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Anziane contadine

Marco si era laureato in ritardo e a 39 anni le possibilità di sfruttare la sua laurea in Agraria erano davvero poche, pensando di svolgere l’attività d’agente di commercio, inviò il suo modesto curriculum a svariate aziende del settore, alla fine fu contattato da una ditta che gli propose di trasferirsi in una piccola regione dell’Italia centro-meridionale, Marco alle strette accettò il trasferimento e si trovò catapultato, lui che aveva sempre vissuto in una città del nord Italia, in una realtà totalmente diversa.

I prodotti che rappresentava erano rivolti ad aziende di piccole dimensioni era quindi costretto a battere le campagne in lungo e in largo, passando tutto il tempo tra fattorie e contadini, restando per giorni e giorni lontano dalle città e alloggiando il più delle volte in piccoli alberghi o in case private.

Marco non era sposato, non era mai stato neppure fidanzato, molto timido, la bassa statura, gli occhiali e la precoce calvizie non l’avevano certo aiutato nei rapporti con le donne, aveva inoltre sempre avuto un complesso legato alle piccole dimensioni del suo pene, temendo di essere respinto aveva finito per isolarsi accettando con rassegnazione la sua condizione.

Il lavoro non era certo gratificante ma gli dava la possibilità d’incontrare molte persone, aveva scoperto che in campagna i rapporti sono ancora semplici e diretti e si era subito trovato a suo agio, spesso i poderi erano gestiti da donne, contadine di 60, 70 anni dai corpi robusti e le maniere spicce, con le quali si entrava subito in confidenza, all’inizio rimase sulle sue poi si abituò, con piacere, alla nuova situazione, anche se spesso, le donne, lo facevano arrossire rivolgendogli battute pungenti.

Tra tutte le persone incontrate quella con cui era entrato maggiormente in confidenza era Maria, 65 anni, capelli biondi, fisico robusto, seni e fianchi generosi, rimasta vedova, gestiva da sola una piccola proprietà, trovandosi bene con lei, Marco, si recava spesso a trovarla, si era creato così tra i due un certo legame e la donna, sinceramente affezionata al giovane, vedendolo sempre triste e sconsolato cercava di farlo confidare ma Marco con mille scuse evitava l’argomento finché un giorno più depresso del solito le disse,

“è che non sono fidanzato e devo continuare a farmi le seghe alla mia età”, la donna, stupita da tanta sincerità, rimase un attimo in silenzio poi chiese come mai non si fosse cercato una ragazza, lui rispose che era difficile restando sempre in giro, d’altronde c’era la possibilità di doversi subito trasferire per lavoro e non voleva ingannare nessuno.

La settimana successiva arrivò ancora più triste e depresso, la donna aveva pensato a lungo a quella conversazione, tra molte perplessità, vincendo l’imbarazzo e il pudore, le sembrava di aver trovato un modo per aiutarlo; ma come si sarebbe comportata se lui non avesse gradito o peggio si fosse offeso; si accertò, quindi, con molta cautela che il problema fosse sempre lo stesso, il giovane ribadì di non sopportare più quella situazione senza aggiungere altro nel timore di scandalizzarla, la donna vinto ogni dubbio residuo, pensò fosse arrivato il momento d’intervenire.

Maria gli disse che non poteva più vederlo in quello stato e che avrebbe tanto voluto aiutarlo,

