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Il guardiano di notte

Notte.
Ancora una notte da passare in questo cavolo di ufficio. Vorrei essere sulle strade, a fare il mio dovere.
Vorrei, e dovrei, stare là fuori a mandare via i drogati e gli stranieri dalle nostre strade.
Bastardi. è colpa loro se sono qui, ora. Hanno detto che non dovevo sparare a quel negro. Che cazzo. Ha messo una mano in tasca, cosa ne sapevo che era uno studente. Per me sono tutti uguali.
Ed ora sono qui. Davanti a questo schermo a bruciarmi gli occhi. E non posso neanche chattare. Una volta ci ho provato e mi hanno beccato.
Colpa di quel coglionetto con gli occhiali che sta sempre nel sotterraneo. è una talpa di merda. Un topo di fogna.
Dopo che il capo mi ha rotto le palle dicendomi di non farlo più sono sceso a rompergli il culo. Si é giustificato dicendomi:
• è mio dovere riportare tutti gli accessi a servizi non autorizzati.
Pezzo di merda. E stronzi quelli che mi hanno trattenuto. Ti avrei spaccato la faccia, ti avrei.
E dire che ero quasi riuscito a convincere quella stronza, come si chiamava? Federica. da. ru. A darmi un appuntamento. Faceva la gran dama ma lo so che era una puttana. Se era una normale non se ne stava attaccata al computer a scrivere cazzate con uno che non conosceva.
Voleva solo chiavare. Lo so. Le sento queste cose. Io.
E invece devo stare qui a leggere e catalogare quei messaggi merdosi.
Come li chiamano … ah, le news. Perché cavolo non usano l’italiano.
Devo stare qui a controllare i newsgroup sospetti. Quelli degli anarchici e dei comunisti. Dei pedofili e dei maniaci. Uno per giorno.
Come al solito sono indietro col lavoro. E stanotte mi tocca stare.

Leggo e salvo nelle cartelle giuste. Qualcun’altro sfrutterà il mio lavoro e fotterà questi stronzi.
Mi accendo una sigaretta ed inizio a leggere.
Stasera é il turno di it. sesso. racconti. Mmh. Due settimane di ritardo e si sono accumulate duemila news da leggere. Ma perché diavolo non scrivono solo racconti invece di sparare cazzate.
Anzi, perché non scrivono niente. Pervertiti fottuti.
Mettono anche dei nomi di femmina ma tanto lo so che sono solo dei finocchi. Nessuno mi frega. Nessuno.
Sto leggendo da una decina di minuti. Le lampade del corridoio ronzano e non c’é nessuno in giro. Mi gratto le palle e continuo a leggere.
Lascio la sinistra sui pantaloni e con la destra sul mouse salvo e sposto. Leggo. Salvo e sposto. Leggo…
Il tempo passa lentamente. Molto lentamente. Ne mancano troppe.
Quelle brevi le metto tutte da una parte. Quelle lunghe devo leggerle.
Alcune finiscono subito. Altre non finiscono mai. Mi sa che non dipende dalla lunghezza in parole.
Mi alzo e stiracchio la schiena. Crack. Crack. Le vertebre si rimettono a posto.
è allora che lo sento. Fa pressione sulla lampo dei pantaloni e dice cucù.
Beh, credo di avere una erezione. Il fondo delle mutande mi pizzica le palle e i pantaloni mi stanno stretti.
A cosa sarà dovuta? Non di certo a questi racconti, non ne ho bisogno, io.
Non sono come questi sfigati segaioli viagra dipendenti. Sicuramente la causa é il troppo caffé o quelle stronze delle mie colleghe.
Te le raccomando quelle: te la agitano davanti al naso tutto il giorno ma poi o sono frigide o non ne mollano.
Se rimango così non credo che riuscirò ancora a leggere molto.
Magari lo tiro fuori. Guardo nel cassetto. Si, i fazzoletti ci sono.
Mi calo i pantaloni, con le chiusure lampo non si scherza, e le mutande.
Poi mi risiedo.
Lo prendo con la destra. Brr, ho la mano fredda ma le temperature si equilibrano quasi subito. Inizio lentamente a muovere il polso.
Tengo le orecchie tese per sentire se arriva qualcuno. L’ascensore al piano é rumoroso e la porta di sicurezza di notte é chiusa. Ma tanto non arriverà nessuno.
Abbasso la luminosità del monitor e mi guardo l’uccello. Come al solito é paonazzo e una gocciolina sulla punta trema un pochino al movimento della mano.
C’é un po’ di freddo, stasera. Fili di vapore si alzano dal mio corpo come dalla pipì nelle mattine di inverno.
Niente odore stanotte, però.
La pelle d’oca si arrampica sulla schiena e mi raggiunge il collo.
Sento i capelli alzarsi sulla nuca.
Chiudo gli occhi ed inizio a ricordare. (la mano scorre piano)
A scuola, in primavera. Fuori c’é il sole e le finestre della aula sono aperte. Fa caldo ed é difficile stare attenti. Finisco il compito in classe e vado alla finestra in fondo. Mi sporgo a guardare fuori.
Un tizio passa correndo in motorino. Arriva all’incrocio e si spalma sull’asfalto. Scintille volano via e tutti si alzano per venire a vedere.
Quando arrivano alla finestra smetto di pensare al motorino. Sento due paia di tette spalmate sulla mia schiena. Non riesco a distinguerne le proprietarie. Ma non mi interessa. Cerco di non muovermi e mi concentro per trattenere la sensazione. (sfioro con le palle con la sinistra, sono calde)
Al mare, di notte. Davanti al fuoco. Abbiamo bevuto un po’ di birra e cantato a squarciagola. Seduti sugli asciugamani guardiamo muti le fiamme.
Martina mi sorride. è da qualche tempo che quando la guardo mi sorride. Al bar o in spiaggia me la ritrovo sempre vicino. Non so che fare.
Si sporge verso di me, mi prende la mano e mi sussurra:
• vieni con me.

