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Colloquio di lavoro

Mi presentai puntuale alle 14: 30 presso la Ditta. Cercasi segretaria massimo 30 anni con esperienza minima di 3 anni nel settore, bella presenza, grande disponibilità.
Entrai e mi presentai davanti alla segretaria; questa alzò gli occhi e mi chiese cosa desiderassi ed alla mia risposta mi squadrò dalla testa ai piedi poi mi disse di accomodarmi che il direttore mi avrebbe ricevuta appena possibile.
Dopo una breve telefonata e cinque minuti di attesa venni da lei accompagnata dal direttore che mi fece entrare e sedere su una poltroncina davanti alla sua scrivania.
L’ambiente era caldo ed accogliente, nell’ufficio altre due segretarie erano sedute davanti ai loro personal computer intente a scrivere probabilmente lettere o altro; notai che entrambe indossavano abiti decisamente succinti, minigonne molto corte per entrambe e body molto scollato la prima e camicetta bianca decisamente trasparente l’altra.
La cosa non mi stupì più di tanto, era richiesta la bella presenza e le due ragazze, entrambe sui 25 anni sembravano decisamente carine: una delle due, rossa con capelli lisci e corti alle spalle, era evidentemente molto più abbondante dell’altra in quanto a seno, ma decisamente più bassa e con labbra rosse e carnose. L’altra alta e slanciata, bionda con capelli lunghi e ai quali era stata fatta una evidente permanente, era dotata si e no di una terza misura ma le gambe lunghe ed affusolate non lasciavano dubbi sulla sua evidente bellezza.
“Allora signorina – disse il direttore – ho davanti a me la sua domanda ed il suo curriculum, ovviamente rispondenti alle richieste dell’azienda; quello che vorrei ora sapere da questo breve colloquio sono altri piccoli dettagli su di lei”.
“Mi dica direttore”- non potei fare a meno di notare che in quella stanza faceva molto caldo, nonostante fosse estate le finestre erano chiuse e il condizionatore non era in funzione. Nonostante la minigonna e la giacca che indossavo con il solo intimo, cominciai a sudare, un po’ per le domande un po’ per il caldo davvero insopportabile.
Nessuno sembrava curarsi della temperatura, il direttore in camicia e cravatta apparentemente era freschissimo e le due segretarie anche, forse abituate a quel clima da tempo. Le mani cominciavano a sudare copiosamente, ed il viso cominciò ad arrossarsi sempre più. Il direttore si accorse di tutto ciò “Ha caldo signorina? Se desidera può mettersi più comoda, questo colloquio è molto informale come vede”.
“La ringrazio, ma temo di non essere in grado di togliermi alcun capo di abbigliamento, non indosso altro che l’intimo”.
“Se è per una questione di pudore faccia come crede, se invece è per il fatto di sentirsi a disagio tra persone abbigliate completamente invece si può tranquillamente fare qualcosa… signorine, per piacere potete rendere meno imbarazzata la signorina qui presente? ”
A quella frase entrambe le segretarie, con estrema noncuranza cominciarono a togliersi una il body e l’altra la camicetta; i seni delle donne, non ricoperti da altri capi di abbigliamento, svettarono imperiosi all’aria. La rossa aveva un seno decisamente grande ma non per questo flaccido o cadente, una 5^ misura ben tornita, mentre la bionda aveva un seno più piccolo ma ugualmente ben fatto, sicuramente più sodo e con capezzoli che sembravano essere duri come chiodi. Quella vista mi lasciò sbigottita al punto che feci fatica a riprendermi e non capii subito cosa mi fu detto…
“… le ripeto, se vuole può togliersi qualcosa, potremo così osservare realmente la sua bella presenza”.
“Ecco… credevo che … non so se è il caso… ”
“Stia tranquilla, penseranno a tutto le mie segretarie e se dovessero eccedere lo dica pure, fa parte anche questo del colloquio, non dimentichi che nella richiesta vi era specificata anche estrema disponibilità al lavoro! ”
“Beh, si certo, è solo che… si insomma non intendevo questo ma… ”
“Non si preoccupi, sarà un colloquio estremamente tranquillo e piacevole vedrà, non si deve preoccupare, ed inoltre può interrompere quando più le aggrada; ragazze potete mettere la signorina a suo agio? Grazie”.
A quelle parole le due segretarie si alzarono e vennero verso di me cominciando ad accarezzarmi i capelli ed il viso, delicatamente. Chiusi gli occhi e sentii quattro mani che dolcemente mi alzarono e cominciarono a spogliarmi; la giacca fu sbottonata immediatamente e subito la mia sesta misura di reggiseno svettò sotto un delicato reggiseno di pizzo bianco. Le due sapientemente cominciarono ad accarezzarmi la pelle, vidi le loro mani che andavano ovunque sulle spalle, sulla pancia, sul seno, fin quando una di loro me lo tolse e mi lasciò con la sola gonna.
Cominciavo ad essere eccitata da quella situazione, tremavo tutta e le due donne si accorsero di ciò allorquando una di esse, da sotto la gonna, accarezzando le cosce cominciò a sfilarmi le mutandine intrise di umori. Rimasi così con la sola gonna e le scarpe davanti al direttore ed al fianco delle due donne che smisero di spogliarmi e mi fecero riaccomodare così (s)vestita.
“Innanzi tutto lei ha notato che nella richiesta era gradita la bella presenza, cosa non inconsueta d’altronde per una ditta con notevoli contatti col pubblico, e devo dire che ad occhio mi sembra che lei rispetti decisamente tutti quei parametri che fanno si che una ragazza sia catalogata di bella presenza. Per quanto riguarda invece la sua disponibilità cosa mi può dire invece? ”
“Beh, diciamo che non so che tipo di disponibilità intende dottore”.
