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Il cespuglio

Quella sera che arrivai nella città, non avevo bene idea di dove andare.
Avevo verificato la mappa della città, per sapere dove fosse l’albergo, dal momento che era la prima volta che andavo in quella città e, quindi, anche in quell’albergo.
Ricercandolo, mi persi un po’ tra i sensi unici, ma alla fine lo trovai.
Presi la camera, già prenotata, e salii: mi sistemai, poi feci una doccia, necessaria quanto desiderata dopo il viaggio sotto il sole, con l’autostrada che quasi sembrava avesse l’asfalto fuso.
Per curiosità, controllai la media: oltre 127 chilometri, contando anche i percorsi fatti sulla viabilità ordinaria, le soste per la benzina, ecc..
Senz’altro una buona media, con la mia macchina.
Mi rivestii e mi recai al ristorante dell’albergo per la cena.
Naturalmente, il cameriere mi assegnò un tavolo da solo ed ordinai senza molti indugi.
Nell’attesa, mi guardai attorno: non c’erano molte persone, alcune famiglie
evidentemente in vacanza.
Probabilmente straniere.
Altri soli, questi forse rappresentanti, almeno dall’abbigliamento e dall’atteggiamento “professional”.
Nulla di interessante, salvo alcune famiglie, specie quelle con bambini piccoli e sola mamma, in genere indaffaratissima a tenere a bada i più piccoli od a tentare di imboccarli.
Magari, la mamma avrebbe bisogno di qualche momento di tranquillità e rilassamento, ma la presenza dei bambini non sempre lo consente.
Finita la cena, mi avviai verso la hall.
Guardai superficialmente i vari pieghevoli, il cartellone degli spettacoli in città e dintorni.
Non c’era nulla di particolarmente interessante, così mi avviai all’esterno, percorrendo senza meta il viale.
Trovai una tabaccheria aperta, acquistai delle sigarette, uscii e ne accesi una.
Il viale era sul lungo mare, affollato da molti turisti, da giovani di entrambi i sessi, alcuni in gruppo, altri un po’ meno.
Le ragazze non erano mai meno di due.
Vi erano sale da gioco, con videogames, bar e negozi aperti, non ostante l’ora e il tutto dava l’impressione di un luogo frequentato e vivo.
Acquistai un gelato, sedendomi su una panchina, in prossimità di un giardino con piante e siepi, anche se non si vedeva molto data l’ora e la posizione abbastanza lontana dai lampioni del viale.
Era però un buon posto per osservare chi passava, specie le ragazze con i loro vestiti da mare, con i top che evidenziavano i seni, lasciando in visto l’ombelico.
Sorbendo il gelato, notai un ragazzo e la sua compagna avvicinarsi, mano nella mano, quando ad un certo punto riuscirono a scomparire quasi dietro ad un cespuglio del giardino, che si trovava alla mia destra, tutto sommato abbastanza vicino a dove mi trovavo, così che mi era possibile intravedendolo semplicemente girandomi, e di poco, in quella direzione.
Meglio, se avessi disteso il braccio destro sullo schienale della panchina, tenendo fissa questa direzione del corpo.
I due ragazzi erano abbastanza giovani, sui 18 – 20 anni e vestiti come i loro coetanei in quel posto: nulla di particolare o diverso.
Era evidente che il loro appartarsi costituiva una ricerca di intimità, per cui, al
momento, evitai anche di guadarli, pur non potendo ignorare come, non appena raggiunto il cespuglio, si fossero stretti in un abbraccio voluto e in un bacio interminabile, durante il quale il ragazzo non mancò di darsi da fare con le chiappe ed i seni della ragazza.
Istintivamente, rallentai il mio sorbire il gelato, quasi per allungare i tempi preso da curiosità indiscreta, quanto interessata.
Non ostante mi sentissi a disagio in quella situazione indiscreta, non potei non accorgermi che il ragazzo aveva sollevato il top alla ragazza, portandone allo scoperto i seni e, anche se il buio poneva evidenti limiti, non mancai di notare come si trattasse di due bei seni sodi, grandi senza essere eccessivi, veramente degni di apprezzamento.
Il ragazzo inizio a leccarle i seni, mentre la ragazza muoveva fervidamente una mano sopra i pantaloni, prima sfregando con partecipazione, poi, lentamente, abbassò la cerniera, portando all’esterno il cazzo del ragazzo.
A quel punto decisi si lasciar perdere ogni ritegno, ogni discrezione ed osservare con attenzione.
Avevo con me un quotidiano, mi trovavo in una posizione abbastanza illuminata per leggere, così decisi che sarebbe stata una buona tecnica quella di fingere di leggere il giornale per osservare, sopra le pagine, quanto stava accadendo, cosa che feci.
Dapprima la ragazza muoveva la sua mano avanti ed indietro lungo il cazzo del ragazzo, ma dopo poco si inginocchiò, avvicinando la sua testa e prendendolo in bocca.