La seguo sulla spiaggia, verso le dune. Mentre camminiamo guardo in alto. Non c’é la luna stasera. Ascolto il suo respiro e cerco di non pestarle i calcagni.
Ci fermiamo. Siamo nascosti allo sguardo degli altri. La guardo e mi guarda. Ero diverso, allora. Il suo respiro é affannato. Il mio si accorda con il suo. Siamo molto vicini, adesso.
Riesco a vedere le stelle che si riflettono nei suoi occhi.
Il bacio arriva improvviso. Vacillo per un attimo, sono disorientato, perso , palloso …
(Seduto nell’ufficio mando avanti il nastro della memoria, il tempo non é passato invano ed io non sono più quello lì. )
Siamo tra le dune del nostro primo bacio. La bacio e le carezzo i seni. Sfioro con un unghia i capezzoli. Siamo diventati molto amici, io e i suoi capezzoli. Li bacio entrambi e la stringo a me.
Sento l’odore dei suoi capelli. Non siamo mai andati oltre questo.
Finora.
• Domani vado via.

Lo dice in un soffio. Una lacrima si fa strada su una guancia. La stringo a me. Sento la sua mano che mi sfiora la spalla. Carezza il mio fianco. Giunta sul costume si ferma.
Una per volta le dita si fanno strada la sotto. Sento che cercano.
E lo trovano. è una gioia, sentire quella dolce manina stringerglisi intorno. Mi bacia e la bacio.
Con la mano libera mi spinge a terra. Il contatto scompare.
Si siede sulle mie ginocchia e spinge verso il basso il mio costume.
Mi sento esposto, indifeso. Una parte di me vorrebbe che mi coprissi, ma l’eccitazione é troppa.

Mi bacia sulla fronte, sulla punta del naso e sulle labbra. Poi la sua testa scende, preceduta dai seni che tracciano due solchi paralleli sul petto, sullo stomaco e sulle gambe.
La vedo chinarsi e prendere il glande all’interno della sua bocca.
La lingua e il palato bagnati inumidiscono la punta asciutta del pene.
Sono stordito. Anni dopo scoprirò che é simile all’effetto dell’acquavite bevuta a stomaco vuoto: un coltello seghettato che taglia in due il cervello. (il moto della mano é più veloce, meno cauto. Le palle si contraggono e si stringono al corpo come per dire: Dai che ce la fai)
Alza la testa. Lo trattiene tra i denti e mi guarda. Sorride.
Con orrore penso che ora stringerà e scoprirò che era una maniaca.
Dice:
• Ti piasce? L’ho viscto fare gda mia cugina al sciuo ragascio.

Credo che basti l’espressione del mio volto a risponderle. Si china di nuovo ed inizia a muovere la testa su e giù. Su e giù. Su e giù.
Ora non guardo più. Sono steso e vedo le stelle girare attorno a me.
Vorrei afferrarla e comandarne il movimento. Ma ho paura di forzarla e di offenderla. Ho paura che smetta.
Aumenta il ritmo e lo sento ogni volta affondare nella sua gola.
Il mio é un mondo di vene che pulsano nella gola, sulla fronte, negli occhi. Il rombo del sangue nelle orecchie é la mia risacca.
Sono sordo e cieco al centro dell’universo ed il centro del mio universo é lei.
(il moto della mano diventa frenetico. Stringo i denti e mi concentro ancora di più)
Dentro la testa una sensazione che conosco. Una certezza. Un grido inespresso. Sta per giungere il momento che milioni di anni di evoluzione hanno preparato . La mia identità é tutta compressa nella carne che lei va torturando.
In qualche modo anche lei lo sente, anni dopo sarà un’altra a svelarmi l’arcano. La stretta si fa più intensa. Più calda. Ne aumenta l’intensità.
Sono sull’orlo di un abisso. Con gli occhi chiusi esito. Non posso vedere che prende una manciata di sabbia e la fa scendere come da una clessidra sui testicoli.
è questa nuova fredda sensazione a far traboccare il vaso (ecco, lo sento)
steso sulla spiaggia mi irrigidisco ed arriva l’orgasmo. Un arcobaleno di luci mi esplode nel cranio. Sento lontano lo sperma fiottare, dipartirsi da me ma oramai non sono più lì. Sono volato attraverso i tempi fino …… alla mia scrivania. Mi curvo e dirigo il getto sui fazzoletti.
Rabbrividisco e sento la tensione che si allenta su tutto il corpo.
Con un sospiro libero il respiro non più trattenuto.
ahhhh.

Ding Dong. Vrrrr.
Cazzo! La porta dell’ascensore. Mi rimetto in fretta i pantaloni e butto i fazzoletti nel cestino.
Non si vede chi arriva. Speriamo che non ci sia odore. FINE

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