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Come la luna

Saliva le scale del mio palazzo, splendide gambe lasciate libere da un minigonna che disegnava le sue forme lasciandomi poco alla fantasia.
Poi la visione si spense con il tonfo di una porta che si chiudeva.
< Questa da dove viene? > pensai ancora sotto choc,
Le gambe appartenevano ad una ragazza di circa 24 anni, il viso, visto di sfuggita, dai tratti regolari con una bocca carnosa, così mi parve, il corpo notevolmente interessante, poi solo la fantasia colmò le mie lagune.
Il pomeriggio si stava annunciando noioso, non avevo voglia di andare a fare le vasche in Via Chiodo, per raccattare qualcuna da portare a spasso per poi finire a limonare ai giardini o tuttalpiù a sparare cazzate, sicuri di piacere a qualcuno del branco.
Il telefono mi fà trasalire e ciabattando stancamente vado a rispondere, maledicendo il caldo e il vento che muoveva la tenda, di cotone pesante, della mia camera.
-Ciao sono Laura hai tempo per me? Ho bisogno di un piacere. Sali un attimo in casa mia per favore! -.
La voce stridula che udivo era di Laura, la ragazza che occupava l’appartamento sopra il mio..
Laura, era una ragazza sempre pronta a darsi senza i chiederti nulla in cambio e quando non avevi nulla da fare o la voglia di sesso ti prendeva bastava chiamarla e lei correva felice.
Il viso rotondo, un naso leggermente a patata, due occhi scuri, stranamente dolci e il corpo forse troppo pieno ma dalla pelle soffice e vellutata, il seno abbondante era la passione di tutti noi.
Con Laura c’era la ragazza dalle lunghe gambe.
Era seduta nel divano piccolo e la visione continuava a essere il centro dei miei pensieri.
-Lei è Teresa, è un insegnante di italiano che hanno chiamato per fare la supplente alla tua scuola. Avrebbe bisogno di informazioni. –
Con mio sommo piacere mi accorsi che Teresa, aveva anche gli occhi verdi e i capelli lunghi biondi con riflessi rossi.

-Mi hanno chiesto di insegnare Italiano e storia alle terze, mi potresti dare i titoli dei libri di testo ? Poi avrei bisogno di essere edotta sul programma sviluppato nella vostra classe! è possibile avere risposte esaudenti ai miei quesiti? . –
Il tono accademico e leggermente scostante della voce di Teresa mi innervosivano, ma il sorriso accattivante e il nodo di accavallare le gambe mi conquistarono, a dire il vero sono sempre stato un accomodante con le belle ragazze.
Mi profusi in spiegazioni e continuai a parlare per un periodo lunghissimo, Teresa prendeva appunti e alla fine un grazie concluse il nostro incontro, Laura mi accompagnò alla porta e stringendomi a se con dolcezza mi sussurrò
-Carina vero? Non fare pensierini su di Lei è troppo grande per te! –
-Fallo dire a Lei !! . –
Dissi divertito, lanciando un ultima occhiata a quelle meravigliose gambe, sospirando, chiusi la porta alle mie spalle.
Il suono delle voci dei miei compagni di classe era sicuramente di qualche decibel al di sopra della soglia di tolleranza e le nostre abbronzature ancora evidenti, davano al primo giorno di scuola la giusta dimensione di un giorno di festa.
La figura, tristemente famosa, del preside troneggiava dalla cattedra, le sue parole in perfetto accento italo-campano ci davano notizie impressionanti su quanto minacciava di cadere sulle nostre teste.
-Punto primo: Le materie letterarie e storia saranno per quest’anno tenute da un insegnate di supplenza. Ci tengo a ribadire che non tollererò nessun atteggiamento di ribellione o di mancanza di riguardo, cosa che da voi è prassi comune.
Punto secondo Il gruppo agonistico della vela ha da quest’anno tre pomeriggi liberi alla settimana per gli allenamenti.
Punto Terzo: Non tollererò nessuno sciopero. Questo lo dico solo a beneficio del caporione che è tra voi , amico carissimo non ci provare a fare o gnorri, non accetterò nessuna forma di lotta scolastica. Buon lavoro. –
Muovendosi, dondolando,
come un orso si allontanò per entrare in un’altra classe.
-Cazzo!! ragazzi, ci sarà da far festa per tutto l’anno, il professore di italiano è malato e chiunque venga a insegnarci le sue materie avrà vita difficile. –
Urlando come un aquila, Vignoli detto Caribù espresse il suo pensiero.
