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Vanessa

Forlì presentava la livrea invernale, nebbia e freddo, e la puzza del Mangelli nell’aria umida.
Ascoltavo un ellepi di Cat. Stevens comodamente sdraiato sul materasso-divano mentre Ida la mia compagna preparava la cena canticchiando il motivo che stavo ascoltando.
La cena consisteva in tortelloni al sugo del ragù e un bollito misto con patate il tutto annaffiato da un buon Sangiovese di Premilcuore, un vino rosso sangue che ti dava la carica.
L’incanto venne interrotto dallo squillo del telefono

-Pronto parlo con Enrico? Salve sono Vanessa e chiamo da Gaeta avrei bisogno di poterla vedere per parlare di una scuola di vela che avrei intenzione di aprire in Formia. Può interessarle la cosa? Il suo nome mi è stato dato dal Signor Vittoria della cholson Italia. –
-Credo che mi possa interessare, parliamone e poi decideremo il da farsi. Mi dica dove e quando incontrarci. –
-Domani a Roma . –
Dopo aver appreso l’ indirizzo del luogo dell’incontro salutai e appesi.
-Ida domani vado a Roma, forse abbiamo da lavorare in una scuola di vela. –
Corsi ad abbracciarla e la solleva sull’acquaio per stringerla a me in una caricatura di amplesso.
Ida fece resistenza giusto tre secondi poi comincio a spogliarmi continuando stringermi con le gambe e ridendo mostrava la gola che assalii in un turbine di baci e morsi.
-Prima i tortelli poi il piacere, siiemo. –
Ridendo come fanciulli ci avviammo al tavolo e cominciammo a mangiare, non vedevo l’ ora di assaggiare il piacere.
Roma mi affascina sempre, scopro sempre nuove facce e il caos del traffico a qualsiasi ora sembra una gara di formula uno, il premio è un parcheggio tra file di macchine che strombazzano e pigri autobus, grassi pachidermi di ferro che sputano fumo nero nfischiandosene dell’ inquinamento.
La casa arredata con gusto e la vista su piazza Navona davano all’incontro un certo tocco di mondanità.
La mia ospite, una splendida donna dal viso aristocratico, un abito corto di lana beige che fasciava la snella figura e modellava un seno largo dal capezzolo ribelle che bucava la stoffa, mi attendeva in salotto e mi accolse con un sorriso caldo e luminoso.
-Benvenuto! Sono Vanessa! Posso offrirti un caffè fatto con una napoletana? Siedi che ti porto la tazzina. –
Il modo semplice dell’ approccio mi davano serenità e mi sentivo tranquillo.
Vanessa si muoveva con grazia tra le cose del salotto e stava portando una caffettiera che spandeva nella stanza un forte profumo di caffè, lo versò per me e per se stessa, si sedette di fronte a me accavallando le gambe in modo elegante, un lampo di delizia nel gesto e il mio sguardo fu attratto per un attimo dalle gambe in movimento, la vidi sorridere maliziosa e poi farsi seria.
-Mi hanno detto che stai cercando di aprire una scuola di vela. Io ho un posto in Formia che potrebbe essere adatto. La scuola, la apriamo in società, il capitale lo metto Io e la direzione e il lavoro Tu. Ti sta bene? Prima facciamo un salto a Formia er vedere se ti va la zona e il posto poi le ultimi accordi dopo cena a Gaeta. –
Vanessa alzandosi mi accarezzò il volto e aggiunse. –
Sei proprio come mi aspettavo.
Un uomo di mare con due dolcissimi occhioni da fanciullo e una carica animale che ti circonda.
Sono una strega e vedrai che le cose cambieranno presto. –
La zona scelta da Vanessa era l’ideale per la scuola.
La locazione logistica presso un albergo, che dava sulla spiaggia e le barche a pochi metri dal bagnasciuga.
Il golfo si apriva alla mia vista libero da ogni pericolo, il vento poi si disponeva nelle re più calde intorno a ovest sino a 13 nodi mentre nella mattina erano abituali le bonaccette.
