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Chi è Anna?

Non ho mai avuto un buon rapporto con lei. Ora che ci penso non ho avuto mai nemeno un rapporto, l’ho sempre vista come la “moglie di Lucio” ovvero un ostacolo costante e imponente alle uscite notturne con il mio migliore amico. Eppure adesso la devo andare a prendere: verrà qui in Liguria stasera per danzare in uno spettacolo della sua compagnia amatoriale e, avendolo saputo, non ho potuto esimermi dall’offrirle di accompagnarla dalla stazione al teatro. Non sono a mio agio: troppi segreti tra me e Lucio, troppa complicità; le poesie scritte insieme, le lettere, le bevute letterarie, gli amori fulminanti e dolorosi mi fanno pensare che lei conosca un’altra persona rispetto a quella che conosco io. Dovrò stare attento a non fare gaffes e so che non sarà facile.

Eccola. Scende dal treno e mi saluta allegramente. è strano, forse quando è lontana da Lucio e dalle goiose preoccupazioni datele dal bimbo ha un carattere diverso, meno severo. Meno severo del solito è sicuramente il suo abbigliamento: indossa un pantacollant aderente, sul quale non ho potuto fare a meno di posare lo sguardo, che dimostra chiaramente come la pratica sportiva regolare permetta di sfoggiare un fisico molto attraente anche alla soglia dei quarant’anni alla quale lei sta ormai per arrivare.

Mi bacia ringraziandomi di essere venuto a prenderla e, parlando del più e del meno ci avviamo verso la mia automobile. Sono quasi le sette di sera, le chiedo se per caso desideri fermarsi a mangiare qualcosa prima di recarsi a teatro. Il suo rifiuto arriva piuttosto secco: non vorrei avesse frainteso, dovrò stare più attento. Come se avesse intuito il mio stato d’animo mi dice che avremmo eventualmente potuto cenare dopo lo spettacolo con gli altri della compagnia, prima di riprendere il treno che la riporterà a casa questa notte stessa.

Sono seduto su di una comoda poltrona in velluto rosso del teatro dove, tra circa due ore, inizierà lo spettacolo per il quale ho gentilmente ricevuto un biglietto omaggio. A dire il vero ne avrei fatto volentieri a meno perchè ho molta fame e sono molto poco interessato alla danza ma, ovviamente, non potevo rifiutare. Mi consolo andando al bar del teatro a bere un cocktail. Ho tempo di berne un’altro prima che si spengano le luci della sala, verso le dieci, con un’ora di ritardo. Di quello che fanno i danzatori in scena capisco poco, però le musiche sono belle e tutto l’insieme mi colpisce gradevolmente. L’ora di spettacolo passa in fretta. La attendo all’uscita degli artisti. è una delle ultime. Non c’è quasi più nessuno. Mi domanda dello spettacolo e non posso che dirle che sono rimasto entusiasta. Cerchiamo qualcuno da invitare al ristorante ma sembrano spariti tutti. Una ragazza ci informa che a causa dello sciopero dei treni di domani, chi doveva ritornare era già corso alla stazione. Sono le undici e tre quarti. Qui comincia la storia.

“A che ora avevi il treno? ” le chiedo preoccupato.

“Ce n’era uno alle 23. 45 e uno a mezzanotte e mezza, mi sembra… ”

“Allora è meglio che ti trovi da dormire per stanotte, l’ultimo era quello delle 23. 45” conclude sinteticamente la ragazza che si era interessata al nostro problema.

Non senza qualche imbarazzo, sono costretto ad offrirle ospitalità a casa mia per la notte. Lei, ringraziandomi, accetta volentieri. Ha già il cellulare in mano per avvisare Lucio dell’inconveniente. Gli dice che passerà la notte da me. Non sono preoccupato, lui non è assolutamente geloso, poi, di me, sa di potersi fidare; piuttosto non me lo immagino proprio tra pannolini e biberon. Credo che sia la prima volta in due anni e mezzo di vita del bimbo che si trovi a passare la notte solo con lui. Lei mi passa il telefono:

“Ciao Lucio! Poi mi racconti come è andata con il cambio del pannolino” gli dico in tono scherzoso.

