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Sera d’estate

Verso il tramonto al caldo della giornata si sovrapponeva una fresca brezza che veniva dal mare. Sullo sdraio del terrazzo iniziai ad accarezzare il mio corpo reso vellutato dal doposole, godendo della morbidezza della mia pelle e delle mie forme ancora da adolescente malgrado i miei 36 anni. Massaggiai con le mani i fianchi e le natiche, poi l’inguine e con l’altra mano il seno e i capezzoli che si fecero turgidi facendomi sognare di altre mani e magari anche di una lingua: adoravo essere leccata e solo al pensiero sentii un brivido scorrere dalla fichetta dritto al cervello. Istintivamente passai una mano morbidamente sul pelo e lasciai scivolare un dito dentro la fessura trovandola già umida e approfittando per fare scorrere il dito avanti e indietro, lentamente, assaporando ogni attimo di quella carezza e rendendo le mie secrezioni ancora più abbondanti. Portai il dito sulle labbra e lo passai come burro di cacao mentre continuavo a palparmi il seno in maniera sempre più decisa. Ripresi a toccarmi prima continuando il su e giù con il dito e pizzicandomi il clitoride, poi infilandomi due dita dentro e riportando la mano alla bocca per sentire il mio sapore.

Leccai prima una e poi l’altra come fossero due cazzi e le insalivai per bene, e ancora dentro, dentro e fuori, e poi ancora in bocca, questa volta quattro dita eccitatissima al pensiero di infilarle tutte nella mia passerina bagnata. Una rapida occhiata all’unica villetta da cui qualcuno avrebbe potuto vedermi e le luci spente a rassicurarmi e lasciarmi continuare i miei giochi solitari. Spalancai le gambe e infilai lentamente tutte e quattro le dita nel mio sesso, facendomi strada non trattenni un gemito di piacere e appena sentii le dita ben in fondo iniziai a muoverle dentro in disordinatamente procurandomi un godimento intenso. Sapevo che non sarei più riuscita a fermarmi, ormai volevo di più, mi sentivo vogliosa più che mai e anche il mio buchetto reclamava attenzioni. Entrai un attimo in casa e dal cassetto della camera presi un vibratore che avevo comperato qualche mese prima durante un viaggio ad Amsterdam e che mi teneva spesso compagnia nei momenti di sesso solitario. Era molto semplice ma piuttosto grosso, più di ogni cazzo io abbia mai preso, in plastica dura e liscio permetteva di regolare la velocità delle vibrazioni, insomma un perfetto compagno di giochi. Lo sciacquai sotto il rubinetto del bagno e tornai verso il terrazzo. Ormai era scesa la sera e il buio rendeva un po’ meno rischioso il mio desiderio di masturbarmi all’aria aperta, spensi tutte le luci di casa e uscii nuda con fra le mani il mio “amichetto”.

Non mi sdraiai subito, mi appoggiai al muretto del terrazzo e incominciai a succhiare il cazzo finto, lentamente, incurante delle poche macchine che ogni tanto passavano nella strada rompendo il silenzio della sera. Mi piaceva sentirmi sfacciata e in ogni caso quello non era il posto dove vivevo e anche se fossi stata vista da qualcuno non sarebbe poi stato un gran problema. A pensarci anzi era proprio l’idea che sarei potuta essere vista che mi eccitava sempre di più e senza pensarci due volte appena il vibratore mi sembrò lubrificato a dovere appoggiai la punta al buchetto del mio culo e spinsi all’infuori le chiappe per favorire quel lento ma deciso sfondamento. Avrei dovuto lubrificare anche l’ano con la mia saliva come faccio sempre, il cazzo finto infatti entrava a fatica malgrado la spinta decisa e la posizione perfetta. Ma non era momento di dolcezze, e spingendo con forza infilai il mio giochino per metà dentro al culo godendo di quella dolce violenza con un sordo mugolio di piacere.

Lo girai dentro al buchetto accarezzandomi le pareti, lo tirai fuori e lo annusai, il profumo del mio buchino mi dava alla testa, succhiai avidamente la punta del cazzo finto e lo infilai profondamente in bocca riempiendolo di saliva. Tornai alla sdraio e a quattro zampe ripresi a incularmi con il fallo questa volta senza nessuna pietà, infilandolo e sfilandolo completamente e dopo masturbandomi freneticamente anche la fica con l’altra mano ormai con la faccia sulla sdraio e la bava alla bocca dal piacere. Ad un tratto nella casa dall’altro lato della strada si accese una luce e poco dopo alla finestra si affacciò una ragazza intenta a scrutare il cielo. Dopo un primo momento di imbarazzo in cui mi fermai e mi accucciai per nascondere l’evidenza dei miei giochi pensai che difficilmente avrebbe potuto vedermi visto che tutte le luci della casa erano spente e mi limitai ad assumere una posizione più discreta, sdraiata e con il busto sollevato. In quella posizione il culo era meno accessibile e così infilai il vibratore nella fica e per evitare di muovermi troppo pensai di accenderlo a bassa velocità in modo da non fare troppo rumore e godermi il massaggio interno di quello strumento diabolico. Sbrodolavo letteralmente e ormai avevo lo sguardo fisso sulla ragazza un po’ preoccupata e un po’ eccitata dall’idea di poter essere vista. Aumentai un poco la velocità e poi un poco ancora e l’inevitabile accadde: la ragazza probabilmente sentii il rumore della vibrazione e iniziò a guardare verso il terrazzo, penso che non le ci volle molto tempo per capire cosa stesse succedendo ma sembrò non curarsene e io continuai a stringere la vagina attorno a quel cazzo straordinario.

La stronzetta con molta discrezione aveva chiamato il ragazzo e ad un certo punto mi accorsi che mentre mi guardavano lui la stava scopando, vedevo infatti ondeggiare lentamente ma in maniera sempre più evidente la testa della tipa. Era bellissimo vedere quanto fossero eccitati nel guardarmi e a quel punto persi ogni ritegno, sfilatomi il cazzo finto dalla fica mi alzai sui piedi e lo appoggiai nuovamente sul buco del culo sedendomici sopra lentamente e lasciando che sprofondasse dentro di me. Ero fradicia e avevo il respiro affannato e i capezzoli turgidi, il mio buco del culo ormai era spalancato e accoglieva quasi per intero il fallo, era bellissimo. Ad un tratto iniziai a godere, un orgasmo infinito che mi fece gemere e contorcere languidamente con gli occhi socchiusi, il vibratore acceso infilato nel culo e tre dita piantate nella fica ormai fradicia. Quando riaprii gli occhi alla finestra non c’era più nessuno, forse anche loro erano venuti o forse erano corsi nella stanza da letto per continuare la loro battaglia d’amore. Io appoggiai il vibratore al tavolino, mi riappoggiai comodamente sulla sdraio e mi accesi una sigaretta lasciandomi cullare dal silenzio di quella notte magica d’estate. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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