“come”, rispose il giovane,

“se tu vuoi”, disse la donna, “se volessi lasciar fare a me, non dico per sempre, diciamo sino a quando non trovi una ragazza, io potrei… “, Marco non sapeva cosa dire e la donna non sapeva come concludere la frase, camminavano lungo un sentiero che costeggiava un campo, Maria lo spinse verso una siepe poco lontana, Marco la seguì in silenzio, arrivati la donna si avvicinò e senza aggiungere altro infilò una mano nei pantaloni iniziando ad accarezzarlo, con calma tirò fuori l’uccello ed iniziò a massaggiarlo, era talmente piccolo che le erano sufficienti tre sole dita, lentamente cominciò a gonfiarsi, fino a quando diventò abbastanza duro da poterlo stringere nella mano, iniziò allora a muoverla sempre più rapidamente, poi all’improvviso, prima ancora di raggiungere un’erezione completa, Marco venne, per la sorpresa la donna si fermò, mentre il seme continuava a colarle tra le dita, Marco era mortificato mentre la donna confusa e imbarazzata non sapendo cosa fare lasciò quell’angolo appartato seguita dal giovane, continuarono così il giro della fattoria senza commentare quanto era accaduto, arrivati alla macchina stavano per salutarsi quando la donna notò sorpresa che aveva ancora il cazzo gonfio, effettivamente era vero per l’eccitazione gli era diventato bello duro, non volendo mandarlo via in quello stato, lo spinse con decisione verso un trattore fermo lì vicino, sembrava gli stesse mostrando qualcosa invece abbassò rapida la lampo ed iniziò a masturbarlo velocemente per paura di essere vista, questa si rivelò una precauzione inutile Marco, infatti, sborrò rapidamente come la prima volta, la donna si assicurò di averlo svuotato completamente continuando con movimenti lenti e profondi fino a far uscire le ultime gocce.

Nelle settimane successive Marco ritornò spesso, succedeva così che mentre ispezionavano un campo o un fienile, la donna lo spingeva verso un angolo appartato e subito iniziava a masturbarlo per ricominciare, magari, dopo pochi minuti in un altro posto, fermandosi solo quando vedeva che l’uccello non si raddrizzava più, d’altronde Marco era pieno d’energie e le capitava di farlo sborrare anche quattro volte di seguito.

Tante visite non passarono inosservate e i pettegolezzi giunsero alle orecchie di Ines, una signora di 72 anni che pensò di poter approfittare della situazione, Ines conosceva abbastanza bene Maria, la chiamò chiedendole di Marco per e questo iniziò a frequentare assiduamente la fattoria, rapidamente si creò una certa confidenza e i discorsi diventarono sempre più intimi, poco alla volta Ines portò Marco a confidarsi, finì così col ripetere quanto già aveva raccontato a Maria, scusandosi per la delicatezza dell’argomento, disse che era troppo timido per cercarsi una ragazza e inoltre la precarietà della situazione non gli permetteva d’impegnarsi, ma quella condizione era ormai insopportabile, per Ines era l’occasione giusta, gli disse che lo capiva bene, infatti si era sposata con un uomo molto più anziano di lei e aveva smesso di fare certe cose ancora giovane; poi visto che Marco non rispondeva aggiunse che le dispiaceva vederlo in quello stato e che l’avrebbe aiutato volentieri se solo le avesse fatto capire che lo gradiva.

Marco non era sicuro di aver capito bene le intenzioni della donna; Ines, invece, moriva dalla voglia di ritrovarsi il suo uccello tra le mani e non voleva rischiare di perdere quell’occasione, trovandosi nello spiazzo di fronte alla casa, propose al giovane di entrare per stare più comodi, Marco però le disse che se per lei era lo stesso preferiva restare fuori, Ines non ci fece caso e visto che non c’era nessuno era inutile cercare un altro posto, gli aprì la lampo ed infilò la mano dentro le mutande, l’uccello era duro, lo tirò fuori erano anni che non ne vedeva uno e adesso voleva gustarsi con calma quel momento, iniziò ad accarezzarlo palpando le palle e l’asta, poi l’impugnò iniziando a masturbarlo, dapprima lentamente poi con movimenti sempre più rapidi, quando si accorse che il giovane stava per godere aumentò il ritmo e la profondità dei movimenti, senti lo sperma scorrere sotto le dita e subito un lungo schizzo uscì fuori, si fermò un istante poi riprese a pompare, la sborra uscì ancora con forti schizzi poi in grossi grumi caldi.