La figura di donna si stagliò nella luce della porta, un silenzio tombale piombò nella stanza, alcune espressioni di meraviglia aleggiavano sospese, ibernate nell’atmosfera rarefatta.
Era Teresa l’ amica di Luana.
-Buon giorno! Sono la vostra nuova insegnante di Lettere e Storia. Sarò una amica se avrò rispetto e stima mentre potrò essere per voi una difficile preda e una nemica implacabile se non avrete rispetto della mia persona e delle mie materie. –
Ci guarda con una espressione di sfida e il sorriso di una tigre affamata.
Poi si mosse tra i banchi a conoscerci e a ognuno di noi toccò relazionarla sul proprio passato scolastico compresi i voti riportati .
-So che Lei è un esponente politico, La pregherei di non fare politica nelle mie ore e di curare il suo ruolo dopo la scuola, sono stata incaricata di controllarlo a vista dal Signor Preside-.
Giunta alla mia altezza, guardandomi con simpatia aggiunse
-Sono convinta che siano solo chiacchiere le storie raccontate sul suo conto e che avremo modo di lavorare con reciproca soddisfazione. Per quanto riguarda i suoi voti sono già al corrente di tutto e li ho valutati non idonei alla sua intelligenza , vedremo di curare anche questo aspetto. –
Un raggio di sole, impertinente la colpì sul viso illuminandolo.
< Cristo è una madonna! Un miracolo! Finalmente una notizia e una cosa buona nella mia vita! >
Il pensiero correva libero mentre lo sguardo cercava aiuto dai miei compagni di classe, nessuno era in grado di aiutarmi, erano tutti attenti alle forme della professoressa e i loro pensieri lubrici, si attorcigliavano come serpenti in amore, chiaramente, visibili agli occhi di un diciassettenne, visibilmente scosso.
La festa era iniziata da poco a Portovenere.
La casa, messa a disposizione da mio zio, era situata a ridosso della chiesa e dalle terrazze si poteva ammirare il passaggio tra
La Palmaria e Portovenere e lo spettacolo del golfo di La Spezia.
La musica elettrizzante dei Nirvana e il cicaleccio delle persone presenti si mescolavano senza interferire, una coppia danzava dimenticandosi della nostra presenza.
-Auguri Enrico! Ti abbiamo preparato una cena con i fiocchi, vorremmo sapere quanti saremo per apparecchiare! –
Gigliola, la ragazza di Stefano, stava entrando portando grossi pacchi, seguita da altre tre ragazze, a me sconosciute, carine e eleganti.
-Grazie ! Dovremo essere in ventitré , manca ancora Laura e una sua amica e forse altre tre persone che dovrebbero venire da Viareggio, in tutto venticinque, abbiamo da mangiare per tutti? –
-Ciao! a tutti un abbraccio, Auguri piccolo! . –
Laura nel suo splendore faceva il suo ingresso, vestita da bomboniera si sbracciava alla ricerca del mio corpo, presomi, mi baciò con passione, sussurandomi con complicità
-Ti ho portato una sorpresa. Spero sia la ciliegina sulla tua torta. Poi ti racconto! . –

Auguri – Teresa era davanti a me. Luminosa e semplice nell’abito nero che si apriva sul fianco, lasciando intravedere le sue gambe. Il collo impreziosito da un filo di perle e il seno modellato da un corpetto di pizzo nero negligentemente lasciato aperto .
Si mescolò alla gente presente, poi si diresse in cucina, dichiarando la sua disponibilità ad apparecchiare e mettere in tavola i cibi.
La notte ci trovò a chiacchierare e ad ascoltare musica, io mi ero lasciato trascinare in terrazzo da Laura in vena di coccole e di tenerezza . Era il mio diciottesimo compleanno e dovevo essere generoso con tutti. La baciai con trasporto, dedicandole, gruppo di stelle che brillavano lontane.
Teresa ci venne vicino e si unì con il naso all’insù alla scoperta delle stelle, ci inventammo i nomi delle costellazioni e le distanze intergalattiche diventarono poca cosa, inventammo la storia della nostra galassia dando vita a leggendarie dinastie di Teresa e di Laura, regine del cosmo o di quello che c’era da regnare .
Il freddo pungente della tramontana ci fece atterrare e ci rifugiammo in casa al caldo, correndo abbracciati e felici forse leggermente brilli.
Lentamente i miei invitati comincia no a prendere le loro cose per tornare a casa.