I movimenti ritmici, avanti ed indietro, della testa, il comparire a tratti del bianco del cazzo, per la parte che rimaneva temporaneamente fuori dalla bocca, ebbero l’effetto di farmi reagire, così che anche il mio cazzo, prigioniero, divenne duro, tanto che dovetti muovermi ed accavallare in modo differente le gambe, per lasciare il giusto posto al crescere del mio pene, nei miei slip, dentro i miei pantaloni.
Nonostante il gelato appena finito, cominciavo a sentire la gola secca ed un nodo che la chiudeva.
I due continuavano, e si sdraiarono sull’erba, arrotolandosi l’una all’altro, fino a che vidi come i pantaloni della ragazza fossero, ora, aperti e una mano del ragazzo scendere dall’alto a toccarla nell’intimità facilmente immaginabile.
Improvvisamente, la ragazza si alzò in piedi e, con un movimento rapido, abbassò i pantaloni a metà delle cosce, assumendo quindi una posizione inclinata in avanti.
Anche il ragazzo si era alzato e, abbassati leggermente i pantaloni, si avvicinò da dietro alla ragazza, appoggiandole il suo cazzo.
Non si vedeva bene, per cui non avevo la certezza che l’avesse infilato, nè se l’avesse infilato nella fica o nel culo.
Lo spettacolo, però, non era da poco, anche perchè il ragazzo non mancava di tastare, con avidità, i seni della compagna.
Le sue mani si muovevano con evidente sapienza, favorito dalla ragazza, non appena veniva a trovarsi in difficoltà.
La ragazza in quella posizione a “L” rovesciata non mancava di spostare all’indietro le braccia, in modo da riuscire a toccare le chiappe del culo del ragazzo e, forse, ad aiutarlo a penetrarla con maggiore forza e vigore.
Del resto il ragazzo non mancava di portare i suoi colpi avanti ed indietro.
La posizione assunta evidentemente non soddisfaceva i due, tanto che con un movimento studiato la ragazza riuscì ad inginocchiarsi, seguita dal ragazzo nel suo movimento e, molto probabilmente, tutto ciò avvenne senza che il cazzo fuoriuscisse da dove era infilato.
Il passaggio alla “classica” figura della pecorina, consentì ai due di riprendere con lena il movimento di avanti ed indietro, fino a quando il ragazzo, giunto evidentemente al culmine, estrasse il suo cazzo, prendendolo con la mano destra, sborrando a fiotti con movimenti convulsi e lasciando che il suo sperma si spandesse sulla schiena della compagna.
A quel punto, i due si distesero sull’erba, l’una affianco dell’altro, tenendosi per una mano.
Durò pochissimo, perchè la ragazza alzò il suo busto portando la sua testa
all’altezza del cazzo del ragazzo.
Lo imboccò immediatamente, iniziando a lavorarlo con la bocca, senza stancarsi.
Quando il cazzo fu di nuovo in condizioni idonee, si alzò con tutto il corpo e si calò sul cazzo del ragazzo, disteso, volgendogli le spalle ed iniziando una nuova scopata.
Non ne potevo più, il mio cazzo reagiva con forza, dentro gli indumenti in cui era prigioniero e non potei più tenere le gambe accavallate, ma dovetti cambiare posizione.
Fortunatamente, il giornale non mi serviva solo per vedere senza dare avviso di questo, ma anche consentiva di occultare la mia erezione, quasi incontenibile.
Sentivo gli slip bagnati, umidi, impiastricciati di umore.
I due ragazzi continuarono nella loro scopata, fino a quando non vidi sussultare, fremere, agitarsi la ragazza, cosa che lasciava intendere avesse raggiunto un’orgasmo (il primo o l’ultimo? O uno dei tanti della serata? ).
Si riposarono ancora un po’, ma per molto poco.
La ragazza presa dalla borsetta dei fazzoletti di carta, li passò al ragazzo, che prese a pulire la schiena dove aveva “sparato” il suo sperma, poi pulì il proprio basso ventre.
Quasi in fretta, si rivestirono.
Si scambiarono un lungo bacio, che pareva non finire più.
Uscirono dal cespuglio, entrando nella parte illuminata e raggiunsero il viale e presero a camminare.
Nella mia direzione.
Quando furono alla mia altezza, si fermarono e la ragazza, con sguardo complice, ma con gli occhi che sembravano coperti di una leggera nebbia, disse, con voce normale, ma apparentemente parlando nel vuoto e senza rivolgersi nella mia direzione.
“Se vuoi, domani sera, alla stessa ora e posto, potremmo farlo in tre, … con te. Spero questa sera ti sia piaciuta … ” – fece una pausa – “… la lettura del giornale. ”
Il ragazzo sorrise, in silenzio.
Ripresero a camminare, mano nella mano, senza dire altro.
Mi rimaneva un dubbio: gli ha fatto il culo o la fica? FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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