Nelle settimane successive Marco ritornò spesso, Ines dal canto suo era sempre disponibile, lo masturbava a lungo facendolo godere molte volte, avendo notato che godeva quanto più cresceva il rischio di essere scoperti, cercava tutte le situazioni che potessero eccitarlo, cosi mentre inizialmente si erano rifugiati dietro le siepi o i muretti, adesso, sicura che nessuno potesse vederli, le capitava di masturbarlo lungo i tratturi o in mezzo ai campi e in questi casi, Marco, aveva orgasmi rapidi e violentissimi.

Ormai sicura di quest’ intuizione pensò di fargli una sorpresa, un giorno, con una scusa si diressero verso un capanno, girarono attorno fermandosi sul retro; gli aprì i calzoni tirò fuori l’uccello ed iniziò a masturbarlo con calma, trascorsi diversi minuti, all’improvviso da un piccolo boschetto a circa 300 metri da loro, apparvero tre donne che portavano dei cesti sulle spalle curve, erano vestite di nero come i fazzoletti che portavano sul capo, dopo essersi fermate iniziarono a raccogliere della legna, Marco spaventato lo fece notare ad Ines ma questa, continuando la sega, rispose di non preoccuparsi perché erano troppo lontane per poterli vedere.

I sospetti della donna erano esatti, dovette quasi fermarsi per non farlo venire subito, Marco era preoccupato ma allo stesso tempo si sentiva stranamente eccitato; Ines continuava a masturbarlo lentamente, senza mostrare nessun imbarazzo, nonostante le donne fossero proprio di fronte a loro; Marco, per lunghi minuti, le osservò, mentre piegate raccoglievano la legna, con la speranza inconfessata che qualcuna voltandosi potesse vederlo, rimase sospeso in questa situazione per lunghi minuti poi ebbe un sussulto, una donna dopo essersi fermata si era girata verso di loro, gli era sembrato avesse piegato il capo per dire qualcosa alle compagne e queste subito avevano voltato le testa nella loro direzione, Ines rallentò i movimenti, sollevò la testa, poi sempre osservando le donne riprese la sega, lentamente, tirando tutta la pelle sul glande per poi ricoprirlo, quasi volesse mostrare quanto stava facendo, guardavano proprio dalla loro parte ma forse Marco si sbagliava, Ines ripeté, “tranquillo, non ci possono vedere”.

Le donne avevano ripreso il lavoro, era sicuro che avessero capito cosa stavano facendo, anche perché ogni tanto si sollevavano e guardavano con insistenza nella loro direzione e non riusciva a spiegarsi come mai Ines fosse così tranquilla, d’altronde era talmente eccitato che non riusciva a pensare a niente se non a godersi quei momenti, terminato il lavoro le donne si fermarono, sollevandosi

“ci hanno visti” ripeté Marco, “guardano da questa parte”, per lunghi istanti rimasero ferme con lo sguardo nella loro direzione poi sistemate le ceste sulle spalle si incamminarono nella loro direzione,

“non ci hanno visto, però adesso sborra ” disse

“altrimenti mi trovano con il tuo cazzo in mano”, aveva però rallentato il ritmo e Marco non riusciva a venire, “sborra, sborra”, ripeté, ma ovviamente non ci riusciva, ormai le donne erano a meno di duecento metri ed iniziava a vederle chiaramente, per l’emozione non poteva parlare, una donna alzò una mano come per salutare e Ines rispose al cenno,

“sbrigati”, ripeté, “o hai deciso di sborrargli proprio davanti”, fortunatamente si erano fermate per sistemare una cesta, Ines si sistemò al suo fianco, ora l’uccello era completamente esposto alla loro vista, la mano scorreva lentamente, lungo l’asta, arrivata alla base la muoveva su e giù facendo oscillare il cazzo; le donne, ripresero ad avvicinarsi, mentre Ines ormai sfiorava soltanto l’uccello,