Rimanemmo in tre a pulire, Laura e Teresa ed io , mettemmo in ordine e poi un ultimo bicchiere e il ritorno a La Spezia.
Durante il tragitto decidemmo di lasciare prima Teresa e poi con Laura a casa.
Ma giunti a La Spezia Laura mi disse che mi dava la macchina per fare un giro.
-Buona notte Laura e grazie di tutto. Ti voglio bene! . –
Salutai con un bacio la mia complice. –
Teresa se ti fà piacere ti accompagno a casa tua. –
-Si! – La voce leggermente rauca e un’esitazione nella nota.
Il traffico, decisamente nullo, mi permetteva di guidare senza patente e senza pericolo di essere fermato dalla polizia.
Guidavo con prudenza cercando di rallentare il momento del distacco e giunti alla casa di Teresa, scesi per aprile la portiera.
-Sei gentile. Grazie! Mi sorprendi sempre! A scuola sei scatenato e irresponsabile, a volte dolce e disponibile con i tuoi compagni, riesci in tutte le materie a prendere ottimi voti ma sei il peggiore allievo di tutto l’istituto. Perchè? . –
Mi diceva queste parole guardandomi in modo critico e il viso vicinissimo al mio.
Le presi il volto e la baciai sulle labbra, dolcemente senza paura, le mie mani accarezzarono il volto, disegnando con le dita i suoi contorni.
Come un cieco memorizza il volto di amico, per impressionare la sua immaginazione, con una memoria tattile.
-Buona notte Teresa. –
Tremando dall’emozione salii sull’ auto per partire sgommando, senza attendere la sua reazione .
La lezione di Lettere era alla prima ora e non sapevo cosa sarebbe accaduto.
La professoressa dopo l’appello disse che avrebbe interrogato.
Il panico era palpabile nell’ aria.
Lo sguardo scrutatore e il primo ad essere chiamato fu Zancolli, detto il Bu ha e il secondo io.
Consegnammo il Compito fatto a casa e dopo averlo letto e scritto delle annotazioni, cominciò a interrogare.
-Lei ha presentato un Dante decisamente innovativo e le sue conclusioni sono interessanti, frutto di uno studio attento e profondo, mi complimento. –
Poi rivolgendosi a me –
Lei invece ha fatto scena muta, chiaramente in difficoltà, mi chiedo se ha mai perto il libro e le chiedo quale voto si darebbe dopo quanto accaduto. –
-Darei un sette a Zancoli e a me un quattro per incoraggiarmi, ieri ho festeggiato il mio compleanno e non ho potuto studiare! – La faccia da schiaffi che mostravo fece sorridere la Prof. che scrisse i voti da me indicati sul libro di classe.
Ritornai al mio posto, e nel quaderno che avevo consegnato alla professoressa trovai un messaggio.
” Alle ore 18, 30 alla Fiorentina. ” .
Arrivai con un leggero ritardo e Lei era ad attendermi in macchina, mi fece salire molto seria in viso e lo sguardo luce, . mise in moto e si diresse verso il porto, per fermarsi al faro della testata del molo.
Il tragitto nel silenzio, rotto dal rumore del traffico, i miei pensieri correvano a trovare giustificazioni plausibili.
-Cretino cosa speravi di fare! Ho dieci anni più di te! Ventisette in tutto. Voglio diventare una professoressa, e tu mi baci e poi scappi come un ladro! Cretino! Cretino! E io più cretina di te che ho sperato che tu lo facessi. E ora che facciamo? Cretino! Brutto figlio di puttana! Sono nei guai sino al collo. Non ho dormito per trovare le parole da dirti e invece eccoti con quel sorriso ebete e quegli occhi sgranati, che sono il mio tormento. –
Mulinava parole su parole, frasi compiute e mezze frasi che avevano il torto di nascere nel suo cervello per morire sulle labbra .
Le presi la mano e la accostai alle mie labbra, stetti ad aspirare il suo profumo e la baciai mordicchiandole il palmo, sotto il monte di Venere.
-Potremmo iniziare una storia segreta, di quelle che poi ci fanno un film. Oppure ci suicidiamo bevendo una bottiglia di Vecchia Romagna. Oppure mi inviti a casa tua a mangiare e poi ci lasciamo come due vecchi amici, tristi e solitari. Sarei per la prima ipotesi anche perché è la più credibile! –
La risata, liberatoria, scaturiva dalla gola di Teresa contaggiandomi, ridendo sino alle lacrime ci abbracciammo felici
E ora che faccio?
Pensai, impaurito, baciandola.

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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