vista, l’uomo era in piedi davanti a lei, i pantaloni abbassati alle caviglie, la mano di lei impugnava il cazzo dell’uomo e lo masturbava velocemente.

Poi la vidi spalancare oscenamente la bocca e chinarsi in avanti facendolo scomparire nella capace bocca, la vidi spingere continuamente in avanti, mentre l’asta scompariva gradatamente tra le sue labbra. Si fermò solamente quando le sue labbra giunsero a contatto con il pube dell’uomo ed il suo naso si perse nella folta peluria scura. Rimase così, a lungo mentre l’uomo mugolava e con la mano che accarezzava lo scroto.

Poi invertì il movimento sino a lasciare sfuggire il glande dalle labbra, la vidi impugnare nuovamente l’asta e far frullare freneticamente la lingua sul glande eccitato, poi un nuovo affondo ed il gioco si ripetè più volte, intervallato da lunghe e gustose succhiate alle palle dell’uomo.

Poi Cesira si gettò all’indietro sulla balla di Paglia, sollevò le belle coscie la gonna si alzò ed aprì lasciandomi intravvedere la scura vagina “Forza mio bel torello, monta la tua vacca” lo incitò lei ed il maschio frenetico, si portò tra le sue cosce e le affondò nel ventre iniziando a stantufare.

Ormai la scena era confusa, non riuscivo a distinguere i particolari, solo il frenetico groviglio di quei due corpi ed il ritmico ancheggiare del maschio. Che Cesira fosse una donna molto calda, era già molto chiaro, ma la sentì ansimare ed urlare di piacere con una rapidità che mi sorprese, poco dopo anche il maschio ruggì in preda ad un’orgasmo. E poco dopo giacque sul bel corpo di Cesira

“Benito, non imparerai mai, chissà quando riuscirò a farmi una scopata come si deve” la sentii dire, contrariata dalla fretta del maschio, mi allontanai silenziosamente mentre i due erano intenti a ricomporsi.

Il giorno dopo feci la mia escursione ma tornai presto, perché il pensiero di Cesira ormai mi tormentava, tornai da lei con la scusa di acquistare del cibo. Non era nell’aia, la chiamai, e lei mi rispose “Sono in casa, entra pure”, io timidamente entrai, la casa era fresca malgrado la calura esterna. “Vorrei comprare dell’altro cibo se fosse possibile” dissi con cautela. Lei era intenta a cucinare qualche cosa, un favoloso profumo invadeva l’aria “Lo stesso di ieri ? ” mi domandò “Andrà benissimo” risposi io “L’avevo già preparato” disse lei, prese un pacchetto, me lo porse e mi fissò neglio occhi “Siete ben strani voi di città, preferite guardare invece che fare” mi disse con un sorriso malizioso ed ironico che non lasciava adito a dubbi.

Evidentemente Cesira la sera prima si era accorta della mia presenza alla stalla, anche se questo non aveva minimamente influenzato il suo comportamento. Avrei dovuto sentirmi umiliato da quelle parole, invece mi sentii eccitato e sicuro di me “Mi dispiace che tu possa pensare queste cose, ma ti assicuro che la realtà è ben diversa e vorrei potertene dare una prova” risposi, sorridendole a mia volta “Allora forse non ti dispiacerebbe venire a cena questa sera e magari dopo fermarti per il dolce” continuò lei, chiudendo la frase con la lingua che leccava sensualmente le labbra.

“Una sfida campagna contro città ? Prima il contadino e poi il cittadino ? ” le domandai maliziosamente e lei con sicurezza replicò “Se ti senti all’altezza, posso anche rinunciare al contadino per una sera” “Sarà interessante, allora penso che questa roba per oggi non mi serva” dissi restituendole il pacco “Ha che ora ? ” le domandai “Alle sette va bene, vorrei finire di mangiare presto per avere più tempo dopo” rispose lei sempre sensuale.

Alle sette ero da lei, mangiammo parlando poco, io quasi esclusivamente per farle i complimenti dal momento che si rivelava una bravissima cuoca, cercai di non mangiare troppo, dal momento che non volevo appesantirmi troppo.