“allora vuoi proprio compromettermi, vuoi che mi vedano con il tuo cazzo in mano, ma io non ho intenzione di fermarmi sino a quando non vedrò la sborra uscire, per questo deciditi o ci troveranno così”, Marco non sapeva più cosa fare ed era pronto al peggio quando all’improvviso la mano di Ines riprese ad andava velocemente, le donne erano a meno di cento metri, non riuscì più a trattenersi, iniziò ed eiaculare, la sborra cadeva sull’erba e sembrava non finire mai, fece appena in tempo a rivestirsi prima del loro arrivo, i segni del suo piacere erano ancora ben visibili sull’erba, le donne si fermarono proprio davanti a loro calpestando il suo seme e Ines le salutò con la mano ancora bagnata.

Quando andarono via aveva il cazzo così duro che Ines dovette riprendere da dove aveva lasciato facendolo sborrare una seconda volta.

Trascorsero alcune settimane, una mattina, dovevano andare a controllare un pozzo che si trovava a circa un chilometro dalla fattoria, era un angolo riservato, protetto da alberi e cespugli, come arrivarono Ines sfilò i pantaloni di Marco ed iniziò a masturbarlo, dopo alcuni minuti si sentirono dei fruscii, ma non si vide nessuno ed Ines continuò a toccarlo, anche Marco non ci fece caso, invece all’improvviso, da dietro una siepe a pochi metri da loro, apparvero due donne, una di circa 60 anni l’altra di almeno 80, la più anziana era alta e magra, vestita completamente di nero, la più giovane vestiva in modo trasandato, come si usa in campagna durante il lavoro, Marco rimase colpito dal seno davvero enorme appena coperto da una lisa maglietta bianca, Ines lasciò l’uccello e Marco si ritrovò davanti a loro con il cazzo dritto, anche le due donne si erano fermate, sorprese, e guardavano Marco con curiosità, per un istante rimasero tutti immobili senza sapere cosa fare, Marco cercò di coprirsi il sesso con le mani, le due vecchie, dopo essersi scusate, si voltarono come per andare via ma Ines le richiamò,

“aspettate non andate via, avete fatto tanta strada, avvicinatevi pure e prendete l’acqua e scusate voi per averci trovato in questo stato”, una delle due rispose,

“vi ringrazio sono anziana e casa nostra è lontana”, poi guardando l’uccello diventato ormai piccolissimo disse

“ma non vorremo dare altro disturbo, continuate pure liberamente andremo via appena possibile” e senza nessun imbarazzo si avvicinarono ed iniziarono a prendere l’acqua, nell’attesa Ines prese in mano l’uccello di Marco, il rubinetto si trovava a pochi passi e le due vecchie davano loro le spalle, Ines vide che il cazzo si era nuovamente ingrossato e notò l’eccitazione di Marco allora nonostante le due vecchie fossero li vicino riprese a masturbarlo; queste, guardavano spesso dalla loro parte, curiose; anche Marco non era indifferente alla loro presenza ed Ines dovette stare attenta a non farlo godere troppo in fretta.

Quando la più anziana terminò di riempire il bidoncino si voltò, Ines, leggermente imbarazzata si fermò, ma a differenza di quanto Marco s’aspettava la vecchia non era affatto turbata, Ines riprese allora a giocherellare con l’uccello poi visto che la vecchia continuava a guardare verso di loro si sentì libera di riprendere la sega, Ines lo masturbava lentamente ma Marco era talmente eccitato che stava ugualmente per venire, intanto anche l’altra donna aveva terminato e si era voltata, Ines iniziò a masturbarlo più velocemente, quando si rese conto che il giovane stava per godere disse

“Marco cosa stai facendo, non vorrai sborrare davanti a queste due signore, o mamma mia che vergogna, cerca di trattenerti, nooo! Ecco che sborra, sborra, signore per carità voltatevi” il seme uscì con forza, tre, quattro lunghi schizzi e poi ancora altri più deboli, mentre le vecchie, ben lontane dal seguire l’invito, continuavano ad osservare con curiosità.