Vanessa silenziosa guardava le mie mosse e ascoltava le mie argomentazioni annuendo se convinta, mentre quando non riusciva a capire mi chiedeva spiegazioni più dettagliate. Il pomeriggio si colorava di rosso mentre il sole scendeva lentamente verso Gaeta, un bicchiere di Porto ci faceva compagnia seduti davanti al tramonto.
-Cosa ne diresti di rimanere qui e domani fare conoscenza con i proprietari dell’albergo per definire i nostri rapporti commerciali? –
Vanessa, il volto illuminato dalla luce del tramonto, mi rivolgeva la domanda sorridendomi maliziosamente, come se stesse tramando qualcosa ai miei danni.
-Per me va bene! Prenoto una stanza all’ albergo e poi a cena. –
-Va bene ora ti dò il numero di telefono e poi prenoto al ristorante a Gaeta, una cena a base di cozze e pesce annaffiato da buon vino. –
Eccitata dall’idea, Vanessa si mise in moto, trovò il numero telefonico e fatta la mia prenotazione telefonò al ristorante.
-Ci aspettano alle nove. Vedrai che splendida cena, il proprietario è un amico sincero della mia famiglia. – facendomi cenno di avvicinarmi aggiunse
-Ora prendi la mia macchina e vai a portare le tue cose in albergo. Ti aspetto per le otto e mezzo. Ora vai ! . –
Un leggero bacio sulla mia guancia e la sensazione dolce delle labbra mi dettero un brivido inspiegabile.
La sera si era fatta freddina, una leggera umidità era calata e il cielo sebbene stellato era poco luminoso.
Arrivai in leggero anticipo a casa di Vanessa, abitava in una villa in riva al mare, il buio più profondo circondava la casa, una sequenza di luci poste sul prato indicavano la via per l’ingresso, suonai alla porta e rimasi in attesa del suo arrivo.
Lei apparve avvolta da una aura di luce che dall’ingresso si proiettava all’esterno.
Un figura misteriosa scura nel contrasto della luce violenta. capelli mossi iridescenti e il corpo disegnato in una strana posa.
< Cazzo stai a vedere che è proprio una strega! è bellissima! >
Mi mancava la saliva e riuscii a dire un striminzito – Ciao!
-Poi come per una magia la forma in nero si trasformò in una donna vestita da un lungo abito Blu notte che la fasciava dalla testa ai piedi, l’abito semplicemente disegnava le forme di lei senza dare nulla per scontato, il seno modellato dava movimento e i lunghi fianchi avvolti dalla stoffa concentravano la
a attenzione che era al limite del collasso.
-Senti se vuoi sedurmi ci sei riuscita! Se invece ti hanno pagata per uccidermi in modo che non appaia come un delitto, hai trovato un’ arma micidiale! Sto morendo, cristo santo, sei letale e cosa ci faccio qua a parlare quando potrei violentarti sicuro della legittima difesa. –
Cercavo di sdrammatizzare dando un tono ironico alle mie parole mentre era un supplizio vederla..
-Marinaio, marinaio siete sempre pronti a nuove avventure. Io ti prometto l’inferno e forse la tua redenzione in un paradiso solo sognato. Ora andiamo ho fame e non solo di cibo! –
Un movimento e l’ avventura a Gaeta ebbe inizio.
-Non ti muovere. Voglio conoscere la tua pelle e il tuo sapore. Sei mio prigioniero e ho il diritto di averti senza condizioni. –
Il suo corpo allungato sul letto illuminato dalla debole luce di una serie di candele accese messe a caso nella stanza calavano ombre strane e inquietanti intorno a noi.
Lo sguardo di Vanessa era intenso e febbricitante mentre cercava i segreti sentieri che solo a lei erano noti per donarmi brividi incontrollati di piacere.