Subito dopo mangiato infatti, Cesira rigovernò rapidamente, poi mi prese per mano e mi condusse in camera da letto, si sedette sul letto davanti a me “Vediamo l’attrezzatura di un cittadino” disse e mi mise le mani sui pantaloni per slacciarli. Io la fermai “In città le signore hanno sempre la precedenza” le dissi, mi sedetti sul letto e presi a spogliarla. Quando le sue tette sgusciarono dal vestito, mi chinai a baciarle ed a succhiarle i grossi capezzoli, poi la rovesciai sul letto, le aprii completamente la veste, e letteralmente le strappai di dosso le mutandine.

Affondai il volto tra le sue cosce e spinsi la lingua alla ricerca del clitoride. Lo trovai e lo stimolai con decisione e lei emise un lungo gemito. Spinsi la lingua tra le grandi labbra dove incominciavano ad affluire i suoi dolci umori, e la leccai con gusto per poi tornare al clitoride mentre le mie dita giocavano con la vagina.

Lei si stava scaldando, il respiro era sempre più affannoso, le sue mani mi accarezzavano continuamente i capelli. Con una mano mi spinsi sotto le chiappe polpose, palpandole voluttuosamente le mie dita si spinsero le profondo solcoe raggiunsero lo sfintere. La lingua tormentava il clitoride, con le dita di una mano la penetravo nella nella larga e bagnatissima vagina, Lei si contrasse spasmodicamente e prese ad emettere un mugolio continuo mentre l’orgasmo si abbatteva su di lei travolgente, facendola fremere violentemente. Ne approfittai e spinsi con decisione il dito dell’altra mano nel suo sfintere.

Come mi aspettavo, era elastico e cedevole e penetrai senza difficoltà accolto da un accentuazione del mugolio, mosso all’unisono le dita nella vagina e nel culo di Cesira sino a che l’orgasmo non iniziò lentamente a scemare e lei riprese il controllo del proprio corpo. Mi staccai da lei e mi spogliai davanti agli occhi. Lei ebbe un sussulto quando il mio cazzo grosso ed eccitato si svelò al suo sguardo.

“Credi che riuscirai a mangiarmelo tutto come hai fatto ieri sera con il tuo contadino ? ” la sfidai, e lei non rispose, si liberò definitivamente dei vestiti e mi fece stendere sul letto. Sentii le sue belle tette premere contro la mia coscia mentre le si chinava ad imboccare il mio cazzo.
Cesira si confermò una pompinara fantastica, facendo onore alle tradizioni della sua terra mai in vita mia avevo incontrato una donna capace di simili acrobazie. Con il cazzo completamente affondato nella sua gola sentivo la lingua che continuava a vellicarmi l’asta, io mi gustai in silenzio quegli abili giochi, impegnandomi per non godere troppo presto. Ma era impossibile resiste a quella bocca scatenata, così decisi d’interrompere il gioco.

La p[resi e la attirai sopra di me “Voglio assaggiare quella tua bella ficona” le dissi e lei ridacchiò felice mentre si setndeva su di me strusciando le tette sul mio petto. La sua mano afferrò la mia asta e la guidò verso la vagina, e se la affondò nel ventre caldo ed umido.

Lei impresse all’amplesso il ritmo che più desiderava, e mi porse i seni da succhiare e baciare ed io lo feci mentre le mie mani riprendevano a vagare sul suo giunonico culo dalle chiappe sode e muscolose, lei dopo un po si sollevò accentuando il ritmo dei fianchi mentre con la mano si solleticava il clitoride.
I seni sobbalzavano nell’aria il respiro divenne nuovamente affannoso e dopo un po, Cesira fù in preda al suo secondo orgasmo, come in precedenza, io ne approfittai affondandole un dito nel culo “Vorresti mettermelo anche li vero brutto proco” gemette lei impazzita di piacere “Quando incontro una porcona come te divento molto esigente” risposi io muovendo il dito che le penetrava lo sfintere allo stesso ritmo del mio cazzo.

Non appena l’orgasmo si fù un poco calmato, Cesira riaprì gli occhi Mi ha fatto godere un sacco, ti meriti un premio, per il culo vedremo dopo se ne avrai ancora la forza” disse enigmatica, poi rapida si staccò da me, e scivolò lungo il mio corpo. Il mio cazzo ormai allo stremo delle forze, affondò nuovamente in quella bocca fatata e lei lavorò frenetica di mani lingua e bocca sino a che non le scaricai in bocca tutto lo sperma accumulato nella lunga scopata. Fu un autentico ed impetuoso torrente, di caldissimo sperma quello che le si riversò in bocca, ma Cesira, da vera esperta bevve tutto accompagnando con un mugolio di piacere.