“Non ti preoccupare… passerò la notte sveglio per scrivere ad Anna … ” mi risponde sottovoce riferendosi al suo ultimo folle amore, come tutti gli altri, non ricambiato.

Faccio un’espressione imbecille e imbarazzata: ovviamente non posso commentare.

Facciamo un breve giro dei ristoranti ma dopo mezzanotte, in Maggio, non è facile trovarli aperti. Ci troviamo d’accordo sull’idea degli spaghetti improvvisati a casa mia. Sono terrorizzato dall’idea del disordine che troveremo. Ripenso alle cose più orribili che potrei avere lasciato in giro: sicuramente i piatti di almeno due giorni, il bagno sporco e, temo, le mutande cambiate stamattina sul divano davanti alla televisione. Comincio a mettere le mani avanti, scusandomi in anticipo, ma lei mi tranquillizza dicendomi di avere dormito in tutte le situazioni e di non essere il tipo che si scandalizza per queste cose.

Entriamo in casa. Tutto è molto peggio rispetto a quello che mi ero immaginato: ci sono anche i calzini sull’attaccapanni e la torta margherita sul tavolo della cucina ha fatto la muffa. Le offro di andarsi a rinfrescare in bagno, sperando che sia decente, nel tentativo di prendere tempo e dare una sistemata al soggiorno e alla cucina prima che lei ci metta piede. Interpreto una delle mie migliori performance: tutti i piatti in lavastoviglie, calzini e mutande nel portabiancheria, pattumazione di torte ammuffite e reperti alimentari vari, breve passata di prodotto detergente su cucina e tavolo, aspirazione rotolini di polvere, tutto in meno di dieci minuti. Dopo avere messo la pentola di acqua salata sul fornello della cucina, mi avvio fiero a chiamarla. Lo choc mi colpisce duramente: la vedo in camera mia, evidentemente appena uscita dal bagno, con indosso la stessa maglietta di cotone ma senza assolutamente nulla sotto. è di spalle, mi soffermo un secondo a spiarla prima di essere scoperto. Ha un sederino splendido, piccolo ma sporgente, due gambe esili ma muscolose, le caviglie sottilissime. è alta, almeno uno e settanta, ma peserà si e no cinquanta chili. Non sono mai stato con una così magra, penso prima di autorimproverarmi severamente per averlo fatto. All’improvviso si volta e mi guarda. La vedo anche davanti: ha il pube minuscolo, proporzionato con tutto il resto. Cerco velocemente le parole per scusarmi ma lei mi anticipa:

“Scusa, sono rimasta senza mutande: sono venuta con i pantacollant e non le ho messe, con il body da danza non le metto mai, poi, prevedendo di tornare stanotte non mi sono preoccupata di portarle, così stanotte devo fare la sexy… ”

Il suo tono scherzoso mi turba. Fatta una veloce statistica sui miei casi personali constato che il 100% delle donne delle quali ho potuto vedere il pube scoperto hanno avuto una storia sessuale con me. Questa volta mi sembra diverso: lei affronta la situazione con tale serenità da non lasciare alcun dubbio. Rinuncio. Le offro una mia camicia da usare per la notte ma ancora una volta mi stupisce:

“Guarda, io sto benissimo così, se a te non da fastidio, per me non ci sono problemi… ”

Annuisco deglutendo.

Andiamo in cucina dove l’acqua, e non solo quella, bolle. Vederla girare per casa con quel sederino di fuori, mentre parla di cose normalissime mi sta veramente turbando. Dimentico completamente chi è, dimentico Lucio. Non so come affrontare la situazione, però. Sarà semplicemente una donna disinibita oppure sta cercando di dirmi qualcosa? Propendo per la prima ipotesi. Scolo la pasta e la servo. Si siede di fronte a me. La pasta è troppo al dente ma con quello che è successo ho perso il conto dei minuti che di solito tengo scrupolosamente. Inutile negarlo: sono agitato. Il vino bianco, non fresco, che abbiamo stappato sta esaurendosi rapidamente grazie soprattutto al mio nervosismo. La televisione è sintonizzata su un canale che trasmette un film italiano degli anni ’50 in bianco e nero. Lei si alza e si siede sul divano. Non riesco a capire se questo è un invito ma non perdo l’occasione e mi siedo al suo fianco. Rimane accoccolata. Le vedo il pube. Restiamo così per parecchi minuti: lei sembra serena. Io, invece, sono sempre più agitato. Non so se agire, provarci o se aspettare che sia lei a darmi un nuovo segnale. L’una è passata, non vorrei che si facesse troppo tardi. Bevo un whisky per farmi coraggio poi rischio:

“Lo sai che hai delle belle gambe? ”

“Perchè, lo dubitavi forse? ”

“No, certo, dicevo solo che fa sempre piacere vedere delle belle gambe… ”

Nuovo momento di silenzio. Non succede niente. Sto per rinunciare, poi decido di azzardare:

“A dire il vero hai anche il più bel sedere che io abbia mai visto”

Grazie… scommetto che ti stai tormentando chiedendoti perchè sto gironzolando senza le mutande… ”

“Vedo che hai dell’intuito! ”

“è semplice: sto cercando di provocarti, ma, sembra, con scarso successo: bisogna che mi renda conto di non avere più vent’anni”

“Ma no, cosa dici… anzi… sono io che mi faccio degli scrupoli, altrochè… prima ti stavo per saltare addosso! ”

“Insomma, qualche giochettino con me lo faresti… ”

Sto sudando e non ci vedo quasi più. Mi sono praticamente dimenticato chi è Lucio. Lei è diventata esplicita, ormai è chiaro che può succedere qualcosa. Le vado vicino. Proprio in questo momento mi riporta bruscamente alla realtà:

“Aspetta un attimo! Prima mi devi dire chi è Anna”

Capisco tutto: dovrei tradire Lucio, riferire le sue confidenze e le sue emozioni in cambio di sesso, soltanto pochi minuti di sesso. è possibile che uomini sensibili come me, sempre invischiati in storie romantiche dove il piacere fisico scompare di fronte alla grandezza dei sentimenti si vendano così facilmente per una mera esigenza materiale? No, impossibile in condizioni normali, non quando non si scopa da quasi un anno.

“Ok, te lo dico. Però, ora che il gioco è scoperto voglio sapere cosa mi dai in cambio di questa vergognosa spiata”

“Te l’ho detto, facciamo qualche giochino insieme”

“Giochino? Soltanto? ”

“Potrei anche arrivare al dunque… ”

Novello Giuda traditore, pronto a fare sesso con una donna che non prova assolutamente niente per me e che cede il suo corpo soltanto per avere confidenze. In più è la moglie del mio migliore amico, la mamma di un bimbo… mi vergogno di me stesso. Cerco di non pensarci e mi viene abbastanza facile visto che ora si fa accarezzare le gambe nude. Riesco a sfiorarle addirittura il pube. Cerco di toglierle la maglietta. Mi ferma:

“Allora, chi è Anna? ”

Una sua amica, l’ha conosciuta al bar. è giovane ma sposata… ”

è carina? ”

“L’ho vista una volta sola… è una morettina… niente di speciale, ma lui l’ha mitizzata”

“Cosa vuoi dire? ”

“Dico che lui, ora, non vede altre. Pensa solo a lei, le ha scritto un quintale di lettere… ”

“Ma secondo te è più attraente di me? ”

“Ti rispondo sinceramente, non perchè sei qui: nonostante abbia qualche anno meno, fisicamente gli dai dei punti. Non è proprio longilinea e non ha tette… ”

Mi interrompe:

“Si vedono spesso? ”

A questa domanda non riesco a rispondere con una menzogna, anche se so che, dopo la mia risposta, lei si tranquillizzerà e, magari, verrà meno alle sue promesse.

“Spesso? Mai, non si sono mai visti. Come tutte le altre delle quali Lucio si è innamorato. Forse avrà scambiato quattro chiacchiere al bar, poi lui ha iniziato a sommergerla di lettere che con tutta probabilità sono state prontamente cestinate. Solo in queste situazioni lui si innamora follemente: se lei ci fosse stata sono sicuro che lui sarebbe scappato a gambe levate, ormai lo conosco bene”

Vuoi dire che non è mai andato a letto con nessuna? ”

“Diciamo che, come me, si è sempre innamorato di donne impossibili, per un motivo o per l’altro… forse è una forma di difesa, forse non vogliamo realmente un’altra donna ma soltanto rivivere quelle sensazioni tipiche dell’innamoramento che ci fanno soffrire ma anche gioire… ”