La musica del Bolero di Ravel monotonamente ritmi e ossessivo nel ripetersi in variazioni sempre più concentriche ci avvolgeva come un sudario.
-Vanessa! Vanessa! Perché questo? Perché io? Perché questo incontro? Se conosci la risposta voglio saperla. Vanessa! Muoio non resisto dammi il colpo di grazia e che sia finita. –
Le sue labbra sul mio corpo un susseguissi di baci e carezze, la bocca formata di sapori e la lingua avevano preso possesso del mio sesso stremato, ossessivamente pronto al richiamo della bocca di lei, mi davano lancinanti fitte e una ragnatela di dolore invadeva il mio cervello in attesa della liberazione che veniva ritardata come per magia da minuti, ore, forse secoli. Il tempo era un lento stillicidio di sensazioni.
Buio e luce si alternavano, io e lei, il suono del bolero e la bocca di lei, poi il silenzio e le mie mani, farfalle impazzite, sulla pelle di Vanessa che ricavano la carne pulsante graffiandola di lussuria e la mia bocca ingorda sul suo sesso aperto alla mia passione, ritmiche contrazioni del corpo di lei pronto all’orgasmo.
Uniti dallo sfinimento fisico ci liberiamo stringendoci in un abbraccio mortale.
Un bacio dolcissimo sulle labbra e una carezza sul mio viso, il suo volto dolce e straordinariamente stravolto dalla lussuria, prigioniero tra le mie mani , perle di sudore sulla pelle e la luce del suo sorriso, infinita la tristezza del distacco e la consapevolezza che attimi così intensi non si ripeteranno mai più.
-Era scritto che io e te ci incontrassimo, lo avevo letto tanto tempo fà nei tarocchi. Un uomo di mare vestito, un amore e la passione, poi la ricchezza. Ho scoperto che eri tu questa mattina, un tuo sguardo mi ha fatto impazzire e non chiedermi per è! Così si è compiuto il fato e poi ciò che vorrà il destino sarà la nostra storia. –
La voce leggermente rauca dava le risposte alle mie domande
-Ho venti anni più di te e mi hai ridato la giovinezza e la voglia di amare con il corpo, che era solo assopito in attesa di un segnale e la mente stanca di una donna che credeva di essere ormai al suo crepuscolo. Tutto questo in un attimo, ho avuto tutto chiaro, oggi, quando stavi facendo la ricognizione e mi davi notizie dei tuoi ragionamenti, nessun uomo mi ha mai fatto partecipare alla realizzazione di un progetto come hai fatto tu. Tu parlavi al mondo del tuo sogno vedendo gia le cose come le desideravi e io vedevo te realizzarle. è stato bellissimo, esaltante ero eccitata come non mi era capitato mai prima. Avevo voglia di te. Ho sperato in una carezza, ho chiuso gli occhi nella speranza di un tuo bacio, o desiderato cose inconfessabili, ero allarmata e avevo paura che tu scoprissi il mio stato d’animo, ho paura che mi sia presa una cotta giovanile, sarà possibile? –
-Si! è una malattia che si cura solo con l’amore. Ma io sono legato a Ida e questo mi fa star male, sino ad oggi non ho mai avuto un’altra donna, non mi interessavano, mi bastava Lei, poi Tu e questo meraviglioso incontro . Ho tradito il mio codice orale, non ho fatto resistenza, ho anche io desiderato, sino alla pazzia, che ciò avvenisse e non me ne vergogno ma ora dovrò dirlo a Ida, non si merita il mio silenzio. Poi se vorrai sarai la mia compagna sino a quando il destino vorrà. –
Avevo la sua mano nella mia, la pelle levigata e soda aveva la fragranza di una giovane donna e io vivevo il sogno di ogni uomo.
Essere amato e desiderato.
Il corpo di lei accanto al mio, caldo e invitante, le sue mani che cercavano carezze, la bocca sulla mia e la voglia riesplose incontrollata.
Più tardi, stremati, il sonno ci accolse tra le sue braccia. FINE

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