Ines, fingendo d’essere scocciata, andò a sciacquarsi le mani e le donne iniziarono a parlare tra loro, Marco intanto era rimasto appoggiato al pozzo, i pantaloni abbassati e il cazzo che lentamente si ritirava, dopo alcuni minuti le due donne si avvicinarono per salutare e prima di andar via la più anziana allungò istintivamente la mano e sfiorò l’uccello e le palle, rapidamente il cazzo tornò dritto e duro come prima, la vecchia divertita disse ad Ines

“su cos’aspettate non vedete che ha ancora voglia, ”

Ines riprese a masturbarlo cercando però di stimolarlo il meno possibile passarono così diversi minuti senza che Marco arrivasse all’orgasmo, la vecchia intanto era rimasta vicino a loro, Ines le disse

“scusate nonna, vedete non riesco più a farlo sborrare e questo uccello è troppo teso perché lo lasci così, vorreste essere così gentile da provare voi”, Marco non riusciva a credere fosse vero, ovviamente l’idea di farsi masturbare da quella vecchia l’eccitava moltissimo e sperava accettasse,

“se ha questo bel giovane non dispiace volentieri” rispose avvicinandosi senza dar tempo a Marco di reagire, sentì la mano della vecchia stringere l’asta, era magra e ruvida, stringendo il glande fece uscire alcune gocce di liquido e con queste si bagnò il palmo della mano poi iniziò a masturbarlo con movimenti lenti e profondi che diventarono poco a poco sempre più veloci, intanto anche l’altra donna si era avvicinata fermandosi proprio di fronte a Marco,

“forza continuate così ” disse Ines “fatelo godere “, pochi veloci movimenti furono sufficienti per portare Marco all’orgasmo,

“gode, gode” disse la vecchia mentre il seme usciva, gli schizzi finirono addosso alla sua compagna, bagnandola tutta, senza che la vecchia facesse niente per evitarlo, “brava”, disse Ines, “l’avete proprio fatto sborrare bene”.

La vecchia, sembrava non avere fretta e con la mano tutta imbrattata continuava a masturbarlo, giocando con l’uccello, a Marco tremavano le gambe avendo goduto due volte in pochi minuti, l’altra donna, dopo un attimo d’incertezza, si avvicinò al rubinetto e dopo essersi sfilata la gonna, iniziò a sciacquarsi, Marco rimase senza fiato, la donna, infatti, non indossava biancheria, in un certo senso era la prima volta che vedeva una donna nuda e nonostante le grosse natiche ed il folto ciuffo di peli grigiastri sul pube il cazzo si indurì nuovamente, la vecchia e Ines risero divertite vedendo quale era la causa di quella nuova erezione, “Agnese”, disse la vecchia mostrandole il cazzo, “guarda cosa hai combinato”, mentre la donna continuava a lavarsi, la vecchia, senza perdere tempo, riprese a masturbarlo, l’altra donna se ne accorse e disse all’amica che era una sporcacciona e che doveva vergognarsi di quello che stava facendo, la vecchia rispose che quella che doveva vergognarsi era lei che aveva ancora il coraggio di mostrarsi nuda davanti ad un uomo con quel corpo grasso e cadente che si ritrovava, la donna meno anziana, intanto, aveva finito di sciacquarsi e si asciugava lentamente come se non avesse fretta, Marco continuava a guardarla, eccitato, e solo i due orgasmi precedenti gli permettevano di resistere, la vecchia intanto continuava a masturbarlo, Ines che era rimasta in disparte si avvicinò prendendo il suo posto, le due donne si diedero il cambio toccandolo a turno, poi dato che non era opportuno restare in quel posto così a lungo, Ines decise di accompagnare a casa le due donne, riservandosi di riprendere la sega una volta arrivati, si rivestirono rapidamente, incamminandosi.