Di colpo sono diventato onesto. Glielo dovevo, a Lucio. Lei sembra cambiata, dopo la discussione è intimidita, meno spavalda. Una tempesta ormonale inutile, la mia. Non si scopa nemmeno stavolta. D’altra parte sono fatto così… Lei mi guarda come se si sentisse in colpa. Mi sento in dovere di tranquillizzarla:

“Guarda che ho capito la tua situazione. Non preoccuparti, non voglio niente da te”

“No, non è questo… so che sei una persona sensibile, ma non voglio lasciarti così dopo tutto quello che ti ho detto”

“Davvero, non vorrei mai forzarti a fare qualcosa che non vuoi”

“Guarda che sono disposta a mantenere ciò che ti ho promesso… ”

Si toglie la maglietta restando nuda. Anche le tette non sono male: più grandi di quanto pensassi, certo leggermente cadenti ma attraenti. Le tocco. Mi sembrano splendide forse perchè sono le prime che tocco da tempo immemorabile. Gliele bacio, delicatamente. Sono morbidissime. Le socchiudo le gambe per guardarle il sesso. Lei non oppone resistenza. Lo vedo. Sono emozionato. Mi da l’impressione di un sesso “sciupato”: le labbra esterne sono leggermente socchiuse. è naturale se penso che l’ultima ragazza con la quale sono stato aveva dieci anni meno di lei e non aveva mai avuto figli. Le bacio il sesso, dolcemente. Lei mi ferma:

“Dai, non pensare a me, pensa a te piuttosto… ”

Scende dal divano e si mette carponi davanti a me. Mi spoglio ripensando alla situazione. Penso sempre troppo: no, non posso farlo.

“No, non lo faccio! ”

Si volta e mi guarda con dolcezza. Si siede accanto a me:

“Facciamo qualcosa d’altro allora, quello che ti senti di fare”

Penso ad un giusto compromesso, ad una situazione nella quale lei non si senta costretta a fare cose che non vorrebbe che nel contempo sia eccitante per me.

“Mi piacerebbe farti venire, con la bocca… ”

“Ma scusa, eravamo partiti con l’idea di soddisfare i tuoi desideri ed ora sono io ad essere soddisfatta? ”

“Guarda che a me piace. Mi eccita moltissimo farlo”

“Se è così fallo allora… ”

Seduta sul divano, apre le gambe come solo una dal fisico molto snodato può fare. Affondo il viso, le bacio nuovamente il sesso, ora generosamente offerto. Non sembra reagire subito alle stimolazioni della mia lingua, poi, lentamente, mi accorgo di un movimento ritmico del suo bacino. Gli scatti si fanno più intensi e frequenti, con i piedi si allaccia alla mia schiena come per impedirmi di smettere. Quasi non respiro più. Mentre spinge il ventre con pressione crescente contro la mia bocca sento il suo respiro farsi affannoso. Una serie di gemiti sempre più acuti mi fa capire che sta venendo. Senza smettere, la guardo: si sta mordendo il labbro per reprimere le grida. Ora rotea il bacino con movimenti più ampi. Sottovoce mi chiede di continuare. è un orgasmo infinito. Cerco di amplificare il suo piacere toccandole i capezzoli. Anche io provo piacere da questo contatto. L’intensità del momento lentamente decresce. Mi guarda languida e sospira: “è la prima volta da quando sono sposata che ho un orgasmo senza Lucio… ”

“Ti è piaciuto? ”

“è stato intensissimo, forse perchè è un’esperienza nuova, oppure il gusto del proibito poi… confesso che mi fa piacere essere considerata ancora attraente da qualcuno che ha quasi dieci anni meno di me… ”

Sono quasi le tre. Lei gira nuda per casa in cerca di qualcosa da bere poi mi saluta con un bacio innocente, va in camera e si infila nel mio letto. Io preferisco dormire sul divano per far terminare la tempesta ormonale.

Il sole intenso che passa dalle finestre mi abbaglia. Ho il mal di testa. Mentre mi alzo per chiudere le ante vedo il biglietto sul tavolo: “Ho preso il treno delle 7. Non c’è nessuno sciopero. Mi hai fatto stare benissimo. Avremo un’altra occasione. ” FINE

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