“Vedrà molto presto, vedo che comunque non si sente in imbarazzo in nessun modo qui”.
“Veramente non sarei completamente, ecco, a mio agio… diciamo, in queste condizioni ecco”. E feci per abbassare gli occhi con l’evidente intento di far capire che, a seno scoperto, non avevo mai sostenuto nessun tipo di colloquio di lavoro.
“Mi sembra invece che lei stia andando magnificamente, se però si sente ancora in imbarazzo… ” ed a quella frase si alzò dalla sedia e si accomodò sul divano di fianco alla mia poltroncina, non prima di essersi tolto pantaloni e boxer, tirando fuori un pene di ragguardevoli dimensioni che, nonostante l’atmosfera e l’abbigliamento delle presenti alquanto ridotto, era ancora moscio.
“Ecco – disse – ora siamo tutti più o meno nelle stesse condizioni, non trova? Dunque, dicevamo della sua disponibilità; durante questo colloquio dovremmo, diciamo, saggiare le sue capacità e le sue qualità per vedere se è in grado di sopportare il lavoro qui, è d’accordo? ”
Una lunga pausa mentre mi guardava; non sapevo cosa dire, l’azienda era molto grande ed importante ma… non sapevo se quello che mi proponevano era davvero ciò che volevo.
“Certo – risposi come un automa – sono pronta, cosa dovrei fare? ”
“Nulla di particolare, innanzitutto dovrebbe farmi vedere come riesce a trattare con i clienti – e nel dir ciò abbassò gli occhi sul suo pene – poi continueremo con il colloquio a cui prenderanno parte anche le mie segretarie per, diciamo, la parte di loro competenza e per vedere come si adatta a situazioni particolari”.
Allargò le gambe e mi invitò ad avvicinarmi poi gettò lo sguardo sulle segretarie che si alzarono, mi presero delicatamente sotto le braccia e mi fecero inginocchiare davanti l suo pene ancora moscio. Con gentilezza ma decise spinsero la mia testa verso quell’arnese che, al contato con le labbra, cominciò a risvegliarsi da torpore.
Cominciai a baciarlo e a passare la lingua sull’asta via via sempre più lunga e dura, finché divenne un vero cazzo; allora con la mano cominciai a scorrere su e giù sull’asta accompagnando il tutto con la bocca che faceva sparire e riapparire quella grossa cappella rossa.
Le due segretarie osservavano la scena apparentemente distaccate poi, d’un tratto, una delle due si allontanò per qualche secondo per tornare alle mie spalle; sentii qualcosa calarmi sugli occhi, una benda nera che mi impediva di vedere alcunché.
Continuai a succhiare il cazzo con rinnovata foga, non capivo più nulla di ciò che mi succedeva intorno, ero immersa in un vortice di piacere che mi vibrava in ogni centimetro di corpo. Credo di aver raggiunto l’orgasmo nell’istante stesso in cui sentii le mani delle due segretarie farsi largo tra le mie gambe tanta era l’eccitazione accumulata.
Ed intanto continuavo a succhiare, il direttore mi teneva stretta la testa tra le mani e mi invitava ad andare sempre più veloce… le mani smisero di accarezzarmi la fica e d’un tratto anche la testa fu fermata: furono secondi interminabili… non capivo cosa succedeva intorno a me quando ad un tratto sentii delle mani di donna che mi spostavano la testa a destra e improvvisamente le labbra toccarono un fallo di lattice quindi furono invitate a pompare anche questo mentre la mano sinistra veniva portata su un altro fallo di lattice e quella destra veniva stretta intorno al cazzo vero.
Te cazzi avevo, e li potevo e dovevo alternare nella bocca e nelle mani; immaginavo la stanza con le due donne, la rossa e la bionda con attaccato in vita il cazzo finto e l’uomo ancora seduto con il cazzo di fuori e io lì in mezzo a loro, alla loro mercé..
Dopo qualche minuto passato così ad alternare cazzi in bocca mi fecero alzare e mi sdraiarono su un tavolo; cominciai ad essere leccata in ogni punto del corpo, anche se la fica e le tette erano i punti presi maggiormente di mira. Godetti di nuovo solo con le loro lingue e le loro mani mentre a turno si spostavano e continuavano a farsi succhiare e masturbare i loro cazzi veri e finti ma non era tutto: più urlavo più continuavano evidentemente eccitati dalle mie grida.
Cominciarono infine ad infilarmi i cazzi: prima uno alla volta riempendomi fica e bocca poi simultaneamente, quindi il direttore si sdraiò al posto mio sul tavolo, mi fece sistemare, ancora bendata, sopra il suo cazzo, e cominciò a trapanarmi la fica. Le due donne continuarono a farsi succhiare i falli di lattice finché una di loro cominciò a forzarmi il buco di dietro fino ad entrare del tutto.
Ero ormai piena in tutti e tre i buchi e in ognuno di essi mi scopavano con gran foga. Venni di nuovo, violentemente, gemendo di piacere mentre ad un certo punto, dopo circa dieci minuti in quella posizione, il direttore si alzò e si spostò col cazzo nella mia bocca, sborrando copiosamente.
Sentii le segretarie leccarmi la faccia per pulire ciò che non avevo bevuto quindi mi tolsero la benda e mi congedarono con un laconico:
“Sei assunta, presentati domani”. FINE

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