Marco era ancora eccitato, dopo alcuni minuti di strada, arrivarono nei pressi di una siepe formata da due file parallele e fitte di alberi, in lontananza si sentivano le voci di molte donne, la vecchia fece cenno agli altri di seguirla, in silenzio si infilò in una stretta apertura della siepe, tra le due fila di alberi c’era un canale profondo circa un metro e mezzo, in quella stagione asciutto, lo percorsero per circa duecento metri poi la vecchia fece cenno a tutti di fermarsi e ordinando ancora di fare silenzio indicò un punto attraverso il quale guardare.

Le teste erano a livello del terreno e in quel punto la bordura presentava qualche apertura, Marco vide a circa dieci metri il rudere di una casa di campagna, era quasi mezzogiorno, dopo alcuni minuti si sentirono le voci delle donne avvicinarsi, Marco non capiva la lingua, la vecchia sussurrò che erano albanesi, le donne erano impegnate nella raccolta delle olive e si fermavano per il pranzo, nessuno però riusciva a capire il motivo per cui la vecchia li aveva portati li.

Questa intanto aveva sbottonato i pantaloni di Marco e l’uomo pensò volesse nuovamente masturbarlo, in effetti tutte quelle voci e la presenza di tante donne l’avevano eccitato, Ines prese in mano il cazzo e iniziò a toccarlo, la vecchia fece un cenno e tutti si girarono a guardare, era apparsa una ragazza, Marco non ebbe neanche il tempo di capire cosa stava succedendo, dandogli le spalle la ragazza sollevò il vestito, abbassò le mutande e accucciandosi a terra liberò la vescica poi si alzò e andò via, evidentemente quel luogo appartato veniva usato per soddisfare le necessità fisiologiche delle operaie, Marco era eccitatissimo e le due donne stavano attente a non farlo venire, subito dopo apparvero due ragazze, una diede loro le spalle l’altra il davanti, la scena si ripeté e Marco poté osservare il getto che usciva dal sesso aperto, fu poi la volta di altre due ragazze, questa volta una si sistemò con le spalle appoggiate al muro, tenendo le cosce aperte spinse il pube verso l’alto, l’altra ragazza rimase in piedi, sollevò la gonna reclinando la schiena all’indietro poi iniziarono ad urinare con i getti che s’incrociavano in aria.

Passarono alcuni istanti, arrivarono due donne, una sulla cinquantina l’altra molto giovane, la prima era alta e robusta, disse qualcosa e la ragazza si spogliò, era molto magra con i capelli biondi e lisci, la donna fece poi accovacciare la ragazza per terra, si sollevò il vestito e questa le sfilò le mutande, poi la donna tenendo le gambe divaricate si spostò in avanti con la ragazza che si reggeva aggrappandosi alle sue cosce così da avere la faccia vicina al suo pube ed il corpo sotto di lei, restarono ferme fino a quando la donna iniziò ad urinare, poi parlò e la ragazza aprì la bocca ricevendo lì il getto, quand’ebbe finito le spinse la testa contro il sesso e la ragazza iniziò a leccarla, la donna teneva le cosce leggermente piegate continuamente scossa dal piacere e dopo alcuni minuti raggiunse l’orgasmo spingendo con forza la testa dentro di lei, a quel punto mentre la ragazza restava ferma la donna si allontanò, riapparve dopo qualche istante in compagnia di un uomo sulla settantina, basso e con un grosso addome prominente, i due si fermarono di fronte alla ragazza, la donna gli sbottonò la patta e tirò fuori il cazzo, l’uccello dell’uomo ancora flaccido era lungo e grosso, la donna iniziò a scuoterlo e a farlo saltellare nella mano, poi i due si misero davanti alla ragazza, e subito l’uomo iniziò a pisciare mentre la donna si divertiva a dirigerne il getto in tutte le direzioni.