Quella scopata interrompeva un lungo periodo di astinenza, quindi praticamente non vi fu intervallo tra un’erezione, Cesira stava ancora leccandomi e ripulendomi diligentemente, che già il mio cazzo tornava a tendersi prepotentemente ed a fremere sotto i suoi tocchi.

“Come vedi, la forza ce l’ho eccome, tu sarai di parola ? ” le domandai con un sorriso, per tutta risposta, Cesira si spostò stendendosi sul letto rivolta con il pube verso di me. Sollevò ed allargò le belle gambe e la vidi infilarsi profondamente due dita in bocca “Il tuo cazzo è tanto grande che sarà bene lubrificarlo” sghignazzò, la sua mano scese tra le natiche, e le dita insalivate passarono sullo sfintere, lei ripetè il gioco e questa volta si affondò le dita nel culo, dilatandolo oscenamente davanti ai miei occhi, muovendole avanti ed indietro e gemendo.

Io guardandola provai una fitta di desiderio, mi alza, mettendomi in ginocchio tra le sue gambe, mentre lei mi fissava e continuava a masturbarsi il culo, mi feci cadere abbondante saliva sulla mano e lubrificai il glande congestionato, poi impaziente la presi e mi feci appoggiare le gambe sulle spalle. Cesira ora era sotto di me e si offriva oscenamente.

Sfilò le dita ed io attesi che lo sfintere si richiudesse, poi vi appuntai il glande e spinsi con piccoli colpi di prova.
Lei, esperta, non si opponeva alla penetrazione serrando i muscoli, ma anzi spingeva in modo da dilatarli e facilitarmi il compito, con un affondo più deciso, il glande scomparve oltre l’elastico anello dello sfintere che si serrò subito dopo attorniandomi l’asta.

Cesira emise un gemito e chiuse gli occhi, la sua mano tornò al pube prendendo a solleticare il clitoride. Io rimasi un attimo immobile, lasciando che si abituasse, poi ripresi a spingere ed affondai lentamente ma inesorabilmente in lei, ebbi l’impressione che le piacesse ancor di più di quando poco prima la scopavo, la sua mano tormentava frenetica il clitoride, e lei continuava a gemere e di tanto in tanto pronunciava frasi incoerenti.

Io stantufavo lento e profondo, godendomi a fondo il massaggio energico dei suoi elastici muscoli, di tanto in tanto sfilavo completamente il cazzo gustandomi lo spettacolo del suo sfintere oiscenamente dilatato che lentamente si contraeva, prima di ritornare ad affondare in lei.

Prossima all’orgasmo, Cesira iniziò ad incitarmi “Più forte, voglio sentirlo bene quel tuo bel cazzone nel culo” urlava in preda ad una bestiale eccitazione. Il suo stato era contagioso ed anche la mia eccitazione cresceva insieme al ritmo dei miei colpi. Le sue belle tette sobbalzanti mi attirarono irresistibilmente e vi affondai il volto succhiandone e mordicchiandone i capezzoli eretti, Cesira iniziò a godere. Anch’io ormai ero incapace di controllarmi, e lei urlava ancora in preda all’orgasmo quando io mi staccai da lei, con mosse decise la sollevai e la feci mettere carponi sul bordo del letto per poi riaffondarle nuovamente nel culo.

La afferrai per i fianchi e la sbattei con foga disumana sino a che lei distrutta non si accasciò sul letto ed io la seguii stendendomi sul suo corpo mentre il mio pube tempestava di sonori colpi le sue natiche. Mi arrestai di colpo, mentre il mio cazzo si contraeva selvaggiamente nella morsa del suo ano, iniziando a scaricare interminabili getti di sperma nel suo intestino. Mi mossi lentamente a sostegno dell’orgasmo, continuando a sborrare sino a che non mi accascia su di lei mentre il mio cazzo incominciava ad ammosciarsi.

Non lasciai più dal casolare di Cesira per tutta la vacanza, anzi, tornai alla mia tenda solo per ripiegarla e portarla al casolare insieme all’altra roba. Furono 10 giorni memorabili anche se non certo riposanti dal momento che Cesira era veramente insaziabile. FINE

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