La pioggia si spandeva sul viso e nella bocca che la ragazza doveva tenere aperta, quand’ebbe finito la donna spinse l’uccello ancora gocciolante e molle nella sua bocca e la costrinse a fargli un pompino, afferrandola con una mano per i capelli le muoveva la testa avanti ed indietro mentre con l’altra stringeva il cazzo alla base per non farlo sgonfiare; questo infatti si era ancora allungato ed ingrossato ma non era arrivato ad un’erezione completa, così ogni tanto doveva far uscire l’uccello dalla bocca per masturbarlo velocemente prima di spingerlo nuovamente dentro, inoltre per farlo eccitare maggiormente si era sollevata la gonna portandosi una mano dell’uomo sul sedere e questo le palpava con gusto le grosse natiche.

All’improvviso apparve un’altra persona, era una donna sulla settantina vestita di nero, i lineamenti marcati, la peluria sul viso, l’addome prominente come quello dell’uomo, la ragazza la guardò terrorizzata ma lei con voce dura disse, “chi ti ha detto di fermarti, continua a succhiare, devi bere tutta la sborra di mio marito” poi si avvicinò mentre la donna riprese a muovere la testa della ragazza, la vecchia intanto aveva raccolto una verga sottile ed iniziò a farla scorrere sul corpo della ragazza soffermandosi sui seni, sulle natiche e sul sesso, la punta lasciava sottili strie sulla sua pelle bianca, “ti piace e succhiare l’uccello di mio marito” disse lasciando partire un primo colpo sulle natiche,

“e allora succhia, succhia” disse ed altri due colpi si abbatterono sulle sue natiche lasciando dei segni più netti, l’uomo con un grido rauco le scaricò in gola tutto il seme, la donna che teneva ferma la testa della ragazza, quando l’uomo finì di sborrare le fece aprire la bocca e la vecchia si assicurò che avesse ingoiato tutto.

L’uomo andò via, la vecchia ritornò dopo alcuni istanti in compagnia di tre ragazzi molto giovani, ad un suo cenno questi tirarono fuori gli uccelli iniziando a toccarsi, la donna fece avvicinare il primo, lo sistemò davanti alla ragazza, il ragazzo estrasse dalla tasca alcune banconote e le infilò tra i seni della donna che iniziò ad accarezzargli le palle e l’uccello, poi impugnò il cazzo ed iniziò a masturbarlo, il ragazzo eccitato ed inesperto dopo pochi veloci movimenti venne coprendo di seme la ragazza, subito dopo si avvicinò il secondo, anche questo tremante infilò le banconote tra i grossi seni della donna, il suo uccello era ancora molle, la donna provò a farlo indurire ma il ragazzo era troppo emozionato e non ci riusciva, la donna però non voleva arrendersi e così alla fine si ritrovò la mano bagnata senza che avesse avuto un’erezione, si avvicinò l’ultimo, era il più grande, sistemò i soldi nel solito posto, aveva il cazzo già duro e teso, la donna gli permise di infilarlo rapidamente nella bocca della ragazza prima di farlo venire con le mani; alla fine la vecchia li fece avvicinare alla ragazza e questi tutti assieme la bagnarono con i loro liquidi, quando rimasero sole la donna prese un secchio d’acqua e lo versò addosso alla ragazza dandole un telo per asciugarsi poi si allontanarono.

In tutto questo tempo le due donne avevano continuato a masturbare Marco, alternandosi o toccandolo assieme, facendolo sborrare altre due volte ma ora aveva ancora il cazzo dritto,

“avete proprio ragione”, disse la vecchia

“questo cazzo è sempre duro, quindi propongo, prima d’andare, via di farlo venire ancora una volta”, anche la terza donna lo guardava con interesse, in tutto questo tempo aveva continuato a toccarsi e ora si trovava il sesso allagato, la vecchia che la conosceva bene decise d’approfittare della situazione, rivolgendosi ad Ines chiese se avesse mai fatto l’amore con il giovane, Ines, schernendosi ma capendo dove voleva andare a parare, rispose di no,

“sono troppo anziana, anzi vi devo fare una confidenza, mi dispiace, tanto più, perché questo giovane è vergine e gli avrei volentieri dato questo piacere”, Marco rimase sorpreso, in effetti non aveva mai pensato alla possibilità di fare l’amore con quelle donne e ora che ci rifletteva questo era avvenuto nonostante lo desiderasse, semplicemente il suo cervello si era rifiutato di valutare la cosa considerandola a priori irrealizzabile ma ora dopo quanto aveva detto Ines le cose apparivano, improvvisamente diverse.

Mentre era ancora distratto da questi pensieri la vecchia, sempre rivolta ad Ines, disse,

“allora se permettete gli faremo da madrine per la sua prima volta, venite spostiamoci”, risalirono il fosso e si spostarono sotto un albero li vicino, la vecchia, aiutata da Ines, avvicinò alcune balle di fieno, Marco non capiva cosa stesse succedendo, poi mentre la vecchia parlava con l’amica, Ines riprese a toccarlo e trovando l’uccello già duro gli chiese se desiderava fare l’amore e lui rispose di si,

“allora avvicinatevi” disse la vecchia,

“e lasciate fare tutto a noi”, l’altra donna intanto dopo essersi sfilata la gonna si era distesa sul fieno, con il corpo poggiato su una balla e i piedi sulle altre due, Ines che teneva Marco per l’uccello lo spinse tra le sue cosce, la vecchia si era sistemata di fianco all’amica, dopo averle allargato le labbra fece scorrere un dito nello spacco e disse

“toccate anche voi guardate quant’è bagnata questa vacca”, Ines allungò la mano e fece passare alcune dita sul sesso,

“avete ragione è proprio una fontana, che sconvenienza farsi trovare in questo stato” e intanto continuavano a toccare e ad aprire quel sesso sotto gli occhi sempre più eccitati di Marco, poi Ines lo spinse sino a far arrivare la punta dell’uccello davanti all’apertura della vagina iniziando a muovere l’asta in su e in giù, strofinando il glande sul sesso tenuto aperto dalla vecchia, “adesso” disse questa, “infilatelo dentro lentamente”, Ines che l’impugnava saldamente avvicinò la cappella all’apertura e lo spinse dentro per qualche centimetro, iniziò poi a muoverlo in tutte le direzioni per farlo poi uscire ripetendo diverse volte questa manovra, evidentemente le donne volevano godersi il più a lungo possibile questo gioco e Marco le lasciava fare.

“Adesso affondatelo”, disse la vecchia, Ines infilò nuovamente l’uccello ma questa volta lo spinse di più tanto che non riusciva ad impugnarlo ma lo stringeva tra il pollice e l’indice e in questo modo iniziò a farlo muovere facendolo uscire completamente e poi rientrare sempre più in fondo, la vagina della donna era piena d’umori e ogni volta che usciva l’uccello produceva dei rumori tanto che l’anziana donna disse ancora

“è proprio allagata la vacca non risparmiatele nulla, infilateglielo tutto dentro”, continuarono così fino a quando la vecchia vedendolo troppo eccitato disse,

“adesso fottetela bene e fatela godere, poi regalerete a me e alla vostra amica questa sborrata e vi garantisco che la prossima volta potrete riempirgli la pancia col vostro seme”.

Fu come un segnale, Ines strinse con forza l’uccello alla base ed iniziò a farlo entrare ed uscire velocemente mentre la vecchia masturbava l’amica, questa iniziò a scuotersi e dopo poco venne, Ines allentò la presa e fece scivolare dentro l’uccello mentre la donna si contraeva per l’orgasmo poi rapida lo tirò fuori appena sentì i primi fiotti arrivare e come ordinato dalla vecchia lo fece sborrare sul sesso e sulla pancia della donna. FINE

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Storie sexy raccontate da persone vere, esperienze vere con personaggi veri, solo con il nome cambiato per motivi di privacy. Ma le storie che mi hanno raccontato sono queste. Ce ne sono altre, e le pubblicherò qui, nella mia sezione deicata ai miei racconti erotici.

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